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RIFORMA ORGANICA DELLE DISCIPLINE DELLA CRISI DI IMPRESA E DELL’INSOLVENZA - D.LGS. N. 14/2019 - REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE - DECRETI ATTUATIVI





LA RIFORMA ORGANICA DELLE DISCIPLINE DELLA CRISI DI IMPRESA E DELL'INSOLVENZA
I CONTENUTI DEL DECRETO DI ATTUAZIONE DELLA LEGGE 155/2017


1. 10 OTTOBRE 2018 – RIFORMA DELLA CRISI DI IMPRESA - Licenziato dal Ministero della giustizia lo schema di decreto recante il CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA E DELL'INSOLVENZA

1.1. La struttura dello schema di decreto

Il Ministero della Giustizia ha licenziato ed inviato ai due ministeri concertanti (Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dell’Economia e delle Finanze) lo schema di decreto legislativo recante il codice della crisi di impresa e dell’insolvenza in attuazione della Legge delega n. 155/ 2017.
Il decreto si compone di 390 articoli ed è strutturato in quattro parti:
- la prima dedicata al codice della crisi e dell’insolvenza (artt. 1 - 373),
- la seconda alle modifiche al codice civile (artt. 374 - 383),
- la terza alle garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire (artt. 384 - 387);
- la quarta parte alle disposizioni finali e transitorie (artt. 388 - 390).
L'entrata in vigore del decreto è prevista decorsi diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Con lo schema di decreto sono state apportate modifiche ai testi delle bozze dei decreti presentati dalla Commissione Rordorf sul finale della scorsa legislatura, tra cui si segnalano in particolare:
• le correzioni alle misure di allerta, che costituiscono uno dei capisaldi della riforma, introducendo la possibilità per l’impresa di contestare gli indici di squilibrio nonché l’obbligo di segnalazione da parte dei creditori qualificati con soglie notevolmente innalzate;
• la istituzione, presso ciascuna Camera di Commercio, dell’Organismo di Composizione della Crisi d’impresa (OCRI), con il compito di ricevere le segnalazioni degli organi di controllo societari (art. 14) e di creditori pubblici qualificati (art 15), di gestire il procedimento di allerta e di assistere l’imprenditore, su sua istanza, nel procedimento di composizione assistita della crisi;
• l’estensione dei poteri al Pubblico Ministero il quale potrà presentare il ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale in tutti i casi in cui ha notizia di uno stato di insolvenza;
• le modifiche alla disciplina del concordato preventivo: ritorno dell’obbligatorietà dell’attestazione nel concordato e continuità aziendale solo con il mantenimento del 30% dei posti di lavoro.
Il testo del provvedimento approderà in Consiglio dei Ministri a fine mese.

- Si riporta il testo dello Schema di decreto legislativo e della Relazione illustrativa:
. Schema di decreto legislativo recante codice della crisi di impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge19 ottobre 2017, n. 155 - TESTO DEL DECRETO.

. Schema di decreto legislativo recante codice della crisi di impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge19 ottobre 2017, n. 155 - RELAZIONE ILLUSTRATIVA.


1.2. I contenuti e gli obiettivi dello schema di decreto

La legge n. 155/2017, contenente la delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza, ha come scopo di dare risposta alle sollecitazioni indicate.
Il decreto legislativo che ne costituisce attuazione rappresenta - si legge nella relazione - un quadro normativo unitario, che detta, innanzitutto, principi giuridici comuni al fenomeno dell’insolvenza, destinati ad operare come punti di riferimento per le diverse procedure, pur mantenendo le differenziazioni necessarie in ragione della specificità delle diverse situazioni in cui l’insolvenza può manifestarsi.
In quest’ottica sono stati dettati i principi generali e sono state definite alcune nozioni fondamentali nella materia in esame, a cominciare da quella di «crisi» e di «insolvenza».
Per “crisi” si intendo "lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate".
Mente per “insolvenza” si intendo "lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni".

Il punto di partenza - si legge nella relazione - è quello di farsi carico anche delle disfunzioni e dei disvalori delle procedure concorsuali, quali essi sono e vengono percepiti all’esterno e questo per evitare che ci si trovi a dover constatare, a consuntivo, che una procedura è servita soltanto ad assorbire le residue risorse disponibili dell’impresa.
E’ stata così perseguita un’opera di armonizzazione delle procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con le forme di tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori.

Sempre sul piano definitorio, il legislatore ha abbandonato la tradizionale espressione «fallimento» (e quelle da essa derivate), in conformità ad una tendenza già manifestatasi nei principali ordinamenti europei di civil law (tra cui quelli di Francia, Germania e Spagna), volta ad evitare l’aura di negatività e di discredito, anche personale, che storicamente a quella parola si accompagna.
Il termine «fallimento» è stato sostituito con l’espressione «liquidazione giudiziale» con la prtevisione di adeguare, dal punto di vista lessicale, "anche le relative disposizioni penali, ferma restando la continuita' delle fattispecie criminose" (art. 2, comma 1, lett. a), L. n. 155/2017).
E' stata introdotta una definizione dello stato di crisi, "intesa come probabilità di futura insolvenza, anche tenendo conto delle elaborazioni della scienza aziendalistica, mantenendo l’attuale nozione di insolvenza di cui all'articolo 5 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267" (art. 2, comma 1, lett. c), L. n. 155/2017).
Al comma 1, dell'art. 1, dello Schema di decreto si stabilisce che "Il presente codice disciplina le situazioni di crisi o insolvenza del debitore, sia esso consumatore, professionista o imprenditore, che eserciti, anche non a fini di lucro, un’attività commerciale, industriale, artigiana o agricola, operando quale persona fisica, persona giuridica o altro ente collettivo, gruppo di imprese o società pubblica, con esclusione dello Stato e degli enti qualificati pubblici dalla legge".

