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TERZO SETTORE - ARGOMENTI DI CARATTERE PARTICOLARE - APPROFONDIMENTI





ARGOMENTI DI CARATTERE PARTICOLARE

1. IL COMMERCIO E LA SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE DA PARTE DELLE ONLUS

Nell’ordinamento italiano l’espressione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale”, meglio nota con l’acronimo ONLUS, indica una categoria tributaria alla quale appartengono determinati enti di carattere privato, anche privi personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi rispondono ai requisiti elencati nell’art. 10, del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460.
L’appartenenza a tale categoria attribuisce la possibilità di godere di agevolazioni fiscali.
I soggetti che possono assumere la qualifica di ONLUS sono:
- le associazioni riconosciute e non riconosciute;
- i comitati;
- le fondazioni;
- le società cooperative;
- gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica
.

Tutti noi avremo sicuramente notato, soprattutto nei periodi invernali, dei banchetti posti nelle vicinanze delle chiese o in piazze affollate, gestiti da volontari con divisa o cartellini identificativi ben in vista, intenti alla vendita di arance, mele o altri prodotti alimentari.
Li potremmo aver notati anche durante le fiere patronali, mescolati in mezzo agli altri ambulanti, vendere prodotti, alimentari e non, con lo scopo di finanziare le loro attività.
Sicuramente ci saremo chiesti come mai, gente completamente priva di esperienza nel settore alimentare, potesse vendere o somministrare alimenti senza aver mai frequentato i corsi abilitanti per il commercio alimentare, obbligatori per i commercianti del settore.
L’articolo 30, comma 5, del del Decreto-Legge n. 185/2008, convertito con modificazioni dalla Legge numero 2 del 2009, stabilisce che le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri del volontariato previsti dalla legge 11 agosto 1991 n. 266, acquistano, in virtù del comma 8, dell’articolo 10, del D.Lgs. n. 460/1997, la qualifica di Onlus a condizione che svolgano esclusivamente le attività commerciali marginali indicate nel decreto 25 maggio 1995.
Le attività commerciali marginali consentite, sono le seguenti:
a) attività di vendita occasionali o iniziative occasionali di solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in concomitanza a campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato;
b) attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;
c) cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari sempre ché la vendita dei prodotti sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;
d) attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere occasionale;
e) attività di prestazione di servizi rese in conformità alle finalità istituzionali, non riconducibili nell’ambito applicativo dell’art. 111, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, verso pagamento di corrispettivi specifici che non eccedano del 50% i costi di diretta imputazione.

Il secondo comma del Decreto del 25 Maggio 1995, precisa che le attività sopra elencate debbono essere svolte:
a) in funzione della realizzazione del fine istituzionale dell’organizzazione di volontariato iscritta nei registri di cui all’art. 6 della legge n. 266 del 1991;
b) senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato, quali l’uso di pubblicità dei prodotti, di insegne elettriche, di locali attrezzati secondo gli usi dei corrispondenti esercizi commerciali, di marchi di distinzione dell’impresa.

