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IMPRESA SOCIALE - MISURE PER LA DIFFUSIONE E IL RAFFORZAMENTO DELL'ECONOMIA SOCIALE





L'IMPRESA SOCIALE
UNA NUOVA FORMA SOCIETARIA PER L'ESERCIZIO DI UN'ATTIVITA' COMMERCIALE


1. La nascita dell'impresa sociale - La legge delega

Pubblicata sulla G.U. n. 153 del 4 luglio 2005, la legge 13 giugno 2005, n. 118, contenente “Delega al Governo concernente la disciplina dell’impresa sociale”.
La legge fornisce finalmente una definizione di "impresa sociale": sono imprese sociali “le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un'attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale”.
Da questa attività l'impresa, che non avrà scopo di lucro, dovrà ottenere oltre il 70% dei ricavi; sarà inoltre riconosciuta impresa sociale quella che assumerà per almeno il 30% persone svantaggiate o disabili.

Questa legge apre nuove importanti prospettive al mondo imprenditoriale del nonprofit.
L'introduzione dell'impresa sociale è un'innovazione legislativa importante per l'ordinamento civilistico italiano, con cui si supera la rigida distinzione tra gli enti del Libro I del Codice civile, che riguarda associazioni e fondazioni, e quelli del Libro V, dedicato alle società lucrative e cooperative.
Con questo provvedimento si dà quindi la possibilità agli enti del terzo settore e alle società nonprofit di svolgere attività di natura imprenditoriale con finalità sociali.

Si stabilisce per la prima volta un principio che supera il limite imposto dal Codice civile secondo cui l'impresa è tale solo se svolge un'attività speculativa.
Il provvedimento riconosce, infatti, che l'impresa può anche essere un modo attraverso cui dei privati organizzano un'attività di produzione e scambio di beni e servizi non per perseguire, esclusivamente o in modo prevalente, uno scopo di lucro, ma anche e soprattutto per realizzare l'interesse generale della collettività.
Anche per l’impresa sociale viene previsto l’obbligo della iscrizione nel Registro delle imprese.
Il decreto prevede caratteristiche e obblighi stringenti per evitare che si possano determinare abusi o inquinamenti di un settore così delicato.

Questi gli obiettivi della riforma:
1) definire, nel rispetto del quadro normativo e della specificità propria degli organismi di promozione sociale, nonchè della disciplina generale delle associazioni, delle fondazioni, delle società e delle cooperative, e delle norme concernenti la cooperazione sociale e gli enti ecclesiastici, il carattere sociale dell'impresa;
2) prevedere, in coerenza con il carattere sociale dell'impresa e compatibilmente con la struttura dell'ente, omogenee disposizioni in ordine all'assetto dell'impresa stessa;
3) attivare, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, funzioni e servizi permanenti di monitoraggio e di ricerca necessari alla verifica della qualità delle prestazioni rese dalle imprese sociali;
4) definire la disciplina dei gruppi di imprese sociali secondo i principi di trasparenza e tutela delle minoranze, regolando i conflitti di interesse e le forme di abuso da parte dell'impresa dominante
.


2. Attuazione delle legge-delega sull'impresa sociale

E' stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale 97 del 27 aprile 2006, il decreto legislativo 23 marzo 2006, n. 155 di attuazione della delega, conferita al Governo con la legge 13 giugno 2005, n. 118, a rivedere la disciplina dell'impresa sociale attualmente vigente, al fine di attualizzarla e valorizzarla in considerazione del significativo ruolo, di crescente importanza che va assumendo nella sfera del sociale.
Il provvedimento incide significativamente su diverse fattispecie di associazioni, con riferimento alla possibilità di esercizio di attività di tipo commerciale ed alle caratteristiche di marginalità delle attività economiche richieste, ad esempio, alle associazioni di volontariato ovvero a quelle di occasionalità o diretta connessione richiesta per le ONLUS.
Alla luce della fondamentale crescita di ruolo di cui è protagonista il terzo settore nella società italiana, il provvedimento muove dalla consapevolezza della necessità di consentire a questo tipo di imprese, dotate di una loro specifica particolarità, di regolamentare in forma chiara la loro attitudine a svolgere attività di tipo imprenditoriale connessa con i fini statutari; sul il provvedimento sono stati acquisiti i pareri prescritti.

Il nuovo soggetto giuridico consente all'imprenditore, che opera nel sociale, di esercitare tale attività anche al di fuori dello schema giuridico delle cooperative.
I capisaldi del nuovo istituto sono l'assenza dello scopo di lucro e il perseguimento di finalità di interesse generale nell'attività economica, con il conseguente divieto di distribuzione, anche indiretta, di utili.
Viene imposto l'obbligo della redazione del bilancio sociale e in materia di amministrazione e controllo si applicano le disposizioni del diritto societario.
La qualifica di impresa sociale può essere acquisita dalle organizzazioni private che esercitano in via stabile e principale un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi di utilità sociale, mediante l'iscrizione in una sezione ad hoc del Registro delle imprese.