All'articolo 3 si stabilisce che "L’imprenditore individuale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte.
L’imprenditore collettivo deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative"
.


2. 8 NOVEMBRE 2018 – Il nuovo CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA E DELL'INSOLVENZA al vaglio del Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei Ministri n. 26 dell’8 novembre 2018, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155, introduce il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.


3. 19 DICEMBRE 2018 – CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA E DELL'INSOLVENZA - Approvato dalla Commissione giustizia - Parere con condizioni e con osservazioni

La commissione Giustizia della Camera ha approvato il 19 dicembre 2018 il parere allo schema di decreto legislativo recante il codice della crisi di impresa e dell’insolvenza.
Al contempo la Commissione ha proposto alcune modifiche tra cui:
- la modifica degli indicatori significativi,
- la possibilità di fornire degli incentivi di natura penale a una soluzione anticipata della crisi d’impresa,
- l’inefficacia della delocalizzazione se antecedente alla domanda di accesso alla procedura.

. Se vuoi scaricare il documento della Commissione giustizia, clicca QUI.


4. 10 GENNAIO 2019 – CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA E DELL'INSOLVENZA - Approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri

Il Consiglio dei ministri del 10 gennaio 2019 ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che, in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155, introduce il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Il Codice ha l’obiettivo di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali, con due principali finalità:
a) consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese e
b) salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa dovuto a particolari contingenze.
Tra le principali novità:
- si sostituisce il termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale” in conformità a quanto avviene in altri Paesi europei, come la Francia o la Spagna, al fine di evitare il discredito sociale anche personale che anche storicamente si accompagna alla parola “fallito”;
- si introduce un sistema di allerta finalizzato a consentire la pronta emersione della crisi, nella prospettiva del risanamento dell’impresa e comunque del più elevato soddisfacimento dei creditori;
- si dà priorità di trattazione alle proposte che comportino il superamento della crisi assicurando continuità aziendale;
- si privilegiano, tra gli strumenti di gestione delle crisi e dell’insolvenza, le procedure alternative a quelle dell’esecuzione giudiziale;
- si uniforma e si semplifica la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale;
- si prevede la riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali;
- si istituisce presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione;
- si armonizzano le procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con forme di tutela dell’occupazione e del reddito di lavoratori.
Il testo tiene conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari.

. Se vuoi scaricare il TESTO DEL DECRETO approvato dal Consiglio dei ministri in data 10 gennaio 2019 e della RELAZIONE ILLUSTRATIVA, clicca QUI.


5. 14 FEBBRAIO 2019 – CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA E DELL'INSOLVENZA - Pubblicato il regolamento che dà attuazione alla L. n. 155/2017 - La mappa delle novità

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 14 febbraio 2019 – Supplemento Ordinario n. 6, il Decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, recante “Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155”.

5.1. Struttura del decreto

Il decreto si compone di 391 articoli ed è strutturato in quattro parti:
- la prima dedicata al codice della crisi e dell’insolvenza (artt. 1 - 373),
- la seconda alle modifiche al Codice civile (artt. 374 - 383),
- la terza alle garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire (artt. 384 - 388);
- la quarta parte alle disposizioni finali e transitorie (artt. 389 - 391).


5.2. Obiettivi

Il nuovo Codice si propone l’obiettivo di:
- riformare in modo organico ed unitario la materia delle procedure concorsuali e della crisi da sovraindebitamento;
- semplificare il sistema normativo nel suo complesso, al fine di superare le difficoltà applicative oltre che interpretative derivanti dalla formazione di indirizzi giurisprudenziali non consolidati e contrastanti;
- soddisfare l’esigenza di certezza del diritto e migliorare l’efficienza del sistema economico in modo da renderlo più competitivo.


5.3. I principi generali

I principi generali, imposti dalla legge delega, che connotano la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali sono i seguenti:
▪ si sostituisce il termine “fallimento” con l’espressione “liquidazione giudiziale”;
▪ si introduce una definizione di “stato di crisi”, intesa come probabilità di futura insolvenza, e si mantiene nel contempo l’attuale nozione di “insolvenza”;
▪ si adotta un unico modello processuale per l’accertamento dello stato di crisi o di insolvenza del debitore con caratteristiche di particolare celerità;
▪ si assoggetta ai procedimenti di accertamento dello stato di crisi o insolvenza ogni categoria di debitore, persona fisica o giuridica, ente collettivo, consumatore, professionista o imprenditore esercente un’attività commerciale, agricola o artigianale, con esclusione dei soli enti pubblici;
▪ si prevede di dare priorità alla trattazione delle proposte che comportano il superamento della crisi assicurando la continuità aziendale anche tramite un diverso imprenditore;
si uniforma e si semplifica, in raccordo con le disposizioni sul processo civile telematico, la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale;
▪ si vuole ridurre la durata ed i costi delle procedure concorsuali;
▪ si armonizzano le procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza dl datore di lavoro con le forme di tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori.


5.4. Procedure di allerta e composizione assistita della crisi

La procedura di allerta è sicuramente la principale novità della nuova riforma della legge fallimentare, improntata essenzialmente sull’incentivazione dell’emersione anticipata della crisi e sulla responsabilizzazione dell’imprenditore nella ricerca disoluzioni che hanno come obiettivi principali la continuità aziendale e la creazione di modelli organizzativi idonei a segnalare per tempo rischi e perdita di continuità aziendale.
L'introduzione della “procedura di allerta e di composizione assistita della crisi” mira essenzialmente a:
anticipare l’emersione della crisi di impresa;
costituire uno strumento di sostegno diretto ad analizzare le cause del sofferenza economica e finanziaria dell’impresa;
▪ fornire un servizio di composizione della crisi funzionale alle trattative per il raggiungimento dell’accordo con i creditori.