Come affermato all’inizio, la normativa fiscale degli enti non commerciali prevede alcune agevolazioni in relazione alle attività occasionali sopra descritte.
L’articolo 143 del TUIR, comma 3, lettera a), dispone infatti la non imponibilità dei fondi pervenuti a seguito di “raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o compagne di sensibilizzazione”.
Relativamente all’attività occasionale di somministrazione di alimenti, una volta accertata l’occasionalità dell’attività di somministrazione effettuata dall’associazione e la sussistenza del carattere celebrativo della festa, questa può godere dell’agevolazione prevista dalla norma di cui sopra, assimilando l’attività di somministrazione a quella di offerta di beni di modico valore di cui al testo normativo precedentemente descritto.
In pratica il legislatore ha così voluto agevolare l’attività di raccolta fondi delle ONLUS anche mediante lo svolgimento di attività di ristoro, in considerazione del fatto che, generalmente, durante le manifestazioni pubbliche o raduni, l’afflusso della popolazione è notevole.
E’ tuttavia da evidenziare che l’attività di somministrazione di alimenti e bevande deve essere comunque esercitata in maniera del tutto occasionale (diversi esperti sostengono addirittura che possa essere esercitata al massimo due volte l’anno) e, nota importante, in occasione di eventi particolari.
Nell’ipotesi in cui non sia soddisfatto il carattere celebrativo dell’evento, ma sussista unicamente l’occasionalità della prestazione, dal punto di vista fiscale, pur rimanendo al di fuori della sfera di applicazione dell’IVA in quanto attività commerciale non abituale, i proventi che ne derivano configurerebbero per l’organizzazione “redditi diversi”.
E’ bene precisare che se dovesse venire a mancare anche “l’occasionalità”, l’attività di somministrazione di cibi e bevande si configurerebbe a tutti gli effetti come attività commerciale soggetta all’obbligo del possesso della partita Iva, alla fatturazione delle vendite, etc.
Relativamente alla vendita/somministrazione di prodotti alimentari, è importante evidenziare che, nonostante le agevolazioni appena descritte, per le associazioni ONLUS valgono le stesse regole in vigore per una qualsiasi attività ambulante del settore alimentare, nessuna esclusa.
Pertanto, se una qualsiasi associazione dovesse ad esempio porre in vendita/somministrare bevande e alimenti sfusi, come tranci di torta, biscotti, etc, dovrà presentare al Comune la D.I.A. (ora SCIA) per la somministrazione temporanea di alimenti e bevande; inoltre dovrà rispettare quanto previsto dalla propria normativa regionale di recepimento del Regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari e del Regolamento (CE) n. 853/2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale.
Alla pari degli altri ambulanti del settore alimentare, dovrà inoltre garantire il rispetto di quanto previsto dall’Ordinanza del Ministero della Salute del 3 Aprile 2002, avente come oggetto: “Requisiti igienico-sanitari per il commercio dei prodotti alimentari sulle aree pubbliche”; in particolare dovrà proteggere gli alimenti dalla contaminazione tramite appositi schermi, gli addetti alla vendita dovranno indossare un camice di colore chiaro con adeguato copricapo, il banco di vendita dovrà essre posto a una determinata distanza dal suolo, etc.
I prodotti alimentari posti in vendita o somministrati, dovranno essere muniti di apposito cartellino degli ingredienti con evidenziati gli eventuali allergeni utilizzati, conformemente a quanto disposto dal D.Lgs. n. 109/92 e dal D.Lgs. 114/2006.
Nell’ipotesi in cui l’Associazione ONLUS dovesse somministrare pasti, dovrà indicare nel menù gli eventuali ingredienti allergenici utilizzati, nel rispetto dell’Ordinanza 29 gennaio 2010 del Ministero della Salute, avente come oggetto “Misure urgenti in merito alla tutela della salute del consumatore con riguardo al settore della ristorazione”, con la quale vengono imposti nuovi obblighi ai ristoratori e a tutti coloro che somministrano alimenti.
(Piero Nuciari - www.pieronuciari.it)


2. COOPERATIVE SOCIALI - APPLICAZIONE LIMITATA DELLE AGEVOLAZIONI RICONOSCIUTE ALLE ONLUS

L'Agenzia delle Entrate, con la nota n. 954 del 15 novembre 2011, ha fornito, su richiesta di un’associazione di rappresentanza, alcune precisazioni in materia di cooperative sociali.
Nel dettaglio, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le cooperative sociali possono fruire delle agevolazioni fiscali previste per le ONLUS, fatta eccezione ai fini IRES.
L’Agenzia, inoltre, ha precisato che le cooperative sociali in quanto ONLUS di diritto possono accedere alle agevolazioni previste per queste ultime senza rispettare i requisiti previsti dal D.Lgs. n. 460/97.
In particolare, le cooperative sociali:
► non sono limitate dall’articolo 10 del D.Lgs. n. 460/97 in materia di oggetto dell’attività svolta dall’ente (le ONLUS, infatti, acquisiscono tale qualificazione qualora svolgano determinate attività);
► non sono tenute alla comunicazione all’anagrafe delle ONLUS ai sensi dell’articolo 11, secondo cui i soggetti che intraprendono l'esercizio delle attività previste all'articolo 10, ne danno comunicazione entro trenta giorni alla direzione regionale delle entrate del Ministero delle finanze nel cui ambito territoriale si trova il loro domicilio (entro 30 giorni dalla entrata in vigore del decreto, invece, per le attività già in corso in tale data). Come noto, l'effettuazione di tale comunicazione è condizione necessaria per beneficiare delle agevolazioni previste dal presente decreto.
L’Agenzia, inoltre, chiarisce che gli statuti delle società cooperative non vanno adeguati, né la denominazione va integrata con l'acronimo ONLUS.

Per accedere alle agevolazioni previste dalla legge n. 381/1991, quindi, basta che rispettino i seguenti requisiti:
► rispetto delle le finalità indicate nella legge 381/1991;
► versamento del 3% dell'utile ai Fondi mutualistici;
► introduzione nello statuto delle clausole non lucrative;
► iscrizione nell'Albo nazionale delle società cooperative nella sottosezione riservata
.

