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TERZO SETTORE - REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE (RUNTS) - IN VIGORE IL DECRETO ATTUATIVO





IL REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE (RUNTS)
STRUTTURA E CONTENUTI


1. La struttura e la formazione del Registro Unico Nazionale

1.1. Principi generali

Secondo quanto stabilito dall’art. 11 del D.Lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo settore), gli Enti del Terzo settore dovranno iscriversi:
a) nel Registro Unico Nazionale del Terzo settore (RUNTS) e
b) nel Registro delle imprese, nel caso di esercizio esclusivo o principale in forma di impresa commerciale.
Gli estremi dell’iscrizione nel RUNTS dovranno essere indicati negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico.
Per le imprese sociali, l'iscrizione nell'apposita sezione del Registro delle imprese soddisfa il requisito dell'iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore.
L’iscrizione al Registro unico nazionale è obbligatoria per usufruire delle agevolazioni fiscali e della legislazione a favore.
Il RUNTS è soggetto a revisione triennale (art. 51).


1.2. La struttura del Registro Unico Nazionale

Il Registro unico nazionale del terzo settore è disciplinato negli articoli dal 45 al 54 del D.Lgs. n. 117 del 3 luglio 2017 (Codice del Terzo settore).
Il Registro, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è operativamente gestito su base territoriale e con modalità informatiche in collaborazione con ciascuna Regione e Provincia autonoma.
Presso le Regioni, la struttura è indicata come «Ufficio regionale del Registro unico nazionale del Terzo settore».
Presso le Province autonome la stessa assume la denominazione di «Ufficio provinciale del Registro unico nazionale del Terzo settore» (art. 45)

Il Registro unico nazionale del Terzo settore si compone delle seguenti sezioni:
a) Organizzazioni di volontariato;
b) Associazioni di promozione sociale;
c) Enti filantropici;
d) Imprese sociali, incluse le cooperative sociali;
e) Reti associative;
f) Società di mutuo soccorso;
g) Altri enti del Terzo settore (art. 46).

Le organizzazioni di volontariato (ODV) – secondo quanto disposto dall’art. 32 - sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre organizzazioni di volontariato, per lo svolgimento prevalentemente in favore di terzi di una o piu' attivita' di cui all'articolo 5, avvalendosi in modo prevalente dell'attivita' di volontariato dei propri associati o delle persone aderenti agli enti associati.

Le associazioni di promozione sociale (APS) – secondo quanto disposto dall’art. 35 - sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre associazioni di promozione sociale per lo svolgimento in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o piu' attivita' di cui all'articolo 5, avvalendosi in modo prevalente dell'attivita' di volontariato dei propri associati o delle persone aderenti agli enti associati.
Non sono associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all'ammissione degli associati o prevedono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine, collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarita' di azioni o quote di natura patrimoniale.

Gli enti filantropici – secondo quanto disposto dall’art. 37 - sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione riconosciuta o di fondazione al fine di erogare denaro, beni o servizi, anche di investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attivita' di interesse generale.

Le imprese sociali sono disciplinate dal decreto legislativo recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 6 giugno 2016, n. 106.
Le cooperative sociali e i loro consorzi sono disciplinati dalla legge 8 novembre 1991, n. 381.

Le reti associative – secondo quanto disposto dall’art. 41 - sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, che:
a) associano, anche indirettamente attraverso gli enti ad esse aderenti, un numero non inferiore a 100 enti del Terzo settore, o, in alternativa, almeno 20 fondazioni del Terzo settore, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno cinque regioni o province autonome;
b) svolgono, anche attraverso l'utilizzo di strumenti informativi idonei a garantire conoscibilita' e trasparenza in favore del pubblico e dei propri associati, attivita' di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti del Terzo settore loro associati e delle loro attivita' di interesse generale, anche allo scopo di promuoverne ed accrescerne la rappresentativita' presso i soggetti istituzionali.
Sono reti associative nazionali le reti associative che associano, anche indirettamente attraverso gli enti ad esse aderenti, un numero non inferiore a 500 enti del Terzo settore o, in alternativa, almeno 100 fondazioni del Terzo settore, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno dieci regioni o province autonome. Le associazioni del terzo settore formate da un numero non inferiore a 100 mila persone fisiche associate e con sedi in almeno 10 regioni o provincie autonome sono equiparate alle reti associative nazionali ai fini di cui all'articolo 59, comma 1, lettera b).

E' condizione per l'iscrizione delle reti associative nel Registro unico nazionale del Terzo settore che i rappresentanti legali ed amministratori non abbiano riportato condanne penali, passate in giudicato, per reati che comportano l'interdizione dai pubblici uffici.
L'iscrizione, nonche' la costituzione e l'operativita' da almeno un anno, sono condizioni necessarie per accedere alle risorse del Fondo di cui all'articolo 72 che, in ogni caso, non possono essere destinate, direttamente o indirettamente, ad enti diversi dalle organizzazioni di volontariato, dalle associazioni di promozione sociale e dalle fondazioni del Terzo settore.

Le società di mutuo soccorso sono disciplinate dalla legge 15 aprile 1886, n. 3818, e successive modificazioni (art. 42).
Alle società di mutuo soccorso non si applica l'obbligo di versamento del contributo del 3 per cento sugli utili netti annuali. Le stesse non sono soggette all'obbligo di iscrizione nella sezione delle imprese sociali presso il registro delle imprese le società di mutuo soccorso che hanno un versamento annuo di contributi associativi non superiore a 50.000 euro e che non gestiscono fondi sanitari integrativi (art. 44).

Ad eccezione delle reti associative, nessun ente potrà essere contemporaneamente iscritto in due o più sezioni.
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con decreto di natura non regolamentare, sentita la Conferenza Unificata, potrà istituire sottosezioni o nuove sezioni o modificare le sezioni esistenti (art. 46).


2. I contenuti del Registro Nazionale

2.1. L’iscrizione al Registro Unico Nazionale – Le informazioni obbligatorie

La domanda di iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore va presentata dal rappresentante legale dell'ente o della rete associativa cui l'ente eventualmente aderisca all'Ufficio del Registro unico nazionale della Regione o della Provincia autonoma in cui l'ente ha la sede legale, depositando l'atto costitutivo, lo statuto ed eventuali allegati, ed indicando la sezione del registro nella quale l'ente chiede l'iscrizione (art. 47).
Avverso il diniego di iscrizione nel Registro è ammesso ricorso avanti al tribunale amministrativo competente per territorio.

All’articolo 48 vengono indicate le informazioni che vanno riportate nel RUNTS.
Nel Registro unico nazionale del Terzo settore devono risultare per ciascun ente almeno le seguenti informazioni:
• la denominazione; la forma giuridica;
• la sede legale, con l'indicazione di eventuali sedi secondarie;
• la data di costituzione;
• l'oggetto dell'attività di interesse generale di cui all'articolo 5,
• il codice fiscale o la partita IVA;
• il possesso della personalità giuridica e il patrimonio minimo di cui all'articolo 22, comma 4;
• le generalità dei soggetti che hanno la rappresentanza legale dell'ente;
• le generalità dei soggetti che ricoprono cariche sociali con indicazione di poteri e limitazioni
.

Nel Registro devono inoltre essere iscritte:
• le modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto,
• le deliberazioni di trasformazione, fusione, scissione,
• le deliberazioni di scioglimento, estinzione, liquidazione e cancellazione,
• i provvedimenti che ordinano lo scioglimento, dispongono la cancellazione o accertano l'estinzione, le generalità dei liquidatori,
• tutti gli altri atti e fatti la cui iscrizione è espressamente prevista da norme di legge o di regolamento
.

Le informazioni aggiornate devono essere pubblicate e gli atti depositati entro trenta giorni decorrenti da ciascuna modifica, incluso l'eventuale riconoscimento della personalità giuridica (art. 48, comma 3).

2.2. Rendiconti e bilanci

I rendiconti e i bilanci e i rendiconti delle raccolte fondi svolte nell'esercizio precedente devono essere depositati entro il 30 giugno di ogni anno (art. 48, comma 3).

Secondo quanto stabilito all’art. 13 del D.Lgs. n. 117/2017, gli enti del Terzo settore devono redigere il bilancio di esercizio formato dallo stato patrimoniale, dal rendiconto gestionale, con l'indicazione, dei proventi e degli oneri, dell'ente, e dalla relazione di missione che illustra le poste di bilancio, l'andamento economico e gestionale dell'ente e le modalità di perseguimento delle finalita' statutarie.
Il bilancio deve essere redatto in conformita' alla modulistica definita con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il consiglio nazionale del terzo settore.

Gli enti del Terzo settore che esercitano la propria attivita' esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale devono tenere le scritture contabili di cui all'articolo 2214 del codice civile. Tali enti devono, inoltre, redigere e depositare presso il registro delle imprese il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli articoli 2423 e seguenti, 2435-bis o 2435-ter del codice civile.
Gli enti del Terzo settore non iscritti nel registro delle imprese devono depositare il bilancio presso il registro unico nazionale del Terzo settore (art. 13, comma 7).

2.3. Bilancio sociale

Ai sensi dell’art. 14, gli enti del Terzo settore con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori ad 1 milione di euro devono depositare presso il registro unico nazionale del Terzo settore, e pubblicare nel proprio sito internet, il bilancio sociale redatto secondo linee guida adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti la Cabina di regia di cui all'articolo 97 e il Consiglio nazionale del Terzo settore, e tenendo conto, tra gli altri elementi, della natura dell'attivita' esercitata e delle dimensioni dell'ente, anche ai fini della valutazione dell'impatto sociale delle attivita' svolte.

Gli enti del Terzo settore con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori a centomila euro annui devono in ogni caso pubblicare annualmente e tenere aggiornati nel proprio sito internet, o nel sito internet della rete associativa cui aderiscano, gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonche' agli associati.

All'atto della registrazione degli enti del Terzo settore (le associazioni, riconosciute o non riconosciute e le fondazioni), l'ufficio del registro unico nazionale acquisisce la relativa informazione antimafia (art. 48, comma 6).

In caso di mancato o incompleto deposito degli atti e dei loro aggiornamenti nonchè di quelli relativi alle informazioni obbligatorie di cui al presente articolo nel rispetto dei termini in esso previsti, l'ufficio del registro diffida l'ente del Terzo settore ad adempiere all'obbligo suddetto, assegnando un termine non superiore a centottanta giorni, decorsi inutilmente i quali l'ente è cancellato dal Registro.

Del deposito degli atti e della completezza delle informazioni di cui al presente articolo e dei relativi aggiornamenti sono onerati gli amministratori.
Si applica l'articolo 2630 del codice civile. Pertanto, ciascun amministratore, essendovi tenuto per legge a causa delle funzioni rivestite, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi presso il registro unico nazionale, ovvero omette di fornire negli atti, nella corrispondenza e nella rete telematica le informazioni prescritte dall'articolo 2250, primo, secondo, terzo e quarto comma, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103,00 euro a 1.032,00 euro.
Se la denuncia, la comunicazione o il deposito avvengono nei trenta giorni successivi alla scadenza dei termini prescritti, la sanzione amministrativa pecuniaria è ridotta ad un terzo.
Se si tratta di omesso deposito dei bilanci, la sanzione amministrativa pecuniaria è aumentata di un terzo.


3. Funzionamento del Registro Unico Nazionale – Le risorse stanziate

Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, dovrà definire, con proprio decreto:
- la procedura per l'iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore, individuando i documenti da presentare ai fini dell'iscrizione,
- le modalità di deposito degli atti, nonchè
- le regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro stesso (art. 53, comma 1).

Le Regioni e le province autonome, a loro volta, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, dovranno disciplinare i procedimenti per l'emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione degli enti del Terzo settore ed, entro sei mesi dalla predisposizione della struttura informatica . dovranno rendere operativo il Registro (art. 53, comma 2).

Le risorse necessarie a consentire l'avvio e la gestione del Registro unico nazionale del Terzo settore sono stabilite:
- in 25 milioni di euro per l'anno 2018,
- in 20 milioni di euro per gli anni 2019 e 2020,
- in 14,7 milioni di euro per l'anno 2021 e
- in 20 milioni di euro a decorrere dall'anno 2022.
Tali risorse sono da impiegare per l'infrastruttura informatica nonche' per lo svolgimento delle attivita' di cui al presente titolo e di cui all'articolo 93, comma 3, anche attraverso accordi ai sensi dell'articolo 15 della legge 9 agosto 1990, n. 241, con le Regioni e le Province autonome, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni (art. 53, comma 3).


4. I controlli

I controlli sugli enti del Terzo settore sono finalizzati ad accertare:
a) la sussistenza e la permanenza dei requisiti necessari all'iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore;
b) il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche o di utilità sociale;
c) l'adempimento degli obblighi derivanti dall'iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore;
d) il diritto di avvalersi dei benefici anche fiscali e del 5 per mille derivanti dall'iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore;
e) il corretto impiego delle risorse pubbliche, finanziarie e strumentali, ad essi attribuite
(art. 93, comma 1).

L'ufficio del Registro unico nazionale del Terzo settore territorialmente competente esercita le attività di controllo di cui alle lettere a), b) e c), nei confronti degli enti del Terzo settore aventi sede legale sul proprio territorio, anche attraverso accertamenti documentali, visite ed ispezioni, d'iniziativa, periodicamente o in tutti i casi in cui venga a conoscenza di atti o fatti che possano integrare violazioni alle disposizioni del presente codice, anche con riferimento ai casi di cui al comma 1, lettera b).
In caso di enti che dispongano di sedi secondarie in regioni diverse da quella della sede legale, l'ufficio del Registro unico nazionale del Terzo settore competente ai sensi del primo periodo puo', ove necessario, attivare forme di reciproca collaborazione e assistenza con i corrispondenti uffici di altre regioni per l'effettuazione di controlli presso le sedi operative, le articolazioni territoriali e gli organismi affiliati degli enti di terzo settore interessati (art. 93, comma 3).


5. Operatività del Registro - Disposizioni transitorie

Per l’operatività vera e propria del Registro unico nazionale del terzo settore (RUNTS) mancano ancora alcuni passaggi fondamentali:
1) l’approvazione di un decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e
2) l’adozione da parte delle Regione e province autonome dei procedimenti per l’emanazione dei provvedimenti d’iscrizione e cancellazione dal Registro.
Infatti, secondo quanto disposto dall’art. 53 del D.Lgs. n. 117/2017, entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto (avvenuta il 3 agosto 2017 e quindi entro il 3 agosto 2018), il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, avrebbe dovuto definire, con proprio decreto, la procedura per l'iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore, individuando i documenti da presentare ai fini dell'iscrizione e le modalità di deposito degli atti, nonchè le regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro, al fine di “assicurare l'omogenea e piena conoscibilità su tutto il territorio nazionale degli elementi informativi del registro stesso e le modalità con cui è garantita la comunicazione dei dati tra il registro delle Imprese e il Registro unico nazionale del Terzo settore con riferimento alle imprese sociali e agli altri enti del Terzo settore iscritti nel registro delle imprese”.
Le Regioni e le Province autonome, a loro volta. entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in questione, avrebbero dovuto disciplinare i procedimenti per l'emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione degli enti del Terzo settore e rendere operativo il Registro entro sei mesi dalla predisposizione della struttura informatica.
Tuttavia, proprio le difficoltà di predisposizione della struttura informatica, non hanno consentito il corretto rispetto della suddetta tempistica.
Si resta, quindi, ancora in attesa dell’emanazione del decreto di iscrizione al registro e, a seguire, delle delibere di Regione e Province autonome per definire i provvedimenti di iscrizione e cancellazione degli enti del Terzo settore.

In assenza del decreto istitutivo del Registro, il D.Lgs n. 105 del 2018, modificando l'art. 101, comma 2 del Codice del terzo settore, ha spostato in avanti di sei mesi - dal 3 febbraio al 3 agosto 2019 - il termine entro il quale ONLUS, le Organizzazioni di volontariato e le Associazioni di promozione sociale potranno modificare lo statuto per adeguarlo alle regole degli enti del Terzo settore con maggioranze semplici.
Secondo quanto stabilito all’art. 101, comma 2, fino all'operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall'iscrizione degli enti nei Registri ONLUS, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale e Imprese sociali che si adeguano alle disposizioni del presente decreto entro diciotto mesi dalla data della sua entrata in vigore.
Entro il medesimo termine, esse possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell'assemblea ordinaria.

Nel successivo comma 3 si stabilisce che il requisito dell'iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore previsto dal presente decreto, nelle more dell'istituzione del Registro medesimo, si intende soddisfatto da parte delle reti associative e degli enti del Terzo settore attraverso la loro iscrizione ad uno dei registri attualmente previsti dalle normative di settore.


IL REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE (RUNTS)
APPROFONDIMENTI


1. LA GESTIONE INFORMATICA DEL REGISTRO AD INFOCAMERE - Siglata una convenzione tra Ministero del lavoro e Unioncamere

Con la gestione informatica affidata a Infocamere, la società telematica delle Camere di commercio, si dà finalmente il via al Registro unico nazionale del terzo settore (RUNTS).
È l'effetto della convenzione siglata recentemente dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e Unioncamere. Accordo che prevede un termine di 18 mesi per rendere tecnicamente possibili iscrizioni e visure.

Per l’operatività vera e propria del Registro mancano ancora alcuni passaggi fondamentali:
- l’approvazione di un decreto del Ministero del Lavoro e
- l’adozione da parte delle Regione e province autonome dei procedimenti per l’emanazione dei provvedimenti d’iscrizione e cancellazione dal Registro.
Nel frattempo, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e Unioncamere hanno siglato una convenzione che affida la gestione informatica del Registro unico nazionale del Terzo settore a Infocamere.
Si tratta di un primo passaggio per la concreta operatività del Registro, al quale gli enti dovranno iscriversi per accedere ai benefici fiscali che il Codice del Terzo settore riserva ad essi e che sostituirà tutti gli albi, gli elenchi ed i registri esistenti di carattere regionale o nazionale.
Con apposito decreto del Ministro del lavoro, da emanare previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, dovranno essere definite le regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro.


2. 22 MAGGIO 2019 - ORGANIZZAZIONE NON GOVERNATIVE - Chiarimenti dal Ministero del Lavoro sull'iscrizione nel RUNTS - Escluso ogni automatismo

Con la Nota n. 4787 del 22 maggio 2019 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha fornito alcuni chiarimenti in materia di Organizzazioni Non Governative (ONG), relativamente all’applicazione dell’art. 32, comma 7 della Legge n. 125/2014, come integrato dall’art. 89, comma 9 del D.Lgs. n.117/2017.
Alla luce del quadro normativo attuale, secondo il Ministero "si deve escludere per diverse ragioni ogni automaticità dell’iscrizione nel RUNTS delle ONG.
In primo luogo, l'eterogeneità delle forme organizzative dalle medesime assunte impedisce la loro diretta riconduzione ad una specifica sezione del RUNTS.
Inoltre, l'ipotizzata automaticità finirebbe per attribuire alle ONG un trattamento giuridico di maggiore favore rispetto a quello previsto per le categorie soggettive (ODV e APS) che sono state considerate dal legislatore meritevoli di un maggior grado di tutela"
.
Infine - continua il Ministero - il differente contesto normativo di partenza rispetto al codice del Terzo settore impedisce di riproporre il precedente orientamento maturato in tema di iscrizione, su domanda, all'anagrafe delle ONLUS a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 125/2014: in quest'ultimo caso, infatti, preesisteva una qualificazione ex lege delle ONG come ONLUS di diritto.
Nel codice, la qualificazione di ETS non è mai automatica, essendo legata, tra l'altro, al requisito dell'iscrizione al RUNTS e gli stessi soggetti che medio temporesono considerati tali (ODV, APS e ONLUS) hanno l'onere di provvedere agli adeguamenti statutari necessari a conformarsi al nuovo quadro normativo, se intendono, beninteso, permanere all'interno del perimetro del terzo settore.

La previsione dell'articolo 89, comma 9 del codice pertanto, lungi dal generare alcun automaticità di iscrizione nel RUNTS per i soggetti ivi contemplati, "impone la necessità di prevedere, attraverso il decreto ministeriale di cui all'articolo 53 del codice stesso, uno specifico percorso di inserimento delle ONG all'interno del RUNTS, che le differenzi rispetto alla più vasta platea di soggetti che aspirano all'acquisizione della qualifica di ETS".

Per quanto precede:
1) Le ONG che hanno già la qualifica di ODV, APS e ONLUS: saranno considerate ETS nel periodo transitorio, ai sensi dell’art. 101 del D.Lgs. n. 117/2017 e potranno adeguare gli statuti grazie al regime alleggerito.
Quando il RUNTS sarà operativo, alle ONG che hanno scelto la forma d ODV o APS sarà applicabile il disposto dell’art. 54 del Codice del Terzo Settore ovvero il passaggio dei dati dai registri attualmente esistente al Registro Unico nazionale del Terzo Settore.
Per le ONG aventi la forma di ONLUS, invece, si deve attendere l’emanazione del Decreto ministeriale disciplinante il RUNTS, per le modalità di iscrizione; 2) le ONG prive della qualifica di ODV, APS e ONLUS: non potranno, nel medesimo periodo transitorio, essere considerate ETS e, qualora intendano acquisire tale qualifica, dovranno adeguare i loro statuti secondo le regole comuni.
L’iscrizione al RUNTS anche in questo caso avverrà in base alle regole dettate dal Decreto.

Al momento dell'operatività del RUNTS, per le ONG in possesso della qualifica di ODV o APS si applicherà il sopra descritto articolo 54 del codice; per le ONG iscritte all'anagrafe delle ONLUS dovrà essere previsto nell'emanando decreto ministeriale recante la disciplina di dettaglio sul funzionamento del RUNTS (ex articolo 53 del codice) un peculiare percorso di inserimento all’interno del RUNTS.
Infine, lo stesso decreto recherà la normazione dedicata alle restanti ONG, per effetto della previsione dell’articolo 89, comma 9 del codice.

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3. 3 LUGLIO 2019 - CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E DI BOLZANO - Intesa sul riparto delle risorse per l'avvio del RUNTS

La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 3 luglio 2019 ha sancito l'intesa sul riparto delle risorse per l’avvio e la gestione degli uffici regionali e delle province autonome del Registro unico nazionale del Terzo settore.

