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TERZO SETTORE - ONLUS - ENTI NON PROFIT - ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE - ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO - ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE - 5 PER MILLE - LE LINEE DELLA RIFORMA PROPOSTA DAL GOVERNO RENZI





IL TERZO SETTORE
LE LINEE GUIDA DELLA RIFORMA PROPOSTA DAL GOVERNO RENZI


1. IL c.d. "TERZO SETTORE" - Elementi essenziali

Quando si parla di “Terzo settore” (TS) si fa riferimento a quel complesso di istituzioni che all'interno del sistema economico si collocano tra lo Stato (Primo settore) e il mercato (Secondo settore), ma non sono riconducibili né all’uno né all’altro; sono cioè soggetti organizzativi di natura privata ma volti alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica o collettiva; si tratta: delle cooperative sociali, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni di volontariato, delle organizzazioni non governative (ONG), delle ONLUS, ecc.

La legislazione italiana ha finora disciplinato alcuni aspetti del "Terzo Settore" ma non li ha definiti unitariamente dal punto di vista giuridico.
Esistono differenti definizioni attribuite al non profit riconducibili ai diversi ambiti disciplinari, tuttavia studi recenti hanno evidenziato delle caratteristiche comuni che definiscono i criteri ai quali dovrebbe sottostare l’organizzazione operante nel TS:
- l'assenza di distribuzione dei profitti;
- l'avere natura giuridica privata (anche se alcune organizzazioni, come le IPAB, hanno ancora un forte controllo pubblico);
- il disporre di un atto di costituzione formale oggetto di un contratto formalizzato o di un accordo esplicito fra gli aderenti;
- l'essere basata sull’autogoverno;
- il disporre di una certa quota di lavoro volontario;
- l'essere un'organizzazione con una base democratica (elezione delle cariche e partecipazione effettiva degli aderenti)
.

Tutte le caratteristiche sopraelencate tuttavia non si possono considerare come elementi che costituiscono la definizione di Terzo Settore . Esse semmai si ritrovano spesso come criteri cui fanno riferimento gli interventi legislativi. Ciò significa che non sempre sono tutte compresenti.


2. 10 LUGLIO 2014 - Il Consiglio dei Ministri approva un disegno di legge delega per la riforma del "Terzo settore"

2.1. Le finalità della riforma

Il Consiglio dei Ministri del 10 luglio 2014 ha dato via libera al disegno di legge delega al Governo per la riforma del Terzo settore, recante “Disposizioni per promuovere e favorire l’autonoma iniziativa delle persone, singole e associate, per lo svolgimento di attività di interesse generale”.

Il testo del disegno di legge attribuisce al Governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delega, uno o più decreti legislativi recanti il riordino e la revisione organica della disciplina degli enti privati del Terzo settore e delle attività che promuovono e realizzano finalità solidaristiche e di interesse generale, anche attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale in attuazione del principio di sussidiarietà, al fine di sostenere la libera iniziativa dei cittadini associati per perseguire il bene comune, elevare i livelli di cittadinanza attiva, coesione e protezione civile, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando al contempo il potenziale di crescita ed occupazione del settore.
Nello specifico, i decreti attuativi dovranno disciplinare la costituzione, le forme organizzative e di amministrazione e le funzioni degli enti privati che, con finalità ideale e senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività d’interesse generale, di valorizzazione della partecipazione e di solidarietà sociale, ovvero producono o scambiano beni o servizi di utilità sociale, anche attraverso forme di mutualità con fini di coesione sociale.

Di seguito i principi e criteri direttivi generali. I decreti legislativi dovranno:
- riconoscere e garantire il più ampio esercizio del diritto di associazione e il valore delle formazioni sociali liberamente costituite quale strumento di promozione e di attuazione dei principi di partecipazione, solidarietà, sussidiarietà e pluralismo;
- riconoscere e favorire l’iniziativa economica privata, svolta senza finalità lucrative, diretta a realizzare in via principale la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale o d’interesse generale;
- individuare le finalità non lucrative e le attività solidaristiche e di interesse generale che caratterizzano gli enti del Terzo settore;
- riorganizzare e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica;
- definire forme e modalità di organizzazione e amministrazione degli enti ispirate ai principi di democrazia, uguaglianza, pari opportunità, partecipazione degli associati e dei lavoratori e trasparenza, nonché ai princìpi di efficienza, di correttezza e di economicità della gestione degli enti;
- prevedere il divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, degli utili e del patrimonio dell’ente, anche in caso di scioglimento del vincolo associativo e di estinzione;
- definire criteri e vincoli di strumentalità dell’attività d’impresa rispetto alla realizzazione degli scopi istituzionali e introdurre un regime di contabilità separata finalizzato a distinguere la gestione istituzionale da quella imprenditoriale;
- individuare specifiche modalità di verifica e controllo dell’attività svolta;
- disciplinare le modalità e i criteri dell’attività volontaria degli aderenti, nonché i limiti e gli obblighi di pubblicità relativi agli emolumenti e ai compensi;
- riorganizzare il sistema di registrazione degli enti attraverso la previsione di un registro unico del Terzo settore
.
(Fonte: Dal sito del Governo)


2.2. La struttura del disegno di legge

Il disegno di legge, che si compone di 7 articoli, prevede una serie di interventi normativi volti a introdurre misure per la riorganizzazione del mondo no profit, valorizzando il potenziale di crescita e occupazionale insito nell’economia sociale e nelle attività svolte dal Terzo settore.

All’articolo 1 del provvedimento, si prevede il riordino e la disciplina organica degli enti del Libro I, Titolo II del Codice civile (artt. 14-42) e delle attività con fine solidaristico e di interesse generale, anche consentendo la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale.

L’articolo 2, delega il Governo al fine di disciplinare la costituzione, l’organizzazione, e le forme di governance degli enti non profit al fine di valorizzarne il ruolo, con particolare riferimento a quelli che operano per la solidarietà sociale.

Il successivo articolo 3, delega il Governo a disciplinare il riordino della disciplina in materia di associazionismo, di volontariato (L. n. 266/1991) e di promozione sociale (L. n. 383/2000).
A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
- promozione della cultura del volontariato tra i giovani, anche attraverso apposite iniziative da svolgersi nell’ambito delle attività scolastiche;
- riconoscimento e valorizzazione delle reti associative di secondo livello;
- revisione e razionalizzazione delle finalità e della composizione degli osservatori nazionali
.

Il disegno di legge, articolo 4 contiene, inoltre, la delega per il riordino e la revisione dell’attuale disciplina in materia di impresa sociale (D.Lgs. n. 155/2006).
Tra le principali novità, in particolare, si prevede che le imprese sociali potranno ripartire utili, “nel rispetto di condizioni e limiti prefissati” e raccogliere capitali attraverso internet, con le modalità previste per le start up innovative.

L’articolo 5 prevede una revisione dell’attuale disciplina del servizio civile (D.Lgs. n. 77/2002 e L. n. 64/2001), finalizzata all’istituzione di un servizio civile nazionale universale che favorisca l’inserimento lavorativo dei giovani.
Anche qui, secondo quanto già indicato nelle Linee guida del maggio scorso ma con due importanti nuove sottolineature:
- la prima: “definizione dello status giuridico dei giovani ammessi al servizio civile universale, prevedendo l’instaurazione di uno specifico rapporto di servizio civile non assimilabile al rapporto di lavoro, con previsione della non assoggettabilità della prestazione ad alcuna disposizione fiscale o tributaria”;
- la seconda: riconoscimento e valorizzazione delle competenze acquisite durante l’espletamento del servizio civile universale in funzione del loro utilizzo nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo civile circa 100mila giovani tra i 18 e 28 anni.

L’articolo 6 prevede una delega al Governo per il riordino e l’armonizzazione della disciplina tributaria applicabile agli enti di in questione e delle diverse forme di fiscalità di vantaggio nel rispetto della normativa dell’Unione europea, dell'invarianza dei saldi di finanza pubblica e tenuto conto di quanto disposto ai sensi della legge 11 marzo 2014, n. 23.
Sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) nuova definizione di definizione di ente non commerciale ai fini fiscali;
b) razionalizzazione e semplificazione del regime di deducibilità e detraibilità dal reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali, in denaro e in natura;
c) revisione e stabilizzazione dell’istituto della destinazione del 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche in base alle scelte espresse dai contribuenti in favore degli enti di cui all’articolo 1;
d) previsione per le Imprese sociali di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali on line, in analogia a quanto previsto per le start-up innovative; di misure fiscali agevolative, volte anche a favorire gli investimenti di capitale, dell’istituzione di un apposito fondo rotativo destinato a finanziarle;
e) introduzione di meccanismi volti alla diffusione dei titoli di solidarietà e di altre forme di finanza sociale finalizzate a obiettivi di solidarietà sociale;
f) promozione dell’assegnazione in favore degli enti di cui all’articolo 1 degli immobili pubblici inutilizzati, nonché, tenuto conto della disciplina in materia, dei beni immobili e mobili confiscati alla criminalità organizzata, secondo criteri di semplificazione e di economicità, anche al fine di valorizzare in modo adeguato i beni culturali e ambientali
.

All’articolo 7 il compito più difficile, quello di stabilire le coperture necessarie.

. Se vuoi approfondire i contenuti del disegno di legge, clicca QUI.

. Se vuoi conoscere le LINEE GUIDA PER UNA RIFORMA DEL TERZO SETTORE, clicca QUI.


LE ORGANIZZAZIONI NON LUCRATIVE DI UTILITA’ SOCIALE - ONLUS

1. PREMESSA

L'acronimo ONLUS contraddistingue le Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale.
La figura e la regolamentazione di queste organizzazioni sono state introdotte nel nostro ordinamento con il D. Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, ovvero con un provvedimento di natura e finalità esclusivamente fiscali, costruito in modo tale da identificare soggetti che, svolgendo attività meritevoli di tutela, possano usufruire di un trattamento fiscale agevolato.
Le ONLUS sono una sottocategoria speciale di enti non commerciali in possesso di determinati requisiti indicati dall'art. 10 del citato decreto.
Il titolo di ONLUS è così subordinato alla presenza di alcuni presupposti sia soggettivi che oggettivi.
Il D. Lgs. n. 460/1997, nel riordinare la disciplina degli enti non commerciali, non ha apportato modifiche all'art. 87, comma 1, lett. c), del T.U.I.R. che fornisce la nozione di "ente non commerciale", individuando tale tipologia negli enti pubblici e privati diversi dalle società, che hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali.
Pertanto, l'elemento distintivo degli enti non commerciali - come viene precisato nella Circolare n. 124/E del 12 maggio 1998 - è costituito dal fatto di non avere tali enti, quale oggetto esclusivo o principale, lo svolgimento di una attività di natura commerciale, intendendosi per tale l'attività che determina reddito d'impresa ai sensi dell'art. 51 del T.U.I.R.


2. I presupposti soggettivi

In primo luogo il decreto individua i soggetti interessati al provvedimento, distinguendo quelli che hanno la facoltà di essere ONLUS, quelli che lo sono ope legis e quelli che in nessun caso possono qualificarsi come tali.
In merito alla natura giuridica delle organizzazioni, la normativa sancisce che possono essere ONLUS le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedano espressamente alcune clausole che ne individuano il carattere meritorio delle agevolazioni fiscali.
L’art. 10, comma 8, prevede l'automatica acquisizione della qualifica di ONLUS per le organizzazioni di volontariato iscritte al Registro regionale, le cooperative sociali e le Organizzazioni non governative, mentre non possono in ogni caso essere ONLUS gli enti pubblici, le società commerciali diverse dalle cooperative, le fondazioni bancarie, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro e le associazioni di categoria.