Alla luce di quanto appena esposto, viene precisato che le cooperative sociali possono scegliere se applicare in alternativa:
► le agevolazioni relative alle ONLUS;
► quelle dettate dalla normativa speciale.

Con la nota in commento, però, l'Agenzia conferma quanto già precisato con la circolare n. 168/1998, secondo cui le agevolazioni previste in via generale per le ONLUS possono essere applicate anche alle cooperative sociali, fatta eccezione ai fini IRES.
Le cooperative sociali, infatti, pur essendo riconducibili alle ONLUS rimangono sempre delle società a carattere commerciale, pertanto, non è applicabile il regime previsto dall’articolo 150 del TUIR secondo cui “per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), ad eccezione delle società cooperative, non costituisce esercizio di attività commerciale lo svolgimento delle attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale. I proventi derivanti dall'esercizio delle attività direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile”.


3. FEBBRAIO 2018 - COOPERATIVE SOCIALI - Dal Ministero del lavoro chiarimenti in tema di bilancio, attività di interesse generale e obbligo di nomina dei sindaci

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con Nota n. 2491 del 22 febbraio 2017, risponde ad alcuni quesiti in materia di cooperative sociali e loro consorzi, che, ai sensi dell'articolo 1 comma 4 del D.Lgs. n. 112/2017, hanno acquisito di diritto la qualifica di imprese sociali, in tema di:
1) obblighi di redazione, di deposito presso il Registro unico nazionale del Terzo settore e di pubblicazione sul proprio sito istituzionale del bilancio sociale;
2) attività di interesse generale in cui operano le imprese sociali,
3) obbligo di nomina dei sindaci
.

1) Per quanto riguarda gli obblighi di redazione del bilancio sociale, il Ministero evidenzia che, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, del D.Lgs. n. 112/2017, le cooperative sociali di cui alla legge n. 381/1991 "acquisiscono di diritto la qualifica di imprese sociali"; ad esse e ai loro consorzi le disposizioni del decreto in parola "si applicano nel rispetto della normativa specifica delle cooperative ed in quanto compatibili" con essa. Pertanto, in linea generale, il Codice del Terzo settore prevede l'applicazione delle disposizioni codicistiche alle categorie di enti del Terzo settore che hanno una disciplina particolare (come le cooperative sociali), solo ove non derogate ed in quanto compatibili. Ritiene dunque applicabile a tutte le cooperative sociali l'obbligo di redazione, deposito e pubblicazione del bilancio sociale imposto alla generalità delle imprese sociali e questo obbligo appare in linea con i principi direttivi della riforma del Terzo settore, che pongono in primo piano i canoni della trasparenza e della rendicontazione, a tutela dell’affidamento della generalità dei cittadini.
Tuttavia, fino a quando non saranno emanate le Linee Guida da parte del Ministero del Lavoro, sentito il Consiglio nazionale del Terzo settore, previste dal comma 2 dell’art. 9 del citato D.Lgs. n. 112/2017, il Ministero ritiene che “l'adozione del bilancio sociale da parte delle cooperative sociali, il deposito dello stesso presso il registro delle imprese e la pubblicazione sul sito internet assumano carattere facoltativo, fatta salva l'osservanza di eventuali disposizioni regionali in proposito, tenuto conto del fatto che varie Regioni, ai fini del mantenimento dell’iscrizione nell’albo regionale, impongono alle cooperative sociali la redazione del bilancio sociale”.

2) Per quanto riguarda il rapporto tra quanto disposto dall’art. 2 del D.Lgs. n. 112/2017, che individua le attività di interesse generale in cui operano le imprese sociali e la disciplina particolare in materia di cooperative sociali (legge n. 381/1991), il Ministero del Lavoro ritiene che, in ossequio al criterio della prevalenza della disciplina particolare su quella generale, l'ambito delle attività sia quello individuato dall'articolo 1, comma 1 della legge n. 381/1991 ovvero:
- la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi;
- lo svolgimento di attività diverse finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate
;
a cui devono essere aggiunte quelle riguardanti:
- interventi e servizi sociali ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, della legge n. 328/2000 ed interventi, servizi e prestazioni di cui alla legge n. 104/1992 e alla legge n. 112/2016;
- interventi e prestazioni sanitarie;
- prestazioni socio-sanitarie;
- educazione, istruzione e formazione professionale nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;
- formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo, alla prevenzione del bullismo ed al contrasto della povertà educativa;
- servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone svantaggiate
.
Resta beninteso salva ed impregiudicata la possibilità, per le cooperative sociali, di svolgere ulteriori attività di interesse generale, in virtù di espresse previsioni normative contenute nell'ordinamento vigente, quali, ad esempio: all'agricoltura sociale (Legge n. 141/2015) e alla riqualificazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata (art. 48, D.Lgs. n. 159/2011).

