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IMPRESA SOCIALE - MISURE PER LA DIFFUSIONE E IL RAFFORZAMENTO DELL'ECONOMIA SOCIALE - DEFINITI GLI ATTI DA DEPOSITARE AL REGISTRO DELLE IMPRESE





L'IMPRESA SOCIALE
UNA NUOVA FORMA SOCIETARIA PER L'ESERCIZIO DI UN'ATTIVITA' COMMERCIALE

1. La nascita dell'impresa sociale - La legge delega

Pubblicata sulla G.U. n. 153 del 4 luglio 2005, la legge 13 giugno 2005, n. 118, contenente “Delega al Governo concernente la disciplina dell’impresa sociale”.
La legge fornisce finalmente una definizione di "impresa sociale": sono imprese sociali “le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un'attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale”.
Da questa attività l'impresa, che non avrà scopo di lucro, dovrà ottenere oltre il 70% dei ricavi; sarà inoltre riconosciuta impresa sociale quella che assumerà per almeno il 30% persone svantaggiate o disabili.

Questa legge apre nuove importanti prospettive al mondo imprenditoriale del nonprofit.
L'introduzione dell'impresa sociale è un'innovazione legislativa importante per l'ordinamento civilistico italiano, con cui si supera la rigida distinzione tra gli enti del Libro I del Codice civile, che riguarda associazioni e fondazioni, e quelli del Libro V, dedicato alle società lucrative e cooperative.
Con questo provvedimento si dà quindi la possibilità agli enti del terzo settore e alle società nonprofit di svolgere attività di natura imprenditoriale con finalità sociali.

Si stabilisce per la prima volta un principio che supera il limite imposto dal Codice civile secondo cui l'impresa è tale solo se svolge un'attività speculativa.
Il provvedimento riconosce, infatti, che l'impresa può anche essere un modo attraverso cui dei privati organizzano un'attività di produzione e scambio di beni e servizi non per perseguire, esclusivamente o in modo prevalente, uno scopo di lucro, ma anche e soprattutto per realizzare l'interesse generale della collettività.
Anche per l’impresa sociale viene previsto l’obbligo della iscrizione nel Registro delle imprese.
Il decreto prevede caratteristiche e obblighi stringenti per evitare che si possano determinare abusi o inquinamenti di un settore così delicato.

Questi gli obiettivi della riforma:
1) definire, nel rispetto del quadro normativo e della specificità propria degli organismi di promozione sociale, nonchè della disciplina generale delle associazioni, delle fondazioni, delle società e delle cooperative, e delle norme concernenti la cooperazione sociale e gli enti ecclesiastici, il carattere sociale dell'impresa;
2) prevedere, in coerenza con il carattere sociale dell'impresa e compatibilmente con la struttura dell'ente, omogenee disposizioni in ordine all'assetto dell'impresa stessa;
3) attivare, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, funzioni e servizi permanenti di monitoraggio e di ricerca necessari alla verifica della qualità delle prestazioni rese dalle imprese sociali;
4) definire la disciplina dei gruppi di imprese sociali secondo i principi di trasparenza e tutela delle minoranze, regolando i conflitti di interesse e le forme di abuso da parte dell'impresa dominante
.


2. Attuazione delle legge-delega sull'impresa sociale

E' stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale 97 del 27 aprile 2006, il decreto legislativo 23 marzo 2006, n. 155 di attuazione della delega, conferita al Governo con la legge 13 giugno 2005, n. 118, a rivedere la disciplina dell'impresa sociale attualmente vigente, al fine di attualizzarla e valorizzarla in considerazione del significativo ruolo, di crescente importanza che va assumendo nella sfera del sociale.
Il provvedimento incide significativamente su diverse fattispecie di associazioni, con riferimento alla possibilità di esercizio di attività di tipo commerciale ed alle caratteristiche di marginalità delle attività economiche richieste, ad esempio, alle associazioni di volontariato ovvero a quelle di occasionalità o diretta connessione richiesta per le ONLUS.
Alla luce della fondamentale crescita di ruolo di cui è protagonista il terzo settore nella società italiana, il provvedimento muove dalla consapevolezza della necessità di consentire a questo tipo di imprese, dotate di una loro specifica particolarità, di regolamentare in forma chiara la loro attitudine a svolgere attività di tipo imprenditoriale connessa con i fini statutari; sul il provvedimento sono stati acquisiti i pareri prescritti.

Il nuovo soggetto giuridico consente all'imprenditore, che opera nel sociale, di esercitare tale attività anche al di fuori dello schema giuridico delle cooperative.
I capisaldi del nuovo istituto sono l'assenza dello scopo di lucro e il perseguimento di finalità di interesse generale nell'attività economica, con il conseguente divieto di distribuzione, anche indiretta, di utili.
Viene imposto l'obbligo della redazione del bilancio sociale e in materia di amministrazione e controllo si applicano le disposizioni del diritto societario.
La qualifica di impresa sociale può essere acquisita dalle organizzazioni private che esercitano in via stabile e principale un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi di utilità sociale, mediante l'iscrizione in una sezione ad hoc del Registro delle imprese.


I settori ammessi

L'art. 2 del D. Lgs. n. 155/2006 stabilisce che si considerano beni e servizi di utilità sociale quelli prodotti o scambiati nei seguenti settori:
1) assistenza sociale;
2) assistenza sanitaria;
3) assistenza socio-sanitaria;
4) educazione, istruzione e formazione;
5) tutela dell'ambiente e dell'ecosistema;
6) valorizzazione del patrimonio culturale;
7) turismo sociale;
8) formazione universitaria e post-universitaria;
9) ricerca ed erogazione di servizi culturali;
10) formazione extra-scolastica;
11) servizi strumentali alle imprese sociali, resi da enti composti in misura superiore al 70% da organizzazioni che esercitano un'impresa sociale
.


3. Emanati quattro nuovi decreti attuativi

Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 86 del 11 aprile 2008, quattro nuovi decreti del 24 gennaio 2008, adottati dal Ministero dello Sviluppo Economico e della Solidarietà Sociale, in attuazione del D. Lgs. 24 marzo 2006, n. 155, recante la disciplina dell’impresa sociale.
I decreti riguardano:
1) la definizione dei criteri quantitativi e temporali per il computo della percentuale del 70% dei ricavi complessivi dell’impresa ai fini della determinazione dell’attività principale (art. 2, comma 3, D. Lgs. n. 155/2006);
2) la definizione degli atti e documenti che devono essere depositati presso l’ufficio del Registro delle imprese competente e delle relative procedure (art. 5, comma 5, D. Lgs. n. 155/2006);
3) la definizione delle linee guida per la redazione del bilancio sociale da parte delle imprese sociali (art. 10, comma 2, D. Lgs. n. 155/2006);
4) la definizione delle linee guida relative a operazioni straordinarie poste in essere dalle imprese sociali (trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda) (art. 13, comma 2, D. Lgs. n. 155/2006).
Con la pubblicazione di questi quattro decreti si completa il percorso attuativo della normativa avviato con il decreto legislativo n.155/2006.