La “crisi” è descritta, all'art. 2, comma 1, lett. a), come “lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”..

Gli strumenti di allerta

Secondo quanto stabilito al comma 1 dell'art. 12, costituiscono strumenti di allerta:
- gli obblighi di segnalazione posti a carico di alcuni soggetti qualificati (artt. 14 e 15);
- gli obblighi organizzativi posti a carico dell'imprenditore.

Le procedure di allerta prevedono due livelli di adempimenti: il primo riguarda la predisposizione di adeguati assetti organizzativi e il secondo obblighi di segnalazione, interni ed esterni.
L’intento del legislatore è garantire l’emersione precoce della crisi d’impresa. A tal fine il nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza dispone, in capo all’imprenditore, l’obbligo di dotarsi, all’interno dell’azienda, di un complesso di strumenti, di metodologie di rilevazione e di procedure (definendo ruoli, responsabilità e controlli da svolgere) per intercettare lo stato di difficoltà sul nascere a tutela della continuità aziendale.
Gli strumenti di allerta svolgono la funzione di:
- rilevare tempestivamente la crisi dell’impresa e
- sollecitare l’adozione delle misure più idonee alla sua composizione.

La normativa risponde al principio generale prescritto dall’art. 3 di responsabilizzazione dei debitori trovando applicazione per:
▪ i debitori che svolgono attività imprenditoriale con l'esclusione delle grandi imprese, dei gruppi di imprese di rilevante dimensione e delle società con azioni quotate in mercati regolamentati o diffuse fra il pubblico in misura rilevante (quest’ultima tipologia di imprese può beneficiare di misure premiali se ricorrono le condizioni di tempestività) (art. 12, comma 4);
le imprese agricole e le imprese minori, compatibilmente con la loro struttura organizzativa, oltre che per le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa ordinaria (art. 12, comma 7).

Sono pertanto destinatari degli strumenti di allerta:
- gli imprenditori individuali;
- gli imprenditori collettivi;
- le imprese agricole;
- le imprese minori;
- le imprese soggette a liquidazione amministrativa
.
Per le imprese agricole e per le imprese minori, gli strumenti di allerta trovano applicazione compatibilmente con la loro struttura organizzativa, ferma la competenza dell’Organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento (OCC) per la gestione della fase successiva alla segnalazione dei soggetti qualificati ovvero alla istanza del debitore di composizione assistita della crisi.

Per le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa ordinaria, il procedimento di allerta e di composizione assistita della crisi è integrato dalla partecipazione delle autorità amministrative di vigilanza che hanno la competenza a:
▪ ricevere la segnalazione dei fondati indizi di crisi dagli organi interni di controllo dei soggetti vigilati, dai soggetti incaricati della revisione e dell’ispezione e dai creditori qualificati;
▪ svolgere le funzioni attribuite agli organismi di composizione assistita della crisi, designando i componenti del collegio a seguito della richiesta di nomina del debitore o richiedendo direttamente la costituzione del collegio al referente.

Per quanto concerne l’impresa minore soggetta a liquidazione coatta amministrativa la norma prevede la nomina, con i medesimi poteri del collegio, di un commissario tra gli iscritti all’albo speciale dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza.
L’apertura della procedura di composizione assistita della crisi non costituisce peraltro causa di revoca degli amministratori e dei sindaci.

Gli strumenti di allerta non trovano applicazione:
- per le grandi imprese,
- i gruppi di imprese di rilevante dimensione; - le società con azioni quotate in mercati regolamentati, o diffuse fra il pubblico in misura rilevante secondo i criteri stabiliti dal regolamento CONSOB concernente la disciplina degli emittenti.

L’art. 12 esclude dall’applicazione degli strumenti di allerta anche i seguenti soggetti:
- le banche, le società capogruppo di banche e le società componenti il gruppo bancario;
- gli intermediari finanziari iscritti nell’albo di cui all’art. 106 TUF;
- gli istituti di moneta elettronica e gli istituti di pagamento;
- le società di intermediazione mobiliare, le società di gestione del risparmio, le società di investimento a capitale variabile e fisso, le società capogruppo di società di intermediazione mobiliare e le società componenti il gruppo;
- i fondi comuni di investimento, le succursali di imprese di investimento e di gestori esteri di fondi di investimento alternativi; i depositari centrali;
- le fondazioni bancarie di cui al D.lgs. 17 maggio 1999, n. 153;
- la Cassa depositi e prestiti di cui al D.L. 30 settembre 2003, n. 269;
- i fondi pensione;
- le imprese di assicurazione e riassicurazione di cui al codice delle assicurazioni private ex D.lgs. 7 settembre 2005, n. 209;
- le società fiduciarie di cui all’art. 199 TUF;
- le società fiduciarie, le società fiduciarie e di revisione e gli enti di gestione fiduciaria disciplinati dalla L. 23 novembre 1939, n. 1966;
- le società di cui all’art. 2 del D.L. 5 giugno 1986, n. 233;
- le società fiduciarie di cui all’art. 60, comma 4, del D.lgs. 23 luglio 1996, n. 415
.

Gli indicatori della crisi

Secondo quanto stabilito all'art. 13, sono indicatori della crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, che possono incidere sulla sostenibilità dei debiti per l'esercizio in corso o per i 6 mesi successivi e sulla continuità aziendale, tenuto conto della presenza di significativi e reiterati ritardi nei pagamenti di durata diversa in rapporto alle differenti categorie di debiti (art. 13. comma 1).