3. L'aspetto oggettivo

L'ambito oggettivo del provvedimento si riferisce invece alle attività che gli enti sopra descritti debbono svolgere per poter beneficiare della normativa in esame.
Per acquisire la qualifica di ONLUS occorre innanzi tutto perseguire finalità di solidarietà sociale o finalità inerenti a quelle di solidarietà sociale.
Le finalità di solidarietà sociale si intendono perseguite quando l'attività è rivolta ad apportare benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, sociali, economiche o familiari, oppure a componenti di collettività estere relativamente agli aiuti umanitari.
Le finalità di solidarietà sociale si intendono sempre perseguite per le organizzazioni che svolgono attività nei seguenti settori:
- assistenza sociale e socio-sanitaria;
- assistenza sanitaria;
- beneficenza;
- istruzione;
- formazione;
- sport dilettantistico;
- tutela, promozione e valorizzazione delle cose d'interesse artistico e storico di cui alla Legge 1 giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al DPR 30 settembre 1963, n. 1409;
- tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente, con esclusione dell'attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all'art. 7 del D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22;
- promozione della cultura e dell’arte;
- tutela dei diritti civili;
- ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni, ovvero da esse affidata ad università, enti di ricerca e altre fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalità da definire con apposito regolamento governativo ai sensi dell'art. 17 della Legge 23 agosto 1988, n. 400
.


3.1. La valutazione della condizione di “svantaggio”

L'Agenzia delle Entrate, nella Circolare n. 168/E del 26 giugno 1998, dopo aver precisato che la valutazione della condizione di “svantaggio” costituisce “un giudizio complessivo inteso ad individuare categorie di soggetti in condizioni di obiettivo disagio connesso a situazioni psico-fisiche particolarmente invalidanti, a situazioni di devianza, di degrado e grave disagio economico-familiare o di emarginazione sociale”, fornisce solo a titolo esemplificativo la seguente indicazione dei soggetti svantaggiati: disabili fisici e psichici affetti da malattie comportanti menomazioni non temporanee; tossico-dipendenti; alcolisti; indigenti; anziani non autosufficienti in condizioni di disagio economico; minori abbandonati, orfani o in situazioni di disadattamento o devianza; profughi; immigrati non abbienti.
Dalla disposizione in esame e dalla richiamata circolare esplicativa emerge la mancanza di una definizione tassativa dei soggetti svantaggiati, limitandosi la norma all’indicazione in via generale delle condizioni di disagio a tal fine rilevanti (fisico, psichico, economico, sociale o familiare).

Per quanto riguarda lo svantaggio in ragione di condizioni economiche, al quale si riferisce il quesito in esame, l'Agenzia delle Entrate, nella Risoluzione n. 186/E del 17 luglio 2009 osserva che il disagio economico costituisce il requisito al quale specifiche normative subordinano l’accesso a benefici finanziari, a regimi di esonero o a particolari tipologie di servizi.
La condizione economica di disagio è stabilita con modalità e limiti (reddituali e patrimoniali) che variano in relazione ai diversi settori di intervento di solidarietà sociale: dall’assistenza sociale per casi di grave indigenza a forme di supporto di rilevanza sociale per situazioni di svantaggio di minore entità.
La condizione di svantaggio economico va, pertanto, verificata con riguardo al settore di intervento di solidarietà sociale da attuare.
Nel caso descritto nella citata risoluzione, in particolare, la Fondazione svolge la propria attività nel settore dell’istruzione e vuole favorire l’accesso allo studio del diritto economico da parte di ragazzi meritevoli, che potrebbero rinunciare al percorso universitario per mancanza di possibilità economiche.
Secondo l'Agenzia delle Entrate, le ONLUS, che operano nel settore dell’istruzione e vogliono erogare borse di studio a giovani con scarse possibilità economiche, possono adottare i parametri ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) per individuare l’effettivo stato di indigenza dei potenziali beneficiari. Il sistema tiene, infatti, conto della situazione reddituale e patrimoniale del nucleo familiare di appartenenza e consente di rispettare il perseguimento delle finalità di utilità sociale richieste alle organizzazioni senza scopo di lucro.
Gli obiettivi sono gli stessi perseguiti dalla normativa che tutela il diritto allo studio universitario e che prevede, secondo i limiti ISEE, agevolazioni per i giovani in situazioni finanziarie disagiate.
L’Agenzia delle Entrate, pertanto, ritiene che per valutare il livello di disagio economico dei destinatari delle borse di studio assegnate dalle ONLUS è corretto applicare i parametri ISEE stabiliti per l'esenzione dalle tasse universitarie nella regione in cui opera l'ente.


4. Vincoli statutari

Oltre ai vincoli descritti precedentemente, gli statuti delle ONLUS devono obbligatoriamente prevedere le seguenti clausole, indicate nell'art. 10, comma 1, del decreto istitutivo:
1. il divieto di svolgere attività diverse da quelle sopra menzionate, a eccezione di quelle ad esse direttamente connesse.
Si intendono per «connesse» attività previste statutariamente e dirette ad arrecare benefici a persone non svantaggiate.
Le attività connesse non devono essere prevalenti rispetto a quelle di identica natura, ma con destinatari svantaggiati, definite «istituzionali».
La prevalenza non deve manifestarsi nell'ambito del settore di attività e neppure nell'ambito temporale dell'esercizio annuale.
La ratio di questa norma è volta a consentire alle ONLUS di svolgere attività a supporto di quelle istituzionali senza assumere un carattere troppo marcatamente commerciale e, quindi - rispettivamente nei casi di buona e cattiva fede -, di non distogliere l'attenzione dai veri bisognosi o di non promuovere operazioni elusive e di turbativa del mercato;
2. Il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o effettuate a favore di altre ONLUS che, per legge, statuto o regolamento, fanno parte della medesima ed unitaria struttura;
3. l'obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse;
4. l'obbligo di devolvere il patrimonio dell'organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale;
5. l'obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale;
6. la disciplina uniforme del rapporto e delle modalità associative, volta a garantire l'effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiorenni il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'associazione;
7. l'uso, nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione «Organizzazione non lucrativa di utilità sociale» o dell'acronimo «ONLUS».


5. Agenzia per il terzo settore

L’Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, meglio nota con la denominazione sintetica di "Agenzia per le ONLUS", è un’agenzia governativa di diritto pubblico con sede a Milano in Via Rovello n. 6.
L’Agenzia opera sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri (a cui è tenuta ad inviare annualmente una relazione sull’attività svolta) ed è stata istituita con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 settembre 2000 con cui si è dato seguito alla delega prevista dall’art. 3 della Legge n. 662 del 23 dicembre 1996.
Successivamente, con il D.P.C.M. n. 329 del 21 marzo 2001, si è provveduto all’emanazione del regolamento dell’Agenzia per le ONLUS, in base al quale, in data 8 marzo 2002, la stessa si è regolarmente insediata.

Tale decreto è stato ora modificato dal D.P.C.M. 26 gennaio 2011, n. 51, recante "Modifiche al regolamento recante norme per l'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilita' sociale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 marzo 2001, n. 329".
Il decreto che entra in vigore l’11 maggio 2011, apporta modifiche che riguardano, in particolare, i poteri e la composizione dell’Agenzia, nonché la modifica della denominazione da «Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale» ad «Agenzia per il terzo settore».
Il testo di entrambi i decreti viene riportato neo Riferimenti normativi.

. Se vuoi visitare il sito ufficiale dell'Agenzia, clicca QUI.


6. Agevolazioni fiscali

A fronte dei requisiti richiesti per assumere la qualifica di ONLUS viene attribuito un regime fiscale agevolato sotto molteplici aspetti. Con questo lo Stato riconosce l'importanza della funzione sociale svolta da queste organizzazioni e concede benefici in cambio di trasparenza.
Si tratta in particolare dell'applicazione di un regime agevolato:
• per le imposte sui redditi,
• per l'imposta sul valore aggiunto,
• per le imposte indirette (bollo e registro, spettacoli, ecc.) e
• per la deducibilità fiscale delle erogazioni liberali disposte a favore di tali enti.


7. Riconoscimento della qualifica di ONLUS agli Enti non residenti

Con la Circolare n. 24/E del 26 giugno 2006, l'Agenzia delle Entrate ha stbilito che, ricorrendo tutti i requisiti previsti dalla legge n. 460/1997, nulla osta al riconoscimento della qualifica di ONLUS in favore degli enti residenti all'estero e, quindi, alla possibilità che gli stessi siano ammessi a beneficiare del relativo regime agevolativo.


8. Anagrafe unica delle ONLUS

L’anagrafe unica delle ONLUS è stata istituita dall’art. 11 del D. Lgs. n. 460/1997.
L’iscrizione avviene a seguito di un’apposita comunicazione degli interessati alle Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate nel cui territorio si trova il domicilio fiscale dell’organizzazione.
Per l’iscrizione è richiesto il possesso dei requisiti previsti dall’art. 10 del D. Lgs. n. 460/1997.
L’iscrizione nell’anagrafe ha effetto costitutivo del diritto ad usufruire delle agevolazioni fiscali previste dal medesimo decreto.

L'Agenzia delle entrate ha provveduto ad integrare e ad aggiornare le istruzioni impartite con la Circolare n. 14/2003 in ordine ai requisiti necessari per l'iscrizione all'anagrafe unica delle ONLUS e per poter fruire delle agevolazioni previste per tali organizzazioni, intervenendo, in particolare, sul controllo preventivo dell'iscrizione, sulle ipotesi di cancellazione dall'anagrafe, sui casi in cui è necessario richiedere il parere dell'Agenzia per le ONLUS e sulla disciplina transitoria.


9. Dichiarazione all’Agenzia delle Entrate

Con il D.M. n. 266/2003 sono state dettate nuove modalità di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l’uso della denominazione ONLUS .
A decorrere dal 4 ottobre 2005, i soggetti che godono del regime agevolato per effetto della comunicazione effettuata secondo il modello approvato con il D.M. 19 gennaio 1998, avranno 30 giorni per integrare tale comunicazione attraverso la presentazione di una dichiarazione sostitutiva , resa dal legale rappresentante e sottoscritta secondo le modalità di cui all’art. 21, comma 2, del DPR n. 445/2000, ovvero della copia dello statuto o dell’atto costitutivo.
La comunicazione dovrà essere redatta in duplice copia e dovrà essere consegnata o inviata con plico raccomandato con avviso di ricevimento alle Direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate nel cui ambito territoriale si trova la sede dell’organizzazione.

Con Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate del 29 dicembre 2003 è stato approvato il modello di dichiarazione sostitutiva previsto dall'art. 2 del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 18 luglio 2003, n. 266, che le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) devono allegare al modello di comunicazione previsto dall'art. 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, approvato con decreto del Ministro delle finanze 19 gennaio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 17 del 22 gennaio 1998.


10. Enti non-profit e pubblicità nel Registro imprese

I principali afferenti al terzo settore sono le associazioni, le fondazioni, gli enti ecclesiastici.
Si tratta di enti non commerciali sui quali da tempo, sia la dottrina che la giurisprudenza, si dibatte per determinare quale sia il regime pubblicitario più appropriato, se possano o debbano, in altre parole, essere iscritti nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, come tutti gli altri soggetti collettivi, o solo nel Repertorio Economico Amministrativo (REA).
Secondo alcuni, una associazione o una fondazione, nel caso eserciti un’attività economica in via esclusiva o principale, deve essere iscritta nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, sulla base del fatto che esercitano un’attività economica.
Vanno iscritti solamente nel REA nel caso l’attività svolta si collochi in una dimensione di sussidiarietà e di ausiliarità rispetto all’oggetto principale di natura ideale, culturale, ricreativo, ecc.
Secondo altri, trattandosi di soggetti diversi da quelli previsti come iscrivibili nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, le associazioni e le fondazioni, nel caso svolgano anche una attività economica, vanno iscritte solamente nel REA.
Il primo orientamento, ora maggioritario, è stato recepito anche dal Ministero delle attività produttive sia nella Circolare n. 3407/C del 9 gennaio 1997, laddove si afferma che “qualora le associazioni, le fondazioni, gli altri soggetti collettivi esercitino una attività di impresa in via esclusiva o principale, essi debbano iscriversi nella sezione ordinaria del Registro delle imprese e sottostare, a tutti gli effetti, alla disciplina della pubblicità legale prevista dalle norme generali fissate dagli articoli 2188 – 2202 del Codice civile”, sia nella Circolare n. 3450/C del 27 ottobre 1998, laddove si prevede come soggetti obbligati all’iscrizione nella sezione ordinaria del Registro delle imprese tutti i soggetti collettivi, comprese le associazioni e le fondazioni che esercitano una attività di impresa in via esclusiva o permanente.