Alla pubblicazione di questi decreti sono seguite numerose polemiche dovute al fatto che questo passaggio normativo non ha previsto la concertazione con le organizzazioni di rappresentanza e il suo contenuto risulta debole in quanto non contengono quelle risposte che si attendevano da tempo e che sono in grado di sbloccare l'attuale condizione di immobilità.
Si lamentano costi troppo elevati per la trasformazione in impresa sociale, molta burocrazia (sono previsti ulteriori oneri a carico dell'impresa sociale) e completa essenza di agevolazioni fiscali e contributive.
Due decreti, inoltre, prevedono uno schema di rendiconto economico-patrimoniale che l'Agenzia per le ONLUS dovrà emanare entro tre mesi.
E' stato osservato che questa disposizione, peraltro non prevista nè dalla legge-delega nè dal decreto legislativo, va a sovrapporsi all'art. 2423 del Codice Civile, creando così un'inutile duplicazione.
Per quanto riguarda la redazione del bilancio sociale (documento assai complesso) si chiede che vengano previsti limiti dimensionali per adempiere a tale obbligo. Del resto anche per il bilancio d'esercizio viene contemplata dal Codice Civile una forma di redazione "abbreviata".
Non si vede allora il motivo per cui il bilancio sociale debba essere uguale per tutti.

Il contenuto dei quattro nuovi decreti attuativi viene approfondito nel contributo curato da Claudio Venturi, riportato sotto.


4. Bilancio sociale - Oltre il bilancio d'esercizio

Negli ultimi anni, con il crescente interesse verso le tematiche sociali, etiche e ambientali, molte imprese hanno sentito l'esigenza di manifestare all'esterno il loro impegno verso tali problematiche, indicando in un apposito documento quanto esse fanno o intendano fare per risolverle.
Tale documento viene detto comunemente "bilancio sociale" per indicare l'insieme di azioni e correlazioni che l'impresa ha con l'ambiente che la circonda al fine di un maggiore "riconoscimento" esterno.

Il bilancio sociale è uno strumento di rendicontazione che consente alle aziende di realizzare una strategia di comunicazione diffusa e trasparente, in grado di perseguire il consenso e la legittimazione sociale che sono la premessa per il raggiungimento di qualunque altro obiettivo, compresi quelli di tipo reddituale e competitivo.

Si tratta di un documento da affiancare a quelli già esistenti, in grado di fornire, ai diversi soggetti interessati (stakeholders), informazioni sugli effetti sociali e ambientali che derivano dalle scelte delle aziende.
Si tratta di un documento autonomo, in grado di fornire informazioni qualitative e quantitative sugli effetti dell'attività aziendale.


Bilancio di esercizio, bilancio sociale e bilancio di missione

Il bilancio di esercizio è un documento di informazione contabile, che ha lo scopo di presentare l’andamento economico-finanziario dell’impresa sul mercato, andamento che costituisce la sintesi delle azioni messe in atto per il raggiungimento del fine istituzionale giuridico dell’impresa stessa.
Il bilancio di esercizio delle imprese deve esprimere, in modo attendibile e completo, i risultati economico finanziari e patrimoniali dell’attività imprenditoriale.

Con il bilancio sociale, i doveri informativi si ampliano in una prospettiva complementare, che non si sovrappone al bilancio d’esercizio; il bilancio sociale rendiconta sugli effetti che l’operato dell’organizzazione ha su tutti gli interlocutori – stakeholders – (dipendenti, clienti, fornitori, azionisti, istituzioni, sindacati, ecc.).

Nel caso delle organizzazioni non profit esiste, infine, anche un altro documento, denominato “bilancio di missione”, che tiene conto dello specifico fine di tali organizzazioni, integrando il bilancio di esercizio con l’informazione istituzionale.
Il bilancio di missione amplia l’orizzonte informativo sui fini istituzionali, rendendo anche conto dell’utilizzo delle risorse acquisite per adempiere ai doveri statutari.


5. Impresa sociale esclusa dagli studi di settore

5.1. Agenzia delle Entrate - Parere del 24 marzo 2009

L'impresa sociale, non avendo come fine ultimo il profitto, è esclusa all'applicazione degli studi di settore. Lo ha stabilito, nel silenzio della legge sul punto, l'Agenzia delle Entrate nella risposta a un quesito posto dall'Agenzia delle Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale (ONLUS).
Il parere del 24 marzo 2009, Prot. 2009/40769 segna il primo punto a favore della nuova figura giuridica, nata dalla riforma del 2006.
La disciplina, rimasta fin qui priva di qualsiasi beneficio di carattere tributario, non ha riscosso fino a oggi grande interesse, tanto che per ora solo 571 realtà hanno deciso di modificare lo statuto e assumere la nuova veste. Ma la decisione delle Entrate potrebbe modificare radicalmente il panorama.

- Si riporta il testo della Nota dell'Agenzia delle Entrate:
. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Accertamento - Settore Governo dell'Accertamento - Ufficio Studi di Settore - Nota del 24 marzo 2009, Prot. 2009/40768: Studi di settore e imprese sociali.


5.2. Agenzia delle Entrate - Circolare n. 29/E del 18 giugno 2009

L'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 29/E del 18 giugno 2009, ha confermato l’inidoneità delle imprese sociali all’applicazione degli studi di settore, in particolare modo per la mancanza dello scopo di lucro e l’impiego di personale disabile o svantaggiato.

In considerazione delle caratteristiche dell'impresa sociale, ed in particolar modo "per la mancanza dello scopo di lucro e l’impiego di personale disabile o svantaggiato, le imprese sociali potrebbero non conciliarsi perfettamente con gli studi di settore che rappresentano un modello statistico-matematico sviluppato sulla base di rapporti economici tra fattori produttivi. Gli stessi indicatori di coerenza, presenti negli studi di settore, potrebbero risultare sfalsati e non rappresentativi, dal momento che il fine “ultimo” dell’impresa sociale non è il profitto".

"Nel confermare l’applicazione degli studi di settore anche alle imprese sociali - continua l'Agenzia delle Entrate - si rappresenta che nell’eventuale fase di controllo, effettuata sulla base degli studi di settore, gli uffici dovranno tener conto, di volta in volta, della sussistenza del requisito della mutualità, delle particolari situazioni locali e della tipologia di attività svolta, così da valutare la credibilità dei ricavi presunti a fronte di quanto dichiarato dal contribuente".

- Si riporta il testo della Circolare:
. Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Accertamento - Circolare n. 29/E del 18 giugno 2009: Studi di settore. Periodo d'imposta 2008. Punto n. 10.


5.3. Agenzia per le ONLUS - Comunicato del 29 giugno 2009

L’Agenzia per le Onlus prende atto dell’intervento dell’Agenzia delle Entrate e, riconoscendo nella circolare in questione un valido incentivo alla diffusione delle imprese sociali, esprime soddisfazione per l’importante risultato raggiunto, frutto del positivo confronto avviato nell’ambito del Tavolo Tecnico istituito con l’Agenzia delle Entrate.

- Si riporta il testo del comunicato della:
. Agenzia per le ONLUS - Comunicato del 29 giugno 2009: Circolare n. 29/E del 18 giugno 2009 - Studi di settore e imprese sociali.


6. 18 GIUGNO 2016 - TERZO SETTORE E COOPERATIVE SOCIALI - Promulgata la legge di riforma - Ridefinitta l'impresa sociale

E’ stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 2016, la Legge 6 giugno 2016, n. 106, recante “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”.
Il testo della legge viene riportato nei Riferimenti normativi.

. Se vuoi approfondire l’argomento della riforma del Terzo settore, clicca QUI.