I settori ammessi

L'art. 2 del D. Lgs. n. 155/2006 stabilisce che si considerano beni e servizi di utilità sociale quelli prodotti o scambiati nei seguenti settori:
1) assistenza sociale;
2) assistenza sanitaria;
3) assistenza socio-sanitaria;
4) educazione, istruzione e formazione;
5) tutela dell'ambiente e dell'ecosistema;
6) valorizzazione del patrimonio culturale;
7) turismo sociale;
8) formazione universitaria e post-universitaria;
9) ricerca ed erogazione di servizi culturali;
10) formazione extra-scolastica;
11) servizi strumentali alle imprese sociali, resi da enti composti in misura superiore al 70% da organizzazioni che esercitano un'impresa sociale
.


3. Emanati quattro nuovi decreti attuativi

Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 86 del 11 aprile 2008, quattro nuovi decreti del 24 gennaio 2008, adottati dal Ministero dello Sviluppo Economico e della Solidarietà Sociale, in attuazione del D. Lgs. 24 marzo 2006, n. 155, recante la disciplina dell’impresa sociale.
I decreti riguardano:
1) la definizione dei criteri quantitativi e temporali per il computo della percentuale del 70% dei ricavi complessivi dell’impresa ai fini della determinazione dell’attività principale (art. 2, comma 3, D. Lgs. n. 155/2006);
2) la definizione degli atti e documenti che devono essere depositati presso l’ufficio del Registro delle imprese competente e delle relative procedure (art. 5, comma 5, D. Lgs. n. 155/2006);
3) la definizione delle linee guida per la redazione del bilancio sociale da parte delle imprese sociali (art. 10, comma 2, D. Lgs. n. 155/2006);
4) la definizione delle linee guida relative a operazioni straordinarie poste in essere dalle imprese sociali (trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda) (art. 13, comma 2, D. Lgs. n. 155/2006).
Con la pubblicazione di questi quattro decreti si completa il percorso attuativo della normativa avviato con il decreto legislativo n.155/2006.

Alla pubblicazione di questi decreti sono seguite numerose polemiche dovute al fatto che questo passaggio normativo non ha previsto la concertazione con le organizzazioni di rappresentanza e il suo contenuto risulta debole in quanto non contengono quelle risposte che si attendevano da tempo e che sono in grado di sbloccare l'attuale condizione di immobilità.
Si lamentano costi troppo elevati per la trasformazione in impresa sociale, molta burocrazia (sono previsti ulteriori oneri a carico dell'impresa sociale) e completa essenza di agevolazioni fiscali e contributive.
Due decreti, inoltre, prevedono uno schema di rendiconto economico-patrimoniale che l'Agenzia per le ONLUS dovrà emanare entro tre mesi.
E' stato osservato che questa disposizione, peraltro non prevista nè dalla legge-delega nè dal decreto legislativo, va a sovrapporsi all'art. 2423 del Codice Civile, creando così un'inutile duplicazione.
Per quanto riguarda la redazione del bilancio sociale (documento assai complesso) si chiede che vengano previsti limiti dimensionali per adempiere a tale obbligo. Del resto anche per il bilancio d'esercizio viene contemplata dal Codice Civile una forma di redazione "abbreviata".
Non si vede allora il motivo per cui il bilancio sociale debba essere uguale per tutti.

Il contenuto dei quattro nuovi decreti attuativi viene approfondito nel contributo curato da Claudio Venturi, riportato sotto.


4. Bilancio sociale - Oltre il bilancio d'esercizio

Negli ultimi anni, con il crescente interesse verso le tematiche sociali, etiche e ambientali, molte imprese hanno sentito l'esigenza di manifestare all'esterno il loro impegno verso tali problematiche, indicando in un apposito documento quanto esse fanno o intendano fare per risolverle.
Tale documento viene detto comunemente "bilancio sociale" per indicare l'insieme di azioni e correlazioni che l'impresa ha con l'ambiente che la circonda al fine di un maggiore "riconoscimento" esterno.

Il bilancio sociale è uno strumento di rendicontazione che consente alle aziende di realizzare una strategia di comunicazione diffusa e trasparente, in grado di perseguire il consenso e la legittimazione sociale che sono la premessa per il raggiungimento di qualunque altro obiettivo, compresi quelli di tipo reddituale e competitivo.

Si tratta di un documento da affiancare a quelli già esistenti, in grado di fornire, ai diversi soggetti interessati (stakeholders), informazioni sugli effetti sociali e ambientali che derivano dalle scelte delle aziende.
Si tratta di un documento autonomo, in grado di fornire informazioni qualitative e quantitative sugli effetti dell'attività aziendale.