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4. 25 OTTOBRE 2019 - ENTI DEL TERZO SETTORE - Il regime fiscale applicabile fino alla operatività del Registro Unico Nazionale - Chiarimenti dall’Agenzia delle entrate

Un ente iscritto all’Anagrafe delle ONLUS può continuare ad applicare le disposizioni fiscali discendenti da quell’iscrizione, sempre che sia in possesso dei requisiti formali e sostanziali, sino all’operatività del Registro Unico Nazionale del Terzo settore (RUNTS).
Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 89/E del 25 ottobre 2019, emanata in risposta ad un quesito posto dal Forum Nazionale del Terzo Settore con il quale ha chiesto se un ente iscritto in uno dei registri previsti dall’articolo 101, comma 2, del D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo settore - CTS) che, entro il termine ivi indicato, non proceda all’adeguamento del proprio statuto alle disposizioni inderogabili contenute nel medesimo decreto, possa continuare – fino all’entrata in funzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore – ad applicare le disposizioni fiscali previgenti in materia di ONLUS, organizzazioni di volontariato (ODV) e associazioni di promozione sociale (APS).
L’Agenzia ricorda che l’articolo 101, comma 2, del D.Lgs. n. 117/2017 stabilisce che “Sino all’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall’iscrizione degli enti nei registri ONLUS, Organizzazioni di volontariato, Associazioni di promozione sociale che si adeguano alle disposizioni inderogabili del presente decreto entro ventiquattro mesi dalla data della sua entrata in vigore (vale a dire entro il 3 agosto 2019). Entro il medesimo termine esse possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria al fine di adeguarli alle nuove disposizioni inderogabili o di introdurre clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni derogabili mediante specifica clausola statutaria”.
In relazione all’applicazione di tale articolo, ulteriori chiarimenti sono arrivati dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali con la circolare n. 13 del 31 maggio 2019.
Successivamente l’articolo 43, comma 4-bis, del D.L.. 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 giugno 2019, n. 58 ha previsto, tra l’altro, in deroga a quanto disposto dal comma 2 del citato art. 101, che i termini per l’adeguamento degli statuti delle ONLUS, delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale “sono prorogati al 30 giugno 2020”.

Sulle conseguenze derivanti dal mancato adeguamento degli statuti nei termini normativamente previsti da parte delle associazioni di promozione sociale (APS) e delle organizzazioni di volontariato (ODV), la citata circolare n. 13/2019 pone in correlazione l’articolo 101, comma 2, del CTS con la disciplina dell’istituto della trasmigrazione dei registri esistenti, di cui all’articolo 54 del medesimo Codice, in base al quale “gli enti pubblici territoriali provvedono a comunicare al Registro unico nazionale del Terzo settore i dati in loro possesso degli enti già iscritti nei registri speciali delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale esistenti al giorno antecedente l’operatività del Registro unico nazionale degli enti del Terzo settore”.
A seguito di tale trasmigrazione, spetterà all’ufficio del RUNTS territorialmente competente esercitare le attività di controllo ed eventualmente richiedere informazioni o documenti mancanti.
In pendenza del procedimento di controllo, gli enti iscritti nei rispettivi registri continueranno ad essere considerati APS e ODV, anche sotto il profilo degli effetti derivanti dalla rispettiva qualifica.

Per quanto riguarda le ONLUS, la citata circolare fa riferimento al contenuto dell’articolo 102, comma 2, lettera a), del Codice ed esplicita che la disciplina relativa alle ONLUS resterà in vigore fino a quando non troveranno applicazione le nuove disposizioni fiscali recate dal Titolo X del Codice.
Stante il “il perdurare, nel periodo transitorio, dell’efficacia delle disposizioni recate” dal D.Lgs. n. 460 del 1997, la circolare afferma che la verifica dello statuto alle nuove disposizioni codicistiche dovrà essere condotta “dall’ufficio del RUNTS territorialmente competente”.
Ciò posto, per quanto riguarda le conseguenze fiscali derivanti dal mancato adeguamento degli statuti, anche alla luce di quanto precisato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella citata circolare, l’Agenzia ritiene che:
- un ente iscritto in un registro previsto dalla legge 11 agosto 1991, n. 266 (ODV- Organizzazione di volontariato) o iscritto in un registro previsto dalla legge 7 dicembre 2000, n. 383 (APS – Associazioni di Promozione Sociale) può continuare ad applicare le disposizioni fiscali discendenti dalle norme citate, sempre che sia in possesso dei requisiti formali e sostanziali previsti dalle leggi di settore, fino al termine di cui al comma 2, dell’articolo 104 del Codice anche nel caso in cui non proceda ad adeguare lo statuto entro il 30 giugno 2020 alle disposizioni inderogabili del Codice;
- un ente iscritto all’Anagrafe delle ONLUS prevista dall’articolo 11 del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, può continuare ad applicare le disposizioni fiscali discendenti dallo stesso D.Lgs.n. 460/1997, sempre che sia in possesso dei requisiti formali e sostanziali previsti nel citato decreto, fino al termine di cui al comma 2, dell’articolo 104 del Codice, anche nel caso in cui non proceda ad adeguare lo statuto entro il 30 giugno 2020 alle disposizioni inderogabili del Codice.
Tale conclusione è confermata dall’articolo 5-sexies del D.L. 16 ottobre 2017, n. 148 convertito dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, in base al quale le disposizioni di carattere fiscale vigenti prima della data di entrata in vigore del medesimo Codice continuano a trovare applicazione, senza soluzione di continuità, fino a quando non saranno applicabili le nuove disposizioni fiscali previste dal Codice.

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5. 29 OTTOBRE 2019 - ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO – Accesso ai benefici fiscali solo con l’iscrizione nei registri regionali del volontariato - Chiarimenti dall’Agenzia delle entrate

Fino all’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, l'iscrizione nei "registri generali delle organizzazioni di volontariato" costituisce una condizione necessaria affinché l’organizzazione possa accedere ai benefici fiscali previsti ai fini dell'IVA.
Lo ha reso noto l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 445 del 29 ottobre 2019, resa ad una Associazione, senza finalità di lucro e regolarmente iscritta nel Registro regionale delle Organizzazioni di Volontariato tenuto dalla Regione, che ha chiesto di conoscere se l'importo ricevuto da un Ministero per lo svolgimento di una determinata attività su base convenzionale sia o meno da assoggettare ad IVA e, conseguentemente, se sia possibile emettere una semplice nota di debito in luogo della fattura elettronica.
L’Agenzia delle entrate ricorda che l'articolo 8, comma 2, primo periodo della legge 11 agosto 1991, n. 266, prevede che le operazioni effettuate dalle organizzazioni di volontariato, costituite esclusivamente per fini di solidarietà, non si considerano cessioni di beni, né prestazioni di servizi ai fini dell'imposta sul valore aggiunto.
Tale disposizione è stata abrogata ad opera dell'articolo 102, comma 1, del D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo settore - CTS) con effetto a decorrere dal periodo di imposta successivo all'autorizzazione della Commissione europea e, comunque, non prima del periodo d'imposta successivo di operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore (art. 104, comma 2, del CTS).
Pertanto, ad oggi, il citato articolo 8, comma 2, primo periodo, della legge n. 266 del 1991 è da considerarsi pienamente vigente e si applica alle sole organizzazioni di volontariato che possono qualificarsi come tali ai sensi della disciplina contenuta nella medesima legge n. 266 del 1991. Ne consegue che l'iscrizione nei "registri generali delle organizzazioni di volontariato" costituisce una condizione necessaria affinché un'organizzazione di volontariato possa accedere ai benefici fiscali previsti, ai fini dell'IVA, dall'articolo 8.
Ad ulteriore precisazione, l'articolo 33, comma 3, del CTS dispone che "per l'attività di interesse generale prestata, le organizzazioni di volontariato possono ricevere soltanto il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate".
Alla luce del quadro normativo appena ricostruito, che resterà in vigore fino al termine di cui all'articolo 104, comma 2, del CTS, si ritiene che affinché un'organizzazione di volontariato possa beneficiare dell'agevolazione fiscale, ai fini dell'Iva, prevista dall'articolo 8, comma 2, primo periodo, della legge n. 266 del 1991,è necessario che ricorrano le seguenti condizioni:
- iscrizione dell'ente di volontariato nei registri predisposti dalle Regioni e dalle Province autonome; iscrizione che implica nel contempo la sussistenza, da parte delle medesime organizzazioni volontariato, dei requisiti di cui al predetto articolo 3 della legge n. 266 del 1991;
- le somme ricevute dall'ente di volontariato devono costituire mero rimborso delle spese effettivamente sostenute nello svolgimento dell'attività di interesse generale diretta al perseguimento delle proprie finalità.
Nel caso di specie, le somme versate dal Ministero all'Associazione per lo svolgimento dell'attività svolta su base convenzionale non devono essere assoggettate ad IVA per carenza del presupposto oggettivo, come previsto dall'articolo 8, comma 2, primo periodo, della legge n. 266 del 1991. Conseguentemente, relativamente a dette attività, l'Associazione non è tenuta ad aprire la partita IVA né ad emettere la fattura elettronica nei confronti dello stesso Ministero.

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6. 4 MARZO 2020 - TERZO SETTORE - Controllo degli Enti in base alle norme del Codice civile - Le linee guida del Ministero del Lavoro per verificare i requisiti soggettivi degli enti che si iscriveranno al Registro Unico

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociale, con nota del 4 marzo 2020, Prot. 2243, ha comunicato a tutti gli uffici regionali le linee guida da utilizzare in sede di verifica dei requisiti soggettivi degli Enti che si iscriveranno nel Registro Unico.
La nota fornisce, in concreto, le prime indicazioni in merito al “controllo” e alla “direzione e coordinamento” degli enti del Terzo settore (ETS).
La normativa si preoccupa di evitare ogni possibile effetto di aggiramento indiretto della previsione normativa dell’esclusione dal Terzo settore delle “categorie escluse”. Tale previsione si potrebbe concretizzare attraverso la soggezione dell’ETS a direzione, coordinamento o controllo da parte di uno o più dei soggetti esclusi.

Già la legge delega n. 106/2016, all’articolo 1, comma 1, contiene una prima, chiara statuizione, allorquando fissa come uno degli elementi qualificanti l’ente del Terzo settore (ETS) la sua natura privatistica, con conseguente esclusione delle pubbliche amministrazioni dal perimetro del Terzo settore, nel quale non rientrano altresì le altre categorie di soggetti quali: le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche.
Tale principio viene poi ripreso dal D.Lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo settore), il quale, all’articolo 4, comma 1, dopo aver fornito la definizione degli “Enti del Terzo Settore” (ETS), al successivo comma 2 individua i soggetti che non fanno parte del Terzo settore, stabilendo che “Non sono enti del Terzo settore le amministrazioni pubbliche …. , le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, le associazioni di datori di lavoro, nonchè gli enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti, ….”.

E’ proprio sulle nozioni di “controllo, direzione e coordinamento” che nascono i dubbi interpretativi.
Nella nota ministeriale si evidenzia che se da un lato nel D.Lgs. n. 117/2017 non è rinvenibile un’espressa definizione della nozione di direzione, coordinamento e controllo, dall’altro il medesimo decreto fornisce una chiave interpretativa di tali concetti, per effetto della previsione contenuta nell’articolo 3, il quale nel disegnare il sistema delle fonti del diritto applicabili agli ETS, al comma 2 prevede che in mancanza di un’espressa disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 117/2017, trovano applicazione, in quanto compatibili, le norme del Codice civile e le relative disposizioni di attuazione.
Dunque, al panorama degli Enti del Terzo settore possono applicarsi - seppure “adattate” - le norme dettate, in materia di controllo, direzione e coordinamento, dal Codice civile.
La ratio non è quella di negare tout court la partecipazione in un ETS, ma solo l’assunzione di una posizione di influenza dominante sugli stessi tale da condizionarne le scelte.

6.1. La definizione di controllo nel Codice civile

In riferimento al “controllo”, la nota specifica che il riferimento normativo è l’articolo 2359 del Codice civile, secondo cui il controllo si attua nelle seguenti situazioni:
1) Controllo interno di diritto: partecipazione maggioritaria al capitale di una società, tale da determinare la disponibilità della maggioranza di voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;
2) Controllo interno di fatto: può derivare da una partecipazione minoritaria, la quale tuttavia per la presenza di azioni senza diritto di voto o per l’assenteismo diffuso degli altri azionisti, consenta di far prevalere la propria volontà nell’assemblea ordinaria e quindi imprimere, attraverso la nomina degli amministratori e dei sindaci, l’indirizzo amministrativo della società: ciò determinerebbe una disponibilità di voti comunque sufficienti per esercitare un’influenza dominante nella medesima assemblea ordinaria;
3) Controllo esterno di fatto: particolari vincoli contrattuali che consentono ad un soggetto di esercitare un’influenza dominante sulla società.

In riferimento al controllo da parte di soggetti appartenenti alle categorie “escluse” dal Terzo settore, il Ministero del Lavoro ritiene che, in un Ente del Terzo settore, bisogna evitare che si verifichi una delle tre possibili situazioni:
1) La situazione di controllo “di diritto”: ipotesi che può verificarsi laddove “l’atto costitutivo e lo statuto riservino ad un determinato soggetto escluso (oppure ad un insieme di soggetti esclusi, anche appartenenti a diverse tipologie di essi) la maggioranza dei voti esercitabili nell’organo assembleare, di indirizzo o nell’organo amministrativo, a prescindere dai diversi schemi di governance che gli ETS possono adottare”.
La descritta situazione di controllo ricorre altresì nella circostanza nella quale, in presenza di una pluralità di soggetti esclusi facenti parte dell’ente, che singolarmente considerati non dispongano della maggioranza dei voti nell’organo assembleare o nell’organo di amministrazione, la sommatoria degli stessi produce parimenti la disponibilità della maggioranza dei voti.
2) La situazione di controllo in via “di fatto”: ipotesi che non emerge necessariamente dall’esame dell’atto costitutivo o dello statuto mentre può invece risultare da situazioni di fatto, “oggettivamente riscontrabili alla luce delle circostanze del caso concreto, ad esempio, dall’esame delle deliberazioni degli organi in grado di indirizzare l’attività dell’ente, con particolare riferimento a quelli amministrativi”.
3) La situazione di un eventuale “controllo esterno”: ipotesi che potrebbe risultare nel caso in cui “emerga all’evidenza l’esistenza di appositi accordi di natura contrattuale tra due o più enti, dei quali quello (o quelli) appartenente alle categorie escluse, sia posto in condizione, in virtù di tali accordi, di esercitare un’influenza dominante sull’altro, determinandone gli indirizzi gestionali”.

6.2. Direzione e coordinamento

Considerazioni simili a quelle ora esposte in relazione al controllo possono essere effettuate con riferimento all’eventuale sussistenza di una situazione di “direzione e coordinamento” da parte di soggetti appartenenti alle categorie “escluse” dal Terzo settore.
Le disposizioni dettate negli articoli 2497 e seguenti del Codice civile, non contengono una specifica nozione di attività di direzione e coordinamento, che può essere identificata come l’esercizio di una pluralità sistematica e costante di atti di indirizzo idonei ad incidere sulle decisioni gestorie dell’ente, cioè sulle scelte strategiche ed operative. In termini generali, può quindi affermarsi che la formula “direzione e coordinamento” equivalga ad un’attività di “gestione unitaria” o “direzione unitaria”, intesa come elemento qualificante un gruppo di enti.
Con specifico riferimento agli enti del Terzo settore, il Ministero ribadisce che l’eventuale sussistenza di un’attività di direzione e coordinamento da parte dei soggetti esclusi in base all’art. 4, comma 2 del CTS dovrà essere valutata in concreto “sulla base di elementi suscettibili di indicare un’effettiva influenza sulla gestione dell’ente da parte del soggetto ‘escluso’ ”.
In definitiva, Il Ministero ritiene che, se la ratio della disposizione di cui all’art. 4, comma 2, del D.Lgs. n. 117/2017, è quella di precludere l’adozione della qualifica di ETS ad enti equiparabili ai c.d. soggetti “esclusi”, in ragione di una effettiva commistione nella governance o nei processi gestori e decisionali, per altro verso “deve considerarsi ammissibile la possibilità per le amministrazioni pubbliche e per gli altri enti esclusi dalla qualifica di ETS di partecipare alle organizzazioni del Terzo settore, purché tale partecipazione non si traduca nell’esercizio da parte dei soggetti “esclusi” di un’influenza dominante sull’ETS, né nella disponibilità da parte degli stessi della maggioranza dei voti nelle sedi deputate ad adottare decisioni determinanti ai fini dell’amministrazione e della gestione dell’ente”.

6.3. Le imprese sociali

Da ultimo, per completezza di trattazione, il Ministero richiama l’attenzione sulle disposizioni contenute negli articoli 1 (Nozione e qualifica di impresa sociale) e 4 (Struttura proprietaria e disciplina dei gruppi) del D.Lgs. n. 112/2017, recante la disciplina dell’impresa sociale.
Per questi specifici enti, viene stabilito, all’art. 1, comma 2, che “Non possono acquisire la qualifica di impresa sociale le società costituite da un unico socio persona fisica, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e gli enti i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l'erogazione dei beni e dei servizi in favore dei soli soci o associati.”.
Al comma 1 dell’articolo 4. Si stabilisce che “All'attività di direzione e coordinamento di un'impresa sociale si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui al capo IX del titolo V del libro V e l'articolo 2545-septies del codice civile. Si considera, in ogni caso, esercitare attività di direzione e coordinamento il soggetto che, per previsioni statutarie o per qualsiasi altra ragione, abbia la facoltà di nominare la maggioranza dei componenti dell'organo di amministrazione dell'impresa sociale”.
Nel successivo comma 3 si stabilisce ancora che “Le società costituite da un unico socio persona fisica, gli enti con scopo di lucro e le amministrazioni pubbliche …, non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, …”.
Alla medesima esigenza di prevenire l’esercizio di una ingerenza o influenza indebita che possa sviare l’ente dalle sue finalità o dal suo carattere privatistico – si legge nella nota ministeriale - deve essere richiamato l’art. 7 del medesimo D.Lgs. n. 112/2017 che, dopo aver ribadito al comma 1 che “L'atto costitutivo o lo statuto possono riservare a soggetti esterni all'impresa sociale la nomina di componenti degli organi sociali”, ma “in ogni caso, la nomina della maggioranza dei componenti dell'organo di amministrazione è riservata all'assemblea degli associati o dei soci dell'impresa sociale”, sancisce, al comma 2, che “Non possono assumere la presidenza dell'impresa sociale rappresentanti degli enti di cui all'articolo 4, comma 3”, e cioè le società costituite da un unico socio persona fisica, gli enti con scopo di lucro e le amministrazioni pubbliche.
Un’interpretazione autentica del comma 2 e in particolare del termine “rappresentanti” – ricorda il Ministero - è rinvenibile nella relazione illustrativa al decreto legislativo n. 112/2017, dove essi sono definiti “soggetti nominati da pubbliche amministrazioni e da enti con scopo di lucro”.
Dunque, per evitare anche in questo caso eventuali ingerenze, possono essere nominati componenti degli organi sociali soggetti esterni all’impresa sociale ma che non possono assumere la presidenza dell’impresa sociale i rappresentanti di amministrazioni pubbliche e di enti non di terzo settore.

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7. 7 SETTEMBRE 2020 - RUNTS - Il decreto del Ministero del Lavoro all'esame della Conferenza Stato Regioni

L'operatività del RUNTS segnerà il cambio di passo nel percorso di attuazione della riforma che nel 2019 ha visto l'uscita di alcuni importanti provvedimenti di attuazione, come le linee guida sul bilancio sociale e quelle sulla valutazione di impatto sociale, nonché l'approvazione da parte della Cabina di regia, istituita presso palazzo Chigi, del decreto sulle attività “diverse” da quelle di interesse generale.
Quest’anno si concluderà anche l'ultimo miglio della riforma per dare maggiore certezza a operatori e professionisti che saranno chiamati ad applicare le nuove regole.
A fare da apripista alla definitiva fase operativa sarà proprio il decreto attuativo del RUNTS che, una volta ultimato dal Ministero del Lavoro, passerà alla Conferenza Stato Regioni per il parere di rito.
Nei sei mesi successivi alla definitiva approvazione del decreto il Registro verrà messo in funzione.
Per operatori e professionisti sarà importante, dunque, adeguare gli statuti degli enti ai criteri indicati nel Codice del terzo settore. Questo al fine di accelerare il controllo amministrativo prima della definitiva iscrizione dell'ente nel RUNTS.
Per associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato questo aspetto sarà particolarmente rilevante giacché con l'operatività del RUNTS verranno meno gli attuali Registri tenuti a livello locale.
Per le Onlus, invece, l'attuale anagrafe gestita dalle Entrate resterà in vita fino alla entrata in vigore delle nuove misure fiscali al vaglio dell'Unione europea.
In questo caso spetterà agli enti scegliere la specifica sezione del RUNTS più idonea ai propri obiettivi e procedere all'adeguamento dello statuto prima della definitiva abolizione dell'anagrafe.

Altro tema importante nel 2020 sarà l'autorizzazione dell'Unione europea sui regimi fiscali introdotti dalla riforma.
Il confronto con l'Europa si baserà su un concetto chiave: gli enti del terzo settore (ETS) possono svolgere attività commerciale fruendo di benefici fiscali ma senza alterare le regole del mercato e della libera concorrenza.
Questo l'aspetto che fa da sfondo all'esigenza, sempre più avvertita, di mettere gli enti nelle condizioni di reperire risorse non solo dalla sfera pubblica ma anche dal mercato.
Per stimolare l'autofinanziamento gli Ets potranno svolgere attività “diverse”, superando i precedenti vincoli imposti dalla normativa ONLSUS (che ammetteva solo attività direttamente connesse ed accessorie a quelle di interesse generale).
La raccolta fondi, invece, trova un esplicito riconoscimento quale principale fonte di sostegno per il non profit, come tale meritevole di essere praticata anche in via «stabile e professionale».



D.M. 15 SETTEMBRE 2020
AL VIA IL NUOVO REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE (RUNTS)

1. 21 OTTOBRE 2020 - REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE (RUNTS) – Pubblicato il decreto attuativo

1) In attuazione dell'art. 53, comma 1 del Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo Settore), è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 261 del 21 ottobre 2020, il decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 15 settembre 2020, con il quale vengono disciplinate:
- le procedure di iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS),
- le modalità di deposito degli atti,
- le regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro,
- le modalità di comunicazione dei dati tra il Registro Imprese e il Registro unico relativamente agli Enti del Terzo settore iscritti nel Registro delle imprese.

Il Decreto è composto di 10 Titoli e di 40 articoli.
L’entrata in vigore del nuovo Registro segnerà la fine di numerosi registri territoriali gestiti autonomamente da diverse autorità locali e nazionali, che diventeranno “sezioni” di un unico Registro.
Per gli Enti non profit si apre così la strada per l’adozione della qualifica di “Ente del Terzo settore” (ETS). Inizia, infatti, il percorso di 180 giorni che porterà all’operatività del Registro.

2) L’iscrizione al Registro è facoltativa, ma ad essa è subordinata la possibilità di fruire delle agevolazioni finanziarie, fiscali e di rapporto con gli enti pubblici previste dalla riforma normativa del settore, e più in generale, di potersi qualificare come “ETS”.
Da tener, tuttavia, presente che la mancata iscrizione al Registro impedisce in assoluto di accedere a tutte le agevolazioni previste, sia di carattere fiscale (ad esempio, esclusione dagli studi di settore e dai nuovi “indici di affidabilità fiscale” per gli enti iscritti che applicano il regime forfetario previsto dall’art. 80 del Codice del Terzo settore) sia di carattere extra-fiscale (si pensi alle Convenzioni con le Pubbliche amministrazioni di cui all’art. 56 dello stesso Codice o all’accesso ai finanziamenti del Fondo sociale europeo ex art. 69 o ancora alle devoluzioni del cinque per mille).

3) Il RUNTS contiene informazioni omogenee e predefinite, secondo criteri di tassatività e tipicità, per tutti gli enti ad esso iscritti, indipendentemente dalla loro dislocazione sul territorio nazionale (art. 3, comma 3). Molta analogia con il Registro delle imprese.