Ridefinita l'impresa sociale

Tra i principali punti toccati dalla riforma è quello relativo alla riforma dell'impresa sociale.
Per comprendere quale sia la relazione tra la riforma del terzo settore e il tema specifico dell’impresa sociale, è necessario premettere che nel contesto culturale italiano, anche legislativo, il “terzo settore” raggruppa un insieme di enti privati caratterizzati dal perseguimento di finalità di interesse generale senza scopo di lucro. Vi rientrano, pertanto, anche le cooperative sociali e le imprese sociali, che si distinguono all’interno del terzo settore, principalmente, per la natura imprenditoriale dell’attività svolta.
Volendo riformare il terzo settore, questo disegno di legge italiano si occupa dunque altresì - né poteva essere diversamente - degli enti imprenditoriali del terzo settore italiano, ovverosia le imprese sociali (e le cooperative sociali).
L’impresa sociale è e sarà ovviamente interessata da tutti i profili della riforma, anche quelli generali e comuni a tutti gli enti del terzo settore (categoria cui essa, come testé precisato, appartiene), attualmente contenuti negli artt. 2, 3 e 4 della legge n. 106/2016, anche se il loro impatto effettivo su questa particolare figura del terzo settore sarà limitato dalla circostanza che molte di queste disposizioni si rivolgono a realtà non imprenditoriali del terzo settore o hanno senso solo per queste ultime (ad esempio, artt. 3, lett. d, e 4, comma 1, lett. e); dal fatto che la disciplina attuale dell’impresa sociale già contiene molte delle previsioni generali che la riforma si propone di introdurre (ad esempio, art. 4, comma 1, lett. f); e infine del fatto che l’articolo 6 della legge n. 106/2016, dedicato all’impresa sociale, presenta varie previsioni particolari che, in quanto tali, prevarranno su quelle generali contenute nella legge (ad esempio, art. 4, lett. d).
Venendo proprio alle previsioni particolari di cui all’art. 6 della legge in commento, le novità che la riforma dovrebbe introdurre rispetto all’attuale disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 155/2006, pur non apparendo così sconvolgenti sul piano del diritto sostanziale, potrebbero però avere un certo impatto sull’identità giuridica dell’impresa sociale.

I contenuti dell'art. 6 della L. n. 106/2016

In sede di attuazione della delega si dovrà procedere ad una precisa definizione dell'impresa sociale. Per rientrare a pieno titolo nella disciplina del Terzo settore l'impresa sociale deve avere queste caratteristiche:
- svolgere attività d'impresa per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale;
- destinare i propri utili prioritariamente al conseguimento dell'oggetto sociale;
- adottare modalità di gestione responsabili e trasparenti;
- favorire il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività.

I decreti delegati dovranno:
- individuare i settori in cui può essere svolta l'attività d'impresa nell'ambito delle attività di interesse generale;
- prevedere le forme di remunerazione del capitale sociale che assicurino la prevalente destinazione degli utili al conseguimento dell'oggetto sociale;
- prevedere il divieto di ripartire eventuali avanzi di gestione degli utili al conseguimento degli obiettivi sociali;
- prevedere l'obbligo di redigere il bilancio;
- coordinare la disciplina dell'impresa sociale con il regime delle attività di impresa svolte dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale;
- prevedere la nomina, in base a principi di terzietà, di uno o più sindaci con funzioni di vigilanza (art. 6).

Si prevede un ampliamento dei settori di attività di utilità sociale (che, dunque, rimangono come elemento identificativo dell’impresa sociale italiana), includendovi in particolare “quelli del commercio equo e solidale, dei servizi per il lavoro finalizzati all’inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell’alloggio sociale e dell’erogazione del microcredito da parte di soggetti a ciò abilitati in base alla normativa vigente” (lett. b).
Si prevede che le cooperative sociali e i loro consorzi acquisiscano di diritto la qualifica di imprese sociali (lett. c), laddove, secondo la normativa vigente, le prime devono rispettare due norme del D.Lgs. n. 155/2006 per ottenerla.

La lett. d) fa invece riferimento al tema della remunerazione del capitale sociale di un’impresa sociale e della ripartizione degli utili.
Sul punto la legge n. 106/2016 supera la disciplina vigente - la quale esclude ogni distribuzione di utili (art. 3 d.lgs. n. 155/2006) - e riconosce la possibilità di una remunerazione, da sottoporsi però (in sede di attuazione della legge delega) a condizioni e limiti massimi, anche differenziando a seconda della forma giuridica dell’impresa sociale (ad esempio, associazione o società per azioni), e “in analogia con quanto disposto per le cooperative a mutualità prevalente”, fermo restando che, in ogni caso, deve essere assicurata “la prevalente destinazione degli utili al conseguimento degli obiettivi sociali”.

La lett. e) prevede, per l'organizzazione che esercita l'impresa sociale, l'obbligo di redigere il bilancio ai sensi degli articoli 2423 e seguenti del codice civile, in quanto compatibili.

Alla lett. f), si prevedono limiti alla remunerazione delle cariche sociali e alla retribuzione dei titolari degli organismi dirigenti. Si tratta di impedire forme di distribuzione indiretta di utili (o di lucro indiretto, come si usa anche dire), come già faceva l’art. 3, D.Lgs. n. 155/2006.

Alla lett. g) si mira ad estendere il perimetro di attività dell’impresa sociale, ma questa volta con riferimento all’impresa sociale di inserimento lavorativo (di cui all’attuale art. 2, comma 2, D.Lgs. n. 155/2006), per cui si prevede la ridefinizione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale, ciò che porterà ad un probabile allargamento del numero di lavoratori che l’impresa sociale di inserimento lavorativo potrà impiegare per essere qualificata tale.

La lett. l) si propone di vincolare l’impresa sociale ad avere un organo interno incaricato del controllo di legittimità, più precisamente, uno o più sindaci "allo scopo di monitorare e vigilare sull'osservanza della legge e dello statuto da parte dell'impresa sociale, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, anche con riferimento alle disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile".


7. 20 LUGLIO 2017 - Pubblicato il decreto che ridefinisce l'impresa sociale - Abrogato il D.Lgs. n. 155//2006

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 19 luglio 2017, il Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante “Revisione della disciplina in materia di impresa sociale, a norma dell'articolo 2, comma 2, lettera c) della legge 6 giugno 2016, n. 106”.

Il decreto – in vigore dal 20 luglio 2017 - ha l’obiettivo di migliorare la disciplina dell’impresa sociale, colmando le attuali lacune, relative soprattutto al regime fiscale, e a rimuovere le principali barriere al suo sviluppo, rafforzandone il ruolo nel Terzo settore, anche in chiave di sistema.
Abrogato il decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155 (art. 19).

La definizione di impresa sociale

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale - ai sensi dell’ art. 1, comma 1, del Decreto Legislativo 3 Luglio 2017 n. 112 - tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al Libro V del Codice civile, che “esercitano in via stabile e principale un'attività d'impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività”.
Non possono assumere la qualifica di impresa sociale le società costituite da un socio unico, le pubbliche amministrazioni e ed gli enti i cui statuti limitino l’erogazione di beni e servizi in favore dei soli soci o associati.
Le cooperative sociali sono imprese sociali di diritto.

L’impresa sociale rimane dunque una qualifica che enti costituiti in una qualsiasi forma giuridica (associazione, fondazione, società, cooperativa) possono assumere se rispettano le diverse norme di qualificazione dettate nel decreto, ferma restando la qualificazione di diritto come impresa sociale prevista dalla legge delega per le cooperative sociali e i loro consorzi.

