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RIFORMA ORGANICA DELLE DISCIPLINE DELLA CRISI DI IMPRESA E DELL’INSOLVENZA - L'ORGANISMO DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI D'IMPRESA - OCRI - PROCEDURE DI ALLERTA E INDICATORI DELLA CRISI - COMPOSIZIONE NEGOZIATA DELLA CRISI D'IMPRESA





L'ORGANISMO DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI D'IMPRESA - OCRI

1. OCRI - Funzioni, finalità e organizzazione dell'Organismo

1.1. Nomina e composizione del collegio

La nuova normativa, prevede che l’OCRI sia costituito presso ciascuna Camera di commercio e ad esso è affidato il compito di:
a) ricevere le segnalazioni sui fondati indizi della crisi così come comunicati dagli organi di controllo societario o dai creditori pubblici qualificati (Agenzia delle Entrate; INPS; Agente per la riscossione), (art. 14 e 15);
b) gestire la fase di allerta per tutte le imprese;
c) assistere l’imprenditore, su sua istanza, nel procedimento composizione assistita della crisi per le imprese diverse da quelle minori (o imprese «sotto soglia») (art. 16, 17 e 18).

La competenza territoriale dell’OCRI a cui devono essere indirizzate le segnalazioni o l’istanza del debitore, è determinata sulla base della sede legale dell'impresa.
È pertanto irrilevante l’eventuale diversa localizzazione del centro principale degli interessi del debitore.

L'organismo - secondo quanto stabilito al comma 3 dell'art. 16 - si articola in vari organi:
- il referente, individuato nel segretario generale della Camera di commercio o un suo delegato;
- l'ufficio del referente, che potrà essere costituito anche in forma associata da diverse Camere di commercio, e - il collegio degli esperti che viene nominato di volta in volta per la trattazione di ogni singolo affare.
Il referente non solo ha il compito di assicurare la tempestività del procedimento, ma deve curare l’esecuzione degli adempimenti amministrativi e vigilare sul rispetto dei termini da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Con l’obiettivo di assicurare la certezza, la sicurezza e la tempestività delle comunicazioni, il legislatore ha inoltre imposto l’uso della posta elettronica certificata all’ufficio del referente.


1.2. La nomina del collegio degli esperti

Ricevuta la segnalazione o l'istanza del debitore, il referente - secondo quanto stabilito all'art. 17 - procede senza indugio a dare comunicazione della segnalazione stessa agli organi di controllo della società, se esistenti, e alla nomina di un collegio di tre esperti tra quelli iscritti nell'albo degli incaricati della gestione e del controllo nelle procedure dei quali:
a) uno designato dal presidente della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale individuato a norma dell'articolo 4 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, avuto riguardo al luogo in cui si trova la sede dell'impresa, o da un suo delegato;
b) uno designato dal presidente della Camera o da un suo delegato, diverso dal referente;
c) uno appartenente all'associazione rappresentativa del settore di riferimento del debitore, individuato dal referente, sentito il debitore, tra quelli iscritti nell'elenco trasmesso annualmente all'organismo dalle associazioni imprenditoriali di categoria; l'elenco contiene un congruo numero di esperti.
Le designazioni di cui alle lettere a) e b), devono pervenire all'organismo entro tre giorni lavorativi dalla ricezione della richiesta. In mancanza, il referente procede alla designazione in via sostitutiva.
Le designazioni dovranno essere "effettuate secondo criteri di trasparenza e rotazione, tenuto conto in ogni caso della specificita' dell'incarico" (art. 17, comma 2).

Al fine di garantire la riservatezza della procedura, la richiesta di designazione non deve inoltre contenere alcun riferimento idoneo all’identificazione del debitore, salva l’indicazione del settore in cui lo stesso opera e delle dimensioni dell’impresa, desunte dal numero degli addetti e dall’ammontare annuo dei ricavi risultanti dal registro delle imprese.
Entro il giorno successivo alla nomina, i professionisti devono inoltre rendere all’OCRI, a pena di decadenza, l’attestazione della propria indipendenza sulla base dei presupposti indicati all’art. 2, comma 1, lettera o), n. 2 e 3.
Il professionista deve infatti:
- essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2399 c.c.;
- non essere legato all’impresa o ad altre parti interessate all’operazione di regolazione della crisi da rapporti di natura personale o professionale.
Il professionista nominato ed i soggetti con i quali è eventualmente unito in associazione professionale non devono aver prestato negli ultimi 5 anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore, né essere stati membri degli organi di amministrazione o controllo dell’impresa, né aver posseduto partecipazioni in essa.
In caso di rinuncia o decadenza dall’incarico, il referente può procede alla sostituzione dell’esperto.


1.3. Funzionamento dell'OCRI - Disposizioni transitorie

Secondo quanto stabilito all'art. 352, sino alla istituzione presso il Ministero della giustizia dell'albo degli incaricati della gestione e del controllo nelle procedure, i componenti del collegio di cui all'articolo 17, comma 1, lettere a) e b), dovranno essere individuati tra i soggetti iscritti all'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili o all'albo degli avvocati i quali abbiano svolto funzioni di commissario giudiziale, attestatore o abbiano assistito il debitore nella presentazione della domanda di accesso in almeno tre procedure di concordato preventivo che abbiano superato la fase dell'apertura o tre accordi di ristrutturazione dei debiti che siano stati omologati.