Bilancio di esercizio, bilancio sociale e bilancio di missione

Il bilancio di esercizio è un documento di informazione contabile, che ha lo scopo di presentare l’andamento economico-finanziario dell’impresa sul mercato, andamento che costituisce la sintesi delle azioni messe in atto per il raggiungimento del fine istituzionale giuridico dell’impresa stessa.
Il bilancio di esercizio delle imprese deve esprimere, in modo attendibile e completo, i risultati economico finanziari e patrimoniali dell’attività imprenditoriale.

Con il bilancio sociale, i doveri informativi si ampliano in una prospettiva complementare, che non si sovrappone al bilancio d’esercizio; il bilancio sociale rendiconta sugli effetti che l’operato dell’organizzazione ha su tutti gli interlocutori – stakeholders – (dipendenti, clienti, fornitori, azionisti, istituzioni, sindacati, ecc.).

Nel caso delle organizzazioni non profit esiste, infine, anche un altro documento, denominato “bilancio di missione”, che tiene conto dello specifico fine di tali organizzazioni, integrando il bilancio di esercizio con l’informazione istituzionale.
Il bilancio di missione amplia l’orizzonte informativo sui fini istituzionali, rendendo anche conto dell’utilizzo delle risorse acquisite per adempiere ai doveri statutari.


5. Impresa sociale esclusa dagli studi di settore

5.1. Agenzia delle Entrate - Parere del 24 marzo 2009

L'impresa sociale, non avendo come fine ultimo il profitto, è esclusa all'applicazione degli studi di settore. Lo ha stabilito, nel silenzio della legge sul punto, l'Agenzia delle Entrate nella risposta a un quesito posto dall'Agenzia delle Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale (ONLUS).
Il parere del 24 marzo 2009, Prot. 2009/40769 segna il primo punto a favore della nuova figura giuridica, nata dalla riforma del 2006.
La disciplina, rimasta fin qui priva di qualsiasi beneficio di carattere tributario, non ha riscosso fino a oggi grande interesse, tanto che per ora solo 571 realtà hanno deciso di modificare lo statuto e assumere la nuova veste. Ma la decisione delle Entrate potrebbe modificare radicalmente il panorama.

- Si riporta il testo della Nota dell'Agenzia delle Entrate:
. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Accertamento - Settore Governo dell'Accertamento - Ufficio Studi di Settore - Nota del 24 marzo 2009, Prot. 2009/40768: Studi di settore e imprese sociali.


5.2. Agenzia delle Entrate - Circolare n. 29/E del 18 giugno 2009

L'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 29/E del 18 giugno 2009, ha confermato l’inidoneità delle imprese sociali all’applicazione degli studi di settore, in particolare modo per la mancanza dello scopo di lucro e l’impiego di personale disabile o svantaggiato.

In considerazione delle caratteristiche dell'impresa sociale, ed in particolar modo "per la mancanza dello scopo di lucro e l’impiego di personale disabile o svantaggiato, le imprese sociali potrebbero non conciliarsi perfettamente con gli studi di settore che rappresentano un modello statistico-matematico sviluppato sulla base di rapporti economici tra fattori produttivi. Gli stessi indicatori di coerenza, presenti negli studi di settore, potrebbero risultare sfalsati e non rappresentativi, dal momento che il fine “ultimo” dell’impresa sociale non è il profitto".

"Nel confermare l’applicazione degli studi di settore anche alle imprese sociali - continua l'Agenzia delle Entrate - si rappresenta che nell’eventuale fase di controllo, effettuata sulla base degli studi di settore, gli uffici dovranno tener conto, di volta in volta, della sussistenza del requisito della mutualità, delle particolari situazioni locali e della tipologia di attività svolta, così da valutare la credibilità dei ricavi presunti a fronte di quanto dichiarato dal contribuente".

- Si riporta il testo della Circolare:
. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Accertamento - Circolare n. 29/E del 18 giugno 2009: Studi di settore. Periodo d'imposta 2008. Punto n. 10.


5.3. Agenzia per le ONLUS - Comunicato del 29 giugno 2009

L’Agenzia per le Onlus prende atto dell’intervento dell’Agenzia delle Entrate e, riconoscendo nella circolare in questione un valido incentivo alla diffusione delle imprese sociali, esprime soddisfazione per l’importante risultato raggiunto, frutto del positivo confronto avviato nell’ambito del Tavolo Tecnico istituito con l’Agenzia delle Entrate.

- Si riporta il testo del comunicato della:
. Agenzia per le ONLUS - Comunicato del 29 giugno 2009: Circolare n. 29/E del 18 giugno 2009 - Studi di settore e imprese sociali.


6. 18 GIUGNO 2016 - TERZO SETTORE E COOPERATIVE SOCIALI - Promulgata la legge di riforma - Ridefinitta l'impresa sociale

E’ stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 2016, la Legge 6 giugno 2016, n. 106, recante “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”.
Il testo della legge viene riportato nei Riferimenti normativi.