Le attività d'impresa di interesse generale

L’impresa sociale deve svolgere le attività d’impresa di interesse generale elencate nel comma 1 dell’art. 2 del D.Lgs. n. 112/2017. Sono attività tipiche del settore non profit, attualmente 22, ma soggette a possibile aggiornamento con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri: interventi e servizi sociali, sanità, prestazioni socio sanitarie, istruzione e formazione, ambiente, valorizzazione patrimonio culturale, formazione universitaria e post, ricerca scientifica, attività culturali, artistiche ricreative, radiodiffusione a carattere comunitario, attività turistiche di interesse sociale, formazione extrascolastica, servizi strumentali alle imprese sociali ed ad enti del terzo settore, cooperazione allo sviluppo, commercio equo solidale, rinserimento lavoratori, alloggio sociale, accoglienza umanitarie, microcredito, agricoltura sociale, attività sportive, riqualificazione beni pubblici.
Le attività d’impresa di interesse generale si intendono svolte in via principale quando i relativi ricavi sono superiori al 70% dei ricavi complessivi dell’impresa sociale.

Indipendentemente dalle attività elencate al comma 1 dell’art 2 del D Lgs. n. 112/2017 si considera in ogni caso attività d’impresa di interesse generale qualunque attività nella quale risultano occupati, in misura non inferiore al 30% dei lavoratori occupati dell’impresa sociale: a) lavoratori molto svantaggiati ai sensi del regolamento UE; b) persone svantaggiate o con disabilità.

La costituzione dell'impresa semplice

L’impresa sociale è costituita con atto pubblico il quale, oltre le norme specifiche dell’ente con cui si costituisce, deve indicare i tutti i requisiti necessari affinché un ente possa qualificarsi impresa sociale, quali:
• l’assenza di fini di lucro e le finalità di carattere sociale;
• l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale,
• il divieto di distribuzione, anche indiretta, di utili, avanzi di gestione agli associati, fondatori, lavoratori, e collaboratori, amministratori ed altri componenti degli organi sociali;
• l’obbligo di destinare gli utili allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio;
• la corresponsione ai lavoratori di compensi superiori al 40 % rispetto a quelli previsti;
• le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza dell’ente;
• l’obbligo di devolvere il patrimonio, in caso di scioglimento ad altri enti del terzo settore.

La destinazione degli utili

Le imprese sociali possono destinare una quota inferiore al 50% degli utili ad aumento gratuito del capitale sociale, alla distribuzione dei dividendi ai soci in misura non superiore all’interesse massimo dei buoni fruttiferi postali aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale versato; ad erogazioni gratuite a favore di enti del terzo settore.
Le imprese sociali possono avvalersi dell’attività di volontari ma il loro numero non può essere superiore al numero dei lavoratori occupati.

Quale ente del Terzo settore, l’impresa sociale non può avere come scopo principale quello di distribuire ai propri soci, amministratori, dipendenti, ecc., gli utili ed avanzi di gestione, i quali devono essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio.
Tuttavia, al fine di favorire il finanziamento dell’impresa sociale mediante capitale di rischio, il decreto, in attuazione della delega, ha introdotto la possibilità per le imprese sociali (costituite in forma di società) di remunerare in misura limitata il capitale conferito dai soci. In particolare, l’impresa sociale, costituita in forma societaria, può destinare una quota inferiore al 50 per cento degli utili e degli avanzi di gestione annuali, dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti, ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato dai soci, nei limiti delle variazioni dell’indice nazionale generale annuo dei prezzi al consumo calcolate dall’ISTAT per il periodo corrispondente a quello dell’esercizio in cui gli utili sono stati prodotti, oppure alla distribuzione, anche mediante l’emissione di strumenti finanziari, di dividendi ai soci, in misura comunque non superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato (art. 3, comma 2).
Per le imprese sociali è inoltre possibile, nel limite anzidetto, disporre erogazioni gratuite in favore di enti del Terzo settore diversi dalle imprese sociali, che non siano tuttavia fondatori, associati, soci dell’impresa sociale o società da questa controllate; tali erogazioni devono essere finalizzate alla promozione di specifici progetti di utilità sociale.
Anche per le imprese sociali si prevede un criterio di proporzionalità del trattamento retributivo tra lavoratori dipendenti (art. 3, comma 3).

La pubblicazione del bilancio sociale

Relativamente agli obblighi di trasparenza, l’impresa sociale è tenuta a depositare presso il Registro delle imprese e a pubblicizzare, anche attraverso il proprio sito internet, il bilancio sociale, da redigersi in ossequio a specifiche linee guida da adottarsi con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Consiglio nazionale del Terso settore (art. 9, comma 2).

Procedure concorsuali

In caso di insolvenza, le imprese sociali sono assoggettate alla liquidazione coatta amministrativa, di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni (art. 14, comma 1).
Il provvedimento che dispone la liquidazione coatta amministrativa delle imprese sociali, ad esclusione di quelle aventi la forma di societa' cooperativa, nonche' la contestuale o successiva nomina del relativo commissario liquidatore di cui all'articolo 198 del regio decreto 16 mar zo 1942, n. 267, e' adottato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Il patrimonio residuo al termine della procedura concorsuale e' devoluto ai sensi dell'articolo 15, comma 8.
Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano agli enti religiosi civilmente riconosciuti.

L'attività ispettiva nei confronti delle imprese sociali

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali demanda all'Ispettorato nazionale del lavoro (INL) le funzioni ispettive, al fine di verificare il rispetto delle disposizioni del presente decreto da parte delle imprese sociali.
Ai fini dell'esercizio dell'attivita' ispettiva nei confronti delle imprese sociali il Ministero del lavoro e delle politiche sociali puo' avvalersi di enti associativi riconosciuti, cui aderiscano almeno mille imprese sociali iscritte nel registro delle imprese di almeno cinque diverse regioni o province autonome, e delle associazioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220 (art. 15, commi 2 e 3).

Fondo per la promozione e lo sviluppo delle imprese sociali

Le imprese sociali - ai sensi dell'art. 16 del decreto - possono destinare una quota non superiore al tre per cento degli utili netti annuali, dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti, a fondi istituiti dagli enti e dalle associazioni riconosciuti, nonche' dalla Fondazione Italia Sociale, specificamente ed esclusivamente destinati alla promozione e allo sviluppo delle imprese sociali attraverso azioni ed iniziative di varia natura, quali il finanziamento di progetti di studio e di ricerca in tema di impresa sociale o di attivita' di formazione dei lavoratori dell'impresa sociale, la promozione della costituzione di imprese sociali o di loro enti associativi, o il finanziamento di specifici programmi di sviluppo di imprese sociali o di loro enti associativi.
Tali versamenti sono deducibili ai fini dell'imposta sui redditi dell'impresa sociale erogante.

Le misure fiscali

Per quanto riguarda le misure fiscali, le imprese sociali godono delle seguenti agevolazioni:
• gli utili non costituiscono reddito imponibile se destinato ad apposita riserva indivisibile;
• gli utili destinati ad aumento gratuito di capitale non concorrono all determinazione del reddito imponibile;
• il 30% delle somme investite nel capitale sociale dell’impresa sociale si detrae dall’IRPEF e dall’IRES;
• non si applica la disciplina delle società di comodo, studi di settori e ed indici sentetici di capacità economica;
• agevolazioni in materia di imposte di registro ipotecarie e catastale per trasferimenti di immobili a titolo oneroso;
• accesso al credito agevolato per i progetti di interesse pubblico;
• accesso, promosso dallo Stato, Regioni e Provincie autonome ai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo per i progetti volti a realizzare il fine istituzionale (art. 18).