L'IMPRESA SOCIALE


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ASSOCIAZIONISMO SOCIALE – ASSOCIAZIONI STORICHE E NON STORICHE - CONTRIBUTI

La Legge 19 novembre 1987, n. 476 (”Nuova disciplina del sostegno alle attività di promozione sociale e contributi alle associazioni combattentistiche”) e la Legge 15 dicembre 1998 n. 438 (”Contributo statale a favore delle associazioni nazionali di promozione sociale”) prevedono la concessione di un contributo in favore delle associazioni “storiche” (U.I.C. – Unione Italiana Ciechi, U.N.M.S. – Unione Nazionale mutilati ed invalidi per servizio, A.N.M.I.L – Associazione nazionale mutilati ed invalidi per lavoro, A.N.M.I.C – Associazione nazionale mutilati ed invalidi civili, E.N.S. – Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordomuti) ed alle associazioni cosiddette “non storiche” che, secondo gli scopi previsti dai rispettivi statuti, promuovano l’integrale attuazione dei diritti costituzionali concernenti l’uguaglianza di dignità e di opportunità e la lotta contro ogni forma di discriminazione nei confronti dei cittadini che, per cause di età, di deficit psichici, fisici o funzionali o di specifiche condizioni socio economiche siano in condizione di marginalità sociale.

La concessione di tale contributo, per le associazioni cosiddette “non storiche” di cui all’art. 1, comma 1, lett. b) della legge n. 476/1987, è subordinata alla presentazione di apposita istanza, corredata dalla documentazione prevista, da parte delle predette associazioni che siano in possesso dei requisiti obbligatori previsti dall’art. 2 della medesima legge.
Gli enti e le associazioni italiane che usufruiscono del predetto contributo sono tenuti ad utilizzarlo per fini di promozione e integrazione sociale.

La legge n. 438/1998, art. 1, comma 2, stabilisce che il contributo statale previsto dall’art. 1 della legge n. 476/1987, debba essere ripartito nel modo seguente:
50% alle cosiddette “associazioni storiche” tra cui è ripartito in parti uguali;
50% alle cosiddette “associazioni non storiche” tra cui è ripartito secondo i criteri stabiliti dall’art. 1, comma 3 della legge 438/1998.

Il predetto contributo statale viene stanziato annualmente ed è variabile secondo la ripartizione effettata dal Fondo nazionale delle politiche sociali.
Allo scopo di chiarire le modalità e i tempi di presentazione delle domande, vengono emanate annualmente apposite linee guida, corredate da fac-simile di domanda.
Le domande di contributo, compilate utilizzando il fac-simile di domanda allegato alle suddette linee guida e corredate dalla documentazione necessaria, devono essere inviate entro il 31 marzo dell'annualità di riferimento, al seguente indirizzo:
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Direzione Generale per il Volontariato, l’Associazionismo e le Formazioni Sociali - Div. II
Pal.C - II piano
Via Fornovo 8 - 00192 Roma
.

Le Associazioni che hanno presentato la domanda sono tenute a comunicare tempestivamente all’Ufficio eventuali variazioni riguardanti l’indirizzo, i recapiti telefonici, di fax, i dati bancari ecc..
(Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)


Contributi - Annualità 2011

Sono state pubblicate, sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 28 febbraio 2011, le "Linee guida 23 febbraio 2011 - Procedimento per la richiesta dei contributi previsti dalla legge n. 438 del 15 dicembre 1998 e dall’art. 1, comma 2, della legge n. 476 del 19 novembre 1987 - Annualità 2011".

Le domande di ammissione al contributo, predisposte secondo un apposito modello, dovranno essere presentate improrogabilmente e a pena di inammissibilità, entro il termine del 31 marzo, sottoscritte dal legale rappresentante e corredate dalla documentazione prevista dalla normativa di riferimento.
L’invio deve avvenire tramite raccomandata A.R o per mezzo di corrieri privati, oppure tramite agenzie di recapito debitamente autorizzate, ovvero mediante consegna a mano da parte di un incaricato dell'associazione, munito di apposita delega del rappresentante legale dell’associazione, con allegata fotocopia del documento d’identità sia del delegante che dell’incaricato alla consegna, nelle giornate non festive, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.30 alle ore 12.30.
Soltanto in caso di consegna a mano, la competente Direzione Generale per il volontariato, l’associazionismo e le formazioni sociali, Divisione II, Associazionismo sociale, rilascerà ricevuta con l’indicazione della data di ricezione.

Si ricorda che per quanto attiene ai criteri e alle modalità per ottenere il riconoscimento di svolgere attività di evidente funzione sociale, è stata emanata, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, la Circolare n. 6 del 18 febbraio 2011, con allegato l'apposito modello di domanda, da presentarsi entro il 9 marzo 2011.
I testi di tutta la documentazione citata vengono riportati nei Riferimenti normativi.

. Se vuoi, sull'argomento, visitare il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, clicca QUI.



LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE

L’attività sportiva dilettantistica

Negli ultimi anni l’attività sportiva dilettantistica ha ricevuto particolare attenzione da parte del legislatore. Infatti, oltre all’introduzione di norme di carattere civilistico, finalizzate a dare certezza giuridica all’associazionismo sportivo, numerosi sono stati i provvedimenti fiscali finalizzati a sostenere le società e le associazioni sportive dilettantistiche nello svolgimento della loro attività.
Così, oggi un ente sportivo dilettantistico, indipendentemente dalle sue dimensioni, può contare su una gestione fondata secondo regole predeterminate e, allo stesso tempo, sotto il profilo tributario, può fruire di rilevanti agevolazioni.

L’attività sportiva dilettantistica in forma associata può essere esercitata sia sotto la forma giuridica di “associazione sportiva dilettantistica” (con o senza personalità giuridica) sia sotto la forma di “società sportiva dilettantistica”.
Quest’ultima può essere costituita nella forma di società di capitale o di società cooperativa senza scopo di lucro.

L’Agenzia delle Entrate ha predisposto una guida dal titolo ”Le agevolazioni fiscali a favore dell’attività sportiva dilettantistica”, nella quale viene tracciato un quadro sintetico delle disposizioni tributarie che le associazioni sportive dilettantistiche sono tenute ad osservare, con particolare attenzione sugli aiuti e sugli incentivi fiscali introdotti in loro favore.

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L’iscrizione nel Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive dilettantistiche

Per ottenere il riconoscimento dello status di “associazione o società sportiva” e, soprattutto, per poter usufruire delle agevolazioni fiscali, è necessaria l’iscrizione nell’apposito Registro nazionale tenuto dal CONI.
Il CONI rappresenta l’organismo cui sono state affidate l’organizzazione e il potenziamento dello sport nazionale, la promozione e la massima diffusione della pratica sportiva.
Il Registro è suddiviso in tre sezioni:
• associazioni sportive dilettantistiche senza personalità giuridica (che rappresentano la maggior parte delle associazioni oggi in attività);
• associazioni sportive dilettantistiche con personalità giuridica;
• società sportive dilettantistiche costituite nella forma di società di capitali e di società cooperative.

Il Registro è lo strumento che il Consiglio Nazionale del CONI ha istituito per confermare definitivamente "il riconoscimento ai fini sportivi" alle associazioni/società sportive dilettantistiche, già affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate ed agli Enti di Promozione Sportiva.
Le associazioni/società iscritte al Registro saranno inserite nell'elenco che il CONI, ogni anno, deve trasmettere, ai sensi della normativa vigente, all’Agenzia delle Entrate.

L’Ufficio Riconoscimento Organismi Sportivi del CONI ha predisposto una guida all’iscrizione nel “Registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche”.

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. Se vuoi accedere all’iscrizione nel Registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche, clicca QUI.

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ENTI ASSOCIATIVI – ADEMPIMENTI AI FINI FISCALI - MODELLO EAS

1. Stabiliti nuovi controlli fiscali dall'Agenzia delle Entrate per gli enti associativi ed ONLUS

L'onere della presentazione del modello di comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali è previsto per tutti gli enti di tipo associativo che fruiscono della detassazione delle quote associative ovvero dei contributi o dei corrispettivi prevista dai richiamati articoli 148 del TUIR e 4 del D.P.R. n. 633/1972, ad esclusione degli enti espressamente indicati dalle stesse disposizioni.
E' quanto specificato nella Circolare 9 aprile 2009, n. 12/E con la quale l'Agenzia delle Entrate ha emanato chiarimenti in merito ai nuovi controlli fiscali previsti per gli enti associativi e le ONLUS.
In particolare sono tenuti alla presentazione del modello di comunicazione previsto dall'art. 30 del decreto-legge n. 185/2009 (convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2) gli enti associativi di natura privata, con o senza personalità giuridica, che si avvalgono di una o più delle previsioni di decommercializzazione previste dagli articoli 148 del TUIR e 4, quarto comma, secondo periodo, e sesto comma, del D.P.R. n. 633/1972.
L'onere della comunicazione grava anche su:
enti associativi che, in applicazione del comma 1 dell'art. 148 del TUIR, si limitano a riscuotere quote associative oppure contributi versati dagli associati o partecipanti a fronte dell'attività istituzionale svolta dai medesimi;
società sportive dilettantistiche di cui all'art. 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289;
organizzazioni di volontariato, ad eccezione di quelle espressamente escluse dal comma 1 dell'art. 30
.
Il testo della Circolare viene riportato nei Riferimenti Normativi.
Ma è sintomatico che sia uscita la circolare ma che a tutt'oggi manchi ancora lo strumento (modello di comunicazione) per adempiere ai contenuti della circolare stessa.


2. Le novità introdotte dal D.L. n. 185/2008, convertito dalla L. n. 2/2009

L’art. 30, commi 1, 2, 3 e 3-bis, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, al fine di consentire gli opportuni controlli, ha introdotto, per gli enti di tipo associativo che siano in possesso dei requisiti qualificanti richiesti dalle norme fiscali per avvalersi delle disposizioni di favore previste dall’art. 148 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. n. 917/1986, e dall’art. 4 del D.P.R. n. 633/1972, l’onere di comunicare all’Agenzia delle Entrate dati e notizie rilevanti ai fini fiscali, mediante un apposito modello che dovrà essere approvato con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate.
Il modello dovrà essere trasmesso per via telematica all'Agenzia delle Entrate, al fine di consentire gli opportuni controlli, i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali.

L'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 12/E del 9 aprile 2009, ha illustrato dettagliatamente tutte le novità introdotte dal decreto-legge in questione.
Il testo delle Circolare viene riportato nell'Appendice normativa.


3. Comunicazione dati da parte degli Enti associativi - MODELLO EAS

3.1. Approvato il nuovo modello EAS

E’ stato approvato, con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 settembre 2009, il modello con le relative istruzioni per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli Enti Associativi da presentare ai sensi dell’art. 30 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.
Si tratta, in sostanza di tutte le associazioni, politiche, sindacali, culturali, sportive, assistenziali, di promozione sociale, religiose, di formazione extra scolastica.
Il modello deve essere presentato sia dagli enti già costituiti al 29 novembre 2008 (data di entrata in vigore del D.L. n. 185 del 2008), sia da quelli costituitisi successivamente a tale data.
In particolare, gli enti già esistenti alla data del 29 novembre 2008 devono presentare il modello entro il 30 ottobre 2009; gli enti, invece, che sono stati costituiti successivamente al 29 novembre 2008 devono presentare il modello entro sessanta giorni dalla data di costituzione, oppure entro il 30 ottobre 2009 se il periodo di sessanta giorni è scaduto prima di tale data.
Obiettivo della disposizione, è quello di contrastare l'uso distorto della qualifica di associazione, di evitare, cioè, che dietro questa forma giuridica si nasconda un'attività commerciale.

I 38 quesiti posti dall'Agenzia delle Entrate alle associazioni spaziano dalla frequenza delle raccolte fondi, ai proventi da sponsorizzazioni, dalle donazioni ai contributi pubblici ricevuti, dai prezzi di vendita al pubblico dei beni e dei servizi offerti, alla proprietà o locazione dei locali dell'associazione. Si tratta di un ventaglio di informazioni sulla base delle quali saranno organizzati i controlli del Fisco.