. Se vuoi approfondire l’argomento della riforma del Terzo settore, clicca QUI.


Ridefinita l'impresa sociale

Tra i principali punti toccati dalla riforma è quello relativo alla riforma dell'impresa sociale.
Per comprendere quale sia la relazione tra la riforma del terzo settore e il tema specifico dell’impresa sociale, è necessario premettere che nel contesto culturale italiano, anche legislativo, il “terzo settore” raggruppa un insieme di enti privati caratterizzati dal perseguimento di finalità di interesse generale senza scopo di lucro. Vi rientrano, pertanto, anche le cooperative sociali e le imprese sociali, che si distinguono all’interno del terzo settore, principalmente, per la natura imprenditoriale dell’attività svolta.
Volendo riformare il terzo settore, questo disegno di legge italiano si occupa dunque altresì - né poteva essere diversamente - degli enti imprenditoriali del terzo settore italiano, ovverosia le imprese sociali (e le cooperative sociali).
L’impresa sociale è e sarà ovviamente interessata da tutti i profili della riforma, anche quelli generali e comuni a tutti gli enti del terzo settore (categoria cui essa, come testé precisato, appartiene), attualmente contenuti negli artt. 2, 3 e 4 della legge n. 106/2016, anche se il loro impatto effettivo su questa particolare figura del terzo settore sarà limitato dalla circostanza che molte di queste disposizioni si rivolgono a realtà non imprenditoriali del terzo settore o hanno senso solo per queste ultime (ad esempio, artt. 3, lett. d, e 4, comma 1, lett. e); dal fatto che la disciplina attuale dell’impresa sociale già contiene molte delle previsioni generali che la riforma si propone di introdurre (ad esempio, art. 4, comma 1, lett. f); e infine del fatto che l’articolo 6 della legge n. 106/2016, dedicato all’impresa sociale, presenta varie previsioni particolari che, in quanto tali, prevarranno su quelle generali contenute nella legge (ad esempio, art. 4, lett. d).
Venendo proprio alle previsioni particolari di cui all’art. 6 della legge in commento, le novità che la riforma dovrebbe introdurre rispetto all’attuale disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 155/2006, pur non apparendo così sconvolgenti sul piano del diritto sostanziale, potrebbero però avere un certo impatto sull’identità giuridica dell’impresa sociale.

I contenuti dell'art. 6 della L. n. 106/2016

In sede di attuazione della delega si dovrà procedere ad una precisa definizione dell'impresa sociale. Per rientrare a pieno titolo nella disciplina del Terzo settore l'impresa sociale deve avere queste caratteristiche:
- svolgere attività d'impresa per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale;
- destinare i propri utili prioritariamente al conseguimento dell'oggetto sociale;
- adottare modalità di gestione responsabili e trasparenti;
- favorire il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività.

I decreti delegati dovranno:
- individuare i settori in cui può essere svolta l'attività d'impresa nell'ambito delle attività di interesse generale;
- prevedere le forme di remunerazione del capitale sociale che assicurino la prevalente destinazione degli utili al conseguimento dell'oggetto sociale;
- prevedere il divieto di ripartire eventuali avanzi di gestione degli utili al conseguimento degli obiettivi sociali;
- prevedere l'obbligo di redigere il bilancio;
- coordinare la disciplina dell'impresa sociale con il regime delle attività di impresa svolte dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale;
- prevedere la nomina, in base a principi di terzietà, di uno o più sindaci con funzioni di vigilanza (art. 6).

Si prevede un ampliamento dei settori di attività di utilità sociale (che, dunque, rimangono come elemento identificativo dell’impresa sociale italiana), includendovi in particolare “quelli del commercio equo e solidale, dei servizi per il lavoro finalizzati all’inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell’alloggio sociale e dell’erogazione del microcredito da parte di soggetti a ciò abilitati in base alla normativa vigente” (lett. b).
Si prevede che le cooperative sociali e i loro consorzi acquisiscano di diritto la qualifica di imprese sociali (lett. c), laddove, secondo la normativa vigente, le prime devono rispettare due norme del D.Lgs. n. 155/2006 per ottenerla.

La lett. d) fa invece riferimento al tema della remunerazione del capitale sociale di un’impresa sociale e della ripartizione degli utili.
Sul punto la legge n. 106/2016 supera la disciplina vigente - la quale esclude ogni distribuzione di utili (art. 3 d.lgs. n. 155/2006) - e riconosce la possibilità di una remunerazione, da sottoporsi però (in sede di attuazione della legge delega) a condizioni e limiti massimi, anche differenziando a seconda della forma giuridica dell’impresa sociale (ad esempio, associazione o società per azioni), e “in analogia con quanto disposto per le cooperative a mutualità prevalente”, fermo restando che, in ogni caso, deve essere assicurata “la prevalente destinazione degli utili al conseguimento degli obiettivi sociali”.