8. 20 MARZO 2018 - Approvati dal Consiglio dei Ministri due decreti integrativi e correttivi in materia di impresa sociale e Terzo settore

Il Consiglio dei Ministri n. 75 del 21 marzo 2018 ha approvato, in esame preliminare, due decreti legislativi che, ai sensi della legge delega sulla riforma del Terzo settore (legge 6 giugno 2016, n.106), introducono norme integrative e correttive del decreto legislativo sulla revisione della disciplina in materia di impresa sociale (decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112) nonché del Codice del Terzo settore (decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117).

1 - Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, ai sensi dell’articolo 1, comma 7, della legge 6 giugno 2016, n.106
Gli interventi correttivi e integrativi previsti dal decreto riguardano essenzialmente l’utilizzazione dei lavoratori molto svantaggiati e dei volontari, l’adeguamento degli statuti delle imprese sociali e le misure fiscali e di sostegno economico.
In tale quadro, si prevede, tra l’altro, l’introduzione di un limite temporale ai fini del computo della quota di lavoratori definiti “molto svantaggiati” dipendenti dell’impresa sociale; la possibilità, per le ex Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza (IPAB) privatizzate, di acquisire la qualifica di impresa sociale; l’inserimento di una clausola di salvaguardia della normativa in tema di società cooperative, volta a garantire che le operazioni straordinarie avvengano nel rispetto delle finalità tipiche e dell’identità specifica dell’impresa sociale in forma cooperativa e l’introduzione di limiti più stringenti all’impiego di volontari nelle imprese sociali, con la previsione che l’azione dei volontari stessi debba essere aggiuntiva e non sostitutiva di quella dei lavoratori impiegati.
Sono inoltre previsti interventi correttivi sul versante fiscale, tra cui la previsione della non imponibilità delle somme destinate al versamento del contributo per l’attività ispettiva e delle somme destinate a riserva e, al contempo, della imponibilità di qualsiasi distribuzione di utili ai soci, anche qualora ciò avvenga sotto forma di aumento gratuito del capitale nei limiti delle variazioni ISTAT. Si introducono altresì modificazioni alla disciplina degli investimenti nel capitale delle imprese sociali, per precisare che gli investimenti agevolabili devono essere eseguiti dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, e che la qualifica di impresa sociale deve essere acquisita da non più di cinque anni. In questo modo, la disciplina viene allineata a quanto previsto dalla normativa sulle start-up innovative (art. 25 del decreto legge n. 179 del 2012), già approvata da parte della Commissione Europea.

2 - Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106
Il decreto apporta alcune modifiche al Codice del Terzo settore, al fine di un migliore coordinamento con la normativa nazionale e regionale e tiene conto, inoltre, delle osservazioni formulate dagli stakeholder di riferimento.
Il provvedimento interviene in vari ambiti della disciplina relativa agli enti del Terzo settore, in materia di: attività di interesse generale esercitabile dai predetti enti; acquisto della personalità giuridica; revisione legale dei conti; organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale; agevolazioni fiscali in favore dei predetti enti.
In particolare, il nuovo testo, tra l’altro: integra l’elenco delle attività di interesse generale esercitabili dagli enti del Terzo settore; chiarisce che, fermo restando il controllo contabile già previsto, l’obbligo di sottoporsi a revisione legale dei conti sussiste solo per gli enti del Terzo settore di maggiori dimensioni e che, per previsione statutaria, l’ente del Terzo settore può affidare la revisione legale dei conti, quando essa sia obbligatoria, all’organo di controllo interno, a condizione che in tale organo di controllo sia presente un revisore legale iscritto nell’apposito registro; prevede che le organizzazioni di volontariato di secondo livello devono avvalersi in modo prevalente dell’attività di volontariato delle persone fisiche associate alle organizzazioni di primo livello che ne compongono la base sociale; aumenta di quattro unità il numero dei componenti del Consiglio nazionale del Terzo settore, al fine di assicurare una più ampia rappresentanza degli enti, comprese le reti associative. In materia fiscale, si prevedono integrazioni e correzioni concernenti, tra l’altro, la definizione della platea degli enti destinatari delle misure agevolative, anche con riferimento agli Enti filantropici.

- Si riporta il testo dello Schema di decreto:
. Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, ai sensi dell’articolo 1, comma 7, della legge 6 giugno 2016, n.106.

. Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106.


9. 21 APRILE 2018 - IMPRESA SOCIALE - Fissate le nuove modalità di iscrizione al Registro delle imprese

E' stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 93 del 21 aprile 2018, il DECRETO 16 marzo 2018, recante "Definizione degli atti da depositare presso l'ufficio del registro delle imprese da parte dell'impresa sociale e delle relative procedure".
Il decreto interministeriale, a firma congiunta dello stesso Ministro dello sviluppo economico e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, definisce gli atti da depositare presso l’ufficio del Registro delle imprese e stabilisce le relative modalità di presentazione da parte delle imprese sociali.
Il decreto sostituisce il decreto 24 gennaio 2008.
Il testo del decreto viene riportato nei Riferimenti normativi.


9.1. Gli atti da depositare al Registro delle imprese

Le imprese sociali sono tenute a depositare, entro 30 giorni dal verificarsi dell’evento, per via telematica o su supporto informatico, presso l’ufficio del Registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede legale, per l’iscrizione nell’apposita sezione, i seguenti atti e documenti:
a) l’atto costitutivo, lo statuto e ogni successiva modificazione;
b) il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli artt. 2423 e seguenti, 2435-bis o 2435-ter del codice civile, in quanto compatibili;
c) il bilancio sociale di cui all’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo n. 112 del 2017;
d) ogni altro atto o documento previsto dalla vigente normativa.

Per i gruppi di imprese sociali, le indicazioni di cui all’articolo 2497-bis, commi 1 e 2, del Codice civile, oltre all’accordo di partecipazione e ogni sua modificazione, nonché i documenti in forma consolidata di cui alle lettere b) e c) (art. 2, comma 1).
Gli atti costitutivi delle imprese sociali devono prevedere, salve disposizioni più restrittive relative alla forma giuridica in cui l’impresa sociale è costituita, la nomina di uno o più 3 sindaci aventi i requisiti di cui all’articolo 2397, comma 2, del Codice civile e per i quali non ricorrono le cause di ineleggibilità e di decadenza di cui all’articolo 2399 del Codice civile (art. 2, comma 2).
Per gli enti religiosi civilmente riconosciuti viene previsto l’obbligo di depositare presso il Registro delle imprese, oltre al regolamento indicato all’art. 5, comma 4 del D.Lgs. n. 112/2017 e alle sue successive modificazioni, anche l’atto di costituzione del patrimonio destinato, di cui all’art. 1, comma 3 del medesimo D.Lgs. n. 112/2017 (art. 2, comma 3).
Fino alla data indicata nel decreto di cui all’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo n. 112 del 2017, il bilancio sociale è redatto e depositato secondo le linee guida di cui al decreto 24 gennaio 2008 del Ministro della solidarietà sociale (art. 2, comma 4).
Ricordiamo che il citato comma 2 dell’art. 9 stabilisce che l'impresa sociale deve depositare presso il Registro delle imprese e pubblicare nel proprio sito internet il bilancio sociale redatto secondo linee guida che dovranno essere adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Consiglio nazionale del Terzo settore e tenendo conto, tra gli altri elementi, della natura dell'attività esercitata e delle dimensioni dell'impresa sociale, anche ai fini della valutazione dell'impatto sociale delle attività svolte.
Per l’attribuzione dei codici di attività economiche alle imprese sociali viene utilizzata la classificazione ICNPO (International Classification of Non Profit Organizations), elaborata dalle Nazioni Unite nel 2003, raccordata con la classificazione NACE_Ateco (art. 2, comma 5).