3.2. Soggetti interessati alla presentazione del modello

Il modello deve essere presentato sia dagli enti già costituiti alla data di entrata in vigore del D.L. n. 185 del 2008 (ossia il 29 novembre 2008) sia da quelli costituitisi successivamente a tale data.
Non sono tenuti alla presentazione del modello le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui all’articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, che non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali individuate con decreto del Ministro delle finanze 25 maggio 1995.
Sono parimenti esonerati dalla presentazione del modello le associazioni pro-loco che optano per l’applicazione delle norme di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e gli enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) che non svolgono attività commerciali. L’onere della trasmissione è assolto anche dalle società sportive dilettantistiche di cui all’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.


3.3. Le associazioni che possono presentare il modello ridotto

Le associazioni già iscritte a pubblici registri o i cui dati sono già noti ad amministrazioni pubbliche potranno compilare una versione «ridotta» del modello Eas. Si tratta, in particolare, di:
• associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni diverse da quelle esonerate per legge;
• associazioni di promozione sociale iscritte nei registri (legge n. 383/2000);
• organizzazioni di volontariato iscritte nei registri (legge n. 266/1991);
• associazioni riconosciute;
• associazioni riconosciute da confessioni religiose che hanno stipulato intese con lo stato;
• movimenti e partiti politici presenti nelle ultime elezioni;
• associazioni sindacali e di categoria presenti nel Cnel
.


3.4. Termini e modalità di presentazione

Per gli enti già costituiti alla data di entrata in vigore del d.l. n. 185 del 2008 (29 novembre 2008), il modello deve essere presentato entro il 30 ottobre 2009.
Con riferimento agli enti costituitisi dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 185 del 2008, il modello va presentato entro sessanta giorni dalla data di costituzione e, qualora il termine del sessantesimo giorno dovesse scadere prima del 30 ottobre 2009, il modello deve essere presentato entro tale data (ossia il 30 ottobre 2009).
Il presente modello deve essere nuovamente presentato, in caso di variazione dei dati precedentemente comunicati, entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione (in tale evenienza inserire tutti i dati richiesti nel modello, anche quelli non variati).
In caso di perdita dei requisiti qualificanti previsti dalla normativa tributaria e richiamati dall’articolo 30 del D.L. n. 185 del 2008, il modello va ripresentato entro sessanta giorni, compilando l’apposita sezione “Perdita dei requisiti”.
La comunicazione deve essere inviata telematicamente, anche tramite intermediario abilitato, all'Agenzia delle Entrate


3.5. Prorogato al 15 ficembre il termine per la presentazione del modello

Con Provvedimento del 29 ottobre 2009, L’Agenzia delle Entrate ha disposto la proroga al 15 dicembre 2009 del termine di presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi.
L’adempimento, previsto dall’articolo 30 del D.L. n. 185/2008, è stato rinviato per dare alle associazioni un margine di tempo più ampio per compilare correttamente il documento.
Il provvedimento sostituisce anche le specifiche tecniche già approvate il 14 settembre 2009, per consentire la compilazione parziale del modello ad alcune categorie di associazioni.

. Se vuoi approfondire l’argomento e scaricare il testo dei provvedimenti e del modello con le relative istruzioni per la compilazione, clicca QUI.


3.6. Circolare dell'Agenzia delle Entrate

Con la Circolare n. 45/E del 25 ottobre 2009, l’Agenzia delle Entrate, in nome della semplificazione, definisce le modalità di compilazione del modello ridotto e individua in dettaglio gli enti associativi interessati alla sua presentazione i cui dati siano disponibili presso pubblici registri o amministrazioni pubbliche.
Con lo stesso documento di prassi viene chiarito che non sono tenuti a presentare il modello Eas le fondazioni, gli enti di diritto pubblico, gli enti destinatari di specifici regimi tributari e le Onlus.
Il testo della circolare viene riportato nei Riferimenti normativi.


3.7. Nuova Circolare dell'Agenzia delle Entrate

Con la Circolare n. 51/E del 1° dicembre 2009, l’Agenzia delle Entrate, dd integrazione della precedente circolare n. 45 del 29 ottobre 2009, fornisce chiarimenti in merito ad ulteriori quesiti posti dagli enti associativi concernenti la compilazione del Modello EAS.

Per essere esonerati dalla presentazione del modello non è sufficiente il requisito del mancato interesse economico. Vale a dire che se una pro loco e una associazione “senza scopo di lucro” hanno optato entrambe per il regime agevolato previsto dalla legge n. 398/1991, per la prima, tale scelta porta all’esclusione, per la seconda no.
In sostanza, la norma (articolo 30, comma 3-bis, D.L. n. 185/2008) dispone espressamente l’esonero dalla presentazione soltanto per le pro loco.
Stesso discorso per gli enti associativi che svolgono attività commerciali solo marginalmente; nella circolare in commento si ricorda che il requisito della “marginalità”, come condizione di esclusione dall’obbligo di trasmissione dell’Eas, conta esclusivamente per le Onlus di diritto.
Nessun obbligo di invio del modello, invece, per gli istituti di patronato che non godono del regime di favore accordato agli enti di tipo associativo.
Le associazioni combattentistiche e d’arma, iscritte nell’apposito albo presso il Ministero della Difesa, e le federazioni sportive nazionali, riconosciute e controllate dal CONI, accedono alla versione semplificata del modello. Cioè, oltre a compilare il primo riquadro relativo ai dati identificativi dell’ente e del rappresentante legale, nel secondo, che riguarda le informazioni utili ai fini fiscali, saranno tenuti a fornire le poche notizie richieste ai punti 4, 5, 6, 25 e 26 dell’Eas. Tutto questo perché, in riferimento a tali soggetti, la maggior parte dei dati rilevanti sono già in possesso dell’Amministrazione fiscale.
Infine, viene fornita una ulteriore specificazione in merito all’individuazione del preciso momento di “inizio attività”, il quale coincide con la reale operatività e non con l’apertura della partita Iva.
Il testo della circolare viene riportato nei Riferimenti normativi.


3.8. Ulteriore proroga al 31 dicembre 2009 per la presentazione del modello EAS

L’Agenzia delle Entrate, in considerazione dell’ampia platea di soggetti interessati all’adempimento, in larga parte composta da piccole associazioni, ha deciso di concedere quindici giorni in più per la compilazione e trasmissione telematica del modello, accogliendo la richiesta avanzata dal Forum del Terzo settore.
Nel Comunicato stampa del 16 dicembre 2009, l’Amministrazione ricorda che tutti i suoi uffici locali sono a disposizione per offrire assistenza nella compilazione e per l’invio.


4. Chiarimenti in merito all'utilizzo del MODELLO EAS

4.1. Entro il 31 marzo - Nuovo modello EAS per comunicare le eventuali variazioni dei dati

Il modello EAS dovrà essere nuovamente presentato, in caso di variazione dei dati precedentemente comunicati, entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione (in tale evenienza inserire tutti i dati richiesti nel modello, anche quelli non variati).
La comunicazione deve essere inviata telematicamente, anche tramite intermediario abilitato, all'Agenzia delle Entrate


4.2. Chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate in merito ad alcune problematiche riguardanti la presentazione del modello EAS.

L'Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 125/E del 6 dicembre 2010, ha chiarito che la comunicazione della variazione dei dati relativi al rappresentate legale o all’ente, attraverso la presentazione di un nuovo modello EAS, non sia necessaria ove l’anzidetta informazione risulti dalle notizie già in possesso dell’Amministrazione finanziaria.
L'Agenzia segnala che le variazioni dei dati del rappresentante legale e, più in generale, dei dati relativi all’ente, devono essere comunicate all’Agenzia delle entrate attraverso:
a) il modello AA5/6 per i soggetti non titolari di partita IVA;
b) il modello AA7/10 per i soggetti titolari di partita IVA.
Pertanto, non è necessario comunicare attraverso un nuovo modello EAS le variazioni dei dati delle sezioni “Dati relativi all’Ente” e “Rappresentante legale” già comunicate rispettivamente nel quadro B “Soggetto d’imposta” e nel quadro C “Rappresentante” dei modelli AA5/6 e AA7/10.

Per quanto riguarda i soggetti diversi dalle persone fisiche non obbligati alla dichiarazione di inizio attività ai fini IVA viene precisato che questi sono tenuti, in tutti i casi di variazione dei dati precedentemente comunicati, a darne comunicazione all’Agenzia delle entrate, utilizzando il modello AA5/6 - Domanda attribuzione codice fiscale, comunicazione variazione dati, avvenuta fusione, concentrazione, trasformazione, estinzione.

Per quanto riguarda i soggetti titolari di partita IVA l’art. 35, comma 3, del D.P.R. n. 633 del 1972 stabilisce che, in caso di variazione dei dati precedentemente comunicati, il contribuente deve darne comunicazione entro trenta giorni dalla data di variazione.
I dati variati devono essere comunicati dai soggetti titolari di partita IVA diversi dalle persone fisiche attraverso il modello AA7/10 - Domanda di attribuzione del numero di codice fiscale e dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA.
Il testo della risoluzione viene riportato nei Riferimenti normativi.


4.3. Dal "Milleproroghe" più tempo per gli enti associativi - Entro marzo l’invio del modello EAS.

Con il decreto-legge n. 225/2010 (c.d. “milleproroghe”) è stato prorogato al 31 marzo 2011 il termine per presentare il modello EAS.
L'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 6/E del 24 febbraio 2011, chiarisce che la proroga disposta dal D.L. n. 225/2010 riguarda tutti gli enti associativi per i quali il termine di presentazione del modello scade entro il 31 marzo 2011.
Si tratta, in particolare, degli enti costituiti:
• prima del 29 novembre 2008, il cui termine secondo le precedenti previsioni è scaduto il 31 dicembre 2009;
• dopo il 29 novembre 2008, per i quali il termine di sessanta giorni dalla costituzione scada entro il 31 marzo 2011.
Rimane, comunque, salva la previsione dei sessanta giorni come termine ordinario per la presentazione del modello EAS qualora tale termine scada in un giorno successivo al 31 marzo 2011.
Per esempio, un ente associativo che si costituisce il 25 marzo 2011 avrà comunque a disposizione 60 giorni per presentare il modello.
Gli enti che hanno già presentato il modello, anche tardivamente, non devono effettuare una nuova comunicazione.
La circolare precisa, infine, che rimangono fermi i chiarimenti, compresi quelli relativi agli enti esonerati e agli enti ammessi alla presentazione con modalità semplificate, forniti con le precedenti circolari n. 12/E, n. 45/E e n. 51/E del 2009, e con le risoluzione n. 125/E del 2010.


4.4. GUIDE E APPROFONDIMENTI

. Se vuoi scaricare il testo dei provvedimenti e del modello EAS con le relative istruzioni per la compilazione, clicca QUI.


In una videoguida, realizzata dal Sole 24 Ore, in collaborazione con i consulenti di CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato), il coordinamento dei centri di servizio per il volontariato, sono disponibili tutte le indicazioni necessarie per non sbagliare.
Disponibile anche il vademecum realizzato dagli esperti di CSVnet, una selezione di articoli dall'archivio del Sole 24 Ore e i documenti dell'Agenzia delle Entrate.

. Se vuoi consulate la video-guida, clicca QUI.

. Se vuoi accedere al sito di CSVnet, clicca QUI.


Segnaliamo, inoltre, un articolo di Chiara Borghisani e Gian Mario Colombo, dal titolo "Modello EAS: le regole per la compilazione" (Pratica Fiscale e professionale, n. 45 del 30 novembre 2009).

Sommario
1. Premessa
2. Soggetti interessati dalla norma
3. Termini e modalità di presentazione
4. Compilazione del modello
.

Si riporta il testo dell'articolo:
. Modello EAS: le regole per la compilazione.


4.5. Remissione in bonis entro il 31 dicembre 2012

Con la Risoluzione n. 110/E del 12 dicembre 2012 l'Agenzia delle Entrate ha riesaminato il perimetro dell'applicabilità dell'istituto della "remissione in bonis", introdotto dall'art. 2, comma 1, del D.L. 2 marzo 2012, n. 16 (decreto semplificazioni tributarie), sia con riguardo agli enti che non hanno provveduto ad inviare il Modello EAS che a quelli che hanno inviato il Modello EAS oltre i termini previsti.
Gli enti non commerciali (ONLUS, patronati, sindacati, enti associativi), che non hanno provveduto ad inviare il modello EAS, possono adempiere all'onere della trasmissione di detto modello entro il 31 dicembre 2012, versando contestualmente la sanzione pecuniaria pari a 258,00 euro.
Gli enti che, invece, hanno provveduto ad inviare il modello EAS oltre i termini previsti e vogliono sanare la propria posizione fruendo dell’istituto della "remissione in bonis" devono effettuare il versamento della sanzione prevista di 258,00 euro, senza procedere ad un nuovo invio del modello di comunicazione (ad eccezione del caso in cui, nell’intervallo di tempo considerato, si siano verificate variazioni di dati precedentemente comunicati).