La lett. e) prevede, per l'organizzazione che esercita l'impresa sociale, l'obbligo di redigere il bilancio ai sensi degli articoli 2423 e seguenti del codice civile, in quanto compatibili.

Alla lett. f), si prevedono limiti alla remunerazione delle cariche sociali e alla retribuzione dei titolari degli organismi dirigenti. Si tratta di impedire forme di distribuzione indiretta di utili (o di lucro indiretto, come si usa anche dire), come già faceva l’art. 3, D.Lgs. n. 155/2006.

Alla lett. g) si mira ad estendere il perimetro di attività dell’impresa sociale, ma questa volta con riferimento all’impresa sociale di inserimento lavorativo (di cui all’attuale art. 2, comma 2, D.Lgs. n. 155/2006), per cui si prevede la ridefinizione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale, ciò che porterà ad un probabile allargamento del numero di lavoratori che l’impresa sociale di inserimento lavorativo potrà impiegare per essere qualificata tale.

La lett. l) si propone di vincolare l’impresa sociale ad avere un organo interno incaricato del controllo di legittimità, più precisamente, uno o più sindaci "allo scopo di monitorare e vigilare sull'osservanza della legge e dello statuto da parte dell'impresa sociale, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, anche con riferimento alle disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile".


7. 20 LUGLIO 2017 - Pubblicato il decreto che ridefinisce l'impresa sociale - Abrogato il D.Lgs. n. 155//2006

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 19 luglio 2017, il Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante “Revisione della disciplina in materia di impresa sociale, a norma dell'articolo 2, comma 2, lettera c) della legge 6 giugno 2016, n. 106”.

Il decreto – in vigore dal 20 luglio 2017 - ha l’obiettivo di migliorare la disciplina dell’impresa sociale, colmando le attuali lacune, relative soprattutto al regime fiscale, e a rimuovere le principali barriere al suo sviluppo, rafforzandone il ruolo nel Terzo settore, anche in chiave di sistema.
Abrogato il decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.
Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al Libro V del Codice civile, che, “esercitano in via stabile e principale un'attività d'impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività” (art. 1, comma 1).
L’impresa sociale rimane dunque una qualifica che enti costituiti in una qualsiasi forma giuridica (associazione, fondazione, società, cooperativa) possono assumere se rispettano le diverse norme di qualificazione dettate nel decreto, ferma restando la qualificazione di diritto come impresa sociale prevista dalla legge delega per le cooperative sociali e i loro consorzi.
Si ridefinisce, ampliandolo, l’ambito delle attività di interesse generale che devono essere esercitate affinché un ente possa assumere la qualifica di impresa sociale, armonizzando al contempo le tipologie di attività che possono essere svolte dalle cooperative sociali.
Si considera comunque di interesse generale, indipendentemente dal suo oggetto, l’attività dell’impresa sociale nella quale, per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, sono occupati, secondo specifiche percentuali in relazione al personale, lavoratori molto svantaggiati, persone svantaggiate o con disabilità e persone senza fissa dimora che versino in una condizione di povertà tale da non poter reperire e mantenere un’abitazione in autonomia (art. 2, comma 4).
L’attività di impresa di interesse generale deve essere svolta “in via principale”, ossia deve generare almeno il 70 per cento dei ricavi complessivi (art. 2, comma 3).

Quale ente del Terzo settore, l’impresa sociale non può avere come scopo principale quello di distribuire ai propri soci, amministratori, dipendenti, ecc., gli utili ed avanzi di gestione, i quali devono essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio. Tuttavia, al fine di favorire il finanziamento dell’impresa sociale mediante capitale di rischio, il decreto, in attuazione della delega, ha introdotto la possibilità per le imprese sociali (costituite in forma di società) di remunerare in misura limitata il capitale conferito dai soci. In particolare, l’impresa sociale, costituita in forma societaria, può destinare una quota inferiore al 50 per cento degli utili e degli avanzi di gestione annuali, dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti, ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato dai soci, nei limiti delle variazioni dell’indice nazionale generale annuo dei prezzi al consumo calcolate dall’ISTAT per il periodo corrispondente a quello dell’esercizio in cui gli utili sono stati prodotti, oppure alla distribuzione, anche mediante l’emissione di strumenti finanziari, di dividendi ai soci, in misura comunque non superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato (art. 3, comma 2).
Per le imprese sociali è inoltre possibile, nel limite anzidetto, disporre erogazioni gratuite in favore di enti del Terzo settore diversi dalle imprese sociali, che non siano tuttavia fondatori, associati, soci dell’impresa sociale o società da questa controllate; tali erogazioni devono essere finalizzate alla promozione di specifici progetti di utilità sociale. Anche per le imprese sociali si prevede un criterio di proporzionalità del trattamento retributivo tra lavoratori dipendenti (art. 3, comma 3).