Il deposito viene effettuato, a cura del notaio o degli amministratori, entro trenta giorni dal verificarsi dell’evento, fatti salvi gli altri obblighi di legge per la definizione dei tempi di redazione e deposito, utilizzando i modelli approvati dal Ministero dello sviluppo economico per la presentazione delle domande all’ufficio del Registro delle imprese (art. 2, comma 6).
I provvedimenti che dispongono la liquidazione coatta amministrativa delle imprese sociali e quelli di nomina dei commissari liquidatori sono depositati, a cura del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (art. 2, comma 8).

Prima di procedere all’iscrizione nell’apposita sezione, l’ufficio del Registro delle imprese che riceve la domanda di deposito deve verificare la completezza formale e la presenza nell’atto costitutivo dell’oggetto sociale e dell’assenza dello scopo di lucro di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) e b), del decreto legislativo n. 112 del 2017 (art. 4, comma 1).


9.2. Le norme transitorie e di raccordo con il Terzo settore

Entro il 20 luglio 2018, le imprese già iscritte nella apposita sezione del Registro delle imprese dedicata alle imprese sociali alla data del 20 luglio 2017, dovranno adeguarsi, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, del D.Lgs. n. 112 del 2017, alle disposizioni recate dal medesimo decreto legislativo.
Entro lo stesso termine, le imprese sociali potranno modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria (art. 3, comma 1).

Prevista, inoltre, una procedura d’ufficio attraverso la quale le cooperative sociali e i loro consorzi potranno acquisire di diritto la qualifica di imprese sociali ai sensi dell’art. 1, comma 4, del D.Lgs. n. 112/2017, “mediante l’interscambio dei dati tra l’albo delle società cooperative di cui al decreto 23 giugno 2004 del Ministro delle attività produttive ed il registro delle imprese”. (art. 3, comma 2).

Prevista, infine, una norma di raccordo tra le risultanze della apposita sezione del Registro delle imprese dedicata alle imprese sociali e le risultanze del Registro unico nazionale del Terzo settore, volta a garantire osservanza alla disposizione recata dall’art. 46, comma 2, del D.Lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo settore), secondo cui “Ad eccezione delle reti associative, nessun ente può essere contemporaneamente iscritto in due o più sezioni [del Registro unico nazionale del Terzo settore]”, da coordinarsi con la disposizione recata dall’art. 11, comma 3, del medesimo D.Lgs., secondo cui “Per le imprese sociali, l’iscrizione nell’apposita sezione del registro delle imprese soddisfa il requisito dell’iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore” (art. 4, comma 2).


9.3. Le novità introdotte

Il nuovo decreto del 16 marzo 2018 riprende l’impostazione del precedente decreto del 24 gennaio 2008, adeguandola alla cornice normativa disegnata dal D.Lgs. n. 112 del 2 luglio 2017. Tra le principali novità:
- l’obbligo di depositare bilanci di tipo civilistico in luogo del precedente “documento che rappresenti adeguatamente la situazione patrimoniale ed economica dell’impresa”, di cui all'art. 2, comma 1, lett. “b”, del D.M. 24 gennaio 2008;
- l’obbligo di comunicare la nomina di uno o più sindaci (art. 2, comma 2) a prescindere dal superamento o meno dei limiti indicati nel primo comma dell’art. 2435-bis C.C., ridotti della metà, previsto, invece dall’abrogato art. 11, comma 1, del D.Lgs. n. 155/2006;
- la previsione (art. 3) di un termine (20 luglio 2018) entro cui le imprese già iscritte nella apposita sezione delle imprese sociali devono adeguarsi alle disposizioni recate dal D.Lgs. n. 112/2017;
- la previsione di una procedura d’ufficio attraverso cui le cooperative sociali e i loro consorzi acquisiscono la qualifica di imprese sociali ai sensi dell’art. 1, comma 4, del D.Lgs. n., 112/2017;
- la previsione di una norma di raccordo tra risultanze della apposita sezione del registro delle imprese dedicata alle imprese sociali e risultanze del Registro unico nazionale del Terzo settore (art. 4, comma 2).


TERZO SETTORE

18 GIUGNO 2016 - TERZO SETTORE E COOPERATIVE SOCIALI - Promulgata la legge di riforma

E’ stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 2016, la Legge 6 giugno 2016, n. 106, recante “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”.

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PROBLEMATICHE DI CARATTERE PARTICOLARE

1. 10 LUGLIO 2014 - Il Consiglio dei Ministri approva un disegno di legge delega per la riforma del "Terzo settore"

Il Consiglio dei Ministri del 10 luglio 2014 ha dato via libera al disegno di legge delega al Governo per la riforma del Terzo settore, recante “Disposizioni per promuovere e favorire l’autonoma iniziativa delle persone, singole e associate, per lo svolgimento di attività di interesse generale”.

Il testo del disegno di legge attribuisce al Governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delega, uno o più decreti legislativi recanti il riordino e la revisione organica della disciplina degli enti privati del Terzo settore e delle attività che promuovono e realizzano finalità solidaristiche e di interesse generale, anche attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale in attuazione del principio di sussidiarietà, al fine di sostenere la libera iniziativa dei cittadini associati per perseguire il bene comune, elevare i livelli di cittadinanza attiva, coesione e protezione civile, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando al contempo il potenziale di crescita ed occupazione del settore.

Per quanto riguarda l’impresa sociale i decreti legislativi dovranno prevedere:
- revisione dell’attuale disciplina dell’attribuzione facoltativa della qualifica di impresa sociale;
- qualificazione dell’impresa sociale quale impresa privata a finalità d’interesse generale avente come proprio obiettivo primario il raggiungimento di impatti sociali positivi misurabili, realizzati mediante la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, anche attraverso l’adozione di modelli di gestione responsabili e idonei ad assicurare il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti;
- ampliamento dei settori di attività di utilità sociale e individuazione dei limiti di compatibilità con lo svolgimento di attività commerciali diverse da quelle di utilità sociale;
- previsione di forme di remunerazione del capitale sociale e di ripartizione di utili nel rispetto di condizioni e limiti prefissati;
- razionalizzazione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale; disciplina delle modalità di attribuzione della qualifica di impresa sociale alle cooperative sociali e ai loro consorzi;
- possibilità per le imprese private con finalità lucrative e per le amministrazioni pubbliche di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il divieto di assumerne la direzione e il controllo;
- coordinamento della disciplina dell’impresa sociale con il regime delle attività d’impresa svolte dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale
.

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2. 26 SETTEMBRE 2015 - Agevolazioni alle imprese per la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale

Al fine di promuovere la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale, con il Decreto 3 luglio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2015, il Ministero dello Sviluppo Economico ha previsto la istituzione di un "regime di aiuto volto a sostenere la nascita e la crescita delle imprese operanti, in tutto il territorio nazionale, per il perseguimento degli interessi generali e delle finalità di utilità sociale".
Il testo del decreto viene riportato nei Riferimenti normativi.