Si ricorda che il modello EAS, approvato con provvedimento direttoriale del 2 settembre 2009, doveva essere inviato, in via telematica, con riferimento agli enti di nuova costituzione, nel termine di 60 giorni da tale accadimento.
Per gli enti costituiti antecedentemente all’entrata in vigore del D.L. n. 185/2008, invece, il citato provvedimento aveva individuato il termine di presentazione nella data del 30 ottobre 2009.
I termini così definiti hanno formato oggetto di diverse proroghe negli ultimi anni, tanto in via amministrativa quanto in via legislativa.
Da ultimo, l’art. 2, comma 1, del D.L. n. 16/2012 ha introdotto l’istituto della "remissione in bonis", al fine di evitare che a seguito di “mere dimenticanze” relative a comunicazioni, o più in generale ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente, consegua la perdita, da parte del contribuente, della possibilità di usufruire di benefici fiscali o di regimi opzionali.
Tra le fattispecie alle quali la "remissione in bonis" risulta applicabile rientra certamente, così come chiarito anche dalla relazione illustrativa al D.L. n. 16/2012, l’omesso invio del modello EAS.

Dunque, per quanto concerne gli enti che abbiano inviato il modello EAS oltre i termini previsti dalla legge, che vogliano procedere a sanare la propria posizione fruendo dell’istituto introdotto dal "decreto Semplificazioni", l’Agenzia delle Entrate ha precisato che è sufficiente procedere al versamento della sanzione prevista (258,00 euro), non essendo necessario procedere ad un nuovo invio del modello di comunicazione (ad eccezione del caso in cui, nell’intervallo di tempo considerato, si siano verificate variazioni di dati precedentemente comunicati).
Da ultimo, richiamando la precedente risoluzione n. 46/E dell’11 maggio 2012, l'Agenzia delle Entrate, ricorda come il versamento della sanzione debba essere effettuato attraverso il modello F24, utilizzando il codice tributo 8114 e indicando nel campo “anno di riferimento”, l’annualità per cui si effettua il versamento.


5. Dall'Agenzia delle Entrate arrivano le linee guida in materia di ONLUS

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 38/E del 1° agosto 2011, ha fornito chiarimenti su alcune questioni concernenti le Organizzazione Non Lucrative di Utilità Sociale (ONLUS). Tra queste, in particolare, ricordiamo le seguenti:
► esenzione dall’imposta di registro per gli atti costitutivi delle organizzazioni di volontariato;
► partecipazione di enti esclusi nelle ONLUS;
► iscrivibilità del trust nell’anagrafe delle ONLUS;
► partecipazione di una ONLUS in un’impresa sociale
.

Riguardo all’esenzione dell’imposta di registro l’Agenzia delle Entrate evidenzia che la legge 11 agosto 1991, n. 266 (legge quadro sul volontariato) subordina le agevolazioni fiscali da essa previste in favore delle organizzazioni di volontariato all’iscrizione delle organizzazioni in argomento nei registri generali delle organizzazioni di volontariato istituiti e tenuti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell’art. 6 della stessa legge.
Tra i benefici fiscali previsti dalla legge n. 266 del 1991 sono ricomprese le agevolazioni concernenti le imposte indirette, recate dai commi 1 e 2 dell’art. 8 della stessa legge. In particolare, il comma 1 dell’art. 8 della legge n. 266 del 1991 prevede una agevolazione in tema di imposta di registro, stabilendo che gli atti costitutivi delle organizzazioni di volontariato disciplinate dalla medesima legge, “costituite esclusivamente per fini di solidarietà, e quelli connessi allo svolgimento delle loro attività sono esenti dall’imposta bollo e dall’imposta di registro”.
Con la circolare n. 3 del 25 febbraio 1992 è stato chiarito che l’applicazione dell’esenzione dall’imposta di registro è subordinata alla circostanza che le organizzazioni di volontariato siano costituite esclusivamente per fini di solidarietà e siano iscritte nei registri del volontariato tenuti dalle regioni e dalle province autonome.
In presenza di tali condizioni la registrazione degli atti costitutivi delle associazioni di volontariato “dovrà essere eseguita senza pagamento di imposta”.
L’Agenzia, però, evidenzia che alcune leggi regionali prevedono che le organizzazioni di volontariato, nel richiedere l’iscrizione nei registri del volontariato, debbano allegare copia dell’atto costitutivo redatto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata. Ciò comporta che le stesse organizzazioni solo dopo la registrazione dell’atto costitutivo potranno iscriversi negli appositi registri. Pertanto, in tali ipotesi, le organizzazioni di volontariato possono fruire dell’esonero dall’imposta di registro prima dell’iscrizione negli appositi registri ma dovranno comunicare tempestivamente, all’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate che ha provveduto alla registrazione dell’atto costitutivo, l’avvenuta iscrizione nel registro delle organizzazioni di volontariato.
Dunque, le organizzazioni di volontariato potranno fruire dell’esonero dall’imposta di registro sugli atti costitutivi anche prima dell’iscrizione nei registri del volontariato tenuti dalle Regioni o dalle Province Autonome ma avranno l'obbligo di comunicare tempestivamente l’avvenuta iscrizione nei predetti registri all’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate.

Gli enti esclusi dalla qualifica di ONLUS - vale a dire “gli enti pubblici, le società commerciali diverse da quelle cooperative, gli enti conferenti di cui alla legge 30 luglio 1990, n. 218, i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria” (art. 10, comma 10, D. Lgs. n. 460/1997) - possono costituire o partecipare alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, a prescindere dalla circostanza che esercitino un’influenza dominante nelle determinazioni della ONLUS.
Enti pubblici e società commerciali, invece, non possono partecipare alle ONG, organizzazioni considerate ONLUS di diritto, a patto però che “non abbiano rapporti di dipendenza da enti con finalità di lucro, né siano collegate in alcun modo agli interessi di enti pubblici o privati, italiani o stranieri aventi scopo di lucro” (art. 28, comma 4, legge 49/1987).

Ai fini dell’acquisizione della qualifica di ONLUS, possono essere ricondotte tra “gli altri enti di carattere privato” tutte le organizzazioni che abbiano soggettività passiva ai fini tributari e si conformino alle condizioni richieste dal citato art. 10 del D. Lgs. n. 460 del 1997.
Anche l’acquisizione, da parte di un trust, della qualifica di ONLUS presuppone che il trust sia riconosciuto come tale e che costituisca un autonomo soggetto passivo d’imposta.
La presenza dei descritti presupposti costituisce condizione necessaria ma non sufficiente ai fini del riconoscimento della qualifica di ONLUS, in quanto l’iscrivibilità nell’Anagrafe è subordinata alla verifica della compatibilità, in via generale, delle differenti tipologie di trust con il regime tributario di favore che caratterizza le ONLUS.
Al riguardo, la circolare ricorda che il trust può essere:
► con beneficiari individuati (trust trasparenti);
► senza beneficiari individuati (trust opachi)
.

I trust opachi, cioè senza beneficiari di reddito individuati, possono assumere la qualifica di ONLUS perché il reddito prodotto è tassato direttamente in capo al trust stesso come avviene con il regime di favore proprio delle ONLUS.
Viene precisato, tuttavia, che possono legittimamente ottenere il riconoscimento della qualifica di ONLUS e mantenere detta qualifica solo i trust che, sia al momento del riconoscimento, che durante tutta la vita del trust stesso, siano totalmente privi di beneficiari di reddito.
E' invece precluso il riconoscimento della qualifica di ONLUS al trust c.d. “trasparente”, ovvero al trust con beneficiari di reddito individuati, in quanto a godere del regime fiscale agevolato previsto per le ONLUS sarebbero i beneficiari di reddito e non la ONLUS. Infatti, esiste un’incompatibilità tra il sistema di tassazione proprio dei trust “trasparenti” – nel quale gli effettivi possessori del reddito prodotto sono i beneficiari, in capo ai quali avviene la tassazione dei predetti redditi ad essi imputati per trasparenza – e le modalità di tassazione delle ONLUS, che presuppongono l’imputazione direttamente ed esclusivamente in capo all’organizzazione dei redditi determinati secondo il regime di favore proprio delle ONLUS.
Il sistema di tassazione proprio dei trust “trasparenti” è incompatibile con le modalità impositive delle ONLUS, che presuppongono l’imputazione direttamente ed esclusivamente in capo all’organizzazione.
Il riconoscimento della qualifica di ONLUS per il trust trasparente comporterebbe, infatti, che a beneficiare del regime fiscale di favore sarebbe un soggetto diverso rispetto all’organizzazione che svolge l’attività di utilità sociale.
Il riconoscimento della qualifica di ONLUS, dunque, è precluso al trust trasparente.
Diversamente, come si è già detto, al trust opaco può essere riconosciuta la qualifica di ONLUS, essendo il reddito prodotto imputato direttamente al trust stesso e assoggettato a tassazione in capo a quest’ultimo.

Il carattere non lucrativo dell’impresa sociale e l’obbligo di svolgere la sua attività in particolari settori di rilevanza sociale (D. Lgs. n. 155/2006) fanno sì che le ONLUS possano avere partecipazioni in una impresa sociale.
Tale partecipazione, infatti, non altera la natura solidaristica della ONLUS partecipante e non comporta l’elusione del divieto di distribuzione di utili proprio delle ONLUS atteso che, anche per l’impresa sociale, opera il vincolo della non lucratività.
Il testo della circolare viene riportato nei Riferimenti normativi.


IL CINQUE PER MILLE ALLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO E ALLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE

1. Anni 2006 - 2007 - 2008 - Disposizioni operative per la destinazione del 5 per mille al volontariato e alla ricerca

L’art. 1, comma 337 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), ha previsto per l’anno 2006, a titolo sperimentale, la destinazione, in base alla scelta del contribuente, di una quota pari al 5 per mille dell’IRPEF a finalità di:
a. sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e di altre fondazioni e associazioni riconosciute;
b. finanziamento della ricerca scientifica e delle università;
c. finanziamento della ricerca sanitaria;
d. attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente.

La domanda di iscrizione deve essere presentata, utilizzando un apposito modello, entro e non oltre il 10 febbraio 2006 esclusivamente in via telematica direttamente dai soggetti interessati, se abilitati ai servizi Entratel o Fiscoline, o tramite gli intermediari abilitati.

Pubblicato nella G.U. n. 22 del 27 gennaio 2006 il D.P.C.M. 20 gennaio 2006 che definisce le modalità operative.
Il testo viene riportato nell'Appendice normativa.

. Se vuoi approfondire l’argomento del 5 per mille 2006, clicca QUI.

. Se vuoi approfondire l’argomento del 5 per mille 2007, clicca QUI.

. Se vuoi approfondire l’argomento del 5 per mille 2008, clicca QUI.


Il decreto 2 aprile 2009 stabilisce, inoltre, le modalità di accesso al riparto del cinque per mille per gli anni 2006, 2007 e 2008.
Le associazioni sportive dilettantistiche che, per gli anni 2006 e 2007, hanno presentato domanda telematica di iscrizione nell'elenco degli enti di volontariato, inserite negli elenchi dei soggetti esclusi e successivamente riammesse al riparto (articolo 20, comma 2, decreto legge 159/2007), devono attestare il possesso dei requisiti.
A tal fine, il rappresentante legale dovrà inviare al Coni, entro il 16 maggio 2009, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio unitamente alla copia del proprio documento d'identità, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
Lo stesso adempimento, per l'ammissione al riparto del cinque per mille relativo all'anno 2008, è previsto per le associazioni sportive dilettantistiche presenti nell'elenco predisposto dal Coni.
Gli uffici del Coni effettueranno il controllo delle autocertificazioni ricevute nei successivi 60 giorni, per gli anni 2006 e 2007, entro 120 giorni, invece, per il 2008.
L'elenco dei soggetti ammessi e quello degli esclusi saranno inviati all'Agenzia delle Entrate per la pubblicazione e i successivi adempimenti.