Ai fini di promozione e sviluppo dell’impresa sociale, si introducono inoltre importanti misure di sostegno, anche fiscale, quali la detassazione degli utili o avanzi di gestione che incrementino le riserve indivisibili dell’impresa sociale in sospensione d’imposta e che vengano effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio (analogamente a quanto già previsto per le cooperative sociali e per i consorzi tra piccole e medie imprese).
Si prevedono inoltre incentivi fiscali volti a favorire gli investimenti di capitale nelle imprese sociali, altrimenti penalizzate rispetto alle società lucrative che non soggiacciono ai suddetti limiti di remunerazione del capitale (art. 18).

Infine, relativamente agli obblighi di trasparenza, l’impresa sociale è tenuta a depositare presso il Registro delle imprese e a pubblicizzare, anche attraverso il proprio sito internet, il bilancio sociale, da redigersi in ossequio a specifiche linee guida da adottarsi con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Consiglio nazionale del Terso settore (art. 9, comma 2).

In caso di insolvenza, le imprese sociali sono assoggettate alla liquidazione coatta amministrativa, di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni (art. 14).


PROBLEMATICHE DI CARATTERE PARTICOLARE

1. 10 LUGLIO 2014 - Il Consiglio dei Ministri approva un disegno di legge delega per la riforma del "Terzo settore"

Il Consiglio dei Ministri del 10 luglio 2014 ha dato via libera al disegno di legge delega al Governo per la riforma del Terzo settore, recante “Disposizioni per promuovere e favorire l’autonoma iniziativa delle persone, singole e associate, per lo svolgimento di attività di interesse generale”.

Il testo del disegno di legge attribuisce al Governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delega, uno o più decreti legislativi recanti il riordino e la revisione organica della disciplina degli enti privati del Terzo settore e delle attività che promuovono e realizzano finalità solidaristiche e di interesse generale, anche attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale in attuazione del principio di sussidiarietà, al fine di sostenere la libera iniziativa dei cittadini associati per perseguire il bene comune, elevare i livelli di cittadinanza attiva, coesione e protezione civile, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando al contempo il potenziale di crescita ed occupazione del settore.

Per quanto riguarda l’impresa sociale i decreti legislativi dovranno prevedere:
- revisione dell’attuale disciplina dell’attribuzione facoltativa della qualifica di impresa sociale;
- qualificazione dell’impresa sociale quale impresa privata a finalità d’interesse generale avente come proprio obiettivo primario il raggiungimento di impatti sociali positivi misurabili, realizzati mediante la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, anche attraverso l’adozione di modelli di gestione responsabili e idonei ad assicurare il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti;
- ampliamento dei settori di attività di utilità sociale e individuazione dei limiti di compatibilità con lo svolgimento di attività commerciali diverse da quelle di utilità sociale;
- previsione di forme di remunerazione del capitale sociale e di ripartizione di utili nel rispetto di condizioni e limiti prefissati;
- razionalizzazione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale; disciplina delle modalità di attribuzione della qualifica di impresa sociale alle cooperative sociali e ai loro consorzi;
- possibilità per le imprese private con finalità lucrative e per le amministrazioni pubbliche di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione e il controllo;
- coordinamento della disciplina dell’impresa sociale con il regime delle attività d’impresa svolte dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale
.

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2. 26 SETTEMBRE 2015 - Agevolazioni alle imprese per la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale

Al fine di promuovere la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale, con il Decreto 3 luglio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2015, il Ministero dello Sviluppo Economico ha previsto la istituzione di un "regime di aiuto volto a sostenere la nascita e la crescita delle imprese operanti, in tutto il territorio nazionale, per il perseguimento degli interessi generali e delle finalità di utilità sociale".
Il testo del decreto viene riportato nei Riferimenti normativi.

Il regime di aiuto istituito dal presente decreto e' destinato ad agevolare le seguenti tipologie di imprese:
a) imprese sociali di cui decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155 e successive modifiche e integrazioni, costituite in forma di società;
b) cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381 e successive modifiche e integrazioni, anche non aventi qualifica di imprese sociali ai sensi del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, e relativi consorzi, come definiti dall'art. 8 della legge predetta;
c) società cooperative aventi qualifica di ONLUS ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 e successive modifiche e integrazioni.
Tali imprese devono essere in possesso dei requisiti indicati all'art. 3, commi 2 e 3.