Entro il giorno successivo alla nomina, i professionisti - secondo quanto stabilito al comma 5 dell'art. 17 - "devono rendere all'organismo, a pena di decadenza, l'attestazione della propria indipendenza sulla base dei presupposti indicati all'articolo 2, comma 1, lettera o), numeri 2 e 3".
I professionisti nominati ed i soggetti con i quali essi sono eventualmente uniti in associazione professionale non devono aver prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore, nè essere stati membri degli organi di amministrazione o controllo dell'impresa, ne' aver posseduto partecipazioni in essa. In caso di rinuncia o decadenza, il referente procede alla sostituzione dell'esperto.
Nel caso il referente, ricevuta la segnalazione dei soggetti qualificati o l'istanza del debitore, verifica che si tratta di "impresa minore", convoca il debitore dinanzi all'OCC (Organismo di composizione della crisi) competente per territorio indicato dal debitore o in difetto individuato sulla base di un criterio di rotazione, ai fini e dell'eventuale avvio del procedimento di composizione assistita della crisi.


1.4. Funzionamento dell'OCRI - La procedura

1.4.1. Audizione del debitore

Entro 15 giorni dalla ricezione della segnalazione o dell’istanza del debitore, l’OCRI convoca il debitore nonché i componenti di organi di controllo, se presenti, per l’audizione in via riservata e confidenziale (art. 18).
Dopo aver sentito il debitore e tenuto conto degli elementi di valutazione da questi forniti, nonché dei dati e delle informazioni assunte, l’OCRI può:
▪ disporre l’archiviazione delle segnalazioni ricevute, quando ritiene che non sussista la crisi o che si tratti di imprenditore al quale non si applicano gli strumenti di allerta;
▪ disporre l’archiviazione quando l’organo di controllo societario o, in sua mancanza, un professionista indipendente, attesta l’esistenza di crediti di imposta o di altri crediti verso pubbliche amministrazioni per i quali sono decorsi 90 giorni dalla messa in mora, per un ammontare complessivo che, portato in compensazione con i debiti, determina il mancato superamento delle soglie di cui all’articolo 15, comma 2, lettere a), b) e c).
Se invece l’OCRI rileva l’esistenza della crisi, individua con il debitore le possibili misure per porvi rimedio e fissa il termine entro il quale il debitore deve riferire sulla loro attuazione.

1.4.2. Composizione della crisi

L’OCRI può inoltre essere investito, su istanza del debitore, del procedimento di composizione concordata della crisi ed, in questo caso, l’organismo deve:
▪ fissare un termine non superiore a 3 mesi, prorogabile per un massimo di altri 3 mesi, nel caso di positivi riscontri delle trattative per la ricerca di una soluzione concordata della crisi dell’impresa, curandone le trattative (art. 19, comma 1);
▪ acquisire una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa nonché un elenco dei creditori e dei titolari dei diritti reali o personali con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle eventuali cause di prelazione (art. 19. comma 2).

Quando il debitore dichiara che intende presentare domanda di omologazione di accordi di ristrutturazione dei debiti o di apertura del concordato preventivo, il collegio procede, su richiesta del debitore, ad attestare la veridicita' dei dati aziendali (art. 19, comma 3).

L'accordo con i creditori deve avere forma scritta, deve essere depositato presso l'organismo e non è ostensibile a soggetti diversi da coloro che lo hanno sottoscritto.
L'accordo produce gli stessi effetti degli accordi che danno esecuzione al piano attestato di risanamento e, su richiesta del debitore e con il consenso dei creditori interessati, viene iscritto nel registro delle imprese (art. 19, comma 4).

1.4.3. Conclusione del procedimento

Se il procedimento di composizione concordata della crisi ha avuto esito positivo:
▪ l’accordo con i creditori deve avere forma scritta e deve essere depositato presso l’organismo;
▪ l’accordo non è ostensibile nei confronti di soggetti diversi da quelli che vi hanno aderito;
▪ l’accordo può essere iscritto nel Registro delle imprese su richiesta del debitore e con il consenso dei creditori, come previsto al comma 4 dell'art. 19.

La riforma riconosce inoltre al debitore che ha presentato l’istanza per la soluzione concordata della crisi di poter richiedere al Tribunale – sezioni specializzate in materia di imprese – l’adozione di misure protettive necessarie per poter condurre a termine le trattative (art. 20).

1.4.4. False dichiarazioni - Sanzioni

All'art. 345 vengono previste sanzioni severe per chi dichiara il falso nelle attestazioni dei componenti dell'OCRI.
Il componente dell'organismo di composizione della crisi di impresa che nell'attestazione di cui all'articolo 19, comma 3, espone informazioni false ovvero omette di riferire informazioni rilevanti in ordine alla veridicità dei dati contenuti nel piano o nei documenti ad esso allegati, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 50.000,00 a 100.000,00 euro.
Se il fatto e' commesso al fine di conseguire un ingiusto profitto per sè o per altri, la pena è aumentata.
Se dal fatto consegue un danno per i creditori la pena è aumentata fino alla metà.