4) Il nuovo registro sarà gestito dall’Ufficio Statale e dagli Uffici regionali e provinciali in collaborazione tra loro, istituiti, rispettivamente, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, presso ciascuna Regione e Provincia Autonoma.
L'individuazione dell'Ufficio del RUNTS competente è effettuata in via ordinaria su base territoriale. L'Ufficio competente sarà quello della Regione o Provincia autonoma sul cui territorio l'ente ha la propria sede legale.
Nel caso di enti iscritti nella sezione «Reti associative», l'Ufficio del RUNTS competente sarà esclusivamente quello statale (art. 5, comma 1; art. 8, commi 2, 3 e 4, D.M. 15 settembre 2020).

5) Tutte le istanze, richieste, comunicazioni da parte degli ETS, incluse le richieste di iscrizione nel RUNTS, dovranno essere presentate agli Uffici del RUNTS esclusivamente con modalità telematiche (art. 6, comma 1, D.M. 15 settembre 2020).
L’istanza telematica è formata e trasmessa secondo la modulistica definita nell’Allegato B al decreto in commento. La gestione informatica del RUNTS è stata affidata ad Infocamere, la società telematica delle Camere di Commercio, attraverso una convenzione firmata nel marzo del 2019 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Unioncamere, proprio in forza dell’esperienza modello del Registro delle Imprese creato in modalità telematica sin dalla sua nascita avvenuta nel 1995.

6) Tutti gli ETS hanno l’obbligo di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC). Tale indirizzo dovrà essere utilizzato per tutte le interlocuzioni con le amministrazioni pubbliche e dovrà essere fornito anche al momento dell’iscrizione nel Registro e sarà reso pubblico attraverso il RUNTS stesso (art. 6, comma 3, D.M. 15 settembre 2020).

7) Successivamente all’iscrizione nel RUNTS, ogni ETS è tenuto ad effettuare l’aggiornamento delle medesime informazioni iscritt, ai sensi dell’articolo 20 del decreto in commento.
Tra l’altro, nel Registro vanno poi iscritte le modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto, le deliberazioni relative alle operazioni straordinarie (trasformazione, fusione, scissione, scioglimento, estinzione, liquidazione e cancellazione), i provvedimenti che ordinino lo scioglimento, dispongono la cancellazione o accertano l’estinzione, le generalità dei liquidatori e tutti gli altri atti e fatti la cui iscrizione è espressamente prevista da norme di legge o di regolamento nonché i rendiconti e i bilanci dell’ente, tra i quali i rendiconti sulle attività di raccolta fondi.

8) Del deposito degli atti e della completezza delle informazioni e dei relativi aggiornamenti sono responsabili gli amministratori.
La richiesta di aggiornamento è presentata nel rispetto delle regole tecniche descritte nel paragrafo 4 dell’Allegato A e della modulistica definita nell’allegato B, annessi al decreto in commento.

9) L’apparato sanzionatorio, delineato agli articoli 48, comma 5 e 91 del D.Lgs. n. 117 del 2017, è piuttosto severo. In caso di irregolarità, l’ufficio del RUNTS adotta le seguenti sanzioni pecuniarie:
- da 5.000,00 euro a 20.000,00 euro per violazione del divieto di distribuzione degli utili e avanzi di gestione, fondi e riserve, a carico di tutti i rappresentanti legali e i componenti degli organi amministrativi che hanno commesso la violazione o che hanno concorso a commettere la violazione (art. 91, comma 1);
- da 1.000,00 euro a 5.000,00 euro in caso di violazione delle norme sulla devoluzione del patrimonio residuo, a carico di tutti i rappresentanti legali e i componenti degli organi amministrativi che hanno commesso la violazione o che hanno concorso a commettere la violazione (art. 91, comma 2);
- da 2.500,00 euro a 10.000,00 euro per l’utilizzo illecito delle denominazioni di “Ente del Terzo settore” o “Associazione di promozione sociale” o di “Organizzazione di volontariato” oppure i corrispondenti acronimi, ETS, APS e ODV. La sanzione è raddoppiata se il fine dell’illecito è ottenere da terzi denaro o di altre utilità.

Come per il Registro delle imprese, anche per quanto riguarda la omessa esecuzione di denunce, comunicazioni o depositi nei confronti del RUNTS, viene prevista l’applicazione dell’articolo 2630 Codice civile (art. 48, comma 5 del D.Lgs. n. 117/2017).
Pertanto, per il mancato o incompleto deposito nel RUNTS degli atti prescritti, è prevista, a carico degli amministratori, una sanzione pecuniaria da 103,00 euro a 1.032,00 euro. Se la denuncia, la comunicazione o il deposito avvengono nei trenta giorni successivi alla scadenza dei termini prescritti, la sanzione amministrativa pecuniaria è ridotta ad un terzo.
Se si tratta di omesso deposito dei bilanci, la sanzione amministrativa pecuniaria è aumentata di un terzo. Le sanzioni sono versate nel bilancio dello Stato, secondo modalità da definirsi con un apposito decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (art. 91, comma 5).

10) Spetta agli uffici regionali o provinciali provvedere, con cadenza almeno triennale, alla revisione, ai fini della verifica della permanenza dei requisiti previsti per l'iscrizione alla relativa sezione del RUNTS (art. 4, comma 2, lett. d)). Cosa non prevista per il Registro delle imprese, che ha finalità diverse dal RUNTS.
La revisione periodica del Registro è prevista dagli articoli 51 e 93 del D.Lgs. n. 117/2017 e dall’art. 21 del decreto 15 settembre 2020.
Sono esclusi dall’attività di revisione gli enti iscritti nelle sezioni di cui alla lett. d) (Imprese sociali e cooperative sociali) e di cui alla lett. f) (Società di mutuo soccorso). L'attività di controllo espletata dalle reti associative nazionali e dai Centri di servizio per il volontariato autorizzati è sottoposta alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (art. 93, comma 7, D.Lgs. n. 117/2017).

11) In appendice al decreto attuativo sono riportati tre allegati, gli Allegati A, B e C che entrano nel merito del funzionamento del registro.
Nello specifico, l’Allegato A approfondisce il contenuto del registro, l’organizzazione della piattaforma informatica, la tipologia di informazioni contenute, l’istanza telematica, la tenuta del registro - sia per l’iscrizione che per la cancellazione - la comunicazione dei dati degli enti iscritti al registro delle imprese, la pubblicità e l’accesso ai dati del registro, la gestione degli adempimenti in caso di fermo imprevisti del sistema, la revisione e il monitoraggio e il trattamento dei dati personali.
L’Allegato B analizza la compilazione delle istanze e riporta in appendice il Tracciato dati delle maschere di iscrizione e di variazione per le istanze al RUNTS”.
Infine, l’Allegato C contiene le informazioni per la trasmigrazione nel registro, con approfondimenti sulle modalità, la verifica delle informazioni, il procedimento per gli enti iscritti nel Registro nazionale delle associazioni di promozione sociale (APS), l’acquisizione dei dati degli enti iscritti nell’anagrafe delle ONLUS, l’integrazione delle informazioni, gli esiti e la pubblicità del dato e, infine, le disposizioni transitorie.
In appendice, il tracciato informatico utilizzato dal sistema informativo del registro con i dati e la relativa legenda esplicativa.

. Per scaricare il testo del decreto e dei suoi tre allegati, clicca QUI.


2. LA NASCITA DEL NUOVO REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE (RUNTS) - La fine degli attuali Registri Albi ed Elenchi degli Enti del Terzo Settore nazionali, regionali e provinciali

L’entrata in vigore del nuovo Registro segna, come abbiamo già detto, la fine di numerosi registri territoriali gestiti autonomamente da diverse autorità locali e nazionali, che diventeranno “sezioni” di un unico Registro. Anche se in realtà alcuni registri (quale, ad esempio, il registro delle persone giuridiche) rimarranno per consentire l’iscrizione a tutti quegli enti che non vorranno transitare come “ETS” nel nuovo Registro.
Tutti coloro che vorranno adottare la qualifica di “Ente del Terzo settore” o dell’acronimo “ETS” e acquisire la personalità giuridica dovranno convogliare nel Registro Unico.

L’ordinamento italiano prevede alcuni Registri, Albi ed Elenchi a cui, fino ad ora, gli Enti del Terzo settore possono, o talvolta devono, iscriversi per poter svolgere attività di pubblico rilievo e accedere a determinati benefici. Elenchiamo i seguenti:

1) L’Albo delle Società Cooperative è l’elenco di tutte le Cooperative, profit e non profit, quindi anche delle Cooperative Sociali, e delle Società di Mutuo Soccorso. L’iscrizione è obbligatoria.
È gestito centralmente dal Ministero dello Sviluppo Economico e territorialmente dalle Camere di Commercio.

2) L’Elenco delle Organizzazioni della Società Civile (OSC) include tutti i soggetti non profit cui l’Agenzia Italiana della Cooperazione allo Sviluppo, ai sensi della legge 125/2014 (recante “Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo”), ha riconosciuto la competenza per operare nella cooperazione internazionale allo sviluppo.
Possono iscriversi: ONG; ETS non commerciali; organizzazioni del commercio equo solidale, del microcredito, della finanza etica; organizzazioni e associazioni di migranti; imprese sociali, organizzazioni sindacali di lavoratori e imprenditori, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, che abbiano tra le finalità statutarie la cooperazione allo sviluppo.
L’iscrizione non è obbligatoria ma necessaria per accedere al sistema italiano della cooperazione.
L’ultimo elenco delle OSC, pubblicato nel settembre 2019 dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, conta 233 enti che lavorano con i paesi “in via di sviluppo”. Di queste OSC la gran parte esisteva già prima del 2014 ed erano chiamate dalla L. n. 49 del 1987 “Organizzazioni non governative” (ONG), le quali poi sono state ricomprese proprio nell’elenco delle OSC dalla legge n. 125 del 2014, che ha riformato complessivamente la politica italiana di cooperazione allo sviluppo.

3) Il Registro Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale (APS) è l’elenco di tutte le Associazioni di Promozione Sociale di rilievo nazionale.
Il Registro è gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
In tale Registro possono iscriversi:
- le Associazioni di Promozione Sociale a carattere nazionale, costituite e operanti da almeno un anno, presenti con sedi organizzate in almeno cinque Regioni e in almeno venti Province del territorio nazionale;
- le articolazioni territoriali e i circoli affiliati alle Associazioni di Promozione Sociale già iscritte nel Registro Nazionale. L’iscrizione è obbligatoria per accedere ad alcuni benefici e contributi.

4) I Registri regionali delle Associazioni di Promozione Sociale (APS) sono gli elenchi delle Associazioni di Promozione Sociale che operano a livello locale.
I Registri sono gestiti dai competenti assessorati delle rispettive Regioni.
Possono iscriversi le Associazioni di Promozione Sociale aventi sede legale nella Regione e l’iscrizione è obbligatoria per accedere ad alcuni contributi e benefici.

5) I Registri regionali delle Organizzazioni di Volontariato (OdV) sono gli elenchi delle Organizzazioni di Volontariato, gestiti dai competenti assessorati delle rispettive Regioni.
Possono iscriversi le Organizzazioni di Volontariato (OdV) costituite ai sensi della legge 266/1991 e del successivo Codice del Terzo Settore e nel rispetto delle normative regionali ove esistenti.
L'iscrizione ai registri è condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici nonché per stipulare le convenzioni e per beneficiare delle agevolazioni fiscali.
Le Regioni e le Province autonome inviano ogni anno copia aggiornata dei registri all'Osservatorio nazionale per il volontariato, previsto dall'articolo 12 della L. n. 266/1991 (Legge-quadro sul volontariato).

6) I Registri delle persone giuridiche private dove sono iscritti i soggetti (Fondazioni o Associazioni) che hanno ottenuto la personalità giuridica privata. Tale registro è stato istituito con il D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361 (recante regolamento per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto).
Attualmente sono gestiti dalle Regioni e Province Autonome, per le Associazioni e Fondazioni la cui operatività da statuto è limitata al territorio regionale o provinciale e le cui attività sono di competenza delle Regioni; mentre sono gestiti dalle Prefetture per le Associazioni e Fondazioni di livello nazionale e gli enti di natura confessionale.
Le Associazioni e le Fondazioni costituite all' estero, devono iscriversi nel registro delle persone giuridiche qualora tali enti abbiano in Italia la sede dell'amministrazione o l'oggetto principale della loro attività , ai sensi dell'art. 25 della legge 31 maggio 1995, n. 218.

7) Il Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche nel quale sono iscritte le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) e le Società Sportive Dilettantistiche (SSD).
Il Registro è gestito dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI).
L’iscrizione è obbligatoria per le ASD (Associazioni Sportive Dilettantistiche) e SSD (Società Sportive Dilettantistiche), affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate e agli Enti di Promozione Sportiva, ai sensi degli articoli 5, 51 e 90 della legge 289/2002 (Legge finanziaria 2003), con i requisiti prescritti dal Regolamento.

8) Elenco nazionale del volontariato di protezione civile previsto dall'art. 34 del D.Lgs. n. 1 del 2018 (Codice della protezione civile).
Il volontariato di protezione civile si articola in organizzazioni nazionali e locali su tutto il territorio nazionale ed è rappresentato dal nuovo Comitato nazionale, previsto dall'art. 42 del Codice di protezione civile.
Secondo quanto stabilito dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 novembre 2012, l’elenco nazionale è oggi costituito da:
• l’elenco centrale del volontariato di protezione civile, istituito presso il Dipartimento della protezione civile;
• gli elenchi territoriali del volontariato di protezione civile, istituiti presso le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
La gestione dell’Elenco nazionale delle organizzazioni di volontariato dal 2013 è passata in capo alle Regioni prendendo il nome di "Elenco Territoriale".
L’elenco territoriale è istituito separatamente dal registro previsto dalla Legge n. 266/1991 (legge-quadro sul volontariato) e le organizzazioni che ne hanno i requisiti possono iscriversi ad entrambi.
Negli elenchi territoriali possono iscriversi:
• Organizzazioni di volontariato costituite ai sensi della Legge n. 266/1991 con carattere locale,
• Organizzazioni di altra natura, ma con carattere prevalentemente volontario,
• Articolazioni locali delle Organizzazioni richiamate nei punti precedenti, con diffusione nazionale,
• Gruppi comunali e intercomunali,
• Coordinamenti territoriali che raccolgono più gruppi od organizzazioni delle tipologie precedentemente indicate.


3. IL NUOVO REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE (RUNTS) - Struttura e soggetti iscrivibili - Peculiarità e limitazioni

La prima e fondamentale novità rappresentata dal nuovo Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS) è che in esso saranno contenuti tutti gli Enti del Terzo settore (ETS), superando in tal modo la molteplicità dei registri, albi ed elenchi regionali e provinciali ad oggi esistenti e perseguendo le esigenze di semplificazione e di unitarietà del sistema di registrazione degli enti già messe in evidenza dalla legge delega 106 del 2016 per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.
Obiettivo primario del legislatore è stato quello di assicurare un’omogeneità a livello nazionale nelle regole di accesso e permanenza nel registro, oltre che nelle informazioni e documenti richiesti a ciascun ente, evitando qualsiasi disparità di trattamento giuridico per le organizzazioni operanti in uno specifico territorio rispetto a quelle operanti in un altro.
L’unicità del RUNTS si interseca con una gestione dello stesso su base territoriale: all’Ufficio statale, incardinato presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si affiancheranno infatti gli Uffici regionali e provinciali, istituiti presso ciascuna Regione e presso le Province autonome di Trento e di Bolzano.
Esisteranno, pertanto, uffici regionali o provinciali che assumeranno, rispettivamente, la seguente denominazione:
- «Ufficio regionale del Registro unico nazionale del Terzo settore» o
- «Ufficio provinciale del Registro unico nazionale del Terzo settore».
L’ufficio istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, verrà individuato come: «Ufficio statale del Registro unico nazionale del Terzo settore».

Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), secondo quanto stabilito dall’art. 46 del D.Lgs. n. 117/2017 e dall’art. 3 del decreto di attuazione, è strutturato con le seguenti sette sezioni:
a) Organizzazioni di Volontariato (ODV), di cui agli articoli 32 e seguenti del Codice;
b) Associazioni di Promozione Sociale (APS), di cui agli articoli 35 e seguenti del Codice;
c) Enti filantropici, di cui agli articoli 37 e seguenti del Codice;
d) Imprese Sociali, comprese le cooperative sociali;
e) Reti Associative, di cui all’art. 41 del Codice;
f) Società di Mutuo Soccorso;
g)Altri Enti del Terzo settore, diversi da quelli di cui alle precedenti lettere.

Si tratta di sei sezioni dedicate a particolari tipologie di Enti del Terzo settore e di una sezione residuale dedicata agli “Altri Enti del Terzo settore”.
In relazione a tale ultima sezione, di carattere residuale, la relazione ministeriale al D.Lgs. n. 117/2017 evidenzia come questa sezione sia volta a consentire l’iscrizione anche a soggetti “sui generis” che, pur in possesso dei requisiti generali previsti per la generalità degli enti, non si riconoscano in una specifica categoria e sottolinea che, in tal modo, la disposizione non “ingessa” la libertà organizzativa degli enti, consentendo l’emersione di nuove tipologie organizzative al momento difficilmente individuabili.
L’eventuale istituzione di nuove sezioni è rimessa ad un decreto ministeriale.
Ad eccezione delle reti associative, nessun altro ente può essere contemporaneamente iscritto in più di una sezione, salva la possibilità di “migrare” da una sezione all’altra al verificarsi delle diverse condizioni.

Di seguito cercheremo di sintetizzare le peculiarità di alcuni soggetti che potranno popolare il nuovo Registro.

1) Nella sezione di cui alla lettera c) andranno iscritti gli enti filantropici, i quali - secondo quanto stabilito all’art. 37 del D.Lgs. n. 117/2017 - sono Enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione riconosciuta o di fondazione al fine di erogare denaro, beni o servizi, anche di investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale.
Gli enti filantropici traggono le risorse economiche necessarie allo svolgimento della propria attività principalmente da contributi pubblici e privati, donazioni e lasciti testamentari, rendite patrimoniali ed attività di raccolta fondi (art. 38, comma 1, D.Lgs. n. 117/2017).
L'elenco e gli importi delle erogazioni deliberate ed effettuate nel corso dell'esercizio, con l'indicazione dei beneficiari diversi dalle persone fisiche, dovranno risultare dal bilancio sociale (art. 39, D.Lgs. n. 117/2017).

2) La sezione di cui alla lettera d) prevede l’iscrizione sia delle “Imprese sociali”, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017 n. 112, che le “Cooperative sociali” di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381.
Le cooperative sociali e i loro consorzi, di cui alla legge 8 novembre 1991 n. 381, acquisiscono di diritto la qualifica di “impresa sociale” (art. 1, comma 4, D.Lgs n. 112/2017). Ne deriva che “non incombe su tali enti, in via generale, l’onere di dimostrare il possesso dei requisiti previsti per la generalità delle imprese sociali né, di conseguenza, quello di porre in essere modifiche degli statuti finalizzate ad adeguarli alle previsioni di cui al decreto in esame” (Nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali d’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico, n. 29103 del 3 gennaio 2019). Secondo quanto stabilito al comma 4 dell’art. 3, del decreto cin commento, le imprese sociali sono tenute e gestite dall'Ufficio del Registro delle imprese.
Gli enti che intendono acquisire la qualifica di “impresa sociale” dovranno, pertanto, presentare domanda di iscrizione nell’apposita sezione del Registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede legale.
Tale previsione vale anche per le cooperative sociali che devono essere iscritte sia nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, in quanto “società cooperativa”, che in quella speciale, in quanto “impresa sociale”.
Tale iscrizione non esclude né sostituisce gli ulteriori adempimenti pubblicitari gravanti sulle cooperative sociali in funzione delle leggi statali e regionali loro riferibili. Rimane quindi fermo l’obbligo di iscrizione all’albo nazionale delle società cooperative tenuto presso il Ministero dello sviluppo economico (come richiesto dall’art. 2511 c.c.) e l’ulteriore obbligo di iscrizione all’albo regionale delle cooperative sociali (art. 5, comma 2 e art. 9 della L. n. 381/1991).
Non è tuttavia richiesta alle imprese sociali, incluse le cooperative sociali, alcun adempimento pubblicitario nei confronti del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore poiché per esse l’iscrizione nell’apposita sezione del Registro delle imprese soddisfa il requisito dell’iscrizione nel RUNTS (articolo 11, comma 3, D.Lgs. n. 117/2017).

3) Le “Reti associative” - secondo quanto stabilito dall’art. 41 del D.Lgs. n. 117/2017 - sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, che:
a) associano, anche indirettamente attraverso gli enti ad esse aderenti, un numero non inferiore a 100 enti del Terzo settore, o, in alternativa, almeno 20 fondazioni del Terzo settore, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno cinque regioni o province autonome;
b) svolgono, anche attraverso l'utilizzo di strumenti informativi idonei a garantire conoscibilità e trasparenza in favore del pubblico e dei propri associati, attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti del Terzo settore loro associati e delle loro attività di interesse generale, anche allo scopo di promuoverne ed accrescerne la rappresentatività presso i soggetti istituzionali.
Sono “reti associative nazionali” le reti associative che associano, anche indirettamente, un numero non inferiore a 500 enti del Terzo Settore (100 se fondazioni) le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno dieci regioni o province autonome.
Le associazioni del Terzo settore formate da un numero non inferiore a 100 mila persone fisiche associate e con sedi in almeno 10 regioni o province autonome sono equiparate alle reti associative nazionali.
Solo le reti associative potranno essere iscritte contemporaneamente in più sezioni (art. 46, comma 2, del D.Lgs. n. 117/2017).
Occorre altresì precisare che il comma 5 dell’art. 41, del D.Lgs. n. 117/2017, prevede quale condizione per l’iscrizione nel Registro unico delle reti associative un precipuo requisito di onorabilità per i rappresentanti legali e per gli amministratori delle medesime: questi ultimi, infatti, non devono aver riportate condanne penali, passate in giudicato, per reati che comportano l’interdizione dai pubblici uffici.

L'iscrizione, nonchè la costituzione e l'operatività da almeno un anno, sono condizioni necessarie per accedere alle risorse del Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo settore che, in ogni caso, non possono essere destinate, direttamente o indirettamente, ad enti diversi dalle organizzazioni di volontariato, dalle associazioni di promozione sociale e dalle fondazioni del Terzo settore.
L'Ufficio statale del RUNTS nel corso dell'istruttoria verifica in maniera unitaria, oltre ai requisiti per l'iscrizione nella sezione Reti associative, anche quelli ai fini dell'iscrizione nell'eventuale ulteriore sezione; qualora sussistano, ne dà comunicazione all'Ufficio regionale o provinciale sul cui territorio l'ente ha la propria sede legale per l'automatica iscrizione nell'ulteriore sezione.
Qualora i requisiti per l'iscrizione nella sezione Reti associative non sussistano, rigetta la domanda di iscrizione nel suo complesso.
L'ente potrà proporre nuova istanza per l'iscrizione in una sola sezione presso l'ufficio regionale o provinciale del RUNTS territorialmente competente (art. 34, comma 9, D.Lgs. n. 117/2017).