Ai sensi dell'art. 4, del presente decreto, sono ammissibili alle agevolazioni in questione i programmi di investimento finalizzati alla creazione o allo sviluppo delle imprese di cui sopra:
a) compatibili con le rispettive finalita' statutarie;
b) organici e funzionali all'attivita' esercitata;
c) avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione.
Per avvio del programma si intende la data di inizio dei lavori relativi all'investimento oppure la data del primo impegno giuridicamente vincolante ad ordinare attrezzature o di qualsiasi altro impegno che renda irreversibile l'investimento, a seconda di quale condizione si verifichi prima.
L'acquisto del suolo aziendale e i lavori preparatori quali la richiesta di permessi o la realizzazione di studi di fattibilita' non sono considerati come avvio del programma;
d) che presentino spese ammissibili, al netto dell'IVA, non inferiori a euro 200.000,00 (duecentomila/00) e non superiori a euro 10.000.000,00 (diecimilioni/00), fermo restando il rispetto dei massimali di aiuto previsti dai regolamenti de minimis.

Ai sensi del successivo articolo 5, sono ammissibili alle agevolazioni di cui al presente decreto le spese necessarie alle finalita' del programma di investimento, sostenute dall'impresa beneficiaria a partire dalla data di presentazione della domanda e relative all'acquisto di beni e servizi rientranti nelle seguenti categorie:
a) suolo aziendale e sue sistemazioni;
b) fabbricati, opere edili/murarie, comprese le ristrutturazioni;
c) macchinari, impianti ed attrezzature varie nuovi di fabbrica;
d) programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell'impresa;
e) brevetti, licenze e marchi;
f) formazione specialistica dei soci e dei dipendenti dell'impresa beneficiaria, funzionali alla realizzazione del progetto;
g) consulenze specialistiche, quali studi di fattibilita' economico-finanziaria, progettazione e direzione lavori, studi di valutazione di impatto ambientale;
h) oneri per le concessioni edilizie e collaudi di legge;
i) spese per l'ottenimento di certificazioni ambientali o di qualita';
l) spese generali inerenti allo svolgimento dell'attivita' d'impresa
.

La domanda di agevolazione dovrà essere presentata al Ministero, a decorrere dalla data di apertura dei termini e con le modalità che saranno determinate con successivo provvedimento a firma del direttore generale della Direzione generale per gli incentivi alle imprese pubblicato nel sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico, il cui avviso sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Con tale provvedimento, il Ministero impartirà altresi', le indicazioni utili per la migliore attuazione dell'intervento e precisa gli oneri informativi a carico delle imprese.


3. 27 DICEMBRE 2015 - IMPRESE SOCIALI - Fissati i compensi spettanti agli organi di liquidazione coatta amministrativa

Nelle procedure di liquidazione coatta amministrativa delle organizzazioni che esercitano un'impresa sociale, ai sensi del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, ai fini della liquidazione dei compensi spettanti agli organi della liquidazione amministrativa, si applicano le disposizioni contenute nel decreto ministeriale 23 febbraio 2001, recante «Rideterminazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti ai commissari liquidatori degli enti cooperativi e ai componenti dei comitati di sorveglianza».
Lo ha stabilito il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il Decreto 11 novembre 2016, recante “Determinazione dei compensi spettanti agli organi della liquidazione coatta amministrativa delle imprese sociali”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 301 del 27 dicembre 2016.
Nelle more dell'adozione dei decreti legislativi previsti dal comma 2 della legge 6 giugno 2016, n. 106, il Ministero ha ravvisato la necessità di prevedere una disciplina transitoria con la quale individuare criteri e parametri per la remunerazione dell'attività svolta dagli organi della liquidazione amministrativa, ritenendo opportuno applicare - per analogia di fattispecie, anche alle procedure di liquidazione coatta amministrativa nei riguardi delle organizzazioni esercenti un'impresa sociale, non aventi la forma di cooperative sociali e loro consorzi di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381 - la disciplina contenuta nel citato decreto ministeriale 23 febbraio 2001, di rideterminazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti ai commissari liquidatori degli enti cooperativi e ai componenti dei comitati di sorveglianza.
Il testo dei decreti citati viene riportato nei Riferimenti normativi.


APPROFONDIMENTI E RIFERIMENTI

- Si riporta un contributo elaborato da Claudio Venturi, dal titolo:
. L'impresa sociale. I lineamenti fondamentali e i contenuti dei nuovi decreti attuativi.


- Segnaliamo un interessante contributo del Prof. Carlo Borzaga, attuale presidente dell'Istituto Studi Sviluppo Aziende Nonprofit (ISSAN), c/o Facoltà di Economia - Università degli Studi di Trento, dal titolo:
.
Sull’impresa sociale.


- Proponiamo uno Studio del Consiglio Nazionale del Notariato (Studio n. 429-2006/C - Approvato dalla Commissione Studi Civilistici il 14 luglio 2006 e dalla Commissione Studi d'Impresa il 28 luglio 2006) dal titolo "L'impresa sociale - Prime riflessioni sul D. Lgs. 24 marzo 2006, n. 155".