3) Per quanto riguarda, infime, l’obbligo di nomina dei sindaci, il Ministero del Lavoro ritiene che non siano applicabili alle cooperative sociali le disposizioni di cui all'articolo del 10 del D.Lgs. n. 112/2017, in tema di organi di controllo interno, considerato che la materia trova già una sua specifica trattazione nella disciplina delle cooperative.
Pertanto le norme dettate in materia dal Codice civile agli articoli 2543 e 2477 possono ritenersi prevalenti rispetto alla disciplina generale dettata per le imprese sociali, posto che ai sensi dell’articolo 1, comma 4, del più volte citato D.Lgs. n. 112/2017 “... Alle cooperative sociali e ai loro consorzi, le disposizioni del presente decreto si applicano nel rispetto della normativa specifica delle cooperative ed in quanto compatibili...”.
Il testo della nota ministeriale viene riportato nei Riferimenti normativi.


4. FEBBRAIO 2019 - PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE - Costituzione da parte degli Enti del terzo settore - Approfondimento del CNC

Anche gli enti del Terzo settore (ETS), dotati di personalità giuridica ed iscritti nel Registro delle imprese, possono costituire patrimoni destinati ad uno specifico affare, ai sensi dell'articolo 2447-bis e seguenti del Codice civile.
E' quanto espressamente previsto dall'art. 10 e dall’art. 4, comma 3, del D. Lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo settore)
La costituzione di questi patrimoni è il tema di un apposito studio del Notariato, n. 102-2018/I, approvato dalla Commissione Studi d’Impresa il 19 aprile 2018 e pubblicato di recente sul sito del Consiglio Nazionale del Notariato.

Due sono le norme di riferimento: quella dettata all’art. 10 e quella dettata all’art. 4, comma 3, del D.Lgs. n. 117/2017.
1) La prima ipotesi, contenuta nell’art. 10, in cui vi è un richiamo espresso agli artt. 2447-bis e seguenti del Codice civile, si riferisce – secondo lo studio - alla costituzione di enti qualificabili come del Terzo settore alla duplice condizione che questi siano dotati di personalità giuridica e che siano iscritti nel Registro delle imprese.
Questa previsione, da un lato, porta ad escludere le associazioni non riconosciute, le fondazioni in attesa di riconoscimento e le società di tipo diverso da quello capitalistico o cooperativo, in quanto difetta la personalità giuridica; ma, dall’altro lato, comporta un ampliamento della pletora dei soggetti che vi possono ricorrere, potendovi rientrare non solo le società (Spa, Srl, cooperative) ma anche tutti quegli enti che, dotati di personalità giuridica, esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale.

L’obbligo di iscrizione nel Registro delle imprese sorge, infatti, al momento in cui si pone in essere un “comportamento imprenditoriale”, sia da parte di una persona fisica (impresa individuale) che da parte di chi utilizzi forme organizzative per lo svolgimento di attività di impresa (società).
Ora, posto che l’obbligo di iscrizione sorge al momento in cui si pone in essere un “comportamento imprenditoriale”, si tratta di verificare se sia o meno sufficiente, al fine di configurare tale obbligo, anche un’attività di carattere solo secondario.
Nell’ambito del Codice del Terzo settore v’è una norma che sembra risolvere, almeno ai fini che qui interessano, la questione.
Il riferimento è all'art. 11, del D.Lgs. n. 117/2017, il quale, dopo aver sancito che gli enti del terzo settore si iscrivono nel registro unico nazionale del terzo settore ed indicano gli estremi dell'iscrizione negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico, prevede, al comma 2, che «oltre che nel registro unico nazionale del terzo settore, gli enti del terzo settore che esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale sono soggetti all'obbligo di iscrizione nel registro delle imprese».
Sembra così possibile riferire il requisito della iscrizione nel rRgistro delle imprese, non già a qualsiasi forma di pubblicità commerciale cui potrebbero esser tenuti gli enti, bensì specificamente al disposto del comma 2, dell'art.11, il quale circoscrive l'obbligo di iscrizione a quegli enti che esercitino la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale.
A fianco di questa fattispecie, v’è poi la previsione specificamente dettata dall’art. 5, comma 2, del D.Lgs. n. 112/2017 per le imprese sociali, rispetto alle quali, essendo comunque soddisfatto il requisito dell’iscrizione nel Registro delle imprese, il discrimine è dato solo dalla personalità giuridica.
Per l’impresa sociale è possibile, quindi, accedere all’istituto del patrimonio destinato a condizione che la forma adottata dia personalità giuridica, essendo l’altro presupposto (l’iscrizione nel Registro delle imprese) istituzionalmente collegato alla natura stessa dell’impresa sociale,
Sostanzialmente, dunque, l'ambito di applicazione dei patrimoni destinati ex art. 10 riguarderebbe:
- tutte le società cooperative qualificabili come enti del terzo settore,
- tutti gli enti non societari che esercitino la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale (e pertanto iscritti nel Registro delle imprese) e che abbiano personalità giuridica,
- le imprese sociali dotate di personalità giuridica.