I compiti degli organi di controllo societari

L’art. 14 pone a carico degli organi di controllo societari, del revisore contabile e della società di revisione, ciascuno nell’ambito delle rispettive funzioni, l'obbligo di:
▪ verificare che l’organo amministrativo valuti costantemente se l’assetto organizzativo dell’impresa è adeguato, se sussiste l’equilibrio economico finanziario e quale è il prevedibile andamento della gestione,
▪ segnalare immediatamente all’organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi (art. 14, comma 1).

Con riferimento alle modalità di presentazione della segnalazione, il legislatore ha previsto che essa:
▪ deve essere motivata, fatta per iscritto, comunicata a mezzo posta elettronica certificata o comunque con mezzi che assicurino la prova dell’avvenuta ricezione,
▪ deve contenere la fissazione di un congruo termine, non superiore a 30 giorni, entro il quale l’organo amministrativo deve riferire in ordine alle soluzioni individuate e alle iniziative intraprese (art. 14, comma 2).

Gli organi di controllo societari, il revisore contabile e la società di revisione devono:
- informare, senza indugio, l’OCRI;
- fornire all'OCRI ogni elemento utile per le relative determinazioni, anche in deroga a quanto disposto dall’art. 2407, comma 1, c.c. con riferimento all’obbligo di segretezza.

I compiti dei creditori qualificati

L’art. 15 elenca i creditori pubblici qualificati che sono tenuti alla segnalazione di allerta a fronte di una esposizione debitoria dell’imprenditore di importo rilevante.
Essi sono:
- l’Agenzia delle entrate;
- l’Istituto nazionale della previdenza sociale; - l’Agente della riscossione delle imposte
.

L’Agenzia delle entrate, l’INPS e l’Agente della riscossione hanno infatti l'obbligo di effettuare la segnalazione all'OCRI, anche ai fini della segnalazione agli organi di controllo della società, quando si verificano determinate condizioni.
I creditori pubblici qualificati sono investiti del compito:
dare ▪ di dare avviso al debitore che la sua esposizione debitoria ha superato l’importo rilevante ai fini della segnalazione;
▪ di segnalare al debitore che, se entro 90 giorni dalla ricezione dell’avviso, egli non avrà estinto o altrimenti regolarizzato la propria posizione o non avrà presentato istanza di composizione assistita della crisi o domanda per l’accesso ad una procedura di regolazione della crisi e dell’insolvenza, verrà fatta segnalazione all’OCRI (Organismo di composizione della crisi d'impresa), anche per la comunicazione agli organi di controllo della società (art. 15, comma 1).

L'onere di avvertimento riveste una particolare importanza per i creditori pubblici qualificati viste le conseguenze derivanti dalla mancata comunicazione.
Nel caso di omessa comunicazione infatti il legislatore ha disposto l'inefficacia del titolo di prelazione spettante sui crediti dell'Agenzia delle Entrate e dell'INPS, nonché l'inopponibilità del credito per spese ed oneri di riscossione per quanto concerne l'Agente della Riscossione.

I creditori pubblici qualificati non sono invece tenuti alla segnalazione quando il debitore documenta di essere titolare di crediti di imposta o di altri crediti verso pubbliche amministrazioni risultanti dalla piattaforma per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni, predisposta dal Ministero dell’economia e delle finanze ai sensi dell’art. 4 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 25 giugno 2012 e dell’art. 3 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 22 maggio 2012, per un ammontare complessivo non inferiore alla metà del debito verso il creditore pubblico qualificato.
Le Camere di commercio rendono disponibile, esclusivamente ai creditori pubblici qualificati, un elenco nazionale dei soggetti sottoposti alle misure di allerta, da cui risultino anche le domande dagli stessi presentate per la composizione assistita della crisi o per l’accesso ad una procedura di regolazione della crisi o dell’insolvenza.
Per Agenzia delle entrate, l’obbligo di segnalazione decorre dalle comunicazioni della liquidazione periodica IVA di cui all’art. 21-bis del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 relative al primo trimestre dell’anno d’imposta successivo all’entrata in vigore del codice.


5.5. Procedure di regolazione della crisi e dell'insolvenza

Per i procedimenti di regolazione della crisi o dell'insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione e' competente il tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di imprese di cui all'articolo 1 del D.Lgs. n. 168/2003.
, individuato con riguardo al luogo in cui il debitore ha il centro degli interessi principali (art. 27, comma 1).
Per i procedimenti di regolazione della crisi o dell'insolvenza diversi da quelli indicati sopra e le controversie che ne derivano e' competente il tribunale nel cui circondario il debitore ha il centro degli interessi principali (art. 27, comma 2).