4) Nella sezione di cui alla lettera f) andranno iscritte le Società di mutuo soccorso (SMS) di cui alla legge 15 aprile 1886, n. 3818 e che, attualmente, secondo quanto disposto dall’art. 23 del D.L. n. 179/2012, convertito dalla L. n. 221/2012, hanno l’obbligo della iscrizione:
- nella sezione speciale delle imprese sociali tenuta presso il Registro Imprese;
- in un’apposita sezione dell’Albo delle società cooperative tenuto dal Ministero dello sviluppo economico e gestito, con modalità telematiche, dalle Camere di Commercio.
Da tener presente che, successivamente il D.Lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo Settore) ha apportato numerose novità per tutti gli enti non profit, comprese le Società di mutuo soccorso.

5) Un approfondimento particolare deve essere fatto per le Organizzazioni non governative (ONG).
Con il comma 9, dell’art. 89 del D.Lgs. n. 117/2017 è stata apportata una modifica all'articolo 32, comma 7, della legge 11 agosto 2014 n. 125 (recante “Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo”), aggiungendo infine il seguente periodo: «Le Organizzazioni non governative di cui al presente comma sono iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore».
Dunque, le organizzazioni non governative (ONG) di cui all'art. 32, comma 7, della legge n. 125 del 2014, già riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49 (recante “Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo”) e considerate organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) ai sensi del D.Lgs. n. 460/1997 alla data di entrata in vigore della presente legge, sono iscritte nell'Anagrafe unica delle ONLUS, su istanza avanzata dalle stesse presso l'Agenzia delle entrate.
A seguito poi della modifica introdotta dal comma 9 dell’art. 89 del D.Lgs. n. 11/2017, le Organizzazioni non governative di cui al presente comma sono iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore.
Su questa novità è intervenuto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il quale, con nota n. 4787 del 22 maggio 2019, ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle modalità di applicazione della disciplina introdotta con il Codice del Terzo Settore nei confronti delle ONG, chiarendo, anzitutto che le ONG erano inizialmente considerate ONLUS di diritto, ai sensi dell’articolo 10, comma 8 del D.Lgs. n. 460/1997 e solo successivamente, con la citata legge n. 125/2014, la qualifica fiscale di ONLUS non veniva fatta più discendere direttamente dalla previsione legislativa, ma richiedeva un’espressa iscrizione nell’anagrafe delle ONLUS, su istanza dell’ONG.
Ora, il Codice del Terso settore ha aggiunto, al comma 7 dell’art. 32 citato sopra, un nuovo periodo prevedendo l'iscrizione dei soggetti in parola all'interno del Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS).
Alla luce dell’attuale quadro normativo - si legge nella nota ministeriale - “si deve escludere per diverse ragioni ogni automaticità dell’iscrizione nel RUNTS delle ONG”. Dunque, nessuna via preferenziale.
Le ragioni indicate dal Ministero sono le seguenti:
1) l'eterogeneità delle forme organizzative dalle medesime assunte ne impedisce la loro diretta riconduzione ad una specifica sezione del RUNTS;
2) l'ipotizzata automaticità finirebbe per attribuire alle ONG un trattamento giuridico di maggiore favore rispetto a quello previsto per le altre categorie (ODV e APS);
3) il differente contesto normativo di partenza rispetto al Codice del Terzo settore impedisce di riproporre il precedente orientamento maturato in tema di iscrizione, su domanda, all'anagrafe delle ONLUS a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 125/2014: in quest'ultimo caso, infatti, preesisteva una qualificazione ex lege delle ONG come ONLUS di diritto.
Nel Codice - precisa poi il Ministero - la qualificazione di ETS non è mai automatica, essendo legata, tra l'altro, al requisito dell'iscrizione al RUNTS e gli stessi soggetti che medio tempore sono considerati tali (ODV, APS e ONLUS) hanno l'onere di provvedere agli adeguamenti statutari necessari a conformarsi al nuovo quadro normativo, se intendono, beninteso, permanere all'interno del perimetro del Terzo settore.
Pertanto, la previsione dell'articolo 89, comma 9 del Codice, “lungi dal generare alcun automaticità di iscrizione nel RUNTS per i soggetti ivi contemplati, impone la necessità di prevedere … uno specifico percorso di inserimento delle ONG all'interno del RUNTS, che le differenzi rispetto alla più vasta platea di soggetti che aspirano all'acquisizione della qualifica di ETS”.
Pertanto, al momento attuale:
- le ONG già in possesso della qualifica di ODV, di APS o di ONLUS, considerate “ETS” già nel periodo transitorio, seguiranno le disposizioni che il Codice attribuisce a questi enti e, pertanto, potranno usufruire del regime agevolato di adeguamento statutario, di cui al comma 2 dell’art. 101 (termine peraltro scaduto il 31 ottobre 2020);
- le ONG, invece, prive di una delle qualifiche indicate sopra, non potranno, nel medesimo periodo transitorio, essere considerate ETS e, al momento dell’operatività del RUNTS, qualora intendano acquisire tali qualifiche, dovranno adeguare i loro statuti secondo le regole comuni, in applicazione di quanto previsto dal comma 9 dell’art. 89 del D.Lgs. n. 117/2017.

Ai fini della iscrizione, ciascun ente dovrà trasmettere all'ufficio competente del RUNTS, un’apposita domanda riportando le informazioni necessarie su apposita modulistica che sarà resa disponibile sul Portale del RUNTS e comunicando la sezione del RUNTS nella quale intende essere iscritto.
Alla domanda dovrà essere allegata la seguente documentazione:
a) copia dell'atto costitutivo, dello statuto adeguato alle disposizioni inderogabili del Codice,
b) copia degli ultimi due bilanci approvati;
c) apposita dichiarazione circa il permanere dell'idoneità.

6) L’articolo 10, comma 5 e l’articolo 11 del decreto di attuazione prevede l’iscrizione nel RUNTS degli enti operanti nel settore della protezione civile, che sono preventivamente iscritti nell'elenco nazionale del volontariato di protezione civile di cui all'art. 34 del D.Lgs. n. 1 del 2018 (Codice della protezione civile), previsti dall’art. 5, comma 1, lett. y) del D.Lgs. n. 117/2017.
Ricordiamo che l'Elenco nazionale del volontariato di protezione civile è costituito dall'insieme:
a) degli elenchi territoriali del volontariato di protezione civile, istituiti presso le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano;
b) dell'elenco centrale del volontariato di protezione civile, istituito presso il Dipartimento della protezione civile.

Gli enti operanti nel settore della protezione civile, che sono preventivamente iscritti nell'elenco nazionale del volontariato di protezione civile, potranno, in sostanza, essere iscritti - a seconda dei requisiti e delle caratteristiche posseduti - o nella sezione di cui alla lettera e) («Reti associative») o nella sezione di cui alla lettera g) («Altri enti del Terzo settore») o, in alternativa, in una delle altre sezioni per le quali siano soddisfatti i requisiti di iscrizione.
Infatti, secondo quanto stabilito al comma 5, dell’art. 10 del decreto in commento, gli ETS che prevedono tra le attività statutarie lo svolgimento di attività di protezione civile e sono iscritti all'Elenco nazionale del volontariato di protezione civile di cui all'art. 34 del D.Lgs. n. 1 del 2018, possono essere iscritti in qualità di Reti associative se, in possesso dei previsti requisiti, soddisfano i seguenti requisiti numerici e di diffusione:
a) associano un numero di enti del Terzo settore operanti nel settore della protezione civile non inferiore a 20, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno due Regioni o Province autonome;
b) associano un numero di enti del Terzo settore operanti nel settore della protezione civile non inferiore a 100, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno tre Regioni o province autonome.

Possono, invece, essere iscritti nella sezione di cui alla lett. g) del RUNTS («Altri enti del Terzo settore») - secondo quanto disposto dal comma 2 dell’art. 11 del decreto in commento - i gruppi comunali, intercomunali o provinciali della protezione civile di cui all'art. 35 del D.Lgs. n. 1 del 2018.
Le altre forme di volontariato operanti nel settore della protezione civile con sede operativa nel territorio nazionale, anche in attuazione di accordi internazionali in vigore per la Repubblica Italiana in materia di assistenza in caso di gravi emergenze determinate da eventi naturali o derivanti dall'attività dell'uomo, previste dall’art. 36 del D.Lgs. n. 1/2018, possono essere iscritti nel RUNTS: nella sezione di cui alla lettera g) («Altri enti del Terzo settore») o, in alternativa, in una delle altre sezioni per le quali siano soddisfatti i requisiti di iscrizione, fermo restando quanto previsto all'art. 10 del presente decreto.
Il Dipartimento della protezione civile e le strutture di protezione civile delle Regioni e delle Province autonome che esercitano le funzioni relative alla tenuta e all’aggiornamento dell'Elenco nazionale dovranno comunicare al competente Ufficio del RUNTS le cancellazioni degli ETS dall'elenco nazionale del volontariato di protezione civile per gli eventuali adeguamenti del RUNTS.

7) Secondo quanto stabilito all’art. 13 del decreto, gli enti che esercitano la propria attività in via esclusiva o principale in forma di impresa commerciale, qualora conseguano l'iscrizione al RUNTS continuano ad essere tenuti all'iscrizione nel Registro delle imprese.
Ugualmente, gli enti iscritti al RUNTS devono iscriversi anche al Registro delle imprese se esercitino la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale.
Tale disposizione non è applicabile alle imprese sociali, di cui al D.Lgs. n. 12/2017, e alle cooperative sociali, di cui alla L. n. 381/1991. Per tali enti, infatti, il requisito dell'iscrizione nella sezione del RUNTS è soddisfatto attraverso l'iscrizione nell'apposita sezione «imprese sociali» del Registro imprese.

Gli enti che esercitano la propria attività in via esclusiva o principale in forma di impresa commerciale - come approfondiremo meglio al Punto 14 - hanno, inoltre, l’obbligo:
a) della tenuta delle scritture contabili di cui all'articolo 2214 del Codice civile;
b) di redigere e depositare presso il Registro delle imprese il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli articoli 2423 e seguenti, 2435-bis o 2435-ter del codice civile (art. 13, commi 4 e 5, D.Lgs. n. 117/2017).

Accanto a coloro che esercitano la propri attività in forma di impresa commerciale ci sono coloro che esercitano una attività non commerciale.
L’articolo 79 del D.Lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo settore), praticamente il cuore della parte fiscale della riforma, è l’articolo che stabilisce il confine tra le attività commerciali (quindi tassate) e quelle non commercial, tipiche degli enti del Terzo settore.
Si considerano di natura non commerciale quando le attività sono svolte a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi, tenuto anche conto degli apporti economici, ma senza considerare eventuali importi di partecipazione alla spesa previsti dall'ordinamento.
Con il successivo comma 2-bis, introdotto dall’art. 24-ter, comma 3 del D.L. n. 119/2018, convertito dalla L. n. 136/2018, è stata estesa la non commercialità, laddove “i ricavi non superino di oltre il 5 per cento i relativi costi per ciascun periodo d'imposta e per non oltre due periodi d'imposta consecutivi”.

8) Possono, inoltre, chiedere l'iscrizione al RUNTS, mediante il deposito di un regolamento redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata, gli enti religiosi civilmente riconosciuti (art. 14).
Gli enti religiosi civilmente riconosciuti, iscritti all'anagrafe delle ONLUS ed inseriti nell'elenco tenuto dall’Agenzia delle Entrate, alla richiesta di iscrizione, dovranno allegare, in luogo dell'atto costitutivo e dello statuto, il regolamento contenente gli elementi di cui al comma 1 dell'art. 14 del decreto in commento (art. 34, comma 4).


4. IL NUOVO REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE (RUNTS) - L’ACQUISTO DELLA PERSONALITA’ GIURIDICA - Superamento del regime concessorio

Gli Enti del Terzo Settore (ETS), diversi dalle cooperative, sono alla nascita privi di personalità giuridica. Questo significa che delle azioni dell’organizzazione risponde in primis lo stesso ente con il suo patrimonio e successivamente il presidente, gli amministratori e tutti coloro che agiscono in nome e per conto dell’ente.
Richiedere e ottenere il riconoscimento della personalità giuridica significa, perciò, far acquisire all’ente una autonoma soggettività giuridica e, dunque, separare nettamente il patrimonio dell’ente da quello delle persone che ne fanno parte (come, del resto, avviene nelle società di capitali).
La procedura per l’acquisizione della personalità giuridica è disciplinata dal D.P.R. n. 361 del 10 febbraio 2000, il cui articolo 1 stabilisce che “le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture”.
La competenza per la tenuta del registro, nonché per il riconoscimento delle persone giuridiche spetta, dunque, alle Prefetture che concedono un riconoscimento nazionale. Tuttavia, se le persone giuridiche private operano nelle materie attribuite alle Regioni e le finalità statutarie si esauriscono nell’ambito di una sola Regione, la competenza spetta a questo Ente, il quale concede un riconoscimento regionale.

Sulla precedente normativa è intervenuta la Riforma del Terzo Settore, laddove all’articolo 22 del D.Lgs. n. 117/2017 è stata introdotta la possibilità per gli ETS di ottenere il riconoscimento giuridico tramite l’iscrizione nel RUNTS, derogando l’iter ordinario previsto dal D.P.R. 361/2000, che rimane tuttora vigente come norma di carattere generale. Pertanto, le associazioni e le fondazioni del Terzo settore, in deroga a quanto previsto dalla normativa generale, possono acquistare la personalità giuridica mediante l’iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS).
L'iscrizione nel RUNTS - secondo quanto stabilito al comma 1 dell’art. 7 del decreto attuativo - ha un duplice effetto costitutivo:
a) relativamente all'acquisizione della qualifica di ente del Terzo settore e costituisce presupposto ai fini della fruizione dei benefici previsti dal Codice e dalle vigenti disposizioni in favore degli ETS;
b) relativamente all’acquisizione della personalità giuridica, nei casi previsti dall'art. 22, commi 1, 2 e 3 del Codice.
Una delle più rilevanti novità della riforma del Terzo settore è il nuovo sistema di riconoscimento della personalità giuridica, introdotto dal citato art. 22 del Codice del Terzo settore.
La norma, superando definitivamente (seppur limitatamente agli ETS) il regime “concessorio”, che aveva fin qui caratterizzato l’acquisto della personalità giuridica degli enti del libro I° del Codice civile, realizza - come fa notare lo studio n. 104/2020 del Consiglio Nazionale del Notariato - “un evidente parallelismo con la disciplina delle società di capitali, in particolare quanto al ruolo del notaio, al quale viene affidato il compito di provvedere al controllo di legalità ed all’iscrizione nel RUNTS (così come avviene in sede di costituzione delle società con riguardo all’iscrizione nel Registro delle Imprese ai sensi dell’art. 2330 C.C.), nonché con riferimento all’effetto costitutivo dell’iscrizione stessa (come previsto dall’art. 2331 C.C. in riferimento alla S.p.a.).”.

Il parallelismo con la disciplina delle società di capitali si completa con le regole relative alle modifiche statutarie, per le quali l’art. 22, al comma 6, rinvia alla procedura dettata dai commi 2 e 3 dello stesso articolo in relazione alla costituzione.
Esattamente come avviene per le società di capitali, dunque, il notaio che ha ricevuto il verbale dell’organo competente, contenente le deliberazioni relative alle modifiche statutarie di un ETS con personalità giuridica, “verificata la sussistenza delle condizioni previste dalla legge.... deve depositarlo, con i relativi allegati, entro venti giorni presso il competente ufficio del registro unico nazionale del Terzo settore”. Il rimando all’art. 2436 codice civile è quasi testuale.
Come per le società di capitali in relazione al Registro delle imprese, dunque, con l’istituzione del RUNTS anche per gli Enti del Terzo settore con personalità giuridica all’iscrizione nel Registro consegue l’acquisto della personalità giuridica per gli enti neo-costituiti, ovvero l’efficacia delle modifiche statutarie.
Solo le associazioni e fondazioni del Terzo settore possano ottenere la personalità giuridica secondo il sistema “normativo”, anziché secondo il normale sistema “concessorio” disciplinato dal S.P.R. n. 361/2000.

Il dovere inderogabile del notaio, che abbia ricevuto l’atto costitutivo di un ETS che intenda conseguire la personalità giuridica - dopo aver verificato la sussistenza delle condizioni prescritte dalla legge ed i requisiti patrimoniali per il conseguimento della personalità giuridica - è quello di procedere entro venti giorni a depositare l’atto presso il competente ufficio del RUNTS richiedendo l’iscrizione dell’ente.
Unica eccezione, come vedremo meglio più avanti, è quella che consegue all’opposto dovere di astenersi dal deposito qualora il notaio non ritenga sussistenti le condizioni per la costituzione dell’ente o il patrimonio minimo (art. 22, comma 3), essendo in tal caso il pubblico ufficiale tenuto a dare tempestiva comunicazione ai fondatori o agli amministratori della decisione di non procedere all’iscrizione nel registro.


5. IL NUOVO REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE (RUNTS) - Tempistica di attuazione - Predisposizione della piattaforma informatica - Avvio del popolamento inziale - Trasmigrazione dai Registri regionali e provinciali esistenti

Per affrontare il problema della tempistica di attuazione del nuovo registro è necessario prendere in considerazione due diversi periodi: da una parte, il periodo transitorio che va dalla data di entrata in vigore del Codice del Terzo settore (3 agosto 2017) alla data di entrata in vigore del decreto attuativo (21 ottobre 2020); dall’altra, il periodo di attuazione del Registro, con l’inizio della trasmigrazione degli enti nel nuovo Registro (presumibilmente il 18 aprile 2021).

1. Il periodo transitorio (3 agosto 2017 - 21 ottobre 2020) e la verifica della sussistenza dei requisiti richiesti per l’iscrizione La complessità del processo di adeguamento al nuovo quadro normativo - come ha precisato il Ministero del Lavoro con la nota del 29 dicembre 2017, Prot. 34/0012604 - è stata tenuta nel debito conto da parte del legislatore, sotto due diversi profili.
Da un lato, infatti, l'articolo 101, comma 2, assegna alle associazioni di promozione sociale (APS), alle organizzazioni di volontariato (OdV) e alle ONLUS un termine (inizialmente di 18 mesi poi diventati 24 che si concluso il 31 ottobre 2020) decorrenti dalla data di entrata in vigore del codice medesimo (3 agosto 2017), al fine di apportare ai propri statuti le modifiche derivanti dall'obbligo di conformarsi alla novella legislativa, attraverso, peraltro, lo strumento dell'assemblea ordinaria, atto a realizzare in forma meno onerosa le modifiche in argomento.
Dall'altro, il legislatore ha espressamente diversificato, sotto il profilo temporale, l'efficacia applicativa di talune disposizioni.
Più specificamente, in materia fiscale, l'articolo 104, comma 1, prevede che le disposizioni in esso indicate si applichino a partire dal periodo d'imposta successivo al 31 dicembre 2017: in ogni caso, tutte le disposizioni fiscali contenute nel Titolo X del Codice, fatta salva l'applicazione transitoria sopra cennata, potranno essere applicate solo una volta ricevuta l'autorizzazione da parte della Commissione europea.
Altre disposizioni, viceversa, trovano applicazione solo successivamente all'operatività del registro unico nazionale (RUNTS).
In ragione di ciò, il D.Lgs. n. 117 del 2017, all'articolo 101 detta due norme particolarmente rilevanti, atte a disciplinare il periodo transitorio intercorrente tra l'entrata in vigore del Codice stesso (3 agosto 2017) e l'operatività del Registro unico nazionale.

1) La prima disposizione, contenuta nel comma 2, stabilisce che fino all'operatività del RUNTS, continuano a trovare applicazione le norme previgenti, ai fini e per gli effetti derivanti dall'iscrizione degli enti nei registri ONLUS, nei registri del volontariato (OdV) e dell'associazionismo di promozione sociale (APS).
Il successivo comma 3 prevede che, fino all'operatività del registro medesimo, il requisito dell'iscrizione al RUNTS si intende soddisfatto attraverso l'iscrizione degli enti ad uno dei registri attualmente previsti dalle normative di settore. In ragione di ciò, le iscrizioni agli attuali registri continueranno ad essere regolate dalle norme procedimentali in essere. Pertanto, in sede di verifica della sussistenza dei requisiti richiesti per l'iscrizione, dovrà essere operata una necessaria distinzione tra gli enti che si sono costituiti prima della data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 117/2017 e quelli che si sono costituiti a partire dal 3 agosto 2017.
Nel primo caso, la verifica dovrà essere condotta sulla base della normativa vigente al momento della costituzione dell'organizzazione, tenendo presente che gli enti interessati avevano tempo fino al 31 ottobre 2020 per apportare modifiche al proprio statuto.
Viceversa, gli enti che si sono costituiti a partire dal 3 agosto 2017 sono tenuti a conformarsi ab origine alle disposizioni codicistiche, purché queste siano applicabili in via diretta ed immediata.

Si dovrà inoltre tener presente che nel periodo transitorio non potranno trovare immediata applicazione le norme del Codice del Terzo settore che presentano un nesso di diretta riconducibilità all'istituzione ed all'operatività del registro unico nazionale, ovvero all'adozione di successivi provvedimenti attuativi. Pertanto, non potrà trovare ancora applicazione, per esempio: la procedura semplificata di acquisizione della personalità giuridica di cui all'articolo 22; gli obblighi di pubblicazione sul registro degli atti e degli elementi informativi di cui all'articolo 48; l’utilizzo della locuzione “Ente del Terzo setto” o dell’acronimo “ETS” poiché tale qualificazione giuridica discende, tra l’altro, dall’iscrizione nel RUNTS.

2) Per altro verso, si devono considerare immediatamente applicabili le norme afferenti ai requisiti sostanziali degli enti del Terzo settore, quali quelle previste dagli articoli 32 (organizzazioni di volontariato) e 35 (Associazioni di promozione sociale)del D.Lgs. n. 117/2017.
Indipendentemente dal relativo deposito presso il Registro unico nazionale, tutti gli enti del Terzo settore sono tenuti alla redazione del bilancio di esercizio; l'obbligo di pubblicazione annuale sul proprio sito internet degli emolumenti, compensi o corrispettivi, a qualsiasi titolo attribuiti dagli enti del Terzo settore ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, di cui all’art. 14, comma 2 del Codice.

2. La pubblicazione del decreto che rende operativo il nuovo Registro (21 ottobre 2020)

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 21 ottobre 2020 del decreto 15 settembre 2020, istitutivo del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), previsto dall’art. 53 del D.Lgs. n. 117/2017 (CTS) sono scattati i 180 giorni di tempo per organizzare la piattaforma telematica e dare la possibilità agli Enti del Terzo settore (ETS) di adeguare i propri statuti al fine di potersi iscrivere nel nuovo Registro. Infatti, secondo quanto disposto dal comma 2 dell’art. 103 del D.Lgs. n. 117/2017, per arrivare alla piena operatività del Registro, devono trascorrere 180 giorni. Un semestre che servirà a predisporre la piattaforma informatica (c.d. “Portale del RUNTS”) e a consentire alle Regioni e alle Province autonome di allinearsi sulle procedure di iscrizione e cancellazione degli enti, rendendo così operativo il registro. In particolare, le Regioni e le Province autonome presso le quali sono istituiti gli uffici regionali o provinciali del Registro, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 15 settembre 2020 (21 ottobre 2020 - 18 aprile 2021), dovranno disciplinare le procedure per l’emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione degli ETS nelle sezioni regionali o provinciali, rendendo operativo il Registro entro sei mesi dalla predisposizione della struttura informatica (art. 53, comma 2, D.Lgs. n. 117/2017).