2) La seconda ipotesi, contenuta nell’art. 4, comma 3, del D.Lgs. n. 117/2017 (e replicata nella disciplina dell’impresa sociale nell’art. 1 del D.Lgs. n. 112/2017), è invece riferita agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e agli enti delle confessioni religiose che hanno stipulato patti, accordi o intese con lo Stato.
L’art. 10 del Codice del Terzo settore non è l'unica norma in cui vi è un riferimento all'istituto dei patrimoni destinati.
L'articolo 4, al comma 3, prevede, infatti, che agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e gli enti delle confessioni religiose che hanno stipulato patti, accordi o intese con lo Stato si applicano le norme del codice del terzo settore limitatamente allo svolgimento di attività di interesse generale come definite dall'articolo 5, a condizione che per lo svolgimento di tali attività:
a) gli enti in questione adottino un regolamento, in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata che, ove non diversamente disposto e in ogni caso nel rispetto della struttura e della finalità di tali enti come stabiliti dei suddetti patti, accordi o intese, recepisca le norme del codice del terzo settore e sia depositato nel registro unico nazionale del terzo settore;
b) sia costituito un patrimonio destinato e siano tenute separatamente le scritture contabili secondo le regole di cui all'articolo 13
.

È il caso, dunque, di esaminare separatamente i presupposti applicativi dell'istituto dei patrimoni destinati nell'una e nell'altra ipotesi, per poi verificare se effettivamente per gli enti ecclesiastici e per gli enti di confessioni religiose diverse la disciplina di riferimento possa essere quella degli artt. 2447-bis e seguenti del Codice civile.
Con riferimento a questi enti – precisa l'autore - non sembrano ricorrere quegli elementi di sistema che permettono l’applicazione dell'istituto del patrimonio destinato di cui all'articolo 2447-bis C.C..
Difatti, anche se il presupposto è che detti enti ecclesiastici siano civilmente riconosciuti, “manca un sistema di pubblicità in grado di garantire adeguatamente la piena opponibilità ai terzi della separazione patrimoniale”.
In detto contesto, risulta maggiormente coerente ragionare in termini di destinazione “ma con caratteristiche diverse da quelle tipiche dei patrimoni destinati di cui al Titolo V, c.c.”.

. Se vuoi scaricare il testo dello Studio n. 102/2018 , clicca QUI.