Ai fini della disciplina della competenza territoriale, il nostro legislatore ha recepito la nozione definita dall’ordinamento dell’Unione europea come “centro degli interessi principali del debitore”.
La competenza per i procedimenti di accertamento della crisi e dell’insolvenza viene attribuita al Tribunale che è dunque competente “per materia” rispetto ad altri organi della giurisdizione ordinaria. Inoltre, in attuazione di uno specifico principio contenuto nella delega (articolo 2, comma I, lettera n)), è previsto che non tutti i Tribunali siano competenti per ogni genere di procedimento, bensì:
- per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione, risulta competente il Tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa (articolo 1, D.Lgs. 27 giugno 2003, n. 168),
- per tutti gli altri procedimenti e per le controversie che ne derivano, è competente il Tribunale del luogo in cui il debitore ha il centro degli interessi principali (art. 27, comma 1).
Si stabilisce, inoltre, che la competenza “territoriale” spetta al Tribunale del luogo ove si trova il centro degli interessi principali del debitore, definito nella stessa norma, tenuto conto della categoria di appartenenza del debitore e, individuato, in una prospettiva di semplificazione, attraverso il ricorso a presunzioni assolute.
Consegue che, il “centro degli interessi principali del debitore”, viene presunto coincidente:
- per la persona fisica esercente attività impresa, con la sede legale risultante dal Registro delle imprese ovvero, in mancanza, con la sede effettiva dell’attività abituale;
- per la persona fisica che non esercita attività d’impresa, con la residenza oppure il domicilio e, se questi siano sconosciuti, con l’ultima dimora nota ovvero, in mancanza, col luogo di nascita. Se questo non è in Italia, la competenza appartiene al Tribunale di Roma; - per la persona giuridica e gli enti, pure non esercenti attività impresa, con la sede legale risultante dal Registro delle imprese o, in mancanza, con la sede effettiva dell’attività abituale oppure, qualora sconosciuta, con riguardo al legale rappresentante (art. 27, comma 3).
Nell’individuazione della competenza non ha rilevanza il trasferimento della sede del centro di interessi principale avvenuto nell’anno antecedente (art. 28).
Quando una procedura regolatrice delle crisi o dell'insolvenza è stata aperta da più tribunali, il procedimento prosegue avanti al tribunale competente che si è pronunciato per primo (art. 30, comma 1).


5.6. Gli strumenti di regolazione della crisi

Degli “strumenti di regolazione della crisi”, il decreto in commento dedica il Titolo IV, gli articoli dal 56 al 64.
La riforma prevede l’incentivazione della composizione negoziale stragiudiziale della crisi attraverso i seguenti strumenti:
1) i piani attestati di risanamento (art. 56);
2) gli accordi di ristrutturazione dei debiti (artt. 57 - 59);
3) gli accordi di ristrutturazione agevolati (art. 60);
4) gli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa (art. 61);
5) le convenzioni di moratoria (/art. 62).

1. I piani attestati di risanamento sono riservati alle ipotesi di continuità aziendale. Si tratta difatti di un piano che può essere rivolto ai creditori da parte di un imprenditore, anche non commerciale, in stato di crisi o di insolvenza, “che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria” (art. 56, comma 1).
Il piano deve avere data certa anche al fine dell’esenzione da revocatoria in caso di successiva liquidazione giudiziale.
La disposizione indica con precisione il contenuto minimo obbligatorio del piano, i termini delle azioni da realizzare ed i rimedi da adottare in caso di scostamento tra gli obiettivi e la situazione esistente.
La documentazione da presentare con il piano corrisponde a quella prescritta al debitore che ha richiesto di accedere alla procedura regolatrice della crisi o dell’insolvenza.
È in ogni caso previsto che il piano deve essere attestato da un professionista indipendente che deve certificare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità economica e giuridica dell’operazione.
Gli atti unilaterali ed i contratti posti in essere in esecuzione del piano devono essere provati per iscritto ed avere una data certa, al fine di evitare condotte opportunistiche o collusive.

2. È possibile stipulare accordi di ristrutturazione dei debiti da parte dell’imprenditore “anche non commerciale e diverso dall’imprenditore minore”, in stato di crisi o di insolvenza, con i creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti in continuità con il sistema vigente (art. 57, comma 1).
Ricordiamo che per “imprenditore minore”, secondo quanto stabilito dall’art. 2, comma 1, lett. d), del D.Lgs. n. 14/2019, si intende: l'impresa che presenta congiuntamente i seguenti requisiti:
1) un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore;
2) ricavi, in qualunque modo essi risultino, per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore;
3) un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.

La percentuale del 60% indicata sopra viene ridotta al 30% quando il debitore:
a) non proponga la moratoria dei creditori estranei agli accordi;
b) non abbia richiesto e rinunci a richiedere misure protettive temporanee (art. 60).

Al comma 2 dello stesso articolo 57 viene precisato che gli accordi di ristrutturazione dei debiti “devono contenere l'indicazione degli elementi del piano economico-finanziario che ne consentono l'esecuzione”. Il piano deve essere redatto secondo le modalità indicate dall'articolo 56.
Al piano debbono essere allegati i documenti di cui all'articolo 39, e precisamente:
- le scritture contabili e fiscali obbligatorie,
- le dichiarazioni dei redditi concernenti i tre esercizi o anni precedenti ovvero l'intera esistenza dell'impresa o dell'attività economica o professionale, se questa ha avuto una minore durata,
- i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi
.
Deve inoltre depositare, anche in formato digitale:
- una relazione sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria aggiornata,
- uno stato particolareggiato ed estimativo delle sue attività, - l'elenco nominativo dei creditori e l'indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione,
- l'elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e l'indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto,
- un'idonea certificazione sui debiti fiscali, contributivi e per premi assicurativi
.
Il debitore deve depositare una relazione riepilogativa degli atti di straordinaria amministrazione compiuti nel quinquennio anteriore.
Si precisa che gli accordi di ristrutturazione dei debiti ed il piano di risanamento possono essere rinegoziati o modificati:
▪ se intervengono modifiche al piano prima dell’omologazione, devono essere rinnovati sia l’attestazione del professionista indipendente sia il consenso dei creditori;
▪ se dopo l’omologazione si rendono necessarie modifiche sostanziali al piano, l’imprenditore può apportare le modifiche al piano idonee ad assicurare l’esecuzione degli accordi ed è richiesto il rinnovo dell’attestazione da parte del professionista indipendente.
Il piano modificato e l’attestazione devono essere pubblicati nel Registro delle imprese ed il debitore deve dare comunicazione della pubblicazione ai creditori che possono presentare opposizione entro 30 giorni (art. 58, comma 2).
È interessante evidenziare che gli accordi di ristrutturazione della società, salvo patto contrario, hanno efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili che, se hanno prestato garanzia, continuano a rispondere per tale diverso titolo salvo che non sia stato diversamente previsto (art. 59, comma 3).