. Se vuoi scaricare il Modello di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, clicca QUI.

. Se vuoi scaricare il Comunicato stampa dell'Agenzia delle Entrate, clicca QUI.


2. Anno 2009 - Disposizioni in materia di 5 per mille per le Associazioni di volontariato e ONLUS

Anche per il 2009 è prevista la possibilità per i contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell’IRPEF a finalità di interesse sociale (art. 63 bis del decreto legge n. 112/2008).
Le modalità di iscrizione e i criteri di ammissione al riparto per le diverse tipologie di soggetti sono stabilite con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 aprile 2009 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 133 del 11 giugno 2009), ad eccezione delle associazioni sportive dilettantistiche che svolgono una rilevante attività di interesse sociale le cui modalità di ammissione sono state stabilite dal Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 2 aprile 2009, integrato successivamente dal decreto del 16 aprile 2009.

. Se vuoi scaricare tutta la modulistica necessaria per la domanda del 5 per mille 2009 e le modalità di iscrizione, clicca QUI.

. Se vuoi scaricare gli Elenchi aggiornati dei soggetti che hanno chiesto di accedere al beneficio del 5 per mille 2009, clicca QUI.


2.1. Anno 2009 - Riparto del 5 per mille per le Associazioni sportive dilettantistiche

Anche alle Associazioni sportive dilettantistiche è stata concessa la possibilità, previa iscrizione nelle apposite liste, di beneficiare del cinque per mille.
Le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute a fini sportivi dal Coni affiliate ad una federazione sportiva nazionale o a una disciplina sportiva associata o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni possono presentare domanda di iscrizione all'apposito elenco di beneficiari del cinque per mille per l'anno 2009.
E' quanto previsto dal D.M. 2 aprile 2009, previsto dall’articolo 63 bis, comma 6, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, come successivamente modificato dal D.M 16 aprile 2009.
Il provvedimento fissa i criteri per l'ammissione al riparto del cinque per mille da parte delle associazioni che svolgono una "rilevante attività di interesse sociale" e svolgono prevalentemente una delle seguenti attività:
• avviamento e formazione allo sport di giovani al di sotto dei 18 anni di età;
• avviamento alla pratica sportiva di persone di età non inferiore ai 60 anni;
• avviamento alla pratica sportiva in favore di persone svantaggiate per condizioni fisiche, psichiche, economiche sociali o familiari
.

Le associazioni sportive dilettantistiche che possiedono i requisiti previsti possono presentare, esclusivamente in via telematica, sin d'ora la propria domanda di iscrizione all'Agenzia delle Entrate direttamente utilizzando il relativo software, se abilitati ai servizi Entratel o Fisconline, ovvero tramite gli intermediari abilitati, utilizzando il relativo modello contenente le modifiche apportate dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 16 aprile 2009.
Sono valide le domande inviate con la precedente versione del modello.
La domanda di iscrizione deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 20 aprile 2009.
Non saranno accolte le domande pervenute oltre tale data o con modalità diversa da quella telematica.

. Se vuoi scaricare il Modello di domanda 5 per mille 2009, clicca QUI.


Successivamente, i legali rappresentanti delle Associazioni sportive dilettantistiche iscritte in elenco dovranno – entro il 30 giugno 2009 – spedire a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno all’Ufficio del CONI nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell’associazione interessata, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, contenente le modifiche apportate dal Decreto del 16 aprile 2009, attestante la persistenza dei requisiti che danno diritto all’iscrizione.
La dichiarazione dovrà essere corredata da una fotocopia del documento di riconoscimento del sottoscrittore.
Il Coni effettuerà la verifica della veridicità delle dichiarazioni sostitutive, depennando i soggetti che non risultino in possesso dei requisiti e trasmettendo l'elenco degli ammessi e quello degli esclusi all'Agenzia delle Entrate, che ne curerà la pubblicazione entro il 31 marzo 2010 sul proprio sito.


2.2. Anno 2009 - Elenchi degli ammessi e degli esclusi con l'indicazione delle scelte e degli importi

I dati relativi alle preferenze espresse dai contribuenti nell’anno 2009 (relativi ai redditi 2008) per la destinazione della quota del 5 per mille e agli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio sono stati raccolti in otto elenchi:
- Onlus e volontariato (ammessi ed esclusi),
- ricerca scientifica (ammessi ed esclusi),
- ricerca sanitaria (ammessi),
- comuni di residenza (ammessi) e
- associazioni sportive dilettantistiche (ammesse ed escluse).

. Se vuoi consulgtare gli elenchi dal sito dell'Agenzia delle Entrate, clicca QUI.


2.3. Proroga al 30 aprile per l'integrazione documentale delle domande regolarmente presentate da ONLUS, Enti del volontariato e Associazioni sportive dilettantistiche

L'art. 1, comma 23-quaterdecies, lettera a), del D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25 (c.d. "milleproroghe"), ha posticipato al 30 aprile 2010 il termine per l’integrazione documentale delle domande di ammissione al beneficio del cinque per mille regolarmente presentate per gli anni finanziari 2006, 2007 e 2008.
La norma consente alle “ONLUS” e agli "Enti del volontariato" che hanno presentato la domanda di iscrizione al beneficio e sono stati, in seguito, escluse per mancato o tardivo invio della dichiarazione sostitutiva ovvero per averla prodotta in maniera incompleta, di poter regolarizzare la propria posizione.

L'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 15/E del 26 marzo 2010, ha fornito chiarimenti in merito alla proroga dei termini e ha illustrato gli adempimenti che gli enti interessati devono effettuare per poter regolarizzare la propria posizione.
Il testo della circolare viene riportato nei Riferimenti normativi.

Entro il 30 aprile 2010 va trasmessa - con raccomandata r.r. - alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate territorialmente competente (in relazione al domicilio fiscale dell'ente) la dichiarazione sostitutiva approvata per quell'annualità, sottoscritta dall'attuale legale rappresentante dell'ente.
Alla dichiarazione va allegata la fotocopia del documento di riconoscimento di quest'ultimo.
Per ciascuna annualità che si intende regolarizzare, andrà inviata, con plichi separati, una dichiarazione sostitutiva.
L'Agenzia delle Entrate ha comunque precisato che sono ritenute valide le dichiarazioni sostitutive - tempestive e complete - inviate a una Direzione Regionale non competente o a un ufficio locale.
Il "re-inoltro" alla direzione competente avvarrà poi a cura di questi ultimi.
L'adempimento non interessa gli enti esclusi per la tardiva (a suo tempo) presentazione della dichiarazione sostitutiva, ammessi di diritto se l'atto, all'epoca intempestivo, risulta completo di tutte le indicazioni necessarie, debitamente firmato e corredato della copia del documento del legale rappresentante pro tempore firmatario.

La proroga al prossimo 30 aprile interessa anche le Associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI, a cui vanno trasmesse le dichiarazioni sostitutive (comprese quelle relative agli esercizi finanziari 2006 e 2007, durante i quali tali associazioni erano iscritte negli elenchi degli enti del volontariato).

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3. Il cinque per mille 2010

Anche per il 2010 è prevista la possibilità per i contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell’Irpef a finalità di interesse sociale.
Le categorie di enti che posso accedere al beneficio, le modalità di iscrizione e i criteri di ammissione al riparto per le diverse tipologie di soggetti sono stabilite con il D.P.C.M. 23 aprile 2010.
I settori da beneficiare sono gli stessi individuati per l’anno 2009, così come sono state confermate le procedure di ammissione e i requisiti che devono avere i soggetti rientranti nelle diverse tipologie di enti.

. Se vuoi approfondire l’argomento e visitare il sito dell'Agenzia delle Entrate, clicca QUI.


4. Il cinque per mille 2011 - Iscrizioni on line dal 15 marzo

Con Circolare n. 9/E del 3 marzo 2011, l'Agenzia delle Entrate ha illustrato le categorie dei soggetti destinatari, la tempistica, le modalità di ammissione negli appositi elenchi e quelle di riparto delle somme destinate dai contribuenti per l’avvio della campagna cinque per mille 2011.
Il decreto “mille proroghe” ha ribadito per l’esercizio finanziario 2011 la possibilità di destinare una quota, pari al 5 per mille dell’Irpef dei contribuenti, a finalità di interesse sociale con le medesime modalità di riparto e gli stessi termini previsti per l’anno 2010.

Soggetti ammessi al 5 per mille 2011
Come lo scorso anno, anche nel 2011 la quota del 5 per mille può essere destinata a una delle seguenti finalità:
• sostegno del volontariato, delle Onlus, delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e provinciali, e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori indicati dall’articolo 10, comma 1, lettera a), del Dlgs 460/1997;
• finanziamento della ricerca scientifica e dell’università;
• finanziamento della ricerca sanitaria;
• sostegno delle attività sociali svolte dal proprio Comune di residenza;
• sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal Coni, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale
.

La circolare delle Entrate precisa che le iscrizioni saranno possibili a partire dal 15 marzo 2011.

Gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche devono presentare la domanda di iscrizione all’Agenzia delle Entrate, esclusivamente per via telematica, attraverso i servizi Entratel o Fisconline oppure tramite gli intermediari autorizzati.
Il termine ultimo, a pena di decadenza, è il 7 maggio 2011, data entro la quale dovranno riproporre l’iscrizione anche gli enti presenti negli elenchi dello scorso anno.

Gli enti della ricerca scientifica e dell’Università e gli enti della ricerca sanitaria devono inviare le loro richieste, entro il 30 aprile 2011, rispettivamente al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che provvede alla pubblicazione sul proprio sito dei modelli di iscrizione e per la dichiarazione sostitutiva, e al Ministero della Salute, che predispone l’elenco degli enti che possono partecipare al riparto della quota del 5 per mille.
Effettuate eventuali correzioni di errori di iscrizione nei rispettivi elenchi, entro il 5 maggio, i due ministeri provvederanno all’invio degli elenchi all’Agenzia delle Entrate entro il 7 maggio 2011.

Per i Comuni non è previsto un elenco apposito, dal momento che i cittadini che vogliono destinare la loro quota all’ente locale potranno farlo, nella dichiarazione dei redditi, esclusivamente a favore del proprio comune di residenza.

Gli elenchi gestiti dall’Agenzia
L’Agenzia delle Entrate curerà anche quest’anno la pubblicazione degli iscritti al beneficio, suddivisi per categorie: la data per gli elenchi provvisori è fissata al 14 maggio 2011.

La circolare fornisce specifiche indicazioni per gli adempimenti degli enti del volontariato e delle associazioni sportive, di cui segue direttamente la predisposizione degli elenchi.
Tali soggetti avranno tempo fino al 20 maggio 2011 per segnalare, tramite il rappresentante legale, eventuali errori di iscrizione alla direzione regionale delle Entrate nel cui ambito si trova la sede legale dell’ente.
Il 25 maggio 2011 sarà pubblicata la versione aggiornata degli elenchi.
L’Agenzia trasmetterà una copia di quello relativo alle associazioni sportive dilettantistiche al CONI, ente competente ad acquisire le dichiarazioni sostitutive e a effettuare i controlli su quei soggetti.

Gli elenchi dei percettori e degli esclusi
E’ fissato al 31 marzo 2012 il termine ultimo per “scoprire” chi ha ottenuto il beneficio del 5 per mille.
L’agenzia delle Entrate pubblicherà sul proprio sito gli elenchi, distinti per categoria (volontariato, associazioni sportive dilettantistiche, ricerca scientifica e dell’università, ricerca sanitaria), degli enti ammessi e degli esclusi dal beneficio, con l’indicazione delle scelte attribuite e dei relativi importi.