1.5. Costi amministrativi e compensi dei componenti

Secondo quanto disposto dall'art. 351, gli importi spettanti all'OCRI per i costi amministrativi e i compensi dei componenti del collegio sono concordati con il debitore o, in difetto, liquidati dal presidente della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale competente, o da un suo delegato, tenuto conto dell'impegno in concreto richiesto e degli esiti del procedimento, sulla base dei seguenti parametri:
a) in caso di mancata comparizione del debitore, il compenso minimo del curatore ridotto al cinquanta per cento, di cui la meta' all'ufficio del referente e la restante metà suddivisa tra i componenti del collegio;
b) per la sola audizione del debitore, il compenso minimo del curatore, di cui un terzo all'ufficio del referente e due terzi da suddividere tra i componenti del collegio;
c) per il procedimento di composizione assistita della crisi, i compensi e i rimborsi delle spese previsti dal decreto del Ministro della giustizia 24 settembre 2014, n. 202, articoli 14, 15 e 16, in quanto compatibili, avuto riguardo all'attivo e al passivo del debitore risultanti dai dati acquisiti dall'organismo.
Ai costi fissi che gravano sulle Camere di commercio per consentire il funzionamento degli OCRI si provvede mediante il versamento di diritti di segreteria, che dovranno essere determinati ai sensi dell'art. 18 della L. n. 580 del 1993.



PROCEDURE DI ALLERTA E INDICATORI DELLA CRISI

1. Procedure di Allerta e Indicatori della crisi - Concetti chiave e soluzioni

Le procedure di allerta

La recente riforma della Legge Fallimentare, approvata con la legge n. 155/2017, ha introdotto significative modifiche alla disciplina fallimentare.
Tra le novità più rilevanti della legge fallimentare, l’introduzione di un regime di allerta per individuare precocemente situazioni di potenziale crisi e per prevenire casi di default, attraverso una maggiore responsabilizzazione del debitore e degli organi di governance.
In particolare, la riforma della legge fallimentare prevede l’introduzione di specifiche procedure di allerta, in presenza di indicatori di crisi, definiti come “squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario (…) rilevabili attraverso appositi indici (…) nonché l’esistenza di significativi e reiterati ritardi nei pagamenti”.
In questi casi, l’organo di controllo societario deve avvisare l’organo amministrativo ed in caso di necessità informare l’organismo di composizione della crisi (ente chiamato a gestire il superamento della crisi che può sorgere da un organismo di conciliazione delle CCIAA, da un ordine professionale, o da un ente pubblico territoriale iscritto).

Gli strumenti di allerta introdotti dal nuovo Codice della crisi d’impresa rappresentano senz’altro una delle novità di maggior rilievo dell’intera norma.
In particolare, all’interno del Titolo 2, rubricato “Procedure di allerta e di composizione assistita della crisi”, il Capo I regolamenta gli “Strumenti di allerta”, distinguendo, di fatto, tra:
1) Strumenti di Allerta Interna, e
2) Strumenti di Allerta Esterna.

1) Strumenti di Allerta Interna

"Costituiscono strumenti di allerta gli obblighi di segnalazione posti a carico dei soggetti di cui agli articoli 14 e 15, finalizzati, unitamente agli obblighi organizzativi posti a carico dell’imprenditore dal codice civile, alla tempestiva rilevazione degli indizi di crisi dell’impresa ed alla sollecita adozione delle misure più idonee alla sua composizione" (art. 12, comma 1).
L'i’imprenditore ha quindi il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.
Tale obbligo è già entrato in vigore, dopo trenta giorni dalla pubblicazione della norma.
Peraltro, lo stesso articolo 3 del Codice della crisi, stabilisce i seguenti “Doveri del debitore”:
1) L’imprenditore individuale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte.
2) L’imprenditore collettivo deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative.

L’attivazione delle misure idonee e l’adozione delle necessarie iniziative consentono all’impresa di beneficiare delle misure premiali previste dall’art. 25, ed evitare che si realizzano quelle cause ostative ai benefici, previste dal precedente art. 24.

2) Strumenti di Allerta Esterna

Gli strumenti di allerta esterna consistono negli obblighi di segnalazione da parte degli organi di controllo societari e da parte dei creditori pubblici qualificati (Agenzia Entrate, Inps e Agente della riscossione); tale obbligo entra in vigore dopo diciotto mesi dalla pubblicazione della norma.

Da tener presente che la Procedura di allerta è quella che viene gestita dall’Organismo di composizione della crisi ai sensi degli artt da 16 a 23 del Codice della Crisi.


Gli Indicatori della Crisi

Costituiscono indicatori di crisi "gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresì indicatori di crisi ritardi nei paga-menti reiterati e significativi, anche sulla base di quanto previsto nell’articolo 24" (art. 13, comma 1, D.Lgs. n. 14/2019).

Si tratta di un insieme di indici dalla cui unitaria valutazione è possibile ragionevolmente presumere l’esistenza di uno stato di crisi dell’impresa, unitamente a reiterati e significativi ritardi nei pagamenti. Tali indici saranno emanati dal Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti ed esperti contabili entro il termine di diciotto mesi previsto per l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa, anche se ne è stato annunciato il rilascio nell’autunno 2019.

Da quanto sopra illustrato si può evincere una netta differenza tra ciò che sono gli strumenti di allerta, il cui obbligo è peraltro già in vigore, e gli indicatori della crisi, che invece saranno emanati nei prossimi mesi.