I primi ETS ad accedere al nuovo Registro unico saranno le organizzazioni di volontariato (ODV) e le associazioni di promozione sociale (APS), che verranno trasmigrate nelle corrispondenti sezioni regionali del RUNTS, con l'eliminazione contestuale dei registri attuali delle APS e delle ODV.
Si comincerà - secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore - con le 27.300 Associazioni di promozione sociale (APS) e le 36.567 Organizzazioni di volontariato (OdV), che dovrebbero “migrare” dai registri delle Regioni e delle Province autonome a quello nazionale.

Date certe dell’avvio del nuovo registro ad oggi non esistono. Tuttavia, considerata la data di pubblicazione del decreto di attuazione (21 ottobre 2020), è possibile anche determinare orientativamente la data di inizio della piena operatività del RUNTS che dovrebbe avvenire entro il 18 aprile 2021.
A partire da tale data sarà operativo il trasferimento (attraverso un processo di “trasmigrazione”) dei dati relativi agli Enti che fino a quel giorno risultano iscritti nei registri OdV ed APS (elenco riportato Punto 2) e che segnerà quindi la fine di tutte queste “vecchie” strutture e la nascita di un unico Registro nazionale.
Gli enti pubblici territoriali dovranno provvedere a comunicare al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS) i dati in loro possesso degli enti già iscritti nei registri speciali delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale esistenti al giorno antecedente l'operatività del Registro unico nazionale degli enti del Terzo settore (art. 54, comma 1, D.Lgs. n. 117/2017). Il meccanismo della “trasmigrazione” previsto per le OdV e le APS, non sarà invece previsto dall’Anagrafe delle ONLUS (tenuta presso le Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate). Le ONLUS che intendono assumere la qualifica di ETS, dovranno procedere alla materiale iscrizione nel RUNTS.

Il procedimento di “trasmigrazione” è un procedimento transitorio tramite cui gli enti, in sede di prima iscrizione nel RUNTS, trasmigrano da un registro speciale previgente al Registro unico, previa informativa resa dagli enti pubblici territoriali circa i dati posseduti su ODV e APS.
Scatta dunque un procedimento di controllo dei dati forniti, di documentazione esibita e informazioni rese anche successivamente dall’Ente interessato, finalizzato alla verifica della sussistenza dei requisiti richiesti per l’iscrizione. Fino al termine delle verifiche, gli enti continuano a beneficare dei diritti connessi alla loro qualifica.

Il decreto di istituzione del Registro unico, come vedremo al Punto 10, ha definito le modalità con cui gli enti pubblici territoriali dovranno provvedere a trasmettere i dati al registro unico nazionale.

L’effettiva entrata in vigore della riforma del terzo settore porterà conseguenze rivoluzionarie nel campo del no profit, dalla decadenza della qualifica fiscale di ONLUS, alla riformulazione delle categorie di associazioni, all’eliminazione di alcuni regimi di tassazione fino ad oggi riservati agli enti non commerciali.
L’operatività del RUNTS sarà la svolta amministrativa che renderà effettiva la riforma del Terzo settore. Fino a questo momento continueranno ad essere ancora validi i riferimenti normativi previgenti relativi alle singole forme associative così come essere erano configurate pre-riforma.

3. Avvio del processo di popolamento iniziale del RUNTS

Diversamente da quanto avvenuto in occasione dell’istituzione del Registro delle Imprese, la quale ha determinato il completo superamento del previgente sistema di pubblicità commerciale assicurato dai registri delle cancellerie dei Tribunali, con conseguente “attribuzione“ degli atti depositati o iscritti on detti registri “agli uffici del registro delle imprese competenti per territorio, l’istituzione del RUNTS pone - come fa osservare il citato studio del CNN - problemi diversi, stante che lo stesso prende il posto di diversi albi e registri, istituiti in base a fonti normative provenienti da diverse autorità (leggi statali e regionali), i quali non vengono interamente sostituiti dal nuovo Registro; basti pensare al permanere dei vari registri delle persone giuridiche (tenuti dalle Prefetture, dalle Regioni o dalle Provincie autonome), in relazione agli enti che non intendano conseguire l’iscrizione nel RUNTS.

La riforma avrà inizio nel momento in cui si assisterà al procedimento di popolamento del RUNTS, successivo alla ovvia precedente istituzione degli uffici ad esso appartenenti. Con il decreto in commento sono state definite le regole:
a) Per il “popolamento iniziale del RUNTS”, che vede coinvolti gli enti aventi la qualifica di “Organizzazioni di volontariato” (OdV) e le “Associazioni di Promozione Sociale” (APS) (artt. 30-33, 37 e 38). I dati relativi a tali enti saranno infatti oggetto di “trasmigrazione” a cura degli uffici competenti dei registri Regionali o Provinciali, presso i quali gli stessi sono attualmente iscritti. La migrazione delle OdV e delle APS non sarà, pertanto, automatica ma si dovranno attivare le amministrazioni competenti che verificheranno i requisiti.
b) Per l’iscrizione delle ONLUS (art. 34).

La data centrale per l’inizio di tale processo è quella prevista all’art. 30 del decreto di attuazione e che il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali dovrà individuare sulla base dello stadio di realizzazione del sistema telematico; tale data sancirà di fatto l’inizio dell’operatività del Registro unico. Il termine a decorrere dal quale avrà inizio il processo di trasferimento al RUNTS dei dati relativi agli enti iscritti nei registri delle OdV e delle APS delle Regioni e Province autonome e nel Registro nazionale delle APS verrà, dunque, individuato con un apposito provvedimento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con avviso pubblicato sia sul sito istituzionale dello stesso Ministero che sulla Gazzetta Ufficiale.
Da tale momento inizierà il trasferimento nel RUNTS delle OdV e delle APS iscritte nei registri regionali e provinciali, e delle APS iscritte nel registro nazionale, le cui modalità sono state fissate:
- dall’articolo 31, per quelle riguardanti la trasmigrazione dei dati dai registri delle Regioni e Province autonome;
- dall’articolo 32, per quelle riguardanti la trasmigrazione dei dati dal Registro nazionale delle APS - APS nazionali;
- dall’articolo 33, per quelle riguardanti la trasmigrazione dei dati dal Registro nazionale delle APS - articolazioni territoriali e circoli affiliati alle APS nazionali.

Il termine a decorrere dal quale il RUNTS inizierà il processo di trasferimento dati degli enti, di cui parla l’art. 30 del decreto è di fondamentale rilevanza al fine di poter comprendere la completa gestione del procedimento di applicazione della riforma.
Entro 90 giorni dalla data stabilita dal Ministero del Lavoro, i competenti uffici delle Regioni e delle Province autonome dovranno comunicare telematicamente al RUNTS i dati relativi alle OdV e alle APS già iscritte nei rispettivi registri al giorno antecedente al termine dalla data di operatività del RUNTS, per le quali non siano in corso procedimenti di cancellazione.

Unitamente ai dati richiesti, i registri locali dovranno trasmettere telematicamente al RUNTS anche la seguente documentazione:
- copia dell’atto costitutivo;
- copia dell’ultimo statuto in loro possesso.

Gli enti religiosi civilmente riconosciuti devono trasmettere, qualora non sia stato precedentemente depositato presso il registro da cui provengono i dati, il regolamento redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata, previsto dall’articolo 14, commi 1 e 2. Tale regolamento sostituisce l'atto costitutivo e lo statuto (art. 31, comma 5).

Sono invece 30 i giorni che il Ministero del Lavoro avrà a disposizione per comunicare al RUNTS i dati delle APS nazionali già iscritte al giorno antecedente al termine individuato, per le quali non siano in corso procedimenti di cancellazione (art. 32, comma 1).
Ugualmente sono 30 i giorni che l’ufficio che gestisce il Registro nazionale delle APS avrà a disposizione per comunicare al RUNTS i dati delle APS ivi iscritte in qualità di articolazioni territoriali e circoli affiliati (art. 33, comma 1).

Il competente ufficio territoriale del RUNTS dopo aver preso in carico tutte le informazioni, dovrà verificare - entro 180 giorni - la sussistenza dei requisiti per l’iscrizione degli enti di propria competenza.
Se le informazioni disponibili sulla base dati dovessero risultare incomplete, l’ufficio del RUNTS chiederà all’ente ulteriore documentazione. Tale ulteriore richiesta dilazionerà per un massimo di 60 giorni il tempo previsto per il vaglio della sussistenza dei requisiti per l’iscrizione al Registro Unico.
Nel caso, invece, la verifica si concluda positivamente, l’Ufficio del RUNTS disporrà l’iscrizione nella sezione corrispondente (art. 31, comma dal 4 al 7).

L'omessa trasmissione delle informazioni e dei documenti richiesti, entro sessanta giorni, comporta la mancata iscrizione dell'ente nel RUNTS.
La mancata iscrizione dovrà essere comunicata all'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dell'ente e segnalata sul portale del RUNTS, in un'apposita lista degli enti non iscritti (art. 31, comma 6).
Fino al termine delle verifiche gli enti iscritti nei registri regionali e provinciali continuano a beneficiare dei diritti derivanti dalla rispettiva qualifica (art. 54, comma 4, D.Lgs. n. 117/2017; art. 31, comma 11, decreto).

A decorrere dal giorno successivo al termine della data di operatività del Registro, gli Enti che intendano conseguire l'iscrizione in una delle sezioni del RUNTS, dovranno presentare la domanda di iscrizione al competente Ufficio statale, regionale o provinciale del RUNTS.
Nelle more della piena applicabilità delle procedure telematiche previste, gli enti dovranno utilizzare una modulistica uniforme sull'intero territorio nazionale, resa disponibile attraverso il portale del RUNTS.

La presentazione delle istanze viene effettuata secondo le modalità indicate sul medesimo portale, tramite il quale sarà comunicata la data a decorrere da cui le procedure telematiche ordinarie saranno definitivamente attivate (art. 38, comma 1).


6. DEPOSITO DEGLI ATTI NEL REGISTRO - I controlli effettuati dal Notaio e dall’Ufficio - Natura e finalità

Sugli atti da iscrivere nel nuovo Registro dovranno essere effettuati due tipi di controlli:
- uno da parte del Notaio al momento del ricevimento dell’atto costitutivo o degli eventuali atti modificativi (riconoscendo al notaio la facoltà di rifiutarne l’iscrizione nel caso non ritenga sussistenti le condizioni per la costituzione dell’ente), a cui spetta un “controllo di legalità” e
- uno da parte dell’Ufficio competente a cui spetta la verifica della regolarità formale degli atti depositati.

1. Il controllo del notaio sull’atto costitutivo

Bisogna subito rilevare che tra le disposizioni dettate dal Codice civile per le società (art. 2330 , richiamato dal comma 3 dell’art. 2463 C.C.) e quelle dettate dal Codice del Terzo settore (art. 22, D.Lgs. n. 117/2017) esistono rilevanti diversità.
Secondo quanto disposto dalla norma civilistica, il notaio che abbia ricevuto l’atto costitutivo di una società di capitali deve procedere alla sua iscrizione nel Registro delle Imprese nel termine di dieci giorni, stante che il cosiddetto “controllo di legalità” rientra tra le attività preventive al ricevimento dell’atto stesso, che il notaio dovrà rifiutare di ricevere ogniqualvolta lo ritenga non conforme a legge e, pertanto, non iscrivibile nel Registro delle imprese.
Diversamente, il notaio che abbia ricevuto l’atto costitutivo di un’associazione o di una fondazione del Terzo settore, deve depositarlo entro venti giorni presso il competente ufficio del RUNTS, richiedendone l’iscrizione, solo se ed in quanto abbia verificato “la sussistenza delle condizioni previste dalla legge” per la costituzione dell’ente ed in particolare quelle relative alla natura di ETS ed al patrimonio minimo.

2. Insussistenza delle condizioni per la costituzione - Il rifiuto del notaio e il silenzio-assenso

Ai sensi del comma 3 dell’art. 22 del Codice del Terzo settore “se il notaio non ritiene sussistenti le condizioni per la costituzione dell’ente o il patrimonio minimo, ne dà comunicazione motivata, tempestivamente e comunque non oltre il termine di trenta giorni, ai fondatori, o agli amministratori dell’ente. I fondatori, o gli amministratori o, in mancanza, ciascun associato, nei trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione del notaio, possono domandare all’ufficio del registro competente di disporre l’iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore. Se nel termine di sessanta giorni dalla presentazione della domanda l'ufficio del registro non comunica ai richiedenti il motivato diniego, ovvero non chiede di integrare la documentazione o non provvede all'iscrizione, questa si intende negata”.

Come si può notare, il termine fissato al notaio per la comunicazione ai fondatori o agli amministratori dell’ente della decisione di non procedere all’iscrizione nel RUNTS, per la ritenuta insussistenza dei requisiti di legge, è diverso rispetto al termine concesso per la presentazione della domanda di iscrizione al RUNTS: trenta giorni per la comunicazione, a fronte di solo venti giorni per la presentazione della domanda di iscrizione; in sostanza, al notaio sono concessi, per la comunicazione in parola, dieci giorni dopo la scadenza del termine per l’iscrizione.

Da segnalare, inoltre, come lo stesso comma preveda, nel terzo periodo, per il caso in cui a seguito della comunicazione di diniego da parte del notaio i fondatori, gli amministratori o un associato abbiano presentato all’ufficio del RUNTS la domanda di iscrizione dell’ente, che decorso il termine di sessanta giorni dalla presentazione della domanda, senza che sia intervenuta richiesta di integrazione o diniego espresso, la richiesta di iscrizione si intende negata (silenzio-rifiuto).

Si tratta di soluzione diametralmente opposta a quella prevista in generale (deve ritenersi sia per gli enti con personalità giuridica che per quelli che ne siano privi) dall’art. 47, comma 4, dello stesso Codice, ove è disciplinato l’istituto del silenzio-assenso per le domande di iscrizione al RUNTS, dove si stabilisce che “Decorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda o dalla presentazione della domanda completata o rettificata ovvero della documentazione integrativa ai sensi del comma 3, lettera c), la domanda di iscrizione s'intende accolta”.
La ragione della differente disciplina - secondo lo studio n. 104/2020 del Consiglio Nazionale del Notariato - si collega, evidentemente, alla considerazione che nel caso di diniego del notaio a procedere all’iscrizione si è già in presenza di una prima, motivata, valutazione negativa in ordine alla sussistenza dei requisiti prescritti dalla legge, tra l’altro resa da un soggetto particolarmente qualificato (al cui giudizio - se positivo - l’ordinamento attribuisce valore decisivo per l’iscrizione nel RUNTS).

3. Il controllo di regolarità formale da parte dell’ufficio del RUNTS

Il ruolo dell’ufficio del RUNTS nel procedimento di iscrizione dell’atto costitutivo (e di conseguimento della personalità giuridica degli ETS) è il medesimo affidato al Registro delle imprese, in relazione alla costituzione delle società di capitali, limitato alla mera verifica della “regolarità formale” della documentazione prodotta.

Tuttavia - come evidenzia lo studio del CNN - facendo un raffronto tra il testo degli articoli 2330 e 2436 c.c. (ove si parla di verifica della regolarità formale) con quello dell’art. 2189, comma 2, c.c. (ove si parla, invece, di accertamento delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione), emerge con evidenza la differenza qualitativa del controllo che compete al Registro delle imprese nelle due ipotesi. Nel caso in cui la verifica delle condizioni previste dalla legge sia affidata al notaio, infatti, è inibita all’ufficio qualsiasi verifica che non si ricolleghi all’atto quale documento, ovvero all’accertamento che l’atto o il fatto di cui si chiede l’iscrizione rientri nel novero di quelli per i quali è prevista la pubblicità, o alla completezza della documentazione, ovvero, ancora, alla competenza territoriale dell’ufficio del registro delle imprese.

La stessa differenza qualitativa del controllo la si riscontra anche nel Codice del Terzo settore dove il legislatore usa una differente locuzione con riferimento ai generali controlli affidati all’ufficio del RUNTS in relazione alle domande di iscrizione degli ETS (art. 47, comma 2: “L’ufficio…. verifica la sussistenza delle condizioni previste dal presente Codice”), rispetto a quelli previsti riguardo alle domande relative agli ETS con personalità giuridica, per i quali la verifica di legalità e quella patrimoniale sono affidate esclusivamente al notaio, mentre l’ufficio del RUNTS deve limitarsi a verificare “la regolarità formale della documentazione” (art. 22, comma 2, CTS).


7. LA VERIFICA DELLA SUSSISTENZA DEL PATRIMONIO MINIMO CONTABILE - L’indirizzo del Consiglio notarile di Milano

Per l’attribuzione della personalità giuridica è necessario che l’ente abbia un requisito patrimoniale minimo, liquido e disponibile di 15.000 euro per le associazioni e di 30.000 euro per le fondazioni.
Il patrimonio può essere costituito anche da beni diversi dal denaro, ma in questo caso, perché tali beni concorrano alla formazione del patrimonio minimo, è necessario che il loro valore risulti da una relazione giurata, allegata all'atto costitutivo, di un revisore legale o di una società di revisione legale iscritti nell'apposito registro (art. 22, comma 4, D.Lgs. n. 117/2017).
Se a causa di perdite, il patrimonio minimo diminuisce di oltre un terzo, l'organo di amministrazione, e nel caso di sua inerzia, l'organo di controllo (se nominato), devono prontamente nel caso di un’associazione, convocare l'assemblea per deliberare, e per una fondazione deliberare direttamente la ricostituzione del patrimonio minimo. Se questo non fosse possibile, si può optare per la trasformazione, la prosecuzione dell'attività in forma di associazione non riconosciuta, la fusione o lo scioglimento dell'ente (art. 22, comma 5, D.Lgs. n. 117/2017).
Anche nel caso di adeguamento dello statuto, al notaio, che ha ricevuto la delibera del competente organo dell'ente di adeguamento dello statuto al fine del conseguimento della qualifica di ETS, è devoluto il compito di verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla legge per l'iscrizione nel (RUNTS), compresa la verifica della sussistenza del patrimonio minimo nella misura indicata dall'art. 22, comma 4, del D.Lgs. 117/2017.

Il Consiglio notarile di Milano, il 27 ottobre 2020, ha emanato due nuove massime in tema di Terzo settore, con particolare riguardo alla verifica della sussistenza del patrimonio minimo contabile.
La n. 3 riguarda la data di aggiornamento dei documenti contabili esibiti per verifica della sussistenza del patrimonio minimo per gli ETS già dotati di personalità giuridica. La n. 4 riguarda la verifica delle condizioni di legge, compreso il patrimonio minimo, per l’iscrizione nel RUNTS degli enti con personalità giuridica che abbiano adeguato lo statuto con decisioni assunte prima dell’avvio dell’operatività del RUNTS, o condizionate da eventi successivi.
1) Secondo il notariato, la verifica della sussistenza del patrimonio minimo previsto per gli ETS con personalità giuridica dall’art. 22, comma 4, del D.Lgs. n. 117/2017, costituente altresì presupposto per l'iscrizione nel RUNTS degli enti già in possesso della personalità giuridica acquisita ai sensi del D.P.R. n. 361/2000, si reputa legittima se effettuata sulla base di documenti contabili/patrimoniali (bilancio, situazione patrimoniale, perizia, etc.), aggiornati ad una data non anteriore a centoventi giorni rispetto a quella della delibera portante la decisione di iscriversi al RUNTS. Principio che si fonda – secondo il notariato - sull’applicazione analogica del nuovo articolo 42-bis del Codice civile (introdotto dall’art. 98 del D.Lgs. n. 117/2017), riguardante gli atti relativi alle trasformazioni, alle fusioni e alle scissioni per i quali, nel caso di enti del Terzo settore, è richiesta l’iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore.
L'organo di amministrazione deve, in questo caso, predisporre una relazione relativa alla situazione patrimoniale dell'ente in via di trasformazione contenente l'elenco dei creditori, “aggiornata a non più di centoventi giorni precedenti la delibera di trasformazione”. In assenza di altri riferimenti normativi, anche nel caso della verifica della sussistenza del patrimonio minimo, la documentazione da esibire (bilancio, situazione patrimoniale, perizia, etc.) deve essere aggiornata ad una data non anteriore a 120 giorni rispetto alla data della delibera di iscriversi al RUNTS.

2) L'assunzione della delibera di un'associazione riconosciuta o di una fondazione, che intenda acquisire la qualifica di ETS, portante adeguamento dello statuto al Codice del Terzo settore, se assunta prima dell'avvio dell'operatività del RUNTS, può contenere delega al Presidente o ad altri componenti dell'organo amministrativo per depositare al notaio la documentazione relativa alla sussistenza del patrimonio minimo contabile, dopo l'avvio del Registro.

Il notaio che riceve in deposito la predetta documentazione contabile/patrimoniale, verifica la sussistenza, oltre che del patrimonio minimo, anche delle altre condizioni previste dalla legge per l'iscrizione al RUNTS e procede all'iscrizione entro i successivi 20 giorni (e ciò sia nel caso in cui lo statuto adeguato abbia già ottenuto l'approvazione dell'Autorità amministrativa ai sensi del D.P.R. n. 361/2000, sia se al momento dell'avvio dell'operatività del RUNTS tale approvazione non sia ancora intervenuta).
A tal fine, nel caso la delibera di adeguamento dello statuto sia stato verbalizzata da un notaio diverso da quello che riceve in deposito la documentazione contabile, quello incaricato dell'iscrizione nel RUNTS dovrà ricevere in deposito, unitamente alla documentazione contabile/patrimoniale, anche copia autentica dello statuto risultante dalla delibera di adeguamento.
La medesima procedura potrà essere utilizzata nell'ipotesi degli enti che in sede di delibera di adeguamento dello statuto ne abbiano subordinato l'efficacia ad un evento successivo, quali le ONLUS che abbiano subordinato l'efficacia dell'adeguamento alle condizioni previste dall'art. 104 del D.Lgs. n. 117/2017 e cioè “a decorrere dal periodo di imposta successivo all'autorizzazione della Commissione europea di cui all'articolo 101, comma 10, e, comunque, non prima del periodo di imposta successivo di operatività del predetto Registro”.

La massima del Consiglio notarile di Milano cerca, in questo modo, di risolvere il problema dello scostamento temporale tra l’assunzione della delibera di adeguamento statutario ed il momento della sua iscrizione al RUNTS, a tutt’oggi non ancora operativo.
Per superare tale incongruenza, il principio individuato dalla massima legittima la delega da parte dell’assemblea al presidente o ad altro membro dell’organo amministrativo per depositare al notaio, dopo l’operatività del RUNTS, insieme alla documentazione contabile (aggiornata a 120 giorni dal deposito) lo statuto precedentemente approvato, consentendo così al notaio di svolgere la verifica di legittimità nei 20 giorni successivi all’atto di deposito (in conformità all’art. 22 del Codice del Terzo settore). Infatti, l’art. 101 del Codice ha agevolato - almeno fino al 31 ottobre 2020 - le delibere di adeguamento statuario di ONLUS, OdV e APS, concedendo loro un quorum deliberativo semplificato, ma la mancata operatività del RUNTS rende ancora necessaria per le persone giuridiche l’approvazione amministrativa.
Difatti, secondo quanto stabilito al comma 2, dell’art. 101 del D.Lgs. 117/2017, “fino all'operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall'iscrizione degli enti nei Registri Onlus, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale che si adeguano alle disposizioni inderogabili del presente decreto entro il 31 ottobre 2020”.
La circolare del Ministero del Lavoro 27 dicembre 2018, n. 20, dedicata agli adeguamenti statutari degli enti, con specifico riferimento ad ODV, APS ed ONLUS (che entro il 31 ottobre 2020 potevano deliberare le necessarie modifiche statutarie con i quorum previsti per l'assemblea ordinaria), chiarisce, tra l'altro, che per le modifiche statutarie degli enti dotati di personalità giuridica resta ferma la necessità dell'atto pubblico e che fino all'istituzione del Registro non è possibile applicare l'art. 22 del Codice, per cui le modifiche statutarie continueranno, per gli enti con personalità giuridica, a richiedere l'approvazione dell'autorità statale o regionale competente.