5. FEBBRAIO 2019 - L. N. 12/2019 - DECRETO SEMPLIFICAZIONI - Misure in materia di Enti del Terzo settore

E' stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 36 del 12 febbraio 2019, la legge 11 febbraio 2019, n. 12, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione”.
Durante l'iter di conversione, il D.L. n. 135 del 14 dicembre 2018 ha subito diverse modifiche ed integrazioni rispetto alla versione originaria pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 290 del 14 dicembre 2018, passando da 12 a 28 articoli.
I commi 8-bis e 8-ter, dell’articolo 1, apportano modifiche alla tassazione degli enti del terzo settore. In particolare, il comma 8-bis, alla lettera b), sostituisce integralmente il comma 52 della legge n. 145/2018 (legge di bilancio 2019) e posticipa l'abrogazione della riduzione a metà dell’IRES per alcuni enti del Terzo settore, disposta dalla medesima legge di bilancio 2019 (comma 51) a partire dal 1° gennaio 2019.
Per effetto delle modifiche in esame, il contenuto del comma 52 viene integralmente sostituito: la nuova formulazione posticipa l'abrogazione delle suddette agevolazioni tributarie, che trova applicazione non più dal 1° gennaio 2019, ma a decorrere dal periodo d'imposta di prima applicazione di ulteriori misure di favore nei confronti di enti che svolgono attività aventi finalità sociale, come previsto dal nuovo comma 52-bis.
Il nuovo comma 52-bis stabilisce infatti che, con successivi provvedimenti legislativi dovranno essere individuate misure di favore, compatibili con il diritto dell'Unione europea, nei confronti dei soggetti che svolgono con modalità non commerciali attività che realizzano finalità sociali, garantendo il necessario coordinamento con il Codice del Terzo settore. Di conseguenza, fino a quando non saranno individuate le ulteriori misure di favore nei confronti dei soggetti che svolgono con modalità non commerciali attività che realizzano finalità sociali, il richiamato articolo 6 del D.P.R. n. 601 del 1973 trova piena applicazione; dunque sino a tale momento permane la riduzione a metà dell’IRES nei confronti degli enumerati enti che svolgono attività sociali, culturali e attività con fini solidaristici, nonché nei confronti degli istituti autonomi per le case popolari.
In ragione del permanere della riduzione IRES per il terzo settore, il comma 8-bis, lettera a), modifica il comma 34 della legge n. 145/2018 (legge di bilancio 2019), introducendo il divieto di cumulo di tale beneficio con quelli derivanti dalla tassazione agevolata degli utili reinvestiti e di quelli impiegati per l'assunzione di personale.
Con le modifiche in esame si dispone esplicitamente il divieto di cumulo tra la predetta aliquota agevolata al 15 per cento e l’abbattimento a metà dell’IRES (al 12 per cento) disposta per gli enti del Terzo settore individuati dall’articolo 6 del D.P.R. n. 601/1973.
Il comma 8-ter reca la copertura finanziaria delle norme così introdotte, quantificando gli oneri per il bilancio dello Stato in 118,4 milioni di euro per l'anno 2019 e a 157,9 milioni di euro a decorrere dall'anno 2020.

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APPROFONDIMENTI

1) Proponiamo una scheda elaborata dall'Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale della Toscana (Servizi al contribuente), nella quale vengono chiariti alcuni punti fondamentali in merito alla comunicazione a acrico delle ONLUS.

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2) Proponiamo all'attenzione tre studi del CONSIGLIO NAZIONALE DEL NOTARIATO:
- il primo dal titolo "Enti non commerciali - Organizzazioni non lucrative di utilità sociale - Aspetti ficali" (n. 728-bis/1998 - Approvato dalla Commissione Studi Tributari il 15 maggio 1998 e dal Consiglio Nazionale del Notariato il 29 maggio 1998);

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- il secondo dal titolo "Enti non commerciali e non profit : aspetti di interesse civilistico alla luce del decreto "onlus" (n. 2086/1999 - Approvato dalla Commissione Studi Civilistici il 19 gennaio 1999).

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- il terzo dal titolo "La trasformazione degli enti no profit" (n. 32-2010/I - Approvato dalla Commissione Studi d'Impresa il 15 aprile 2010).

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3) Proponiamo all'attenzione un documento del CONSIGLIO NAZIONALE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI

La Commissione “Rendicontazione economico-finanziaria e gestione delle aziende non profit” del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha predisposto un documento dal titolo "Il controllo indipendente negli enti non profit e il contributo professionale del dottore commercialista e dell'esperto contabile".
Il documento fornisce preziose informazioni in merito all’attività di controllo degli enti non profit e illustra le disposizioni che richiedono l’obbligatorietà del controllo e presenta una proposta di richiesta dell’organo di controllo modulata in relazione agli aspetti dimensionali delle organizzazioni in oggetto.
Le indicazioni e le prassi contenute nel presente documento sono rivolte principalmente alle seguenti categorie di destinatari:
a. soggetti incaricati del controllo, i quali possono ottenere indicazioni e sostegno all’adozione delle diverse forme di controllo e indicazioni per l’introduzione di prassi operative standardizzate, coerenti e affidabili;
b. i componenti degli organi di governo e di amministrazione degli Enp che dispongono di indirizzi e soluzioni operative per la definizione del sistema di controlli interni e esterni all’ente;
c. i soggetti a diverso titolo coinvolti nell’attività dell’Enp in quanto portatori di interessi;
d. gli enti pubblici, finanziatori e donatori che possono richiedere agli Enp di dotarsi di strumenti di controllo adeguati alla loro attività ed alle loro dimensioni
.

Il documento si divide, poi, in due sezioni:
- attività di vigilanza e,
- revisione contabile.
L’attività di vigilanza analizza più nel dettaglio i contesti del controllo legale e statutario, il controllo sull’attività dell’ente, e il controllo fiscale.
La revisione contabile si occupa dell’analisi delle principali operazioni che dovrebbero essere poste in essere per garantire la coerenza tra la contabilità amministrativa e il rendiconto/bilancio nonché per verificare la veridicità dei prospetti di sintesi.
Il lavoro si completa con una serie di esempi pensati per tutti i professionisti e gli operatori che si trovano ad affrontare una problematica tanto delicata e cruciale per lo sviluppo della società civile, quanto spesso dimenticata dalla legislazione.