In linea generale il nuovo Codice della crisi prevede due tipologie di indici:
1) indici che i professionisti devono definire ogni 3 anni per controllare lo stato di salute dell'impresa;
2) indici del rischio di insolvenza con conseguente procedura di alert.

Gli indici sono allo studio del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, e in base alla bozza in circolazione analizzata dal Sole24ore dovrebbero consistere in 7 valori che il professionista deve verificare a catena. Si ricorda che gli indici dovranno inoltre essere approvati con apposito decreto del Ministero dello sviluppo economico.


2. LUGLIO 2019 - INDICATORI DELLA CRISI - Protocollo d'intesa tra CNDCEC e CERVED

Una delle novità più significative introdotte dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza è l’utilizzo degli strumenti di allerta.
La dicitura utilizzata dal legislatore, ovvero “strumento” e non “procedura”, sottolinea che trattasi di un meccanismo strutturato. In questa prospettiva gli indicatori della crisi rappresentano un valido strumento di allerta a disposizione di tutti i debitori che svolgono attività d’impresa, ad esclusione delle grandi imprese, dei gruppi d’impresa di rilevanti dimensioni, delle società con azioni di mercati regolamentati, delle società con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante, secondo quanto indicato nei regolamenti Consob, nonché delle imprese escluse per la specifica tipicità dell’attività svolta come quelle bancarie, assicurative, finanziarie e fiduciarie che normalmente sono soggette alla liquidazione coatta amministrativa.

Per quanto riguarda gli indicatori, l’art. 13 del Codice della Crisi e dell’Insolvenza statuisce che: “Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresì indicatori di crisi i ritardi nei pagamenti reiterati e significativi, anche sulla base di quanto previsto nell’articolo 24.

Da attenta lettura risulta chiaro che gli indicatori previsti dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza e ritenuti idonei a monitorare lo stato di salute delle imprese sono:
- gli indicatori finalizzati a rilevare gli squilibri di natura patrimoniali, finanziari e reddituali;
- la sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi;
- le prospettive di continuità aziendale;
- i due indici significativi:
a) la sostenibilità dell’indebitamento con i flussi finanziari;
b) l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi
;
- i ritardi nei pagamenti reiterati e significativi.

Relativamente alla prima tipologia – gli indicatori finalizzati a rilevare gli squilibri di natura patrimoniali, finanziari e reddituali – su specifica indicazione del Codice della Crisi e dell’Insolvenza all’art. 13, comma 2: “Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC), tenuto conto delle migliori prassi nazionali ed internazionali, elabora con cadenza triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni I.S.T.A.T., gli indici di cui al primo comma che, valutati unitariamente, fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa. Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) elabora indici specifici con riferimento alle start-up innovative di cui al decreto-legge 18 ottobre 2012, n.179, convertito dalla Legge 17 dicembre 2012, n.221, alle PMI innovative di cui al decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 marzo 2015, n. 33, alle società in liquidazione, alle imprese costituite da meno di due anni. Gli indici elaborati sono approvati con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico.”
Con l’Informativa n.45/2019 del 15 maggio 2019, il CNDCEC ha reso noto di aver sottoscritto un protocollo d’intesa con Cerved Group SPA con cui si elaboreranno gli indicatori della crisi d’impresa.

. Se vuoi scaricare il testo dell'informativa n. 45/2019 e del protocollo d'intesa, clicca QUI.

Riucordiamo che lo stesso Cerved ha già prodotto un pregevole e utile studio commissionato dal Ministero di Grazie e Giustizia.
Cerved ha selezionato l’intera base di imprese presenti nei propri database negli anni 2011-2016, per coprire un arco temporale sufficientemente ampio ed ottenere evidenze strutturali e non influenzate dalla congiuntura economica.
Sono state selezionate le società di capitale con bilanci che hanno manifestato situazioni di insolvenza nel periodo considerato ed è stato costruito un campione rappresentativo dell’economia italiana, abbinando ad ogni impresa insolvente una gemella in normali condizioni operative (campione bilanciato).
La ricerca si è basata sull’analisi di indici ritenuti predittivi, semplici da calcolare e da interpretare.

. Se vuoi saperne di più e scaricare il testo del documento, clicca QUI.


4. 26 OTTOBRE 2019 - Trasmessi al Ministero dello sviluppo economico gli indicatori della crisi elaborati dal CNDCEC

In occasione del Convegno Nazionale “La crisi d’impresa”, organizzato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC), è stato presentato un documento contenente i nuovi indici di allerta previsti dal Codice della crisi e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019), che dovranno essere esaminati dal Ministero dello sviluppo economico per la relativa approvazione.

Si ricorda al riguardo che l’art. 13 del D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 assegna al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, tenuto conto delle migliori prassi nazionali ed internazionali, il compito di elaborare con cadenza almeno triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica, gli indici che, valutati unitariamente, fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa.

Indici di allerta

Il documento si compone di due parti:
- la prima contenente gli indici di allerta, i quali saranno sottoposti all’approvazione del Ministero dello sviluppo economico mediante apposito decreto;
- la seconda parte (non soggetta ad approvazione ministeriale) contenente la nota metodologica per il relativo calcolo e applicazione.