Considerata la necessità di rispettare l'aggiornamento temporale richiesto per la documentazione relativa alla sussistenza del patrimonio minimo degli enti con personalità giuridica – si legge nella massima – “deve ritenersi legittimo che la delibera, assunta dal competente organo di un'associazione con personalità giuridica o di una fondazione, con la quale si approvano le modifiche statutarie conseguenti alla riforma del Terzo settore e funzionali all'iscrizione dell'ente nell'istituendo registro, assunta prima dell'istituzione del RUNTS o, comunque, subordinata ad un evento successivo, contenga delega al Presidente o ad altri membri dell'organo amministrativo di depositare agli atti del notaio la documentazione contabile necessaria alla verifica patrimoniale”.
Così operando, deve ritenersi che il termine di venti giorni entro il quale il notaio è tenuto a depositare la domanda di iscrizione dell'ente nel RUNTS (art. 101, comma 2) decorra dalla data dell'atto di deposito della documentazione contabile, costituendo tale deposito presupposto per l'esecuzione da parte del notaio delle verifiche previste dal combinato disposto dei commi 2 e 6 dell'art. 22 del D.Lgs. n. 117/2017, come confermato anche dal decreto del Ministro del Lavoro 15 settembre 2020.
Dal momento del deposito della documentazione contabile a dimostrazione del possesso del patrimonio minimo richiesto (art. 22, comma 2) il notaio, infatti, dovrà procedere alla verifica della sussistenza delle condizioni previste dalla legge per la costituzione dell’ente.
La data dell'atto di deposito della documentazione contabile costituirà, altresì, il momento dal quale decorre il termine di trenta giorni per l'eventuale comunicazione agli amministratori dell'insussistenza delle condizioni previste dalla legge per l'approvazione delle modifiche statutarie e per l'iscrizione nel RUNTS.

Naturalmente, come si è già detto, se la delibera di adeguamento dello statuto al codice del terzo settore sia stata verbalizzata da un notaio diverso da quello che riceve in deposito la documentazione contabile, al fine della verifica della sussistenza delle altre condizioni previste dalla legge, unitamente a detta documentazione, il notaio dovrà ricevere in deposito anche copia autentica dello statuto dell'ente. L'ufficio del RUNTS, verificata la regolarità formale della documentazione, iscrive l'ente nel registro stesso. Le modificazioni dell'atto costitutivo e dello statuto diventano efficaci con l'iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore (art. 22, comma 6).

. Se vuoi scaricare il testo delle due massime citate, clicca QUI.


8. L’ADEGUAMENTO DEGLI STATUTI ALLE NORME PREVISTE DAL CODICE DEL TERSO SETTORE - Soggetti coinvolti, termini e modalità - Scaduti i termini per la modalità semplificata

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 21 ottobre 2020 del decreto 15 settembre 2020, istitutivo del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), sono scattati, come abbiamo più volte detto, i 180 giorni di tempo, oltre che per organizzare la piattaforma telematica, per dare la possibilità agli Enti del Terzo settore (ETS) di adeguare i propri statuti al fine di potersi iscrivere nel nuovo Registro.
Gli Enti del Terzo settore (ETS) dovranno, innanzitutto, entro aprile del 2021, adeguare i propri statuti alle disposizioni previste dal D.Lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo settore), con le deliberazioni dell’assemblea straordinaria.
Da tener presente che, fino al 31 ottobre 2020, era stata concessa la possibilità di approvare le disposizioni inderogabili con le maggioranze semplificate previste per l’assemblea ordinaria.
Ma andiamo per ordine, analizzando i singoli problemi, partendo dai soggetti obbligati per finire alle conseguenze dovute al mancato adeguamento degli statuti.

1) SOGGETTI INTERESSATI - Soggetti interessati, per i quali il suddetto termine non era da considerare perentorio, erano soltanto:
- le Organizzazioni di volontariato (OdV),
- le Associazioni di Promozione sociale (APS) e
- le ONLUS iscritte nei rispettivi registri.

A seguito delle modifiche introdotte al D.Lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo settore) con il D.Lgs. n. 105/2018 (in vigore dall’ 11 settembre 2018), è stato espunto dal testo il riferimento alle imprese sociali, per evidenti ragioni di coordinamento normativo, trovando esse la corrispondente regolazione degli adeguamenti statutari nella disciplina particolare propria delle imprese sociali e, segnatamente, nell’art. 17, comma 3, del D.Lgs. n. 112 del 2017. Le altre associazioni non in possesso di una delle tre qualifiche sopra menzionate e quindi non iscritte nei relativi registri non avevano e non hanno alcun termine per adeguare lo statuto alla Riforma e potranno decidere se e quando entrare nel "perimetro" del Terzo settore. Lo hanno ribadito il Ministero del lavoro con la circolare n. 13 del 31 maggio 2019 e l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 89/E del 25 ottobre 2019. Il mancato rispetto di esso non ha conseguenze circa l’accesso a misure promozionali o aspetti fiscali e non è soggetto a sanzioni.

2) TERMINI - Entro il 31 ottobre 2020 (termine peraltro di natura non perentoria), le ONLUS, le Organizzazioni di volontariato (OdV) e le Associazioni di promozione sociale (APS), hanno avuto la possibilità di adeguare i propri statuti alla normativa contenuta nel Codice del Terzo Settore (D.Lgs. n. 117/2017) avvalendosi di una procedura agevolata, che permetteva di modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell'assemblea ordinaria.
Da tener presente che tale termine è stato più volte rinviato. Inizialmente il termine era stato fissato al 3 febbraio 2019; in seguito il D Lgs. n. 105/2018 (c.d. Decreto correttivo del Codice) lo ha spostato al 3 agosto 2019.
Successivamente, l'art. 43, comma 4-bis, del D.L. n. 34/2019 (c.d. “Decreto Crescita”), convertito dalla L. n. 58/2019, lo ha posticipato al 30 giugno 2020.
In ultimo, l'art. 35 del D.L. 18/2020 (c.d. “Cura Italia”), convertito dalla L. n. 27/2020, a seguito delle misure di contenimento in vigore nel periodo emergenziale COVID-19, lo ha rinviato al 31 ottobre 2020.

La scadenza del 31 ottobre 2020 non era altro che una data entro la quale le OdV, le APS e le ONLUS che avevano intenzione di entrare a far parte del Terzo settore, potevano adeguare i propri statuti alle nuove disposizioni inderogabili previste dal D.Lgs. n. 117/2017, avvalendosi di maggioranze semplificate e convocando una assemblea ordinaria anziché straordinaria, come solitamente si richiede invece per tali cambiamenti interni all’ente (art. 101, comma 2, D.Lgs. n. 117/2017).
Tale data ad oggi non risulta prorogata, tuttavia rimane la possibilità - sia per le OdV, APS e ONLUS, così come per tutte le altre associazioni - di procedere ugualmente all’adeguamento degli statuti, ma ricorrendo unicamente alle deliberazioni dell’assemblea straordinaria.

L’autorizzazione della Commissione europea

Per quanto riguarda i termini, le ONLUS sono, inoltre, legate all’approvazione delle nuove misure fiscali a favore del settore da parte dell’Unione europea.
E’ stato, infatti, chiarito che la disciplina delle ONLUS rimarrà in vigore sino a quando non troveranno applicazione le nuove disposizioni fiscali recate dal Titolo X del Codice del Terzo settore (artt. 79 e seguenti), in coerenza con l’interpretazione autentica data all’articolo 104, commi 1 e 2 del Codice medesimo ad opera dell'articolo 5-sexies del D.L. n. 148/2017, convertito dalla L. n. 172/2017, in base al quale le disposizioni di carattere fiscale vigenti prima della data di entrata in vigore del medesimo Codice continuano a trovare applicazione, senza soluzione di continuità, fino a quando non saranno applicabili le nuove disposizioni fiscali previste dal Codice (e comunque non prima del periodo di imposta successivo a quello di operatività del Registro unico).
Conseguenzialmente, l'Agenzia delle Entrate ha precisato che le ONLUS sono tenute ad apportare al proprio statuto, entro il termine previsto dall'articolo 101, comma 2 del Codice (31 ottobre 2020), gli adeguamenti necessari, subordinandone l'efficacia alla decorrenza del termine di cui all'articolo 104, comma 2, del Codice stesso (a decorrere dal periodo di imposta successivo all'autorizzazione della Commissione europea, e, comunque, non prima del periodo di imposta successivo di operatività del predetto Registro).
L’organizzazione potrà beneficiare delle agevolazioni proprie delle ONLUS fino al periodo di imposta successivo all'autorizzazione della Commissione europea rispetto ai nuovi regimi fiscali introdotti con il Codice del Terzo settore e, comunque, non prima del periodo di imposta successivo di operatività del già menzionato registro, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 89 del 25 ottobre 2019.

Il vaglio della Commissione europea sulla riforma del Terzo settore non sarà un passaggio solo formale. Per entrare in vigore, i nuovi regimi fiscali di favore destinati agli enti non profit e alle imprese sociali, dovranno, infatti, essere riconosciuti compatibili con le regole del mercato unico e della concorrenza. Pur con le deroghe previste per le materie sociali (art. 108, paragrafo 3 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea).
Ad oltre tre anni dall’entrata in vigore del Codice del Terzo settore e della riforma dell’impresa sociale (D.Lgs. n. 117 e D.Lgs. n. 112 del 3 luglio 2017), la richiesta di tale autorizzazione - prevista dal comma 10 dell’art. 101 del D.Lgs. n. 117/2017 - non ci risulta sia ancora partita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

3) MODALITA’ E MAGGIORANZE - Secondo il Ministero del Lavoro (circolare n. 13 del 31 maggio 2019), le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria erano attivabili limitatamente ad un duplice ordine di modifiche statutarie: da un lato, per gli adeguamenti alle disposizioni del Codice aventi carattere inderogabile; dall’altro, per l’introduzione di clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni, qualora queste ultime risultino, ai sensi di legge, derogabili mediante specifica clausola statutaria.
Sempre secondo lo stesso Ministero (circolare n. 20 del 27 dicembre 2018), sulla base della nuova formulazione dell’articolo 101 comma 2, era (e sono tuttora), quindi, possibile configurare tre diverse tipologie di norme del codice del Terzo settore, suscettibili di formare oggetto di adeguamento statutario:
a) norme inderogabili;
b) norme derogabili solo attraverso espressa previsione statutaria (tali norme sono di regola individuabili per la formula "se l'atto costitutivo o lo statuto non dispongono diversamente");
c) norme che attribuiscono all'autonomia statutaria mere facoltà (tali norme sono di regola individuabili per la formula "l'atto costitutivo o lo statuto possono..." oppure per la formula "se l'atto costitutivo o lo statuto lo consentono...").
Dunque, per le modifiche di natura facoltativa (quali, ad esempio, la scelta di esercitare attività “diverse”) sarà in ogni caso necessaria l’approvazione con le maggioranze previste dall’assemblea straordinaria.
Opportuni chiarimenti ai fini di un corretto esercizio dell’autonomia statutaria sono stati forniti dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale sia con la nota direttoriale n. 12604 del 29 dicembre 2017, sia con la circolare n. 20 del 27 dicembre 2018.

4) IMPRESE SOCIALI
Anche le imprese sociali già costituite alla data del 20 luglio 2017 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 112/2017) - secondo quanto stabilito dal comma 3, dell’art. 17, del D.Lgs. n. 112/2017 - potevano modificare i propri statuti entro lo stesso termine del 31 ottobre 2020 “con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell'assemblea ordinaria al fine di adeguarli alle nuove disposizioni inderogabili o di introdurre clausole che escludono l'applicazione di nuove disposizioni, derogabili mediante specifica clausola statutaria”.
Rimane, tuttavia, la possibilità, anche per le imprese sociali, di procedere ugualmente all’adeguamento dei propri statuti, ma ricorrendo unicamente alle deliberazioni dell’assemblea straordinaria.

5) MANCATO ADEGUAMENTO ENTRO IL TERMINE INDICATO
Se un ente iscritto in uno dei registri previsti dall’articolo 101, comma 2, del D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo settore - CTS), non proceda, entro il termine ivi indicato, all’adeguamento del proprio statuto alle disposizioni inderogabili contenute nel medesimo D.Lgs. n. 117 del 2017, può continuare - fino all’entrata in funzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore - ad applicare le disposizioni fiscali previgenti in materia di ONLUS, organizzazioni di volontariato (ODV) e associazioni di promozione sociale (APS)?
Alla domanda, per quanto riguarda gli aspetti extra-fiscali, ha risposto il Ministero del Lavoro con la circolare n. 13 del 31 maggio 2019, mentre, per quanto riguarda gli aspetti fiscali, ha, invece, risposto l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 89/E del 25 ottobre 2019.

5.1. Per quanto riguarda le conseguenze extra-fiscali derivanti dal mancato adeguamento degli statuti nei termini normativamente previsti da parte delle Associazioni di promozione sociale (APS) e delle Organizzazioni di volontariato (ODV), il Ministero del Lavoro, con la citata circolare n. 13 del 31 maggio 2019, ha posto in correlazione l’articolo 101, comma 2, del D.Lgs. n. 117/2017 (CTS) con la disciplina dell’istituto della “trasmigrazione” dei registri esistenti, di cui all’articolo 54 del medesimo Codice, in base al quale “gli enti pubblici territoriali provvedono a comunicare al Registro unico nazionale del Terzo settore i dati in loro possesso degli enti già iscritti nei registri speciali delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale esistenti al giorno antecedente l’operatività del Registro unico nazionale degli enti del Terzo settore”.
A seguito di tale “trasmigrazione”, spetterà all’ufficio del RUNTS territorialmente competente esercitare le attività di controllo ed eventualmente richiedere - entro 180 giorni - informazioni o documenti mancanti.
Fino al termine del procedimento di controllo, gli enti iscritti nei rispettivi registri continueranno a beneficiare dei diritti derivanti dalla rispettiva qualifica (art. 54, comma 4, D.Lgs. n. 117/2017).
Per quanto riguarda le ONLUS, la circolare fa riferimento al contenuto dell’articolo 102, comma 2, lettera a), del Codice e puntualizza che la disciplina relativa alle ONLUS resterà in vigore fino a quando non troveranno applicazione le nuove disposizioni fiscali recate dal Titolo X del Codice. Stante il “il perdurare, nel periodo transitorio, dell’efficacia delle disposizioni recate” dal D.Lgs. n. 460 del 1997, la circolare afferma che la verifica dello statuto alle nuove disposizioni codicistiche dovrà essere condotta “dall’ufficio del RUNTS territorialmente competente”.

5.2. Per quanto riguarda le conseguenze fiscali derivanti dal mancato adeguamento degli statuti, anche alla luce di quanto precisato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella citata circolare, l’Agenzia delle Entrate ritiene che:
- un ente iscritto in un registro previsto dalla legge 11 agosto 1991, n. 266 (ODV- Organizzazione di volontariato) o iscritto in un registro previsto dalla legge 7 dicembre 2000, n. 383 (APS - Associazioni di Promozione Sociale) può continuare ad applicare le disposizioni fiscali discendenti dalle norme citate, sempre che sia in possesso dei requisiti formali e sostanziali previsti dalle leggi di settore, fino al termine di cui al comma 2, dell’articolo 104 del Codice anche nel caso in cui non proceda ad adeguare lo statuto entro il termine del 31 ottobre 2020 alle disposizioni inderogabili del Codice;
- un ente iscritto all’Anagrafe delle ONLUS prevista dall’articolo 11 del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, può continuare ad applicare le disposizioni fiscali discendenti dal dallo stesso decreto legislativo, sempre che sia in possesso dei requisiti formali e sostanziali previsti nel citato decreto, fino al termine di cui al comma 2, dell’articolo 104 del Codice, anche nel caso in cui non proceda ad adeguare lo statuto entro il termine del 31 ottobre 2020 alle disposizioni inderogabili del Codice.
Tale conclusione è confermata dall’articolo 5-sexies del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148 convertito dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, in base al quale le disposizioni di carattere fiscale vigenti prima della data di entrata in vigore del medesimo Codice continuano a trovare applicazione, senza soluzione di continuità, fino a quando non saranno applicabili le nuove disposizioni fiscali previste dal Codice. Tuttavia, si ricorda ancora una volta, che dopo il 31 ottobre, non sarà possibile per le associazioni deliberare le modifiche degli statuti avvalendosi dei quorum previsti per le assemblee ordinarie, anche nel caso in cui le modifiche siano limitate a quelle minime necessarie. Si dovrà ricorrere unicamente alle deliberazioni dell’assemblea straordinaria.


9. IL CORRETTO UTILIZZO DELLA LOCUZIONE “ENTE DEL TERZO SETTORE” O DELL’ACRONIMIO “ETS” - Sanzioni per l’uso illegittimo - La disciplina transitoria

Secondo quanto stabilito dagli articoli 7 e 15 del decreto in commento, l’iscrizione nel RUNTS ha effetto costitutivo:
a) per l'acquisizione della qualifica di Ente del Terzo settore (ETS) e costituisce presupposto ai fini della fruizione dei benefici previsti dal Codice e dalle vigenti disposizioni in favore degli ETS;
b) per l’acquisizione della personalità giuridica.

Ci soffermiamo ora sul punto di cui alla lettera a) chiarendo il corretto utilizzo della qualifica di “Ente del Terzo settore” (ETS).

1) Ai sensi dell'art. 12 del D.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo Settore" o "CTS"), la denominazione di ciascun Ente del Terzo Settore deve contenere l'indicazione di "Ente del Terzo Settore" o l'acronimo "ETS".
Il citato articolo 12 prevede testualmente: "La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l'indicazione di ente del Terzo settore o l'acronimo ETS. Di tale indicazione deve farsi uso negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico". La norma precisa anche: "l'indicazione di ente del Terzo settore o dell'acronimo ETS, ovvero di parole o locuzioni equivalenti o ingannevoli, non può essere usata da soggetti diversi dagli enti del Terzo settore".
La disciplina richiama parzialmente quanto previsto anche in tema di:
- Impresa Sociale (cfr. art. 7, comma 3, D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 155 e attuale art. 6, D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 112) e di
- Cooperativa Sociale (cfr. art. 1, comma 3, L. 8 novembre 1991, n. 381), nonché di
- ONLUS (cfr. art. 10, comma 1, D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460) e di recente, nello stesso Codice del Terzo Settore, in tema di
- Organizzazioni di Volontariato (cfr. art. 32, commi 3 e 4, D.Lgs. n. 117/2017) nonché in tema di
- Associazione di Promozione Sociale (cfr. art. 35, comma 5, D.Lgs. n. 117/2).

L'obbligo di adozione nella propria denominazione delle locuzioni sopra citate deve ritenersi applicabile agli Enti del Terzo Settore, così come definiti dall'art. 4 del D.Lgs. n. 11/2017.
Il divieto dettato dal Legislatore nell'art. 12 del D.Lgs. n. 117/2017 - come sottolinea in Consiglio notarile di Milano con la massima n. 1 del Terzo settore - “appare perfettamente coerente con i principii di conoscibilità e trasparenza che permeano l'intera Riforma. L'ente che utilizzasse oggi, in assenza d'iscrizione al Registro, la locuzione o l'acronimo in commento darebbe un'immagine ingannevole di sé ai terzi, creando in questi un falso affidamento: essi sarebbero indotti a ritenere tale soggetto già un Ente del Terzo Settore e, come tale, sottoposto ai relativi controlli, disciplina, obblighi e normativa fiscale; elementi per l'applicazione dei quali è invece necessario, in generale, attendere la piena operatività del sistema fiscale e del Registro nonché, nello specifico, ottenere l'iscrizione a quest'ultimo”.

2) Nelle more dell'istituzione del Registro e sino all'iscrizione nello stesso – secondo il Consiglio Notarile di Milano - deve ritenersi vietato l'utilizzo dell'indicazione di "Ente del Terzo Settore" o dell'acronimo "ETS" ovvero di "parole, locuzioni equivalenti o ingannevoli" negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico, ai sensi del comma 3° dell'art. 12 del D.Lgs. n. 117/2017.
Pertanto, riassumendo:
- nelle more dell'istituzione del Registro, nessun ente può utilizzare nella propria denominazione le locuzioni "ETS", "Ente del Terzo Settore" o altre a queste equipollenti;
- gli enti, di nuova costituzione o già costituiti, che vogliano far parte degli Enti del Terzo Settore, possono fin da ora inserire nella propria denominazione una o entrambe le indicazioni richieste dall'art. 12 del Codice, fermo restando il divieto di utilizzo delle medesime sino all'iscrizione nel Registro;
- quindi, successivamente all'istituzione del Registro, solo gli enti iscritti nello stesso potranno legittimamente utilizzare negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico le locuzioni previste dall'art. 12, comma 1, D.Lgs. n. 117/2017.
In tale contesto e ai fini del rispetto del 3° comma dell'art. 12 CdTS – si legge ancora nella Massima notarile – “sembra altresì legittimo che l'organo competente per le modifiche statutarie deleghi al legale rappresentante dell'ente il deposito dello statuto nel testo comprendente l'intera denominazione adottata o aggiornata ai sensi dell'art. 12 CdTS, contestualmente alla domanda di iscrizione nel Registro. Infatti, il delegato non avrà alcun potere discrezionale nell'aggiornamento del testo di statuto, limitandosi ad eseguire una attività meramente materiale in esecuzione di una volontà già espressa dall'ente”.

3) L'uso abusivo delle locuzioni e degli acronimi è causa di irrogazione delle sanzioni di cui all'art. 91 del Codice (art. 7, comma 4).
Secondo quanto stabilito al comma 3 del citato articolo 91, chiunque utilizzi illegittimamente l'indicazione di Ente del Terzo settore, di associazione di promozione sociale o di organizzazione di volontariato oppure i corrispondenti acronimi, ETS, APS e ODV, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500,00 euro a 10.000,00 euro.
La sanzione medesima è raddoppiata qualora l'illegittimo utilizzo sia finalizzato ad ottenere da terzi l'erogazione di denaro o di altre utilità.
Le sanzioni vengono irrogate dall'Ufficio (regionale o provinciale) del Registro unico nazionale del Terzo settore.

4) E' fatta salva per gli enti di cui alle altre sezioni la facoltà di utilizzarli in aggiunta agli acronimi e alle locuzioni proprie di ciascuna tipologia (art. 7, comma 3, ultimo periodo, D.M. 15 settembre 2020)).