3. È stato introdotto l’istituto degli accordi di ristrutturazione agevolati che possono essere stipulati con creditori che rappresentano almeno il 30% dei crediti a condizione che il debitore:
▪ non proponga la moratoria dei crediti estranei agli accordi;
▪ non abbia richiesto e rinunci a richiedere misure protettive temporanee (art. 60).

4. È confermata la presenza degli “accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa".
L’accordo non ha carattere liquidatorio e l’effetto vincolante si estende anche a categorie diverse dai creditori bancari e finanziari.
La fattispecie è oggi regolamentata, insieme alla convenzione di moratoria, dall’art. 182-septies del R.D. n. 267/1942 (introdotto per effetto dell’art. 9, comma 1, del D.L. n. 83/2015, convertito dalla L. n. 132/2015) e risponde all’esigenza di “potenziare” la via stragiudiziale di risoluzione della crisi, evitando che l’ostruzionismo di alcuni creditori finanziari, che vantino crediti di modesta entità, comprometta gli accordi tra il debitore e la maggioranza dei creditori.
L’elemento di novità che emerge rispetto alla vigente disciplina è rappresentato dalla scelta, compiuta dal legislatore, di separare gli accordi di ristrutturazione (art. 61) dalla convenzione di moratoria (art. 62), pur rispondendo entrambi gli istituti ad una finalità sostanzialmente comune.
L’articolo 61 regola gli accordi “ad efficacia estesa” e stabilisce che la disciplina degli accordi di ristrutturazione si applica, in deroga ai principi civilistici, anche ai creditori non aderenti, purché appartenenti alla medesima categoria, “individuata tenuto conto dell'omogeneità di posizione giuridica ed interessi economici”.
La nuova disciplina si contraddistingue per un ampliamento del campo di applicazione - in ossequio all’art. 5 comma 1 lett. a) della legge delega n. 155/2017 - coinvolgendo anche soggetti diversi dai creditori bancari e finanziari.
Ai fini di quanto sopra à necessario che:
a) tutti i creditori appartenenti alla categoria siano stati informati dell'avvio delle trattative, siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede e abbiano ricevuto complete e aggiornate informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore nonchè sull'accordo e sui suoi effetti;
b) l'accordo abbia carattere non liquidatorio, prevedendo la prosecuzione dell'attività d'impresa in via diretta o indiretta e che i creditori vengano soddisfatti in misura significativa o prevalente dal ricavato della continuità aziendale;
c) i crediti dei creditori aderenti appartenenti alla categoria rappresentino il settantacinque per cento di tutti i creditori appartenenti alla categoria, fermo restando che un creditore può essere titolare di crediti inseriti in più di una categoria;
d) i creditori della medesima categoria non aderenti cui vengono estesi gli effetti dell'accordo possano risultare soddisfatti in base all'accordo stesso in misura non inferiore rispetto alla liquidazione giudiziale;
e) il debitore abbia notificato l'accordo, la domanda di omologazione e i documenti allegati ai creditori nei confronti dei quali chiede di estendere gli effetti dell'accordo
.

5. Al comma 1 dell’art. 62 si dispone che la convenzione di moratoria conclusa tra un imprenditore, anche non commerciale, e i suoi creditori, diretta a disciplinare in via provvisoria gli effetti della crisi e avente ad oggetto la dilazione delle scadenze dei crediti, la rinuncia agli atti o la sospensione delle azioni esecutive e conservative e ogni altra misura che non comporti rinuncia al credito, “è efficace anche nei confronti dei creditori non aderenti che appartengano alla medesima categoria”.
Viene così ampliato l’ambito di applicazione delle convenzioni di moratoria, non essendo più limitato agli accordi conclusi con banche od intermediari finanziari. La convenzione di moratoria può difatti essere ora conclusa tra un imprenditore, anche non commerciale, ed i suoi creditori, ed essa è diretta a disciplinare in via provvisoria gli effetti della crisi, avendo ad oggetto:
▪ la dilazione delle scadenze dei crediti;
▪ la rinuncia agli atti o la sospensione delle azioni esecutive e conservative e di ogni altra misura che non comporti la rinuncia al credito, in deroga a quanto previsto dai principi civilistici (dettati dagli articoli 1372 e 1411 c.c).
Ai fini di quanto sopra è necessario:
a) tutti i creditori appartenenti alla categoria siano stati informati dell'avvio delle trattative o siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede e abbiano ricevuto complete e aggiornate informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore nonche' sulla convenzione e i suoi effetti;
b) i crediti dei creditori aderenti appartenenti alla categoria rappresentino il settantacinque per cento di tutti i creditori appartenenti alla categoria, fermo restando che un creditore può essere titolare di crediti inseriti in più di una categoria;
c) vi siano concrete prospettive che i creditori della medesima categoria non aderenti, cui vengono estesi gli effetti della convenzione, possano risultare soddisfatti all'esito della stessa in misura non inferiore rispetto alla liquidazione giudiziale;
d) la convenzione sia accompagnata da una relazione redatta da un professionista indipendente designato dal debitore, che deve attestare anche la veridicità dei dati aziendali, l’idoneità della convenzione a disciplinare provvisoriamente gli effetti della crisi e la convenienza della convenzione
(art. 62, comma 2).