Il regime di aiuto istituito dal presente decreto e' destinato ad agevolare le seguenti tipologie di imprese:
a) imprese sociali di cui decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155 e successive modifiche e integrazioni, costituite in forma di società;
b) cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381 e successive modifiche e integrazioni, anche non aventi qualifica di imprese sociali ai sensi del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, e relativi consorzi, come definiti dall'art. 8 della legge predetta;
c) società cooperative aventi qualifica di ONLUS ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 e successive modifiche e integrazioni.
Tali imprese devono essere in possesso dei requisiti indicati all'art. 3, commi 2 e 3.

Ai sensi dell'art. 4, del presente decreto, sono ammissibili alle agevolazioni in questione i programmi di investimento finalizzati alla creazione o allo sviluppo delle imprese di cui sopra:
a) compatibili con le rispettive finalita' statutarie;
b) organici e funzionali all'attivita' esercitata;
c) avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione.
Per avvio del programma si intende la data di inizio dei lavori relativi all'investimento oppure la data del primo impegno giuridicamente vincolante ad ordinare attrezzature o di qualsiasi altro impegno che renda irreversibile l'investimento, a seconda di quale condizione si verifichi prima.
L'acquisto del suolo aziendale e i lavori preparatori quali la richiesta di permessi o la realizzazione di studi di fattibilita' non sono considerati come avvio del programma;
d) che presentino spese ammissibili, al netto dell'IVA, non inferiori a euro 200.000,00 (duecentomila/00) e non superiori a euro 10.000.000,00 (diecimilioni/00), fermo restando il rispetto dei massimali di aiuto previsti dai regolamenti de minimis.

Ai sensi del successivo articolo 5, sono ammissibili alle agevolazioni di cui al presente decreto le spese necessarie alle finalita' del programma di investimento, sostenute dall'impresa beneficiaria a partire dalla data di presentazione della domanda e relative all'acquisto di beni e servizi rientranti nelle seguenti categorie:
a) suolo aziendale e sue sistemazioni;
b) fabbricati, opere edili/murarie, comprese le ristrutturazioni;
c) macchinari, impianti ed attrezzature varie nuovi di fabbrica;
d) programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell'impresa;
e) brevetti, licenze e marchi;
f) formazione specialistica dei soci e dei dipendenti dell'impresa beneficiaria, funzionali alla realizzazione del progetto;
g) consulenze specialistiche, quali studi di fattibilita' economico-finanziaria, progettazione e direzione lavori, studi di valutazione di impatto ambientale;
h) oneri per le concessioni edilizie e collaudi di legge;
i) spese per l'ottenimento di certificazioni ambientali o di qualita';
l) spese generali inerenti allo svolgimento dell'attivita' d'impresa
.

La domanda di agevolazione dovrà essere presentata al Ministero, a decorrere dalla data di apertura dei termini e con le modalità che saranno determinate con successivo provvedimento a firma del direttore generale della Direzione generale per gli incentivi alle imprese pubblicato nel sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico, il cui avviso sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Con tale provvedimento, il Ministero impartirà altresi', le indicazioni utili per la migliore attuazione dell'intervento e precisa gli oneri informativi a carico delle imprese.


3. 27 DICEMBRE 2015 - IMPRESE SOCIALI - Fissati i compensi spettanti agli organi di liquidazione coatta amministrativa

Nelle procedure di liquidazione coatta amministrativa delle organizzazioni che esercitano un'impresa sociale, ai sensi del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, ai fini della liquidazione dei compensi spettanti agli organi della liquidazione amministrativa, si applicano le disposizioni contenute nel decreto ministeriale 23 febbraio 2001, recante «Rideterminazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti ai commissari liquidatori degli enti cooperativi e ai componenti dei comitati di sorveglianza».
Lo ha stabilito il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il Decreto 11 novembre 2016, recante “Determinazione dei compensi spettanti agli organi della liquidazione coatta amministrativa delle imprese sociali”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 301 del 27 dicembre 2016.
Nelle more dell'adozione dei decreti legislativi previsti dal comma 2 della legge 6 giugno 2016, n. 106, il Ministero ha ravvisato la necessità di prevedere una disciplina transitoria con la quale individuare criteri e parametri per la remunerazione dell'attività svolta dagli organi della liquidazione amministrativa, ritenendo opportuno applicare - per analogia di fattispecie, anche alle procedure di liquidazione coatta amministrativa nei riguardi delle organizzazioni esercenti un'impresa sociale, non aventi la forma di cooperative sociali e loro consorzi di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381 - la disciplina contenuta nel citato decreto ministeriale 23 febbraio 2001, di rideterminazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti ai commissari liquidatori degli enti cooperativi e ai componenti dei comitati di sorveglianza.
Il testo dei decreti citati viene riportato nei Riferimenti normativi.


4. 20 MARZO 2018 - IMPRESA SOCIALE - Chiarimenti del Ministero dello Sviluppo Economico in tema di agevolazioni

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha aggiornato le FAQ in tema di agevolazioni alle imprese sociali ed in particolare sulle modalità di presentazione delle domande, sui soggetti ammissibili e sulle spese ammissibili.
In particolare il Ministero ricorda che la domanda di agevolazione:
a) deve essere compilata dall’impresa, secondo lo schema di cui all’allegato n. 1 del decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese del 26 luglio 2017, utilizzando la versione del modulo resa disponibile nell’apposita sezione;
b) deve essere sottoscritta dal legale rappresentante dell’impresa proponente o da un suo procuratore mediante firma digitale e presentata, a partire dal 7 novembre 2017, esclusivamente attraverso l’invio a mezzo posta elettronica certificata (PEC) al seguente indirizzo: es.imprese@pec.mise.gov.it.
Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa con procedimento a sportello, fino ad esaurimento dei fondi disponibili. Pertanto, non è prevista una data stabilita di chiusura della misura; sarà il Ministero, all’esaurimento dei fondi disponibili, a comunicare tempestivamente la chiusura dei termini.
Nelle FAQ viene anche precisata la nozione di “impresa unica”, introdotta dalla Commissione Europea con l’art. 2, paragrafo 2, del Regolamento (UE) n. 1407/2013, e utilizzata nell’Allegato D al modulo di domanda di agevolazione.

Ricordiamo che possono beneficiare delle agevolazioni esclusivamente le imprese, di qualsiasi dimensione, che alla data di presentazione della domanda risultino essere regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese e costituite in forma di società e appartenenti alle seguenti tre tipologie:
1) imprese sociali costituite in forma di società, di cui al decreto legislativo n. 155/2006 e successive modifiche,
2) cooperative sociali e relativi consorzi, di cui alla legge n. 381/1991,
3) società cooperative aventi qualifica di ONLUS ai sensi del decreto legislativo n. 460/1997.
L'intervento prevede la concessione di aiuti ai sensi dei regolamenti europei "de minimis", da erogare sotto forma di finanziamenti agevolati per programmi di investimento delle predette imprese in qualunque settore, purché coerenti con le relative finalità istituzionali.
Anche se possono accedere alle agevolazioni in questione le imprese di qualsiasi dimensione, quindi anche le grandi imprese, una quota pari al 60 per cento delle risorse disponibili è riservata annualmente ai programmi proposti dalle micro, piccole e medie imprese.
Nell’ambito di tale riserva è istituita una sotto riserva pari al 25 per cento destinata alle micro e piccole imprese.
Vengono inoltre precisati:
- i requisiti di ammissibilità che le imprese devono possedere per la presentazione della domanda di agevolazione;
- le spese ammissibili previste dal D.M. 3 luglio 2015;
- in che misura sono ammissibili le spese generali sostenute nell’ambito del programma d’investimento;
- le spese non ammissibili.