Gli enti religiosi civilmente riconosciuti di cui all'art. 4, comma 3°, del Codice, le organizzazioni di volontariato (OdV), le associazioni di promozione sociale (APS), gli enti filantropici, le imprese sociali e le cooperative sociali non sono obbligate a inserire nella propria denominazione le locuzioni previste dall'art. 12 dello stesso Codice. Resta peraltro ferma per gli enti sopra citati - nel rispetto delle specifiche previsioni vigenti per ciascun tipo - la facoltà di includere nel proprio nome l'indicazione "Ente del Terzo Settore" o l'acronimo "ETS".
La disposizione dettata dal citato articolo 12 del D.Lgs. n. 117/2017, di cui al precedente punto 1) conosce alcune deroghe, sicché non ogni Ente del terzo settore è obbligato a conformare il proprio nome a questo precetto normativo. Innanzitutto, per espressa previsione legislativa (art. 12, comma 2, D.Lgs. n. 117/2017), l'obbligo in parola non si applica agli enti religiosi civilmente riconosciuti (di cui all'artt. 4, comma 3, D.Lgs. n. 117/2017).
Secondo il Consiglio notarile di Milano, si può inoltre ritenere che, nonostante la mancanza di un'espressa esclusione, vi siano altri Enti del Terzo Settore nella cui denominazione non sia necessario inserire l'indicazione di "Ente del Terzo settore" o l'acronimo "ETS".
Ci si riferisce a quegli enti per i quali la legge prevede l'obbligo di utilizzare nella denominazione una diversa locuzione, al fine di identificarne immediatamente la natura. In particolare, partendo dall'esame delle disposizioni speciali previste nel Codice del Terzo Settore, si richiamano:
- le Organizzazioni di Volontariato, le quali devono includere nella propria denominazione la locuzione "organizzazione di volontariato" ovvero l'acronimo "ODV" (art. 32, comma 3, D.Lgs. n. 117/2017);
- le Associazioni di Promozione Sociale, le quali sono tenute a indicare "associazione di promozione sociale" o "APS" nella propria denominazione (art. 35, comma 5, D.Lgs. n. 117/2017);
- gli Enti Filantropici, i quali hanno l'obbligo di formare la propria denominazione con l'indicazione "ente filantropico" (art. 37, D.Lgs. n. 117/2017); non sembra peraltro in questo caso sufficiente integrare la denominazione degli enti filantropici con un acronimo (es. "EF").

Con riguardo, invece, alla normativa esterna al Codice del Terzo Settore, si richiamano:
- le imprese sociali, le quali sono tenute a formare la propria denominazione o ragione sociale con l'indicazione di "impresa sociale"; locuzione che, al pari di altre equivalenti o ingannevoli, non potrà essere usata da soggetti diversi (cfr. art. 6, D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 112);
- le cooperative sociali, la cui denominazione deve contenere l'indicazione di "cooperativa sociale" (art. 1, comma 3, L. 8 novembre 1991, n. 381) e che, unitamente ai loro consorzi, sono imprese sociali di diritto (art. 1, comma 4, D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 112).

A questo punto, ci si deve dunque chiedere - continua il Consiglio Notarile di Milano - se l'obbligo di indicare nelle denominazioni le locuzioni e gli acronimi che contraddistinguono gli enti sopra elencati (ad es. "Organizzazione di Volontariato" o "Associazione di Promozione Sociale" ovvero i relativi acronimi) si aggiunga o si sostituisca all'obbligo, per gli stessi enti, di indicare nella propria denominazione la locuzione "Ente del Terzo Settore" o il corrispondente acronimo.
Secondo il Notariato, le norme contenute nel Codice (all'art. 32, comma 3, e all'art. 35, comma 5, all'art. 37) e all'art. 6, del D.Lgs. 3 luglio 2017 n. 112 sembrano porsi in rapporto di specialità, e non di eccezionalità, rispetto alla disposizione contenuta nell'art. 12 del Codice stesso, sicché le denominazioni speciali dovrebbero aggiungersi, e non sostituirsi, a quella generale di "Ente del Terzo Settore". Tuttavia, poiché non pare che possano esistere enti riportanti nella loro denominazione sociale la locuzione "Organizzazione di Volontariato" o "Associazione di Promozione Sociale", "Ente Filantropico" o, ancora, "Impresa Sociale" e "Cooperativa Sociale", che non siano al contempo anche Enti del Terzo Settore (cfr. art. 4, comma 1, CTS), “deve ritenersi che l'uso delle sole denominazioni particolari richiami necessariamente anche quella generale, la quale pertanto potrà anche non essere utilizzata”.
É sufficiente per i sopra citati enti, quindi, il rispetto della disciplina sulla formazione del nome dettata dalle norme speciali ad essi di volta in volta applicabili.
Più precisamente, tali enti debbono necessariamente indicare nella loro denominazione la locuzione richiesta dalla legge per identificarne il particolare tipo (ad es. "Organizzazione di Volontariato" o "Associazione di Promozione Sociale"), non potendo il relativo obbligo ritenersi adempiuto con la sola indicazione nella denominazione della locuzione "Ente del Terzo Settore" o del relativo acronimo.
La locuzione o l'acronimo potranno tuttavia di certo essere aggiunti alla denominazione speciale (ad es.: "Organizzazione di Volontariato Alfa ETS").

. Se vuoi scaricare il testo delle due massime citate, clicca QUI.


10. LA PROCEDURA DI ISCRIZIONE NEL REGISTRO

L’iscrizione al Registro istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (RUNTS), è “facoltativa”, ma ad essa è subordinata la possibilità di fruire delle agevolazioni finanziarie, fiscali e di rapporto con gli enti pubblici previste dalla riforma normativa del settore e, più in generale, di potersi qualificare come “ETS”.
Pertanto l’iscrizione al RUNTS diviene “obbligatoria” per tutti quegli enti che vogliano usufruire delle agevolazioni fiscali e della legislazione di favore prevista dal Codice del Terzo Settore (CTS).
Mediante l’iscrizione al Registro unico le associazioni, le fondazioni e le altre organizzazioni del comparto potranno acquistare sia la qualifica di “Ente del Terzo settore” che la personalità giuridica.

Dopo l’istituzione del RUNTS, pertanto, un ente di nuova costituzione che intenda conseguire la personalità giuridica e abbia le caratteristiche previste dall’art. 4 del Codice del Terzo settore è chiamato a scegliere se assumere la qualifica di “Ente del Terzo Settore” (ETS) o meno.
Nel primo caso dovrà adottare una denominazione contenente la locuzione “Ente del Terzo Settore” o l’acronimo “ETS” (o ODV o APS, se del caso) e la procedura per l’ottenimento della personalità giuridica sarà necessariamente quella disciplinata dall’art. 22 del D.Lgs. n. 11/2017 (iscrizione a cura del notaio rogante).
Qualora, invece, l’ente non intenda assumere la qualifica di ETS, né ottenere l’iscrizione nel RUNTS, dovrà procedere alla richiesta di riconoscimento della personalità giuridica in base al D.P.R. n. 361/2000, con iscrizione nel Registro delle persone giuridiche presso la Prefettura o la Regione o Provincia autonoma. In questo caso, rimane tuttavia salva, ovviamente, la possibilità di chiedere in un secondo momento l’iscrizione nel RUNTS., previa adozione delle necessarie modifiche statutarie.
La procedura tradizionale di ottenimento della personalità giuridica per gli enti senza scopo di lucro, mediante decreto prefettizio o del Presidente della Regione o della Provincia autonoma ai sensi del D.P.R. n. 361/2000, resta pertanto riservata agli enti che non intendano conseguire la qualifica di ETS (o che non intendano conseguirla immediatamente).

1. La gestione informatica del Registro

A norma dell’art. 6 del decreto in commento le domande vanno presentate agli Uffici del RUNTS esclusivamente con modalità telematiche, tali da consentire:
- l’identificazione legale del mittente;
- la gestione telematica del procedimento da parte dell’Ufficio competente;
- il rilascio di ricevute di avvenuta ricezione da parte del sistema telematico e di avvenuta protocollazione da parte dell’Amministrazione ricevente.
Autorizzato alla presentazione della domanda è il legale rappresentante dell’ente.

Le specifiche tecniche dei moduli informatici da utilizzare ai fini della presentazione delle istanze e delle comunicazioni, nonché le caratteristiche della documentazione da allegare, anche in previsione del ricorso al formato elettronico elaborabile, sono individuate nell'Allegato tecnico B che costituisce parte integrante del presente decreto (art. 6, comma 2).

2. Le procedure di iscrizione nel Registro

Le procedure di iscrizione al RUNTS sono diverse, a seconda che l’ente sia o meno dotato di personalità giuridica e che si tratti di Rete associativa.

2.1. Il procedimento di iscrizione per gli enti senza personalità giuridica

Il procedimento di iscrizione al RUNTS per gli enti senza personalità giuridica che non intendono conseguirla, per le sezioni di cui alle lettere a), b), c), e), f) e g) (che abbiamo illustrato nel precedente Punto 3) è disciplinato dagli articoli 8 e seguenti del decreto 15 settembre 2020.
Si tratta, in particolare dei seguenti soggetti: le Organizzazioni di volontariato (OdV), le Associazioni di promozione sociale, gli Enti filantropici, le “Reti associative” e le società di muto soccorso.

La domanda di iscrizione va presentata all'Ufficio del Registro unico nazionale della Regione o della Provincia autonoma in cui l'ente ha la sede legale (art. 8, comma 3). Mentre la domanda presentata dalle “Reti associative” per l’iscrizione nell’apposita sezione, come vedremo meglio più avanti, va presentata all'Ufficio statale del RUNTS (art. 8, comma 4).

Alla domanda di iscrizione va allegata la seguente documentazione:
a) atto costitutivo;
b) statuto registrato presso l’Agenzia delle Entrate;
c) per gli enti già esercitanti l’attività da uno o più esercizi, rispettivamente l’ultimo o gli ultimi due bilanci consuntivi approvati, se disponibili, unitamente alle copie dei verbali assembleari contenenti la delibera di approvazione.
Qualora gli enti non siano in grado di depositare l'atto costitutivo in ragione della sua insussistenza o di particolari motivi idonei a giustificarne l'irrecuperabilità, gli stessi possono depositare apposita documentazione, anche in forma di dichiarazione di insussistenza o di irrecuperabilità effettuata ai sensi degli articoli 46, 47 e 76 del D.P.R. n. 445 del 2000 (art. 8, comma 5, D.M. 15 settembre 2020).

Dalla domanda di iscrizione – secondo quanto stabilito all’articolo 8, comma 6 del D.M. 15 settembre 2020 - devono risultare inderogabilmente, anche attraverso appositi allegati, le informazioni riportate al comma 6, dell’articolo 8, e precisamente:
- l’indicazione della sezione del RUNTS nella quale si richiede l’iscrizione;
- la denominazione, che dovrà essere formata nel rispetto di quanto previsto dal CTS, anche con riferimento alle singole tipologie di ETS;
- il codice fiscale;
- l’eventuale partita Iva;
- la forma giuridica;
- la sede legale;
- un indirizzo PEC;
- almeno un contatto telefonico;
- le eventuali sedi secondarie;
- la data di costituzione dell’ente;
- la o le attività di interesse generale effettivamente esercitate, da individuarsi tra quelle di cui all’art. 5 del CTS;
- la previsione statutaria dell’esercizio di eventuali attività diverse ai sensi dell’art. 6 del CTS;
- il soggetto o i soggetti cui l’ente eventualmente aderisce, con relativo codice fiscale;
- le generalità del rappresentante legale e degli altri titolari delle cariche sociali statutariamente previste;
- l’eventuale iscrizione al Registro imprese ai sensi dell’art. 11, comma 2, del CTS;
- l’eventuale dichiarazione di accreditamento ai fini dell’accesso al contributo del 5 per mille di cui al D.Lgs. n. 111/2017;
- la dichiarazione di presunzione di commercialità o non commercialità dell’ente ai sensi dell’art. 79, comma 5, del CTS;
- per le OdV e per le APS, il numero dei soci o associati cui è riconosciuto il diritto di voto, distinti per: numero di persone fisiche, identificativi di enti non persone fisiche specificando per ognuno se iscritto o meno nella medesima sezione del RUNTS per cui si chiede l’iscrizione;
- il numero di lavoratori dipendenti e/o parasubordinati con apertura di posizione assicurativa;
- il numero dei volontari iscritti nel registro dei volontari dell’ente; il numero dei volontari degli enti aderenti di cui esse si avvalgono;
- l’indirizzo del sito internet, se disponibile
.

Per ogni ente deve essere presentata una singola istanza. Non è ammessa la presentazione di un'istanza multipla per più enti (art. 8, comma 8).

L’art. 47 del D.Lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo settore) disciplina le differenti conseguenze che possono derivare dalla presentazione della domanda di iscrizione dell’ente. Infatti, ricevuta la domanda di iscrizione, l’Ufficio competente ha 60 giorni per poter predisporre l’iscrizione dell’ente con apposito decreto, ma solo dopo "aver verificato la correttezza e la completezza della domanda e della relativa documentazione, nonché di sussistenza delle condizioni previste dal Codice del terzo settore" (art. 47, comma 2, D.Lgs. n. 117/2017; art. 9, comma 1, decreto di attuazione).
L'Ufficio dovrà acquisire la prescritta informazione antimafia qualora dai bilanci prodotti risulti che l'ente negli ultimi due esercizi consecutivi abbia raggiunto almeno due dei seguenti limiti dimensionali:
a) totale dell'attivo dello stato patrimoniale: 1.100.000,00 euro;
b) ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate: 2.200.000,00 euro;
c) dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 12 unità (art. 9, comma 1).

Nel caso in cui l’Ufficio non dovesse ravvisare la compresenza di tali elementi potrebbe altresì rispondere alla richiesta nei seguenti modi:
- rifiutando l’iscrizione con provvedimento motivato;
- invitando l’ente a completare o rettificare la domanda ovvero ad integrare la documentazione.

Nel caso in cui allo scadere dei termini procedimentali assegnati all'Ufficio non venga adottato un provvedimento espresso di iscrizione o diniego, la domanda di iscrizione si intende comunque accolta (art. 9, comma 5).

I tempi di attesa sono ridotti a 30 giorni nel caso in cui l’ente abbia redatto l’atto costitutivo e lo statuto in conformità a modelli standard tipizzati, predisposti da reti associative ed approvati con decreto direttoriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
In questo caso, infatti, l’Ufficio dopo aver verificato la regolarità formale della documentazione, iscriverà l’ente nel Registro stesso entro 30 giorni dalla presentazione della domanda (art. 9, comma 4, D.M. 15 settembre 2020).

L'ETS iscritto è individuato in maniera univoca nel RUNTS mediante il proprio codice fiscale (art. 9, comma 7, D.M. 15 settembre 2020).
Avverso il diniego di iscrizione nel RUNTS è ricorso avanti al Tribunale amministrativo regionale competente per territorio. Avverso i provvedimenti dell'Ufficio statale del RUNTS è competente il Tribunale amministrativo regionale del Lazio (art. 9, comma 8, D.M. 15 settembre 2020).

2.2. Il procedimento di iscrizione nella sezione “Reti associative”

Il procedimento di iscrizione nella sezione “Reti associative” è disciplinato dall’articolo 10 del decreto 15 settembre 2020. La domanda presentata dalle “Reti associative” per l’iscrizione nell’apposita sezione va presentata all'Ufficio statale del RUNTS (art. 8, comma 4).

Ai fini dell’iscrizione nella sezione “Reti associative”, l’istanza è formata ed inviata all’Ufficio statale del RUNTS, secondo le specifiche tecniche contenute nell’Allegato A al decreto, dal rappresentante legale dell’ente.
L’istanza dovrà contenere le informazioni evidenziate dall’art. 8, commi 5 e 6, del S.M. 15 settembre 2020.
Inoltre i documenti ad essa allegata dovranno essere completi ed eventualmente integrati al fine di poter comunicare anche le seguenti informazioni:
a) i riferimenti degli ETS aderenti, anche in via indiretta, in numero tale da soddisfare il requisito numerico e territoriale di cui all’articolo 41 comma 1 lettera a) o di cui all’articolo 41 comma 2 del Codice. È fatta salva la facoltà di un singolo ente di essere affiliato a più reti associative;
b) l’indicazione degli articoli dello statuto da cui risulta lo svolgimento delle attività tipica delle reti associative (come prevista dall’art. 41 comma 1, lett. b) e l’eventuale svolgimento di quelle di cui all’art. 41 comma 3, lettere a) e b) del CTS);
c) la dichiarazione rilasciata singolarmente da ciascun interessato attestante il possesso, da parte del rappresentante legale e di tutti i componenti dell’organo di amministrazione dei requisiti di onorabilità, di cui all’art. 41, comma 5, del CTS.

I termini entro cui l’Ufficio Statale deve esaminare la domanda e decidere eventualmente per il suo accoglimento, rifiuto o richiesta di integrazioni, sono gli stessi previsti per la procedura di iscrizione di un ente privo di personalità giuridica, e sono disciplinati dall’art. 9 del D.M. 15 settembre 2020.
Ricevuta la domanda di iscrizione, entro 60 giorni, l’Ufficio del RUNTS procede all’accoglimento o al rigetto della stessa. Qualora l’ente istante intenda essere iscritto anche presso altra sezione del RUNTS, l’istanza è presentata in maniera unitaria all’Ufficio del RUNTS, che effettua anche le verifiche relative ai requisiti necessari all’iscrizione nell’ulteriore sezione.
Nel caso in cui l’esito dell’istruttoria sia positivo per entrambe le sezioni, l’Ufficio statale del RUNTS comunica all’Ufficio regionale o provinciale territorialmente competente il provvedimento d’iscrizione nella sezione “Reti “associative, ai fini dell’automatica iscrizione dell’ente nella sezione ulteriore, con pari decorrenza.

L’art. 46, comma 2, del D.Lgs 117/2017 prevede per la Rete associativa la possibilità di ottenere l’iscrizione a due sezioni del RUNTS.
Tale procedura viene specificata anche dall’art. 10, comma 4, del D.M. 15 settembre 2020, dove si stabilisce che “qualora l’ente istante intenda essere iscritto anche presso altra sezione del RUNTS, l’istanza è presentata in maniera unitaria all’Ufficio statale del RUNTS, che effettua anche le verifiche relative ai requisiti necessari all’iscrizione nell’ulteriore sezione. Nel caso in cui l’esito dell’istruttoria sia positivo per entrambe le sezioni, l’Ufficio statale del RUNTS comunica all’Ufficio regionale o provinciale del RUNTS territorialmente competente il provvedimento d’iscrizione nella sezione Reti associative, ai fini dell’automatica iscrizione dell’ente nella sezione ulteriore, con pari decorrenza. Qualora l'esito dell'istruttoria sia negativo con riferimento all'iscrizione nella sezione Reti associative, l'istanza nel suo complesso è respinta”.

2.3. Il procedimento di iscrizione per gli enti con personalità giuridica

Ai sensi del comma 1 dell’art. 22 del D.Lgs. n. 117/2017, le associazioni e le fondazioni del Terzo settore possono, in deroga al D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361, acquistare la personalità giuridica mediante l'iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS).
Ai sensi del successivo comma 1-bis (introdotto dall’art. 6, comma 1, del D.Lgs. n. 105/2018), per le associazioni e fondazioni del Terzo settore già in possesso della personalità giuridica ai sensi dello stesso D.P.R. n. 361 del 2000, che ottengono l'iscrizione nel RUNTS, ai sensi delle disposizioni del presente articolo e nel rispetto dei requisiti ivi indicati, l'efficacia dell'iscrizione nei registri delle persone giuridiche di cui al D.P.R. n. 361 del 2000 viene sospesa fintanto che sia mantenuta l'iscrizione nel RUNTS.
Nel periodo di sospensione, le predette associazioni e fondazioni non perdono la personalità giuridica acquisita con la pregressa iscrizione e non si applicano le disposizioni di cui al citato D.P.R. n. 361 del 2000.
Dell'avvenuta iscrizione al RUNTS nonchè dell'eventuale successiva cancellazione, viene data comunicazione, da parte dell'ufficio competente, entro 15 giorni, alla Prefettura o alla Regione o Provincia autonoma competente.

I procedimenti appena menzionati vengono, in dettaglio, disciplinati dal Capo II (artt. 15 e seguenti) del decreto 15 settembre 2020.

A. Il notaio che ha ricevuto l'atto costitutivo di un'associazione che intenda conseguire la personalità giuridica o di una fondazione, aventi le caratteristiche di cui all'art. 4 del Codice:
1) dovrà innanzitutto verificare:
a) la sussistenza di tutte le condizioni previste dal CTS per la costituzione;
b) il patrimonio minimo previsto (si rimanda a quanto detto al Punto 9);
2) e successivamente depositare, entro 20 giorni, l’atto costitutivo con relativi allegati al RUNTS, richiedendo l’iscrizione dell’ente.

B. L'ufficio competente del RUNTS, verificata la regolarità formale della documentazione, entro sessanta giorni dispone l'iscrizione dell'ente nella sezione del RUNTS indicata nella domanda.
Nel caso in cui l'ufficio del RUNTS riscontri l'irregolarità formale della domanda o della documentazione, entro il termine di sessanta giorni, invita il notaio a completare o rettificare la domanda o integrare, entro trenta giorni, la documentazione.
Se entro gli ulteriori trenta giorni dal ricevimento della documentazione o dalla rettifica della domanda l'Ufficio non provvede all'iscrizione, questa si intende accolta.
L'iscrizione determina in capo all'ente l'acquisizione della personalità giuridica (art. 16, commi 3, 4 e 5 del D.M. 15 settembre 2020).

All’articolo 17 del decreto in commento viene indicato il procedimento di iscrizione nel RUNTS degli enti già dotati di personalità giuridica, ai sensi del D.P.R. n. 361 del 2000, previo adeguamento dello statuto alle disposizioni del Codice.
Il notaio, verificata la sussistenza delle condizioni previste dallo stesso Codice, provvede, entro venti giorni dal ricevimento, al deposito degli atti e della ulteriore documentazione presso il competente Ufficio del RUNTS, richiedendo l'iscrizione dell'ente.

Al successivo articolo 18 viene indicato il procedimento di iscrizione nel RUNTS del verbale contenente la decisione di un'associazione del Terzo settore non riconosciuta di ottenere la personalità giuridica o di un'associazione non riconosciuta e non iscritta nel RUNTS di ottenere l'iscrizione nel RUNTS, adeguando lo statuto.
Il notaio che ha ricevuto tale atto, verificata la sussistenza delle condizioni previste dal Codice, compreso il patrimonio minimo, dovrà provvedere, entro venti giorni dalla ricezione, al deposito degli atti e della ulteriore documentazione presso il competente Ufficio del RUNTS.

Con riferimento ai due procedimenti di cui agli articoli 17 e 18, qualora il notaio che ha ricevuto i relativi atti, abbia comunicato ai fondatori o agli amministratori la mancata sussistenza delle condizioni previste dalla legge, comprese quelle relative al patrimonio minimo, i fondatori, gli amministratori o ciascun associato possono, nei trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione del notaio, ugualmente richiedere all'Ufficio del RUNTS l'iscrizione, allegando la documentazione prescritta.
Entro sessanta giorni l'ufficio del RUNTS può richiedere di rettificare o integrare la documentazione e l'istanza o comunicare i motivi ostativi all'iscrizione.
In mancanza, qualora l'ufficio non abbia emanato il provvedimento di iscrizione, la stessa si intende negata (art. 19, D.M. 15 settembre 2020).