L’esame svolto dal CNDCEC per la messa a punto degli indici è stato effettuato con un metodo scientifico basato sull’analisi storica dei bilanci messi a disposizione da Cerved su un campione di aziende che hanno manifestato negli anni elementi di insolvenza.

Il primo comma dell’art. 13 del D.Lgs. n. 14/2019 qualifica come indicatori di crisi: “gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore (…) rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’anno in corso (…). A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi (…)”.

Tipologie di indici di allerta

In conformità a quanto previsto dalla norma, gli indici messi a punto dal CNDCEC possono essere ricondotti a due diverse tipologie.
Il primo gruppo di indici risponde alle prescrizioni fornite nel primo comma del menzionato art. 13 e si sostanzia nei seguenti due indici applicabili indistintamente a tutte le imprese: patrimonio netto negativo e debt service coverage ratio (DSCR).
Dal punto di vista metodologico il primo passo consiste nel monitoraggio del patrimonio netto, da assumere considerando il totale della voce A) nel passivo patrimoniale al netto dei crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, di eventuali dividendi deliberati e non ancora contabilizzati e delle azioni proprie.
In presenza di un patrimonio netto positivo occorre comunque verificare il valore del secondo indice, il DSCR, che misura la capacità dell’impresa di produrre, nei successivi sei mesi, entrate sufficienti a coprire i debiti da onorare nello stesso periodo. Il valore di questo indice deve essere superiore a 1 in situazione di normalità. Un valore di questo indice superiore a 1 evidenzia la capacità prospettica di sostenibilità dei debiti su un orizzonte di 6 mesi, mentre un valore inferiore a 1 è sintomatico della relativa incapacità di far fronte ai debiti.
In presenza di un patrimonio netto positivo e di un valore del DSCR positivo è possibile escludere la presenza di sintomi di crisi. Viceversa, nell’ipotesi in cui il DSCR non sia ritenuto attendibile occorre procedere alla valutazione dei c.d. “indici di settore” che costituiscono il secondo gruppo di indici elaborati dal CNDCEC e presentano valori soglia differenti per settori economici.
Si tratta in particolare di:
- indice di sostenibilità degli oneri finanziari (rapporto tra oneri finanziari e fatturato);
- indice di adeguatezza patrimoniale (rapporto tra patrimonio netto e i debiti totali);
- indice di ritorno liquido dell’attivo (rapporto tra il cash flow e il totale dell’attivo);
- indice di liquidità (rapporto tra il totale delle attività e il totale delle passività a breve termine);
-
indice di indebitamento previdenziale o tributario (rapporto tra il totale dell’indebitamento previdenziale e tributario e il totale dell’attivo).

La sussistenza di uno stato di crisi richiede il superamento di tutte e cinque le soglie previste, mentre il superamento di una soltanto o di alcune di esse deve rappresenta un indizio parziale ed eventuale dello stato di crisi.
Si ricorda che ai sensi del terzo comma dell’art. 13 del D.Lgs. n. 14/2019 qualora l’impresa non ritenga adeguati gli indici, in considerazione delle proprie caratteristiche, è tenuta a specificarne le ragioni nella nota integrativa al bilancio d’esercizio, indicando nella medesima nota integrativa gli indici idonei a far presumere la sussistenza la sussistenza del suo stato di crisi, attestati da un professionista indipendente.

Il documento, infine, prevede specifici indici per le start-up innovative, le imprese in liquidazione e le imprese neocostituite; inoltre tiene conto di alcune specificità afferenti il settore delle cooperative, dei consorzi e quello della edilizia.

. Per consultare il comunicato stampa del CNDCEC, clicca QUI.

. Per scaricare il testo del documento (Bozza del 19 ottobre 2019), clicca QUI.


LA COMPOSIZIONE NEGOZIATA DELLA CRISI D'IMPRESA

1. D.L. N. 118/2021 - La composizione negoziata della crisi d'impresa - Un nuovo strumento per contrastare le crisi d’impresa e favorire il risanamento aziendale

E’ stato pubblicato nelle scorse settimane, sulla Gazzetta Ufficiale, il Decreto legge 24 agosto 2021, n. 118 recante le “Misure urgenti in materia di crisi d'impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia”.

Con l’emanazione di questo Decreto legge, il Governo ha ritenuto necessario introdurre nuove misure di supporto alle imprese per consentire loro di contenere e superare gli effetti negativi derivanti dall’emergenza epidemiologica da SARS-CoV2.
È stata infatti avvertita l’urgenza non solo di prevedere strumenti che incentivino le imprese ad individuare alternative percorribili ai fini della ristrutturazione o del risanamento aziendale, ma anche di intervenire sugli istituti di soluzione concordata della crisi per agevolare l’accesso alle procedure alternative rispetto al fallimento.