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4) Proponiamo all'attenzione un documento della FONDAZIONE NAZIONALE DEI COMMERCIALISTI - La riforma del Terzo settore: il regime transitorio

La riforma del Terzo settore, avviata con la legge delega del 2016 (legge 6 giugno 2016, n. 106), ha trovato compimento nell’agosto scorso con l’adozione dei relativi decreti attuativi e, per quanto più da vicino ci occupa in questa sede, dei d.lgs. 3 luglio 2017, n. 112 (di riforma della disciplina dell’impresa sociale) e del d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (che contiene il Codice del Terzo settore). La rilevanza della riforma in atto, nonché l’ampiezza dei temi affrontati, ha suggerito l’opportunità di dedicare diversi documenti monotematici di approfondimento dei principali contenuti della medesima.
In questa occasione, si è ritenuto utile intervenire con un approfondimento della disciplina transitoria che interessa i richiamati decreti legislativi n. 112 e 117. Detti decreti attuavi, infatti, sono entrati in vigore rispettivamente il 20 luglio 2017 e il 3 agosto 2017, ma contengono disposizioni con diversa efficacia temporale che hanno suscitato incertezze operative negli esperti del settore.

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5) Proponiamo all'attenzione un documento del CNDCEC - Adeguamento delle cooperative sociali e delle imprese sociali alla riforma dell’impresa sociale

E’ stato pubblicato, il 9 febbraio 2019, un documento, messo a punto dal gruppo di lavoro sulle società cooperative, promosso dall’Alleanza delle Cooperative e dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (CNDCEC), dal titolo “Adeguamento delle cooperative sociali e delle imprese sociali alla riforma dell’impresa sociale”.
Il documento analizza in particolare il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, dedicato alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale che è entrato in vigore il 20 luglio 2017 ed è stato già oggetto, da parte del Governo, di un decreto correttivo il 17 luglio 2018.
Dalla disciplina dell’impresa sociale nessun obbligo di adeguamento degli statuti delle cooperative sociali.
È l’orientamento che emerge dal documento in questione.
Il documento ribadisce che le cooperative sociali acquisiscono lo status senza la necessità di ottemperare ad alcun onere di adeguamento o qualificazione, né dover passare il vaglio di verifiche o controlli preventivi.
Tuttavia, ferma l’inesistenza di obblighi di modifiche statutarie, le cooperative sociali devono comunque verificare quali norme della disciplina generale del Terzo settore e dell’impresa sociale si applicano anche nei loro confronti. In base a queste premesse, il documento passa in rassegna le prescrizioni del D,Lgs. n. 112/2017 che si applicano anche alle cooperative sociali, individuando fra le altre l’art. 7, comma 2, che vieta l’assunzione della presidenza ai rappresentanti di pubbliche amministrazioni ed enti con scopo di lucro e l’art. 9, comma 2, che stabilisce obbligo e disciplina del bilancio sociale.

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6) EROGAZIONI LIBERALI - LE AGEVOLAZIONI FISCALI
Il sistema tributario italiano prevede numerose agevolazioni fiscali, per i contribuenti che effettuano erogazioni liberali a favore di determinate categorie di enti di particolare rilevanza sociale, siasotto forma di detrazioni d’imposta che come deduzioni dal reddito imponibile Irpef.
È bene ricordare che la differenza tra detrazioni e deduzioni è di natura sostanziale. Infatti, mentre gli oneri detraibili incidono (in percentuale) direttamente sull’imposta lorda, riducendo di fatto l’imposta dovuta dal contribuente, gli oneri deducibili sono spese che possono essere portate indiminuzione dal reddito complessivo rilevante ai fini Irpef, prima del calcolo dell’imposta. Pertanto,quest’ultima tipologia di spese, riducendo a monte il reddito imponibile, determina un beneficiopari all’aliquota massima raggiunta dal contribuente.
Ci sono, poi, alcune agevolazioni fiscali, destinate alle erogazioni liberali effettuate dalle imprese che permettono di ridurre il reddito imponibile IRES.Inoltre per alcune finalità di interesse sociale è possibile destinare una quota dell’Irpef (pari al 5 permille).
Molte delle erogazioni liberali contemplate ai fini delle agevolazioni tributarie hanno come destinatari enti appartenenti al settore del non profit, comunemente detto anche “terzo settore”, definizio-ne derivata dal fatto che esso ha un ruolo distinto ed intermedio sia rispetto ai pubblici servizi che rispetto al mercato. In Italia le istituzioni del terzo settore rappresentano ormai una importante realtà, il numero di organizzazioni, di occupati e di volontari è infatti molto cresciuto nell’ultimo decennio, assumendo una rilevanza economica e sociale non trascurabile.
Negli ultimi anni il legislatore fiscale ha ampliato notevolmente i benefici e le agevolazioni, per questo settore, consapevole dell’importante funzione che esso svolge.
Finalità di questa guida è, pertanto, quella di fare il punto sulle numerose agevolazioni fiscali al fine di permettere, a coloro che effettuano erogazioni liberali, di cogliere le numerose opportunità dirisparmio di imposta previste dal nostro ordinamento.