Per tutti l’obbligo della rendicontazione
Anche per il 2011, i beneficiari del 5 per mille sono chiamati a redigere, entro un anno dall’incasso del contributo, e a trasmettere, entro 30 giorni dalla data ultima per la compilazione, uno specifico rendiconto con l’indicazione precisa di come sono state impiegate le somme percepite.
Gli enti che hanno ricevuto importi inferiori ai 20mila euro non devono trasmettere il rendiconto, ma soltanto redigerlo e conservarlo per dieci anni.
(Fonte: FiscoOggi - 3 marzo 2011)


5. Il cinque per mille 2013 - Iscrizioni on line dal 22 marzo

Fino al 7 maggio 2013, gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche potranno attivarsi per presentare le istanze di accesso alla ripartizione delle somme del 5 per mille per l’esercizio finanziario 2013.
Le modalità e l’iter procedimentale sono state illustrate dall'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 6/E del 21 marzo 2013.
A partire dal 22 marzo 2013, attraverso il portale telematico dell’Agenzia delle Entrate, è possibile avviare le pratiche per la presentazione delle candidature degli enti coinvolti in attività di interesse sociale al riparto delle quote del 5 per mille per l’esercizio finanziario 2013.
Anche per quest’anno, infatti, i contribuenti potranno destinare una quota pari al 5 per mille dell’IRPEF al finanziamento di attività sociali, ovvero di attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (novità introdotta dal D.L. n. 98/2011, convertito dalla L. n. 111/2011).
Le risorse complessivamente stanziate per la liquidazione della quota del 5 per mille nell’anno 2013, ammontano a 400 milioni di euro (art. 23, comma 2, D.L. n. 95/2012).

La circolare n. 6/E del 2013, in particolare, contiene un’attenta disamina delle procedure necessarie per il riconoscimento del beneficio, attraverso una sintesi schematica delle stesse, segnalando ai soggetti interessati cosa fare e come procedere con riferimento alle principali situazioni di criticità segnalate negli anni passati. Tra queste, sono segnalate le cause che più frequentemente hanno determinato l’esclusione dal contributo.
Il nuovo calendario del 5 per mille non si discosta sostanzialmente rispetto a quello dell’anno scorso. La campagna di iscrizione 2013, infatti, si chiuderà anche quest’anno il 7 maggio.

La domanda d’iscrizione dovrà essere inoltrata a pena di inammissibilità esclusivamente secondo modalità telematiche, utilizzando i canali Fisconline o Entratel, a condizione che si sia abilitati agli stessi. A tal fine, gli enti di volontariato e le associazioni potranno predisporre il modulo di iscrizione avvalendosi dell’apposito software di compilazione, ovvero rivolgendosi ad un professionista o un intermediario abilitato.
Gli elenchi provvisori degli enti di volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche saranno disponibili a partire dal 14 maggio 2013.
In tale circostanza, l’Agenzia pubblicherà, distinguendo per tipologia, anche gli elenchi degli enti di ricerca scientifica e dell’università e quello degli enti della ricerca sanitaria, predisposti dai Ministeri competenti.
Una volta pubblicati gli elenchi, i soggetti avranno una settimana di tempo per presentare le eventuali istanze di correzione degli errori di iscrizione.
Al termine di questa fase, sarà pubblicato sul sito dell’Agenzia la versione aggiornata degli elenchi.
Gli enti di volontariato saranno altresì tenuti a presentare una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che attesti il possesso dei requisiti necessari per avere diritto al 5 per mille.
Tra le principali novità di quest’anno, figura la possibilità di inviare quest’ultima a mezzo posta elettronica certificata, in via alternativa rispetto alla tradizionale spedizione a mezzo raccomandata.
La dichiarazione dovrà essere prodotta entro il 1° luglio 2013.
In caso di spedizione a mezzo PEC, la missiva dovrà essere indirizzata all’indirizzo della Direzione Regionale delle Entrate territorialmente competente, con l’allegazione di una copia del documento d’identità del rappresentante legale firmatario.
Allo stesso modo, alle associazioni sportive dilettantistiche è richiesto l’invio di analoga dichiarazione sostitutiva all’ufficio del CONI competente territorialmente.
Si segnala che anche quest’anno potranno partecipare al riparto delle quote del 5 per mille gli enti “ritardatari” che presenteranno le domande di iscrizione e le successive integrazioni documentali entro il 30 settembre 2013, con il versamento contestuale di una sanzione di importo pari a 258 euro utilizzando il modello F24 (codice tributo 8115).
I requisiti sostanziali richiesti per l’accesso al beneficio dovranno comunque essere posseduti alla data di scadenza della presentazione della domanda d’iscrizione relativa a ogni settore.

. Se vuoi accedere al sito dell'Agenzia delle Entrate - Sezione 5 per mille, clicca QUI.


ARGOMENTI DI CARATTERE PARTICOLARE

1. IL COMMERCIO E LA SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE DA PARTE DELLE ONLUS

Nell’ordinamento italiano l’espressione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale”, meglio nota con l’acronimo ONLUS, indica una categoria tributaria alla quale appartengono determinati enti di carattere privato, anche privi personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi rispondono ai requisiti elencati nell’art. 10, del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460.
L’appartenenza a tale categoria attribuisce la possibilità di godere di agevolazioni fiscali.
I soggetti che possono assumere la qualifica di ONLUS sono:
- le associazioni riconosciute e non riconosciute;
- i comitati;
- le fondazioni;
- le società cooperative;
- gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica
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Tutti noi avremo sicuramente notato, soprattutto nei periodi invernali, dei banchetti posti nelle vicinanze delle chiese o in piazze affollate, gestiti da volontari con divisa o cartellini identificativi ben in vista, intenti alla vendita di arance, mele o altri prodotti alimentari.
Li potremmo aver notati anche durante le fiere patronali, mescolati in mezzo agli altri ambulanti, vendere prodotti, alimentari e non, con lo scopo di finanziare le loro attività.
Sicuramente ci saremo chiesti come mai, gente completamente priva di esperienza nel settore alimentare, potesse vendere o somministrare alimenti senza aver mai frequentato i corsi abilitanti per il commercio alimentare, obbligatori per i commercianti del settore.
L’articolo 30, comma 5, del del Decreto-Legge n. 185/2008, convertito con modificazioni dalla Legge numero 2 del 2009, stabilisce che le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri del volontariato previsti dalla legge 11 agosto 1991 n. 266, acquistano, in virtù del comma 8, dell’articolo 10, del D.Lgs. n. 460/1997, la qualifica di Onlus a condizione che svolgano esclusivamente le attività commerciali marginali indicate nel decreto 25 maggio 1995.
Le attività commerciali marginali consentite, sono le seguenti:
a) attività di vendita occasionali o iniziative occasionali di solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in concomitanza a campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato;
b) attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;
c) cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari sempre ché la vendita dei prodotti sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;
d) attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere occasionale;
e) attività di prestazione di servizi rese in conformità alle finalità istituzionali, non riconducibili nell’ambito applicativo dell’art. 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, verso pagamento di corrispettivi specifici che non eccedano del 50% i costi di diretta imputazione.

Il secondo comma del Decreto del 25 Maggio 1995, precisa che le attività sopra elencate debbono essere svolte:
a) in funzione della realizzazione del fine istituzionale dell’organizzazione di volontariato iscritta nei registri di cui all’art. 6 della legge n. 266 del 1991;
b) senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato, quali l’uso di pubblicità dei prodotti, di insegne elettriche, di locali attrezzati secondo gli usi dei corrispondenti esercizi commerciali, di marchi di distinzione dell’impresa.

Come affermato all’inizio, la normativa fiscale degli enti non commerciali prevede alcune agevolazioni in relazione alle attività occasionali sopra descritte.
L’articolo 143 del TUIR, comma 3, lettera a), dispone infatti la non imponibilità dei fondi pervenuti a seguito di “raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o compagne di sensibilizzazione”.
Relativamente all’attività occasionale di somministrazione di alimenti, una volta accertata l’occasionalità dell’attività di somministrazione effettuata dall’associazione e la sussistenza del carattere celebrativo della festa, questa può godere dell’agevolazione prevista dalla norma di cui sopra, assimilando l’attività di somministrazione a quella di offerta di beni di modico valore di cui al testo normativo precedentemente descritto.
In pratica il legislatore ha così voluto agevolare l’attività di raccolta fondi delle ONLUS anche mediante lo svolgimento di attività di ristoro, in considerazione del fatto che, generalmente, durante le manifestazioni pubbliche o raduni, l’afflusso della popolazione è notevole.
E’ tuttavia da evidenziare che l’attività di somministrazione di alimenti e bevande deve essere comunque esercitata in maniera del tutto occasionale (diversi esperti sostengono addirittura che possa essere esercitata al massimo due volte l’anno) e, nota importante, in occasione di eventi particolari.
Nell’ipotesi in cui non sia soddisfatto il carattere celebrativo dell’evento, ma sussista unicamente l’occasionalità della prestazione, dal punto di vista fiscale, pur rimanendo al di fuori della sfera di applicazione dell’IVA in quanto attività commerciale non abituale, i proventi che ne derivano configurerebbero per l’organizzazione “redditi diversi”.
E’ bene precisare che se dovesse venire a mancare anche “l’occasionalità”, l’attività di somministrazione di cibi e bevande si configurerebbe a tutti gli effetti come attività commerciale soggetta all’obbligo del possesso della partita Iva, alla fatturazione delle vendite, etc.
Relativamente alla vendita/somministrazione di prodotti alimentari, è importante evidenziare che, nonostante le agevolazioni appena descritte, per le associazioni ONLUS valgono le stesse regole in vigore per una qualsiasi attività ambulante del settore alimentare, nessuna esclusa.
Pertanto, se una qualsiasi associazione dovesse ad esempio porre in vendita/somministrare bevande e alimenti sfusi, come tranci di torta, biscotti, etc, dovrà presentare al Comune la D.I.A. (ora SCIA) per la somministrazione temporanea di alimenti e bevande; inoltre dovrà rispettare quanto previsto dalla propria normativa regionale di recepimento del Regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari e del Regolamento (CE) n. 853/2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale.
Alla pari degli altri ambulanti del settore alimentare, dovrà inoltre garantire il rispetto di quanto previsto dall’Ordinanza del Ministero della Salute del 3 Aprile 2002, avente come oggetto: “Requisiti igienico-sanitari per il commercio dei prodotti alimentari sulle aree pubbliche”; in particolare dovrà proteggere gli alimenti dalla contaminazione tramite appositi schermi, gli addetti alla vendita dovranno indossare un camice di colore chiaro con adeguato copricapo, il banco di vendita dovrà essre posto a una determinata distanza dal suolo, etc.
I prodotti alimentari posti in vendita o somministrati, dovranno essere muniti di apposito cartellino degli ingredienti con evidenziati gli eventuali allergeni utilizzati, conformemente a quanto disposto dal D.Lgs. n. 109/92 e dal D.Lgs. 114/2006.
Nell’ipotesi in cui l’Associazione ONLUS dovesse somministrare pasti, dovrà indicare nel menù gli eventuali ingredienti allergenici utilizzati, nel rispetto dell’Ordinanza 29 gennaio 2010 del Ministero della Salute, avente come oggetto “Misure urgenti in merito alla tutela della salute del consumatore con riguardo al settore della ristorazione”, con la quale vengono imposti nuovi obblighi ai ristoratori e a tutti coloro che somministrano alimenti.
(Piero Nuciari - www.pieronuciari.it)


2. COOPERATIVE SOCIALI - APPLICAZIONE LIMITATA DELLE AGEVOLAZIONI RICONOSCIUTE ALLE ONLUS

L'Agenzia delle Entrate, con la nota n. 954 del 15 novembre 2011, ha fornito, su richiesta di un’associazione di rappresentanza, alcune precisazioni in materia di cooperative sociali.
Nel dettaglio, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le cooperative sociali possono fruire delle agevolazioni fiscali previste per le ONLUS, fatta eccezione ai fini IRES.
L’Agenzia, inoltre, ha precisato che le cooperative sociali in quanto ONLUS di diritto possono accedere alle agevolazioni previste per queste ultime senza rispettare i requisiti previsti dal D.Lgs. n. 460/97.
In particolare, le cooperative sociali:
► non sono limitate dall’articolo 10 del D.Lgs. n. 460/97 in materia di oggetto dell’attività svolta dall’ente (le ONLUS, infatti, acquisiscono tale qualificazione qualora svolgano determinate attività);
► non sono tenute alla comunicazione all’anagrafe delle ONLUS ai sensi dell’articolo 11, secondo cui i soggetti che intraprendono l'esercizio delle attività previste all'articolo 10, ne danno comunicazione entro trenta giorni alla direzione regionale delle entrate del Ministero delle finanze nel cui ambito territoriale si trova il loro domicilio (entro 30 giorni dalla entrata in vigore del decreto, invece, per le attività già in corso in tale data). Come noto, l'effettuazione di tale comunicazione è condizione necessaria per beneficiare delle agevolazioni previste dal presente decreto.
L’Agenzia, inoltre, chiarisce che gli statuti delle società cooperative non vanno adeguati, né la denominazione va integrata con l'acronimo ONLUS.