Da una quindicina d’anni l’inquadramento giuridico della crisi aziendale si è progressivamente spostata, con nuovi strumenti, verso la salvaguardia del bene primario di ogni azienda che abbia delle possibilità di stare sul mercato in maniera competitiva: la sua continuità.
Se da un lato di un ipotetico continuum posizioniamo la classica procedura concorsuale liquidatoria sotto il pieno controllo del Tribunale (si chiamava “fallimento”, si chiamerà “liquidazione giudiziale”), che è ovviamente quanto di più lontano ci sia dal mantenimento di un complesso aziendale in continuità, ecco che vi sono stati negli ultimi anni nuovi strumenti per allontanarsi da questo tipo di procedura.
Il concordato in continuità, poi rafforzato dal “concordato in bianco”, e i “piani attestati” hanno fornito ad imprenditori, consulenti e managers la possibilità di mantenere in operatività il complesso aziendale, salvaguardare la posizione di mercato dell’azienda o di rami di essa, tutelare ove possibile i livelli occupazionali, il tutto all’interno di procedure atte a salvaguardare il corretto e paritario trattamento dei creditori, che sono coloro che sopportano, insieme a chi mette capitale di rischio, il rischio di impresa.
La Composizione negoziata si inserisce pienamente in questo solco, ed anzi - ad avviso di Leonardo Dorini (Il Sole24Ore 3 settembre 2021) - riafferma con forza un ulteriore elemento distintivo: oltre a quello del mantenimento in continuità dell’impresa, tentativo, pregevolissimo, del legislatore sia quello di affidarsi quanto più possibile alla volontà negoziale e contrattuale delle parti coinvolte, che sono, in definitiva, l’impresa ed i suoi creditori (nelle loro diverse categorie).

Il D.L. introduce l’istituto della “composizione negoziata della crisi”, che rappresenta un nuovo strumento di ausilio alle imprese in difficoltà finalizzato al loro risanamento. Si tratta di un percorso di composizione, esclusivamente volontario e caratterizzato da assoluta riservatezza.
Esso potrà essere utilizzato solo nella misura in cui sia ragionevolmente possibile risanare l'impresa.

Rispetto a quanto previsto dal Codice della crisi d’impresa, il D.L. prevede un percorso più strutturato, adeguato alle mutate esigenze e meno oneroso, con il quale si intende agevolare il risanamento di quelle imprese che, pur trovandosi in condizioni disquilibrio patrimoniale o economico-finanziario tali da rendere probabile la crisi o l’insolvenza, hanno le potenzialità necessarie per restare sul mercato.

Per accedere alla composizione negoziata non vengono richiesti requisiti dimensionali in quanto è concepita con strumento utilizzabile da tutte le realtà imprenditoriali iscritte al registro delle imprese, comprese le società agricole.

Le trattative hanno natura riservata proprio perché sono funzionali alla ricerca di una soluzione di risanamento e non a fornire ai creditori o al mercato informazioni sulla situazione patrimoniale e finanziaria dell’imprenditore.

La norma prevede ‒ nei casi in cui lo squilibrio economico o patrimoniale dell’impresa da cui può generarsi la crisi o l’insolvenza venga valutato ancora ragionevolmente reversibile ‒ la possibilità per l’imprenditore commerciale o agricolo di chiedere alla Camera di Commercio nel cui ambito territoriale ha sede la sua impresa, la nomina di un esperto indipendente.

Quando è che l’imprenditore ricorre alla Composizione negoziata?
Quando si “trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendono probabile la crisi o l’insolvenza” (art. 2, comma1).
La nomina dell’esperto, e l’apertura di trattative con i creditori, hanno la finalità di “individuare una soluzione per il superamento delle condizioni di cui al comma 1, anche mediante il trasferimento dell’azienda o di rami di essa”.
Dunque, l’imprenditore chiede la nomina di un esperto e con l’assistenza di questo inizia le trattative con i creditori per individuare soluzioni.
Il senso è chiaro: l’obiettivo è individuare un piano idoneo a far uscire l’impresa dalla situazione di crisi o di pre-crisi e “convincere” di questo piano i creditori, proponendo loro termini e condizioni del trattamento dei loro crediti verso l’impresa.

Chi sono questi esperti?
Gli esperti potranno essere scelti tra:
- gli iscritti da almeno cinque anni all'albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili;
- gli iscritti da almeno cinque anni all'albo degli Avvocati che documentano di aver maturato precedenti esperienze nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d'impresa;
- gli iscritti da almeno cinque anni all'albo dei Consulenti del Lavoro che documentano di avere concorso - almeno in tre casi - alla conclusione di accordi di ristrutturazione dei debiti omologati o di accordi sottostanti a piani attestati o di avere concorso alla presentazione di concordati con continuità aziendale omologati.

Possono inoltre essere inseriti nell'elenco coloro che, pur non iscritti in albi professionali, documentano di avere svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in imprese interessate da operazioni di ristrutturazione concluse con piani di risanamento attestati, accordi di ristrutturazione dei debiti e concordati preventivi con continuità aziendale omologati, nei confronti delle quali non sia stata successivamente pronunciata sentenza dichiarativa di fallimento o sentenza di accertamento dello stato di insolvenza.

All’imprenditore, quindi, si affiancherà un esperto, terzo e indipendente e munito di specifiche competenze, al quale è affidato il compito di agevolare le trattative con i creditori necessarie per trovare la soluzione migliore a superare la crisi.

L'esperto, una volta nominato e accettato l'incarico, convoca l'imprenditore per verificare la sussistenza di una concreta prospettiva di risanamento. Se l'esperto non ravvisa la presenza degli estremi necessari per risanare l'impresa lo comunica subito all'imprenditore e al segretario della Camera di Commercio.