5.7. Disposizioni generali, strumenti di allerta e composizione assistita della crisi

Al Capo I, del Titolo X (artt. dal 348 al 355) vengono dettate alcune disposizioni di ordine generale, che riassumiamo nei seguenti 5 punti:
1) Adeguamento delle soglie dell'impresa minore
Secondo quanto stabilito all’art. 2, comma 1, lett d), per «impresa minore» si intende l'impresa che presenta congiuntamente i seguenti requisiti:
a) un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore;
b) ricavi, in qualunque modo essi risultino, per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore;
c) un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.
I valori appena indicati, secondo quanto previsto dall’art. 348, possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia adottato sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento.

2) Sostituzione dei termini fallimento e fallito
Secondo quanto stabilito all’art. 349, nelle disposizioni normative vigenti i termini «fallimento», «procedura fallimentare», «fallito» nonchè le espressioni dagli stessi termini derivate devono intendersi sostituite, rispettivamente, con le espressioni «liquidazione giudiziale», «procedura di liquidazione giudiziale» e «debitore assoggettato a liquidazione giudiziale» e loro derivati, con salvezza della continuità delle fattispecie.

3) Istituzione di un osservatorio permanente
Secondo quanto previsto all’art. 353, il Ministro della giustizia, con decreto adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per lo sviluppo economico entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, istituisce, anche ai fini di cui all'articolo 355, un osservatorio permanente sull'efficienza delle misure di allerta, delle procedure di composizione assistita della crisi di impresa di cui al titolo II.
Ai componenti dell'osservatorio non verranno corrisposti compensi e gettoni di presenza, rimborsi spese ed altri emolumenti comunque denominati.

4) Revisione dei parametri
L’articolo 354 dispone che al fine di migliorare la tempestività e l'efficienza delle segnalazioni dirette a favorire l'emersione precoce della crisi di impresa, sulla base dei dati elaborati dall'osservatorio permanete, si dovrà provvedere, con un apposito regolamento, all'eventuale revisione delle disposizioni contenute nell'articolo 15 (relativo all’obbligo di segnalazione da parte dei creditori pubblici qualificati) con riferimento sia alla tipologia dei debiti sia all'entità degli stessi, nonchè dei presupposti della tempestività dell'iniziativa ai sensi dell'articolo 24 ai fini delle misure premiali di natura fiscale di cui all'articolo 25.
Ricordiamo che, ai sensi dell’art. 24, ai fini dell'applicazione delle misure premiali di cui all'articolo 25, l'iniziativa del debitore volta a prevenire l'aggravarsi della crisi non viene considerata tempestiva se lo stesso propone una domanda di accesso ad una delle procedure regolate dal presente codice oltre il termine di sei mesi, ovvero presenta l'istanza di cui all'articolo 19 oltre il termine di tre mesi, a decorrere da quando si verifica, alternativamente:
a) l'esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno sessanta giorni per un ammontare pari ad oltre la metà dell'ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;
b) l'esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno centoventi giorni per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
c) il superamento, nell'ultimo bilancio approvato, o comunque per oltre tre mesi, degli indici elaborati ai sensi dell'articolo 13, commi 2 e 3
.
L'esistenza dei requisiti di tempestività previsti dal presente articolo viene attestata, su richiesta del debitore, dal presidente del collegio degli esperti di cui all’Articolo 17.

5) Relazione al Parlamento
Secondo quanto disposto dall’art. 355, entro due anni in sede di prima applicazione, e successivamente ogni tre anni, il Ministro della giustizia dovrà presentare al Parlamento una relazione dettagliata sull'applicazione del presente codice, tenuto conto dei dati elaborati dall'osservatorio permanete di cui all'articolo 353.


5.8. Modifiche al Codice civile

La Parte seconda del decreto (articoli dal 375 al 384) è dedicata alle modifiche al Codice civile.

. Se vuoi approfondire l’argomento, clicca QUI.


5.9. L'entrata in vigore e le disposizioni transitorie

Secondo quanto previsto dall’articolo 389, le disposizioni contenuto in questo decreto non saranno immediatamente applicabili ma entreranno in vigore in maniera scaglionata: alcune disposizioni entreranno in vigore entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto (entro il 16 marzo 2019), altre entro 18 mesi dalla stessa pubblicazione (entro il 15 agosto 2020). Vediamole nel dettaglio.