. Se vuoi scaricare il testo dello Studio, clicca
QUI


- Segnaliamo un contributo di Monica Poletto, pubblicato sulla rivista "Enti non profit" - IPSOA Editore, dal titolo:
. Impresa sociale: approvati i decreti attuativi mancanti.


No profit - Dal Consiglio nazionale un Quaderno sull'impresa sociale

Il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili (CNDCEC), attraverso la Commissione di studio che si occupa dell'analisi normativa degli enti non lucrativi e delle imprese sociali, ha pubblicato un Quaderno sui lineamenti tecnico-operativi dell'impresa sociale.
L’impresa sociale, introdotta dal D. Lgs. n. 155/2006, è ancora poco diffusa, sia per la scarsa conoscenza dello strumento tra gli addetti ai lavori, sia a causa della mancanza di specifici vantaggi fiscali.
Il volume - come si legge nel comunicato stampa di presentazione - evidenzia come per i soggetti profit e no profit, acquisendo la qualifica di impresa sociale, ci siano comunque diverse opportunità. Si pensi, ad esempio, alla novità dello status di impresa per le associazioni che si iscrivono nell'apposita sezione del Registro delle imprese e che di conseguenza possono partecipare a tutti i bandi e a tutte le gare di appalto per le imprese, alle quali in passato erano costretti a rinunciare. O all’obbligo di redazione e deposito del bilancio sociale da parte delle imprese sociali, al fine di una maggiore trasparenza nei confronti degli stakeholders.

. Se vuoi scaricare il testo dello studio, clicca
QUI.


Dalla Camera di Commercio di Roma una guida alla creazione dell'impresa sociale

Per favorire lo sviluppo del Terzo settore, la Camera di Commercio di Roma ha realizzato e reso disponibile in forma gratuita una guida alla creazione delle imprese sociali.
La guida, disponibile on line sul sito ufficiale della Camera di Commercio di Roma, contiene, in 64 pagine, tutte le informazioni di supporto su analisi e misurazione del rischio, adempimenti burocratici e organizzazione aziendale.
Il documento affronta inoltre i temi della valutazione delle attitudini imprenditoriali, della corretta definizione dell'idea, delle modalità per confrontarsi ed affrontare il mercato, oltre chiaramente ad aspetti di analisi del prodotto e di realizzazione dei piani aziendali.

. Se vuoi scaricare il testo della guida, clicca QUI.


Da Unioncamere dell'Emilia Romagna una guida agli adempimenti presso il Registro delle imprese

. Se vuoi scaricare il testo della guida, clicca QUI.



RIFERIMENTI NORMATIVI

A. LA LEGGE ISTITUTIVA

- Legge 13 giugno 2005, n. 118: Delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale.

. La relazione illustrativa allo schema di decreto attuativo della legge 13 giugno 2005, n. 118, recante "Delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale", presentato al Consiglio dei Ministri nella seduta del 2 dicembre 2005.

- D. Lgs. 24 marzo 2006, n. 155: Disciplina dell'impresa sociale, a norma della legge 13 giugno 2005, n. 118.

- Schema di decreto legislativo recante: "Disciplina dell'impresa sociale, a norma della legge 13 giugno 2005, n. 118" - RELAZIONE.


B. I DECRETI ATTUATIVI

- D.M. 23 febbraio 2001: Rideterminazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti ai commissari liquidatori degli enti cooperativi e ai componenti dei comitati di sorveglianza.

- D. M. 24 gennaio 2008: Definizione dei criteri quantitativi e temporali per il computo della percentuale del settanta per cento dei ricavi complessivi dell'impresa sociale, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.

- D. M. 24 gennaio 2008: Definizione degli atti che devono essere depositati da parte delle organizzazioni che esercitano l'impresa sociale presso il registro delle imprese, e delle relative procedure, ai sensi dell'articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.

- D. M. 24 gennaio 2008: Adozione delle linee guida per la redazione del bilancio sociale da parte dell'organizzazione che esercitano l'impresa sociale, ai sensi dell'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.

- D. M. 24 gennaio 2008: Adozione delle linee guida per le operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione d'azienda, poste in essere da organizzazioni che esercitano l'impresa sociale, ai sensi dell'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.

- DECRETO 3 luglio 2015: Agevolazioni alle imprese per la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale.

. LEGGE 6 giugno 2016, n. 106: Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.

. DECRETO 11 novembre 2016: Determinazione dei compensi spettanti agli organi della liquidazione coatta amministrativa delle imprese sociali.

. DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 112: Revisione della disciplina in materia di impresa sociale, a norma dell'articolo 2, comma 2, lettera c) della legge 6 giugno 2016, n. 106.



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Pubblicato su: 2009-03-23 (2851 letture)

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