Per accedere alle agevolazioni previste dalla legge n. 381/1991, quindi, basta che rispettino i seguenti requisiti:
► rispetto delle le finalità indicate nella legge 381/1991;
► versamento del 3% dell'utile ai Fondi mutualistici;
► introduzione nello statuto delle clausole non lucrative;
► iscrizione nell'Albo nazionale delle società cooperative nella sottosezione riservata
.

Alla luce di quanto appena esposto, viene precisato che le cooperative sociali possono scegliere se applicare in alternativa:
► le agevolazioni relative alle ONLUS;
► quelle dettate dalla normativa speciale.

Con la nota in commento, però, l'Agenzia conferma quanto già precisato con la circolare n. 168/1998, secondo cui le agevolazioni previste in via generale per le ONLUS possono essere applicate anche alle cooperative sociali, fatta eccezione ai fini IRES.
Le cooperative sociali, infatti, pur essendo riconducibili alle ONLUS rimangono sempre delle società a carattere commerciale, pertanto, non è applicabile il regime previsto dall’articolo 150 del TUIR secondo cui “per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), ad eccezione delle società cooperative, non costituisce esercizio di attività commerciale lo svolgimento delle attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale. I proventi derivanti dall'esercizio delle attività direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile”.


APPROFONDIMENTI E RIFERIMENTI

- Proponiamo una scheda elaborata dall'Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale della Toscana (Servizi al contribuente), nella quale vengono chiariti alcuni punti fondamentali in merito alla comunicazione a acrico delle ONLUS.

. Se vuoi scaricare il testo della scheda, clicca QUI


Proponiamo all'attenzione tre studi del CONSIGLIO NAZIONALE DEL NOTARIATO:
- il primo dal titolo "Enti non commerciali - Organizzazioni non lucrative di utilità sociale - Aspetti ficali" (n. 728-bis/1998 - Approvato dalla Commissione Studi Tributari il 15 maggio 1998 e dal Consiglio Nazionale del Notariato il 29 maggio 1998);

- il secondo dal titolo "Enti non commerciali e non profit : aspetti di interesse civilistico alla luce del decreto "onlus" (n. 2086/1999 - Approvato dalla Commissione Studi Civilistici il 19 gennaio 1999).

- il terzo dal titolo "La trasformazione degli enti no profit" (n. 32-2010/I - Approvato dalla Commissione Studi d'Impresa il 15 aprile 2010).

. Se vuoi scaricare il testo dei tre studi, clicca QUI


IL CONTROLLO INDIPENDENTE NEGLI ENTI NON PROFIT - Le linee guida in un documento del CNDCEC del 16 febbraio 2011

La Commissione “Rendicontazione economico-finanziaria e gestione delle aziende non profit” del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha predisposto un documento dal titolo "Il controllo indipendente negli enti non profit e il contributo professionale del dottore commercialista e dell'esperto contabile".
Il documento fornisce preziose informazioni in merito all’attività di controllo degli enti non profit e illustra le disposizioni che richiedono l’obbligatorietà del controllo e presenta una proposta di richiesta dell’organo di controllo modulata in relazione agli aspetti dimensionali delle organizzazioni in oggetto.
Le indicazioni e le prassi contenute nel presente documento sono rivolte principalmente alle seguenti categorie di destinatari:
a. soggetti incaricati del controllo, i quali possono ottenere indicazioni e sostegno all’adozione delle diverse forme di controllo e indicazioni per l’introduzione di prassi operative standardizzate, coerenti e affidabili;
b. i componenti degli organi di governo e di amministrazione degli Enp che dispongono di indirizzi e soluzioni operative per la definizione del sistema di controlli interni e esterni all’ente;
c. i soggetti a diverso titolo coinvolti nell’attività dell’Enp in quanto portatori di interessi;
d. gli enti pubblici, finanziatori e donatori che possono richiedere agli Enp di dotarsi di strumenti di controllo adeguati alla loro attività ed alle loro dimensioni
.

Il documento si divide, poi, in due sezioni:
- attività di vigilanza e,
- revisione contabile.
L’attività di vigilanza analizza più nel dettaglio i contesti del controllo legale e statutario, il controllo sull’attività dell’ente, e il controllo fiscale.
La revisione contabile si occupa dell’analisi delle principali operazioni che dovrebbero essere poste in essere per garantire la coerenza tra la contabilità amministrativa e il rendiconto/bilancio nonché per verificare la veridicità dei prospetti di sintesi.
Il lavoro si completa con una serie di esempi pensati per tutti i professionisti e gli operatori che si trovano ad affrontare una problematica tanto delicata e cruciale per lo sviluppo della società civile, quanto spesso dimenticata dalla legislazione.

. Se vuoi scaricare il documento del CNDCEC, clicca QUI.


MODULISTICA

Si riporta il testo della dichiarazione e della comunicazione da produrre alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate:
. Fac-simile della DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA relativa alla sussistenza dei requisiti formali per l’uso della denominazione di ONLUS.

. Fac-simile della COMUNICAZIONE resa ai sensi dell'art. 11 del D. Lgs. n. 460/1997.


. Per scaricare la MODULISTICA per il cinque per mille, con le relative istruzioni, cliccate QUI.

. Per scaricare la MODULISTICA relativa alla richiesta della certificazione antimafia e all’autocertificazione, cliccate QUI.


RIFERIMENTI NORMATIVI

. Legge 11 agosto 1998, n. 266: Legge-quadro sul volontariato.

. Legge 8 novembre 1991, n. 381: Disciplina delle cooperative sociali.

. Legge 19 novembre 1997, n. 476: Nuova disciplina del sostegno alle attività di promozione sociale e contributi alle associazioni combattentistiche.

. D. Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460: Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

. D.M. 19 gennaio 1998: Approvazione del modello di comunicazione delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale ai sensi dell'art. 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460.

. Agenzia delle Entrate – Circolare n. 82/E del 12 marzo 1998: ONLUS. Comunicazione di cui all’art. 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460.

. Agenzia delle Entrate – Circolare n. 124/E del 12 maggio 1998: Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Sezione I. Modifiche alla disciplina degli enti non commerciali in materia di imposte sul reddito e di imposta sul valore aggiunto.

. Agenzia delle Entrate – Circolare n. 127/E del 19 maggio 1998: ONLUS. Adempimenti da parte delle organizzazioni di volontariato, delle organizzazioni non governative e delle cooperative sociali di cui all’art. 110, comma 8, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460.

. Agenzia delle Entrate – Circolare n. 168/E del 26 giugno 1998: Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Disposizioni riguardanti le ONLUS.

. Legge 15 dicembre 1998, n. 438: Contributo statale a favore delle associazioni nazionali di promozione sociale.

. Agenzia delle Entrate – Circolare n. 22/E del 22 gennaio 1999: Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, concernente il riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle ONLUS. Quesiti.

. D.P.C.M. 21 marzo 2001, n. 329: Regolamento recante norme per l'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

. Agenzia delle Entrate - Circolare n. 14/E del 26 febbraio 2004: Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 - Attività di controllo nei confronti delle organizzazioni iscritte nell'anagrafe unica delle ONLUS. Decadenza delle agevolazioni.

. D.M. 18 luglio 2003, n. 266: Regolamento concernente le modalità di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l'uso della denominazione di ONLUS, in attuazione dell'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 7 dicembre 1997, n. 460.

. Agenzia delle Entrate - Circolare n. 22/E del 16 maggio 2005: Decreto Ministeriale 18 luglio 2003, n. 266 - Attività di controllo nei confronti delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

. D.P.C.M. 20 gennaio 2006: Definizione della modalità di destinazione della quota pari al cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, in base alla scelta del contribuente, per finalità di volontariato, ricerca scientifica e dell'università, ricerca sanitaria e attività sociali svolte dal comune di residenza.

. Agenzia delle Entrate – Circolare n. 24/E del 26 giugno 2006: ONLUS - Enti non residenti - Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 - Circolare n. 168/E del 26 giugno 1998.

. Agenzia delle Entrate – Circolare n. 59/E del 31 ottobre 2007: Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS). Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Indirizzi interpretativi su alcune tematiche rilevanti. Tavolo Tecnico tra Agenzia delle Entrate e Agenzia per le ONLUS.

. D.P.C.M. 2 aprile 2009: Modalità di ammissione delle associazioni sportive dilettantistiche al riparto di una quota pari al 5 per mille dell'IRPEF.

. D.P.C.M. 3 aprile 2009: Disposizioni in materia di 5 per mille per l'anno finanziario 2009.

. D.P.C.M. 3 aprile 2009 - ALLEGATO 1 - Modello da utilizzare per l'iscrizione al 5 per mille 2009.

. D.P.C.M. 3 aprile 2009 - ALLEGATO 2 - Cinque per mille esercizio finanziario 2009 – ONLUS ed Enti di volontariato – Modello di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 12/E del 9 aprile 2009: Art. 30 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 - Enti associativi e norme in materia di ONLUS.

. D.P.C.M. 16 aprile 2009: Modalità di ammissione delle associazioni sportive dilettantistiche al riparto di una quota pari al 5 per mille dell'IRPEF.

. Agenzia delle Entrate – Risoluzione n. 186/E del 17 luglio 2009: Istanza di interpello - Art. 11 legge 27 luglio 2000, n. 212 – Fondazione ALFA ONLUS.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 45/E del 29 ottobre 2009: Art. 30 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 – Modello enti associativi (modello EAS) – Ulteriori chiarimenti.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 51/E del 1° dicembre 2009: Quesiti relativi al modello enti associativi (Modello EAS) - Ulteriori chiarimenti.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 15/E del 26 marzo 2010: Articolo 1, comma 23-quaterdecies, lettera a), decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25. Proroga del termine per l’integrazione documentale delle domande regolarmente presentate dai soggetti interessati ai sensi dell’art. 1 del DPCM 20 gennaio 2006, dell’art. 1 del DPCM 16 marzo 2007 e dall’art. 1 del DPCM 19 marzo 2008.

. D.M. 14 settembre 2010, n. 177: Regolamento concernente i criteri e le modalità per la concessione e l'erogazione dei contributi di cui all'articolo 96 della legge 21 novembre 2000, n. 342, in materia di attività di utilità sociale, in favore di associazioni di volontariato e organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Risoluzione n. 125/E del 6 dicembre 2010: Chiarimenti in merito ad alcune problematiche riguardanti la presentazione del modello EAS. Variazione dei dati identificativi del rappresentante legale o dell’ente.

. D.M. 23 dicembre 2010: Tariffe postali agevolate per le associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro.

. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Circolare n. 6 del 18 febbraio 2011: Criteri e modalità per il riconoscimento, in favore degli enti ed associazioni di promozione sociale, di svolgere attività di evidente funzione sociale.
. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Circolare n. 6 del 18 febbraio 2011 - ALLEGATO.

. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Comunicato del 23 febbraio 2011: Linee guida 23 febbraio 2011 - Procedimento per la richiesta dei contributi previsti dalla legge n. 438 del 15 dicembre 1998 e dall’art. 1, comma 2, della legge n. 476 del 19 novembre 1987 - Annualità 2011.
. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Comunicato del 23 febbraio 2011 - ALLEGATI.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 6/E del 24 febbraio 2011: Articolo 1, comma 1, decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225. Proroga dei termini di presentazione del modello EAS.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 9/E del 3 marzo 2011: Articolo 2, comma 1, decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10. Cinque per mille esercizio finanziario 2011.

. D.P.C.M. 26 gennaio 2011, n. 51: Modifiche al regolamento recante norme per l'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilita' sociale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 marzo 2001, n. 329.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 38/E del 1° agosto 2011: Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS). Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Indirizzi interpretativi su alcune tematiche rilevanti.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Risoluzione n.110/E del 12 dicembre 2012: Modello EAS – Chiarimenti in merito all’applicabilità dell’istituto della remissione in bonis.

. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso - Circolare n. 6/E del 21 marzo 2013: Cinque per mille per l’esercizio finanziario 2013.



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Pubblicato su: 2009-03-23 (6008 letture)

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