L'incarico dell'esperto deve considerarsi concluso se, una volta trascorsi 180 giorni dalla nomina, le parti non hanno trovato, anche dopo una proposta dell'esperto, una soluzione per superare la situazione di crisi (art. 5 comma 7).

La piattaforma unica nazionale telematica

L’accesso alla composizione negoziata avviene per mezzo di una piattaforma unica nazionale telematica, che sarà disponibile a partire dal 15 novembre 2021.

In armonia con quanto previsto dalla direttiva comunitaria (che prevede la possibilità di avvalersi di tecnologie informatiche per accedere agli strumenti messi a disposizione dal legislatore) l’art. 3 del D.L. n. 118/2021 prevede l’istituzione di una piattaforma informatica nazionale messa a disposizione da ciascuna Camera di Commercio sulla quale è disponibile:
• una lista di controllo particolareggiata, adeguata anche alle esigenze delle micro, piccole e medie imprese,
• contente indicazioni operative per la redazione del piano di risanamento,
• un test pratico per la verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento,
accessibile da parte dell’imprenditore e dei professionisti dallo stesso incaricati.

Il contenuto della piattaforma, la lista di controllo particolareggiata, le indicazioni per il piano di risanamento e le modalità di esecuzione del test sono stati definiti con il decreto dirigenziale del Ministero della giustizia adottato il 28 settembre 2021.

In particolare, l'imprenditore dovrà inserire nella piattaforma:
- i bilanci degli ultimi tre esercizi, se non già depositati presso l’Ufficio del Registro delle imprese, mentre per quanto riguarda gli imprenditori che non sono tenuti al deposito dei bilanci, è necessario inserire le dichiarazioni dei redditi e dell’IVA degli ultimi tre periodi di imposta, nonché una situazione patrimoniale e finanziaria aggiornata a non oltre 60 giorni prima della presentazione dell’istanza;
- una relazione chiara e sintetica sull’attività in concreto esercitata recante un piano finanziario per i successivi 6 mesi, oltre alle iniziative industriali che l’imprenditore intende adottare;
- l’elenco dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti scaduti e a scadere nonché la specificazione di diritti reali e personali di garanzia;
- una dichiarazione sulla pendenza di ricorsi per la dichiarazione di fallimento o per l’accertamento dello stato di insolvenza;
- il certificato unico dei debiti tributari ex art. 364, comma 1, del D.lgs 12 gennaio 2019, n. 14;
- la situazione debitoria complessiva richiesta all’Agenzia delle Entrate-Riscossione;
- il certificato dei debiti contributivi e dei premi assicurativi di cui all’art. 363, comma 1, del D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, ovvero, se non disponibile, il DURC;
- un estratto delle informazioni presenti nella Centrale dei rischi gestita dalla Banca d’Italia non anteriore a 3 mesi rispetto alla presentazione dell’istanza.

Il ruolo del Tribunale

Abbiamo visto che finora, tramite piattaforme telematiche, l’imprenditore può aprire la Composizione negoziata, nominare l’esperto e chiedere misure protettive.
Ma il Tribunale, che ha ampio spazio nelle procedure di crisi come entità che vigila e sorveglia la corretta applicazione delle leggi, che ruolo ha?
Sul tema delle misure protettive, l’articolo 7 sposta di fatto la sede decisoria in relazione a tali misure nel Tribunale competente; infatti l’imprenditore, ottenuta la misura con l’istanza, deve comunque presentare un apposito ricorso col quale chiede al Tribunale “la conferma o la modifica” delle misure protettive” presentando idonea documentazione. Ecco quindi che in una materia così delicata come il contemperamento dei diritti dei creditori e le esigenze protettive di un’azienda in crisi, il legislatore ha voluto inserire il ruolo del giudice, a equilibrare le azioni che i creditori possono avere avviato con le esigenze di tutela della protezione che le trattative devono avere.
Anche l’articolo 10 introduce una serie di autorizzazioni che l’imprenditore può richiedere al Tribunale, ad esempio sulla contrazione di finanziamenti prededucibili, sul trasferimento d’azienda, o sulla rideterminazione delle obbligazioni di taluni contratti.

Esito delle trattative

Le attività della Composizione negoziata sono, come abbiamo detto, finalizzate a individuare un piano idoneo a far uscire l’azienda dalla crisi, e a ottenere l’assenso dei creditori a tale piano.
Ma come si concretizza questo ipotetico accordo?
L’articolo 11 dà grande flessibilità alle modalità di formalizzazione degli accordi raggiunti, di fatto tramite tutti gli strumenti messi a disposizione dalla normativa, sia quella vecchia che quella nuova.
L’imprenditore in altre parole, individuato il da farsi, avendo svolto le trattative, eventualmente con una protezione dalla aggressioni di creditore, ed avendo avuto l’assenso delle parti coinvolte, può in seguito adottare uno qualsiasi degli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento:
- il piano ex art. 67 (ma senza attestazione, che non servirebbe essendoci già l’esperto);
- il piano ex 182 bis (ma con la potentissima previsione della sufficienza del 75% delle adesioni, previsto da questo Decreto); oppure - proporre un concordato semplificato, anch’esso introdotto dal Decreto 118; oppure - concludere un semplice “contratto, con uno o più creditori” (art. 11, c.1) o una “convenzione di moratoria ai sensi del 182-octies” della Legge Fallimentare.