3. L’aggiornamento delle informazioni comunicate e deposito degli atti modificativi

Successivamente all'iscrizione, ciascun ETS è tenuto, esclusivamente in via telematica, secondo le modalità previste nell'Allegato tecnico A, a tenere aggiornate le informazioni di cui all'art. 8, comma 6, nonchè a depositare:
a) le modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto o del regolamento;
b) il bilancio, i rendiconti delle raccolte fondi e ove previsto il bilancio sociale;
c) le deliberazioni di trasformazione, fusione, scissione, liquidazione, scioglimento, cessazione, estinzione; per gli enti religiosi civilmente riconosciuti, gli eventuali provvedimenti da cui derivano modificazioni o il venir meno del patrimonio destinato;
d) i provvedimenti delle Autorità giudiziaria e tributaria che ordinano lo scioglimento, dispongono la cancellazione o accertano l'estinzione;
e) la comunicazione di perdita della natura non commerciale dell'ente;
f) gli altri atti e fatti la cui iscrizione è espressamente prevista da norme di legge o regolamento ivi comprese le variazioni delle attività svolte, dei soggetti titolari di cariche sociali, delle relative generalità o dei poteri e limitazioni e l'eventuale nomina e cessazione dei componenti dell'organo di controllo e del revisore legale dei conti indicando le rispettive generalità;
g) l'eventuale dichiarazione di accreditamento ai fini dell'accesso al contributo del 5 per mille se successiva all'iscrizione (art. 20, comma 1).
Le modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto devono risultare da atto pubblico e diventano efficaci con l'iscrizione nel RUNTS, secondo le stesse modalità previste per l’iscrizione dell’ente (art. 22, comma 6, D.Lgs. n. 117/2017).

Gli aggiornamenti e i depositi di cui sopra devono essere effettuati utilizzando la modulistica di cui all'Allegato tecnico B a cura dei seguenti soggetti: a) il rappresentante legale dell'ETS o in alternativa il rappresentante legale della rete associativa cui l'ETS aderisce; b) uno o più amministratori dell'ETS o in mancanza, i componenti dell'organo di controllo; c) un professionista iscritto all'albo dei dottori commercialisti, limitatamente al deposito atti e con esclusione dell'aggiornamento delle informazioni (art. 20, comma 2, D.M. 15 settembre 2020). Il professionista incaricato, in caso di deposito di atti, al momento dell’inserimento delle informazioni nella maschera di compilazione dovrà indicare le proprie generalità ed il proprio codice fiscale nonché gli estremi di iscrizione all'Ordine nella Tabella A.

Gli atti modificativi e le informazioni vanno, rispettivamente, depositati e aggiornate entro trenta giorni decorrenti dalla modifica.
Nel caso di perdita della natura non commerciale dell'ente i trenta giorni decorrono dalla chiusura del periodo di imposta nel quale si è verificata.
Le informazioni al numero dei soci o associati relativi alle OdV e APS, vanno aggiornate annualmente entro il 30 giugno di ogni anno con riferimento al 31 dicembre precedente.
Le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, in caso di riduzione del numero degli associati al di sotto dei limiti di cui rispettivamente agli articoli 32, comma 1, e 35, comma 1, del Codice aggiornano l'informazione entro trenta giorni dal verificarsi dell'evento.

4. Protocollazione e conservazione delle istanze

Tutte le comunicazioni riguardanti il RUNTS in arrivo e in partenza da ciascun Ufficio del RUNTS – a norma dell’art. 27 del decreto in commento - “sono contraddistinte da un numero di protocollo assegnato dal protocollo generale dell'amministrazione presso cui è istituito l'Ufficio, o della sua Area organizzativa omogenea, che provvede altresì alla conservazione delle istanze e degli atti e documenti in formato digitale”.
Ad ogni ente che si iscrive al RUNTS verrà associato un numero di repertorio progressivo, univoco nazionale e non modificabile al quale sono associati i numeri di protocollo delle comunicazioni di cui sopra.
Tale numero di repertorio assegnato rimarrà invariato anche nel caso di trasferimento della sede in altra regione o provincia autonoma (art. 27, comma 3, D.M. 15 settembre 2020).

5. Funzionalità telematiche e controlli bloccanti

Attraverso il portale del RUNTS sono rese disponibili all'ente - previa registrazione e autenticazione - le funzionalità telematiche di compilazione e invio delle istanze, deposito atti, integrazione delle istanze, di visualizzazione degli stati di avanzamento dell'istruttoria e di consultazione dei dati. Nell'Allegato tecnico A sono altresì individuati i controlli aventi carattere bloccante disposti all'atto della compilazione del modello e tali da non consentire l'invio dello stesso, o impedirne la ricezione da parte dell'Ufficio del RUNTS destinatario.
Ad ogni invio di istanze e comunicazioni, l'utente riceverà un riscontro dell'avvenuta ricezione e protocollazione di quanto trasmesso, secondo le modalità individuate dall'Allegato tecnico A.

Durante ed al termine della compilazione il sistema effettua ulteriori controlli dinamici, in funzione del tipo di ente, del tipo di adempimento e del tipo di dati inseriti, volti a garantire la congruenza delle informazioni, la loro completezza e coerenza.
La compilazione avviene in modalità guidata, nel rispetto dei criteri di accessibilità individuati dall’Agenzia per l’Italia digitale (AgID).
Sono inoltre resi disponibili ausili per la compilazione nonché richiami alla normativa di riferimento.
In caso di enti già iscritti nel Registro imprese (imprese sociali che intendano integrare i dati già inseriti nel Registro Imprese, enti che esercitino prevalentemente attività in forma di impresa commerciale), la compilazione potrà essere integrata dai dati già presenti sul Registro imprese.
Come viene spiegato nell’Allegato B, i dati provenienti dal Registro imprese potranno essere modificati non in sede di aggiornamento dati al RUNTS, ma con una variazione effettuata presso il Registro Imprese, il quale provvederà d’ufficio ad aggiornare i corrispondenti dati nel RUNTS. I dati già iscritti nel RUNTS potranno essere visualizzati e modificati come da esigenze.

I documenti allegati all’istanza devono rispettare il formato PDF/A.
È preferibile allegare documenti creati sin dall’origine con modalità informatiche e successivamente convertiti informato PDF/A, piuttosto che copie informatiche di documenti analogici.
Si richiama l’attenzione a non inserire, per quanto possibile, documenti scansionati, in quanto di difficile gestione informatica.
I documenti allegati, qualora non siano in originale, devono essere corredati di dichiarazione di conformità all’originale; le dichiarazioni sono sottoscritte con firma digitale di tipo P7M (CADES) o altra modalità ammissibile sulla base delle indicazioni dell’AgID.


11. LA PUBBLICITA’ E L’ACCESSO AI DATI DEL REGISTRO

1. L’opponibilità degli atti depositati

L’articolo relativo alla opponibilità degli atti depositati è l’articolo 52 del D.Lgs. n. 11/2017, il quale recita testualmente: “1. Gli atti per i quali è previsto l'obbligo di iscrizione, annotazione ovvero di deposito presso il Registro unico nazionale del Terzo settore sono opponibili ai terzi soltanto dopo la relativa pubblicazione nel Registro stesso, a meno che l'ente provi che i terzi ne erano a conoscenza. 2. Per le operazioni compiute entro il quindicesimo giorno dalla pubblicazione di cui al comma 1, gli atti non sono opponibili ai terzi che provino di essere stati nella impossibilità di averne conoscenza.”.
Gli stesi concetti vengono ripresi dai commi 1 e 2, dell’articolo 26 del decreto di attuazione in commento.

L’articolo 52 attribuisce alla pubblicazione nel RUNTS degli atti, per i quali è previsto l’obbligo di iscrizione, l’effetto di essere opponibili ai terzi. Tuttavia, sempre a norma dello stesso articolo, sono opponibili ai terzi anche gli atti non pubblicati, qualora si provi che i terzi ne erano a conoscenza.
E’ prevista infine la sterilizzazione degli effetti della pubblicazione per le operazioni compiute nei quindici giorni dalla pubblicazione, a favore dei terzi che provino di essere stati nella impossibilità di averne conoscenza.

Si tratta ovviamente di un sistema di pubblicità legale - analogo a quello dell’art. 2448 C.C. per le società capitalistiche - fondato sulla tipicità degli atti da pubblicare: solo la pubblicazione degli atti per i quali è prevista la pubblicazione (che quindi devono ritenersi un numero chiuso, dato dai soli atti per i quali l’obbligo di pubblicazione è previsto dalla legge) produce gli effetti di opponibilità previsti dalla legge.
Si tratta di una forma di pubblicità dichiarativa (l’effetto della pubblicazione è quello della opponibilità) diversa dalla pubblicità costitutiva, come può reputarsi, almeno ai fini dell’acquisto della qualifica di ETS e/o dell’acquisto della personalità giuridica dell’ETS, la prima iscrizione nel RUNTS.

Anche in questo caso – come fa notare lo studio n. 104/2020 del CNN – il legislatore del CTS si è ispirato alla disciplina delle società di capitale. Nel caso specifico il riferimento è all’art. 2448 del Codice Civile in tema di società per azioni, il quale recita testualmente: “1. Gli atti per i quali il codice prescrive l'iscrizione o il deposito nel registro delle imprese sono opponibili ai terzi soltanto dopo tale pubblicazione, a meno che la società provi che i terzi ne erano a conoscenza. 2. Per le operazioni compiute entro il quindicesimo giorno dalla pubblicazione di cui al comma precedente, gli atti non sono opponibili ai terzi che provino di essere stati nella impossibilità di averne conoscenza.”.

2. La consultazione del Registro

Per quanto riguarda la consultazione del Registro è necessario fa riferimento ai commi 3 e 4 del citato articolo 26 del decreto di attuazione in commento, nei quali vengono fissati i segue punti:
a) la consultazione del Registro avviene da parte dei terzi in via telematica, attraverso il portale dedicato;
b) le pubbliche amministrazioni possono accedere, gratuitamente, anche in modalità interoperabile tramite la messa a disposizione di servizi standardizzati a norma del D.Lgs. n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale);
c) le pubbliche amministrazioni non possono richiedere agli ETS atti o documenti che risultano già depositati al RUNTS; d) le modalità di consultazione e le relative limitazioni sono specificamente individuate nell'Allegato tecnico A.

Il RUNTS, in quanto archivio informatico unitario in cui è raccolto e registrato un insieme di atti e di informazioni omogeneo e predefinito per tutti gli ETS, si compone di dati strutturati in formato elaborabile e di documenti elettronici. Dati e documenti ne compongono il patrimonio informativo.
Gli atti e i documenti depositati in formato elettronico sono i seguenti:
1) Atto costitutivo (se esistente e disponibile);
2) Statuto;
3) Bilancio d’esercizio;
4) Bilancio sociale;
5) Provvedimenti di riconoscimento della personalità giuridica;
6) Rendiconti delle raccolte fondi;
7) Deliberazioni di trasformazione, fusione, scissione, liquidazione, scioglimento, cessazione, estinzione;
8) Provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria e tributaria che ordinano lo scioglimento, dispongono la cancellazione o accertano l’estinzione;
9) Gli altri atti e fatti la cui iscrizione è espressamente prevista da norme di legge o regolamento.

Le informazioni pubblicate relativamente agli ETS in base alla specifica sezione possono essere consultate dagli ETS, da tutte le Pubbliche Amministrazioni, da tutti i terzi interessati.
L’accesso alla consultazione delle informazioni e degli atti presenti nel RUNTS è libero.
È resa disponibile altresì una funzione di ricerca non soggetta a tracciatura che fornisce un set di informazioni minime, tra le quali:
- codice fiscale;
- denominazione;
- provincia sede;
- eventuale esistenza dichiarazione di accreditamento al 5 per 1000.


12. LA CANCELLAZIONE DAL REGISTRO - LA DEVOLUZIONE DEL PATRIMONIO - LA MIGRAZIONE IN ALTRA SEZIONE

Peculiare è la disciplina della cancellazione dell’ETS dal Registro, che si rinviene negli articoli 48, 49 e 50 del D.Lgs. n. 117/2017 e nel Titolo IV del decreto attuativo (articoli 23, 24 e 25) e della migrazione in altra sezione quando l’Ente abbia perso i requisiti per restare iscritto in una delle sezioni del Registro, che si rinviene nell’art. 50, comma 3, del D.Lgs. n. 117/2017 e nell’art. 22, decreto di attuazione.

1) Secondo quanto stabilito dall’art. 50 del D.Lgs. n. 117/2017, la cancellazione avviene a seguito:
a) di istanza motivata da parte dell’ente, che intende rinunciare alla qualifica di ETS;
b) dell’accertamento d’ufficio (quali: le verifiche riguardanti le informazioni antimafia; gli accertamenti svolti da altre amministrazioni, comprese le ipotesi di cui all'art. 94, comma 2, del D.Lgs. n. 117/2017);
c) di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o tributaria,
d) dello scioglimento o dell’estinzione dell’ente, con deposito del bilancio finale di liquidazione (art. 49, D.Lgs. n. 117/2017);
e) della carenza o del venir meno dei requisiti necessari per la permanenza nel RUNTS.

Al comma 4 dell’art. 48 del D.Lgs. n. 117/2017 viene inoltre previsto un ulteriore presupposto della cancellazione dal RUNTS: in caso di mancato o incompleto deposito degli atti e dei loro aggiornamenti nonchè di quelli relativi alle informazioni obbligatorie, previste dai commi 1, 2 e 3 dello stesso articolo, l'ufficio del registro diffida l'ente del Terzo settore ad adempiere all'obbligo suddetto, assegnando un termine non superiore a centottanta giorni, decorsi inutilmente i quali l'ente è cancellato dal Registro.
Tale presupposto viene ripreso dall’art. 23, comma 1, lett. e), del decreto di attuazione: “l’inutile decorso del termine assegnato dall'Ufficio del RUNTS, con apposita diffida, per ottemperare agli obblighi di deposito degli atti, dei loro aggiornamenti e delle informazioni di cui al presente decreto”.
Al comma 2 dell’art. 23 del decreto viene inoltre precisato che in caso di ETS iscritto contemporaneamente nella sezione Reti associative e in altra sezione del RUNTS, il venir meno dei requisiti per una sola delle sezioni non costituisce causa di cancellazione dal Registro (art. 23, comma 2, decreto attuativo).

1a) Il procedimento di cancellazione viene regolamentato dall’articolo 24 del decreto in commento. Mentre nel successivo articolo 25 vengono specificate le conseguenze della cancellazione dal RUNTS.

1b) L'ente cancellato dal Registro unico nazionale per mancanza dei requisiti che vuole continuare a operare ai sensi del Codice civile deve preventivamente devolvere il proprio patrimonio, ai sensi dell'articolo 9 del Codice, ad altri enti del Terzo settore secondo le disposizioni statutarie o dell'organo sociale competente o, in mancanza, alla Fondazione Italia Sociale, previo parere positivo dell'Ufficio competente (da esprimere entro 30 giorni dalla richiesta inoltrata dall’Ente) e limitatamente all'incremento patrimoniale realizzato negli esercizi in cui l'ente è stato iscritto nel Registro unico nazionale.
La norma prevede la nullità di qualsiasi atto di devoluzione ad altri enti del patrimonio dell’Ente in assenza del parere e introduce la regola del silenzio assenso se il parere non è rilasciato nel termine sopra indicato (art. 50, comma 2, D.Lgs. n. 117/2017; art. 25, commi 1, 2 e 3, decreto attuazione).
Per gli enti religiosi civilmente riconosciuti, la devoluzione riguarda esclusivamente gli incrementi del patrimonio destinato, realizzati negli esercizi in cui l'ente è stato iscritto nel RUNTS (art. 25, comma 1, secondo periodo, decreto attuazione).

1c) Nel caso l’esistenza di una delle cause di estinzione o scioglimento dell’ente venga accertata anche d’ufficio, il RUNTS competente ne deve dare comunicazione agli amministratori e al presidente del tribunale ove ha sede l'ufficio del RUNTS presso il quale l'ente è iscritto affinchè provveda ai sensi dell'articolo 11 e seguenti delle disposizioni di attuazione del Codice civile.
Chiusa la procedura di liquidazione, il presidente del tribunale provvede che ne sia data comunicazione all'ufficio del RUNTS per la conseguente cancellazione dell'ente dal Registro (art. 49, D.Lgs. n. 117/2017).

1d) La cancellazione dal RUNTS delle società di mutuo soccorso, in caso di scioglimento o di perdita della qualifica, determina la devoluzione secondo le disposizioni di cui all'art. 8, comma 3, della legge 15 aprile 1886, n. 3818 (art. 25, comma 5, decreto attuazione), secondo il quale, in caso di liquidazione o di perdita della natura di società di mutuo soccorso, il patrimonio è devoluto ad altre società di mutuo soccorso ovvero ad uno dei Fondi mutualistici o al corrispondente capitolo del bilancio dello Stato ai sensi degli articoli 11 e 20 della legge 31 gennaio 1992, n. 59.

1e) Per le imprese sociali e per le cooperative sociali si applicano le norme speciali relative a tali tipologie di enti (art. 25, comma 6, decreto attuazione).

1f) La cancellazione dal RUNTS comporta il divieto di utilizzo, nella denominazione sociale e nei rapporti con i terzi, degli acronimi (“ETS”) e delle locuzioni (“Ente del Terzo settore”) di cui all'art. 12 del Codice (per l’argomento si rinvia al Punto 12).
Il divieto riguarda anche l'utilizzo di acronimi e locuzioni diverse da quelle relative alla sezione di effettiva iscrizione (art. 25, comma 7, decreto attuazione).

1g) La cancellazione dal RUNTS non preclude una nuova successiva iscrizione in esso da parte del medesimo ente (art. 25, comma 8, decreto attuazione).

1h) Avverso il provvedimento di cancellazione dal Registro, è ammesso ricorso avanti al tribunale amministrativo competente per territorio (art. 50, comma 4, D.Lgs. n. 117/2017).

2) Ricorre il processo della “migrazione in altra sezione” - secondo quanto disposto dall’art. 50, comma 3, del D.Lgs. n. 117/2017 e dall’art. 22, del decreto di attuazione - quando vengono meno i requisiti per l’iscrizione dell’Ente del Terzo settore in una sezione del Registro (anche a seguito di modifiche statutarie) ma permangono quelli per l’iscrizione in altra sezione del registro stesso.
In questo caso l’ente interessato deve presentare all'Ufficio competente del RUNTS “richiesta di migrazione”; deve cioè presentare apposita domanda di essere iscritto in diversa sezione con le modalità e i termini previsti per l'iscrizione nel Registro unico nazionale (articolo 9 o articolo 16, se l’ente risulti dotato di personalità giuridica).
2a) La “migrazione” è sempre possibile anche una volta ottenuta l’iscrizione. Infatti, a seguito di modifiche statutarie introdotte successivamente all’iscrizione in un’apposita sezione, un ETS può richiedere l’iscrizione in altra sezione maggiormente coerente con le modifiche statutarie introdotte.
La migrazione in altra sezione del RUNTS diventa, invece, obbligatoria qualora l’ufficio competente del RUNTS rilevi motivazioni per cui l'ente non è più in possesso dei requisiti per la permanenza nella sezione in cui l'ente è iscritto (art. 22, comma 2, decreto attuativo).

2b) In caso di presentazione di una richiesta di migrazione in una diversa sezione del RUNTS, fino alla conclusione del relativo procedimento l'ente mantiene i benefici derivanti dall'iscrizione alla sezione di provenienza.
Nel caso in cui il procedimento si concluda con esito positivo, l'iscrizione nella nuova sezione e la cancellazione dalla sezione di provenienza sono disposte contestualmente e senza soluzione di continuità.
Nel caso, invece, la richiesta di migrazione in altra sezione del RUNTS non venga accolta, il competente Ufficio del RUNTS valuta la sussistenza dei requisiti necessari per la permanenza nel RUNTS previo avvio di un procedimento di cancellazione ai sensi dell'art. 24 (art. 22, comma 4, decreto attuativo).
Sulla richiesta di migrazione si esprime l’ufficio con le stesse modalità previste per l’iscrizione nel Registro.

2c) La migrazione in altra sezione non comporta effetti ai sensi della devoluzione del patrimonio (art. 22, comma 3, decreto attuativo).
In caso, infatti, di migrazione di un ETS da una ad altra sezione del RUNTS l’appartenenza al Terzo settore permane “senza soluzione di continuità” e, pertanto, tale fenomeno non determina alcuna conseguenza relativa al patrimonio dell’ente, dovendosi escludere in radice la ricorrenza di un obbligo di devoluzione, previsto, invece, dall’art. 50, comma 2, del D.Lgs. n. 117/2017, per il caso della cancellazione dal RUNTS.

2d) Una particolare causa di “migrazione” è quella prevista per le Organizzazioni di volontariato e le Associazioni di promozione sociale, in relazione all’ipotesi in cui, successivamente alla costituzione, il numero degli associati divenga inferiore a quello stabilito, rispettivamente, dall’art. 32, comma 1, e dall’art. 35, comma 1, del D. Lgs. n. 117/2017 (CTS), senza che si provveda alla sua reintegrazione entro un anno.
Le organizzazioni d volontariato devono, infatti, essere costituite da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre organizzazioni di volontariato; mente le associazioni di promozione sociale devono essere costituite da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre associazioni di promozione sociale.
Se successivamente alla costituzione il numero degli associati diviene inferiore a quello stabilito, esso deve essere integrato entro un anno, trascorso il quale l'organizzazione di volontariato viene cancellata dal Registro unico nazionale del Terzo settore a meno che non venga presentata una richiesta di iscrizione in un'altra sezione del medesimo Registro (artt. 31, comma 1-bis e 35, comma 1-bis, D.Lgs. n. 117/2017, introdotti dal D.Lgs. n. 105/2018).


RIFERIMENTI

. Per le linee guida e i DECRETI ATTUATIVI DELLA RIFORMA, clicca QUI.

. Per le ONLUS – Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, clicca QUI.

. Per la FONDAZIONE ITALIA SOCIALE, clicca QUI.

. Per le ASSOCIAZIONI E LE SOCIETA’ SPORTIVE DILETTANTISTICHE, clicca QUI.

. Per gli ENTI ASSOCIATIVI – Adempimenti ai fini fiscali – MODELLO EAS, clicca QUI.

. Per il CINQUE PER MILLE dell’IRPEF, clicca QUI.

. Per la PUBBLICAZIONE DEI CONTRIUBUTI RICEVUTI da parte degli Enti del Terzo settore , clicca QUI.

. Per le MISURE A SOSTEGNO DEL MONDO NO-PROFIT, clicca QUI.

. Per gli ARGOMENTI DI CARATTERE PARTICOLARE - APPROFONDIMENTI , clicca QUI.

. Per i RIFERIMENTI NORMATIVI - Leggi, decreti, circolari, direttive e pareri ministeriali, clicca QUI.

. Per un approfondimento dell’IMPRESA SOCIALE, clicca QUI.

. Per un approfondimento delle SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO, clicca QUI.

. Per un approfondimento delle SOCIETA’ EBENEFIT – Le società con missione sociale, clicca QUI.



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Pubblicato su: 2019-03-07 (1240 letture)

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