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APPROFONDIMENTI E RIFERIMENTI

- Si riporta un contributo elaborato da Claudio Venturi, dal titolo:
. L'impresa sociale. I lineamenti fondamentali e i contenuti dei nuovi decreti attuativi.


- Segnaliamo un interessante contributo del Prof. Carlo Borzaga, attuale presidente dell'Istituto Studi Sviluppo Aziende Nonprofit (ISSAN), c/o Facoltà di Economia - Università degli Studi di Trento, dal titolo:
.
Sull’impresa sociale.


- Proponiamo uno Studio del Consiglio Nazionale del Notariato (Studio n. 429-2006/C - Approvato dalla Commissione Studi Civilistici il 14 luglio 2006 e dalla Commissione Studi d'Impresa il 28 luglio 2006) dal titolo "L'impresa sociale - Prime riflessioni sul D. Lgs. 24 marzo 2006, n. 155".

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- Segnaliamo un contributo di Monica Poletto, pubblicato sulla rivista "Enti non profit" - IPSOA Editore, dal titolo:
. Impresa sociale: approvati i decreti attuativi mancanti.


No profit - Dal Consiglio nazionale un Quaderno sull'impresa sociale

Il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili (CNDCEC), attraverso la Commissione di studio che si occupa dell'analisi normativa degli enti non lucrativi e delle imprese sociali, ha pubblicato un Quaderno sui lineamenti tecnico-operativi dell'impresa sociale.
L’impresa sociale, introdotta dal D. Lgs. n. 155/2006, è ancora poco diffusa, sia per la scarsa conoscenza dello strumento tra gli addetti ai lavori, sia a causa della mancanza di specifici vantaggi fiscali.
Il volume - come si legge nel comunicato stampa di presentazione - evidenzia come per i soggetti profit e no profit, acquisendo la qualifica di impresa sociale, ci siano comunque diverse opportunità. Si pensi, ad esempio, alla novità dello status di impresa per le associazioni che si iscrivono nell'apposita sezione del Registro delle imprese e che di conseguenza possono partecipare a tutti i bandi e a tutte le gare di appalto per le imprese, alle quali in passato erano costretti a rinunciare. O all’obbligo di redazione e deposito del bilancio sociale da parte delle imprese sociali, al fine di una maggiore trasparenza nei confronti degli stakeholders.

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Dalla Camera di Commercio di Roma una guida alla creazione dell'impresa sociale

Per favorire lo sviluppo del Terzo settore, la Camera di Commercio di Roma ha realizzato e reso disponibile in forma gratuita una guida alla creazione delle imprese sociali.
La guida, disponibile on line sul sito ufficiale della Camera di Commercio di Roma, contiene, in 64 pagine, tutte le informazioni di supporto su analisi e misurazione del rischio, adempimenti burocratici e organizzazione aziendale.
Il documento affronta inoltre i temi della valutazione delle attitudini imprenditoriali, della corretta definizione dell'idea, delle modalità per confrontarsi ed affrontare il mercato, oltre chiaramente ad aspetti di analisi del prodotto e di realizzazione dei piani aziendali.

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Da Unioncamere dell'Emilia Romagna una guida agli adempimenti presso il Registro delle imprese

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MARZO 2018 - IMPRESA SOCIALE - Chiarimenti del Ministero dello Sviluppo Economico in tema di agevolazioni - Disponibili nuove FAQ

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha aggiornato le FAQ in tema di agevolazioni alle imprese sociali ed in particolare sulle modalità di presentazione delle domande, sui soggetti ammissibili e sulle spese ammissibili.
In particolare il Ministero ricorda che la domanda di agevolazione:
a) deve essere compilata dall’impresa, secondo lo schema di cui all’allegato n. 1 del decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese del 26 luglio 2017, utilizzando la versione del modulo resa disponibile nell’apposita sezione;
b) deve essere sottoscritta dal legale rappresentante dell’impresa proponente o da un suo procuratore mediante firma digitale e presentata, a partire dal 7 novembre 2017, esclusivamente attraverso l’invio a mezzo posta elettronica certificata (PEC) al seguente indirizzo: es.imprese@pec.mise.gov.it.

Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa con procedimento a sportello, fino ad esaurimento dei fondi disponibili. Pertanto, non è prevista una data stabilita di chiusura della misura; sarà il Ministero, all’esaurimento dei fondi disponibili, a comunicare tempestivamente la chiusura dei termini.

Nelle FAQ viene anche precisata la nozione di “impresa unica”, introdotta dalla Commissione Europea con l’art. 2, paragrafo 2, del Regolamento (UE) n. 1407/2013, e utilizzata nell’Allegato D al modulo di domanda di agevolazione.
Vengono inoltre precisati:
- i requisiti di ammissibilità che le imprese devono possedere per la presentazione della domanda di agevolazione;
- le spese ammissibili previste dal D.M. 3 luglio 2015;
- in che misura sono ammissibili le spese generali sostenute nell’ambito del programma d’investimento;
- le spese non ammissibili.

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RIFERIMENTI NORMATIVI

A. LA LEGGE ISTITUTIVA

- Legge 13 giugno 2005, n. 118: Delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale.

. La relazione illustrativa allo schema di decreto attuativo della legge 13 giugno 2005, n. 118, recante "Delega al Governo concernente la disciplina dell'impresa sociale", presentato al Consiglio dei Ministri nella seduta del 2 dicembre 2005.

- D. Lgs. 24 marzo 2006, n. 155: Disciplina dell'impresa sociale, a norma della legge 13 giugno 2005, n. 118.

- Schema di decreto legislativo recante: "Disciplina dell'impresa sociale, a norma della legge 13 giugno 2005, n. 118" - RELAZIONE.


B. I DECRETI ATTUATIVI

- D.M. 23 febbraio 2001: Rideterminazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti ai commissari liquidatori degli enti cooperativi e ai componenti dei comitati di sorveglianza.

- D. M. 24 gennaio 2008: Definizione dei criteri quantitativi e temporali per il computo della percentuale del settanta per cento dei ricavi complessivi dell'impresa sociale, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.

- D. M. 24 gennaio 2008: Definizione degli atti che devono essere depositati da parte delle organizzazioni che esercitano l'impresa sociale presso il registro delle imprese, e delle relative procedure, ai sensi dell'articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.

- D. M. 24 gennaio 2008: Adozione delle linee guida per la redazione del bilancio sociale da parte dell'organizzazione che esercitano l'impresa sociale, ai sensi dell'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.

- D. M. 24 gennaio 2008: Adozione delle linee guida per le operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione d'azienda, poste in essere da organizzazioni che esercitano l'impresa sociale, ai sensi dell'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155.

- DECRETO 3 luglio 2015: Agevolazioni alle imprese per la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale.

. LEGGE 6 giugno 2016, n. 106: Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.

. DECRETO 11 novembre 2016: Determinazione dei compensi spettanti agli organi della liquidazione coatta amministrativa delle imprese sociali.

. DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 112: Revisione della disciplina in materia di impresa sociale, a norma dell'articolo 2, comma 2, lettera c) della legge 6 giugno 2016, n. 106.

. DECRETO 16 marzo 2018: Definizione degli atti da depositare presso l'ufficio del registro delle imprese da parte dell'impresa sociale e delle relative procedure.



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Pubblicato su: 2009-03-23 (3482 letture)

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