2. D.D. 28 SETTEMBRE 2021 - Le regole di funzionamento della composizione negoziata della crisi - Le nuove linee guida sulla formazione degli esperti

Con il decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118 (in fase di conversione in legge) è stata introdotta la normativa sulla composizione negoziata della crisi d’impresa, con rinvio ad un decreto ministeriale per l’individuazione delle disposizioni sulla piattaforma telematica da utilizzare per questa procedura e per la formazione degli esperti che dovranno assistere gli imprenditori durante il tentativo di risoluzione della crisi aziendale.

Il 28 settembre 2021 il Ministero della Giustizia ha pubblicato il previsto decreto con il quale ha recepito il documento sulla composizione negoziata della crisi d’impresa, predisposto nell’ambito dei lavori della Commissione di studio.

La struttura del decreto

Il decreto dirigenziale, emanato ai sensi dell’articolo 3, commi 2 e 4, del D.L. n. 118/2021, fornisce le specifiche tecniche della nuova disciplina, suddivise nelle seguenti cinque sezioni:
SEZIONE I - Test pratico per la verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento disponibile on line.
SEZIONE II - Check list (lista di controllo) particolareggiata per la redazione del piano di risanamento e per la analisi della sua coerenza.
SEZIONE III - Protocollo di conduzione della composizione negoziata.
SEZIONE IV - La formazione degli esperti.
SEZIONE V - La piattaforma.

Alle cinque sezioni seguono tre allegati:
ALLEGATO 1 - Indicazioni per la formulazione delle proposte alle parti interessate.
ALLEGATO 2 - Istanze online.
ALLEGATO 3 - Dichiarazione di accettazione della nomina di esperto di composizione negoziata.

Il Decreto disciplina:
• la check list (lista di controllo) particolareggiata per la redazione del piano di risanamento e per la verifica (autodiagnosi dell'imprenditore) della ragionevole prospettiva di risanamento;
• un protocollo per la conduzione della procedura di composizione negoziata;
• la formazione specifica degli esperti;
• la determinazione di una piattaforma gestita dalle Camere di commercio per rendere operativa l’autodiagnosi dell’imprenditore e presentare la domanda di avvio della procedura di composizione della crisi;
• la dichiarazione di accettazione della nomina di esperto della composizione negoziata.

La formazione degli esperti

L’attenzione mostrata per questa nuova modalità di gestione delle crisi d’impresa si rileva anche nella significativa formazione richiesta agli esperti per l’ammissione agli elenchi tenuti dalle competenti Camere di Commercio.
Il decreto in esame contiene linee guida per la formazione unitaria per tutte le categorie professionali (dottori commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro) e dei manager.
Per qualunque categoria di professionisti interessati (o manager) è previsto che siano 55 le ore di formazione e vengono esposti nel dettaglio i temi da trattare, le specifiche ore per ogni tema oltre alle caratteristiche e/o competenze dei docenti.
La formazione potrà essere svolta anche con strumenti a distanza e viene previsto un esame/test finale per la verifica sull’effettiva ed efficace fruizione della formazione.
Si prevede, infine, che la formazione precedentemente maturata, che risulti dal curriculum vitae, o la partecipazione successiva ad uno o più corsi sui temi indicati dal decreto, avranno rilevanza nella individuazione dell’esperto al momento della nomina.

La piattaforma informatica

In armonia con quanto previsto dalla direttiva comunitaria (che prevede la possibilità di avvalersi di tecnologie informatiche per accedere agli strumenti messi a disposizione dal legislatore) l’art. 3 del D.L. n. 118/2021 prevede l’istituzione di una piattaforma informatica nazionale messa a disposizione da ciascuna Camera di Commercio sulla quale è disponibile:
• una lista di controllo particolareggiata, adeguata anche alle esigenze delle micro, piccole e medie imprese,
• contente indicazioni operative per la redazione del piano di risanamento
• un test pratico per la verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento,
accessibile da parte dell’imprenditore e dei professionisti dallo stesso incaricati.

Il contenuto della piattaforma, la lista di controllo particolareggiata, le indicazioni per il piano di risanamento e le modalità di esecuzione del test sono stati definiti con il decreto dirigenziale del Ministero della giustizia adottato il 28 settembre 2021.

. Per consultare il testo del decreto con tutti i suoi allegati, clicca QUI.


RIFERIMENTI

. Se vuoi approfondire i contenuti e scaricare il testo della LEGGE DELEGA N. 155/2017, clicca QUI.

. Se vuoi approfondire i contenuti e scaricare il testo del D.Lgs. n. 14/2019 - REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DELLA L. N. 155/2017, clicca QUI.

. Per l'Albo degli incaricati della gestione e del controllo nelle procedure di regolazione della crisi, clicca QUI.

. Per lemodifiche al diritto societario , clicca QUI.

. Per i lavori svolti dalla COMMISSIONE RORDORF sulla riforma delle discipline della crisi d'impresa e dell'insolvenza, clicca QUI.

. Per i RIFERIMENTI NORMATIVI, leggi, decreti, circolari e direttive ministeriali, clicca QUI.



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Pubblicato su: 2019-03-16 (945 letture)

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