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7) Proponiamo uno studio del di Pietro Selicato (Professore associato di Diritto tributario Sapienza – Università di Roma) dal titolo "La soggettività tributaria degli enti non profit (dalle ONLUS agli ETS)", pubblicato sulla Rivista "Federalismi.it".

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8) La Commissione studi Terzo settore dell'ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Pescara ha elabortato un opuscolo dal titolo "l Regime Fiscale degli Enti del Terzo Settore". Una delle fondamentali novità introdotte dalla Riforma riguarda il regime fiscale degli Enti del Terzo Settore (ETS), a cui il Codice del Terzo settore dedica gli articoli da 79 a 89.
Va subito detto - si legge nell'introduzione - che, nonostante il nuovo codice sia in vigore dallo scorso 3 agosto, la parte fiscale non è ancora applicabile alle associazioni e agli altri enti del Terzo settore ma lo sarà solamente a seguito dell'approvazione da parte della Commissione Europea e dopo che verrà reso operativo il Registro Unico nazionale. E' comunque importante oggi cercare di comprendere quali siano i tratti caratteristici del nuovo regime fiscale delineato dalla Riforma.

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9) Segnaliamo, dalla Rivista "Orizzonti del diritto commerciale", un articolo di Massimo Bianca dal titolo "TRASFORMAZIONE, FUSIONE E SCISSIONE DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE".

Il d.lgs. 117/2017 ha introdotto una riforma organica dell'attività e della struttura degli enti non profit. Nel tentativo di avviare anche la prevista riforma degli enti del Titolo Secondo del Libro Primo del Codice Civile, l'art. 98 del d.lgs. 117/2017 vi ha inserito l'art 42-bis, che ne disciplina la trasformazione, la fusione e la scissione.
Il saggio esamina le predette novità, individuando l'ambito di operatività soggettiva ed oggettiva dell'art. 42-bisc.c., applicabile di default in assenza di una contraria previsione originariamente o successivamente presente nello statuto.
Viene prestata particolare attenzione ai profili procedimentali che, disciplinati per mezzo del rinvio alle disposizioni previste dal Libro Quinto in materia societaria, ne impongono la valutazione della compatibilità con la nuovagovernancedegli enti non profit introdotta dal medesimo decreto legislativo.

SOMMARIO: 1.I principi e gli obiettivi della legge delega. – 2. Operatività soggettiva: le tipologie di enti ammessi alle operazioni straordinarie. – 3. Segue: l’applicabilità agli enti estranei al Terzo Settore. – 4. Operatività oggettiva. – 5. Esclusione statutaria delle operazioni straordinarie. – 6. Il procedimento di trasformazione. – 7. Fusioni e scissioni.

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RIFERIMENTI

. Per le linee guida e i DECRETI ATTUATIVI DELLA RIFORMA, clicca QUI.

. Per le ONLUS – Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, clicca QUI.

. Per la FONDAZIONE ITALIA SOCIALE, clicca QUI.

. Per le ASSOCIAZIONI E LE SOCIETA’ SPORTIVE DILETTANTISTICHE, clicca QUI.

. Per gli ENTI ASSOCIATIVI – Adempimenti ai fini fiscali – MODELLO EAS, clicca QUI.

. Per il REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE - RUNTS, clicca QUI.

. Per il CINQUE PER MILLE dell’IRPEF, clicca QUI.

. Per la PUBBLICAZIONE DEI CONTRIUBUTI RICEVUTI da parte degli Enti del Terzo settore , clicca QUI.

. Per i RIFERIMENTI NORMATIVI - Leggi, decreti, circolari, direttive e pareri ministeriali, clicca QUI.

. Per un approfondimento dell’IMPRESA SOCIALE, clicca QUI.

. Per un approfondimento delle SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO, clicca QUI.

. Per un approfondimento delle SOCIETA’ EBENEFIT – Le società con missione sociale, clicca QUI.



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Pubblicato su: 2019-03-07 (115 letture)

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