1) Disposizioni operative tra 30 giorni (16 marzo 2019)
Saranno operative entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto, e quindi dal 16 marzo 2019, le disposizioni riguardanti;
- la competenza, nei procedimenti di regolazione della crisi o dell'insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione, assegnata al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di imprese individuato avuto riguardo al luogo in cui il debitore ha il centro degli interessi principali (art. 27, comma 1);
- le modifiche alla disciplina dell'amministrazione straordinaria (art. 350);
- l’istituzione dell’albo dei soggetti destinati a svolgere, su incarico del tribunale, le funzioni di curatore, commissario giudiziale o liquidatore (artt. 356, 357);
- la realizzazione dell’area web riservata (prevista dal comma 6 dell’art. 40) da parte del Ministero dello sviluppo economico, sentita l'Agenzia per l'Italia digitale, avvalendosi delle strutture informatiche di cui all'articolo 6-bis, comma 4, del D.Lgs. n. 82/2005 (Codice dell'amministrazione digitale).
Il comma 6 dell’art. 40 prevede infatti che quando la notificazione a mezzo di posta elettronica certificata del ricorso e del decreto di convocazione, da parte di coloro che esercitano funzioni di controllo e di vigilanza sull'impresa o da parte del pubblico ministero, non risulta possibile o non ha esito positivo per causa imputabile al destinatario, il ricorso e il decreto dovranno essere notificati senza indugio, a cura della cancelleria, mediante il loro inserimento nell'area web riservata. La notificazione si ha per eseguita nel terzo giorno successivo a quello in cui è compiuto l'inserimento.
- le norme sulla certificazione dei debiti contributivi e per premi assicurativi (art. 363);
- le norme sulla certificazione dei debiti tributari (art. 364);
- le norme sul recupero delle spese della procedura e il compenso del curatore in caso di revoca della dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale (art. 366);
- le previsioni sugli assetti organizzativi dell'impresa (con la modifica dell’art. 2086 del Codice civile) e societari (con la modifica dell’art. 2257 del Codice civile) (art. 375 e 377),
- sulla responsabilità degli amministratori (con la modifica degli articoli 2476 e 2486 del Codice civile) (art. 378);
- sulla nomina degli organi di controllo (con la modifica dell’art. 2477 del Codice civile) (art. 379). A tale proposito, si rammenta che l'obbligo di nomina dell'organo di controllo, per le società a responsabilità limitata e le società cooperative già costituite alla data di entrata in vigore del presente decreto, dovrà essere rispettato entro nove mesi dalla predetta data (art. 379, comma 3);
- le garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire (artt. 385, 386, 387, 388).

2) Disposizioni operative tra 18 mesi (15 agosto 2020)
Per il resto, il Decreto legislativo entra in vigore decorsi diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione, ovvero il 15 agosto 2020.
Da tale data saranno pienamente operative la maggior parte delle disposizioni, comprese le misure di allerta, volte a consentire la pronta emersione della crisi, nonché la nuova sezione sul sovraindebitamento, ovvero sul fallimento del consumatore e delle piccole imprese.

3) Disciplina transitoria
All’articolo 390 del decreto legislativo è ricompresa anche una norma di disciplina della fase transitoria, che riguardano ricorsi e domande presentati prima dell’entrata in vigore o pendenti alla data di entrata in vigore del decreto in commento.
Viene prescritto, in particolare, che:
a) i ricorsi per dichiarazione di fallimento e le proposte di concordato fallimentare,
b) i ricorsi per l'omologazione degli accordi di ristrutturazione, per l'apertura del concordato preventivo, per l'accertamento dello stato di insolvenza delle imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa e
c) le domande di accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento
depositati prima dell'entrata in vigore del presente decreto dovranno essere definiti secondo le disposizioni del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, nonche' della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonche' di composizione delle crisi da sovraindebitamento”).

Viene, inoltre, disposto che le procedure di fallimento e le altre procedure indicate sopra, pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonchè le procedure aperte a seguito della definizione dei ricorsi e delle domande di cui al medesimo comma dovranno essere definite secondo le disposizioni del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, nonchè della legge 27 gennaio 2012, n. 3.


6. 20 MARZO 2019 – LEGGE N. 20/2019 - Nuova delega al Governo per l'adozione di ulteriori decreti integrativi e correttivi

E’ stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 67 del 20 marzo 2019, la Legge 8 marzo 2019, n. 20, recante “Delega al Governo per l'adozione di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi adottati in attuazione della delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza, di cui alla legge 19 ottobre 2017, n. 155”.
Con l'emanazione di tale legge è stata assegnata al Governo una nuova delega per la promulgazione di disposizioni integrative e correttive della riforma della disciplina della crisi di impresa e dell'insolvenza.
La riforma contenuta nel D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, emanato in attuazione della Legge delega 19 ottobre 2017, n. 155 potrebbe pertanto subire in un prossimo futuro delle modificazioni od integrazioni.
L'art. 1 della Legge n. 20/2019 prevede infatti che il Governo entro due anni dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti legislativi adottati in attuazione della delega di cui alla Legge 19 ottobre 2017, n. 155 e nel rispetto dei principi e criteri direttivi da essa fissati potrà adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi medesimi.
La necessità di emanare una nuova legge delega in materia scaturisce dal fatto che la Legge 19 ottobre 2017, n. 155 non ha previsto la possibilità di adottare decreti integrativi e correttivi.
Per tale ordine di motivi il nostro legislatore ha avvertito l'esigenza di poter intervenire sulla normativa in considerazione della portata e dell'importanza della riforma organica della disciplina dell'insolvenza e della crisi di impresa, la cui attuazione è destinata ad avere un impatto significativo sull'intero sistema imprenditoriale.
Le disposizioni che potranno intervenire sul Codice della crisi di impresa e dell'insolvenza dovranno pur sempre essere conformi ai principi generali ed ai criteri direttivi fissati nella Legge 19 ottobre 2017, n. 155.


RIFERIMENTI

. Se vuoi approfondire i contenuti e scaricare il testo della LEGGE DELEGA N. 155/2017, clicca QUI.

. Per l'Organismo di composizione della crisi d'impresa - OCRI, clicca QUI.

. Per l'Albo degli incaricati della gestione e del controllo nelle procedure di regolazione della crisi, clicca QUI.

. Per lemodifiche al diritto societario , clicca QUI.

. Per approfondire i contenuti della proposta di DIRETTIVA EUROPEA SULL'INSOLVENZA, clicca QUI.

. Per i lavori svolti dalla COMMISSIONE RORDORF sulla riforma delle discipline della crisi d'impresa e dell'insolvenza, clicca QUI.

. Per i RIFERIMENTI NORMATIVI, leggi, decreti, circolari e direttive ministeriali, clicca QUI.



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Pubblicato su: 2019-01-24 (1574 letture)

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